Vent’anni dopo

Indubbiamente il governo sta facendo una buona cosa nell’intraprendere la desecretazione degli atti che riguardano l’uccisione di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin.
Indubbiamente il Presidente della Camera Laura Boldrini ha avuto un’ottima iniziativa personale nel sollecitare questa operazione.

Ma non pretendano, Lorsignori, di ricevere gli applausi che, in fondo, ritengono di meritare. O, peggio ancora, di essere considerati diversi da chi li ha preceduti nelle stesse funzioni.
Perché vent’anni sono vent’anni. Vent’anni erano il periodo in cui una donna partoriva un figlio e lo vedeva tornare dal servizio militare. O quello in cui un dittatore saliva al potere, partecipava a una guerra mondiale e veniva appeso per i piedi a Piazzale Loreto. Vent’anni sono quelli di Dumas dopo “I tre moschettieri”.

Hanno mai detto qualcosa i suddetti Lorsignori prima d’ora? No. C’è voluta la ricorrenza, come se la storia di facesse a suon di compleanni. E’ stata necessaria la lucidità della madre di Ilaria Alpi che in un’intervista ha declinato serenamente l’innocenza di Hashi Omar Hassan e che sugli 8000 documenti secretati ha affermato “Aspettiamo le decisioni della Camera e del Copasir. Ma il problema è capire, alla fine, cosa effettivamente ci lasceranno leggere. Troppi pezzi di questa storia sono scomparsi”.

Lo sanno anche gli alti vertici che sono scomparsi e che l’accesso a quei documenti non sarà favorevole a un approccio di trasparenza storica, ma di verità di comodo. Si aprono gli archivi per insabbiare la memoria.

Vivissimi applausi dai banchi della maggioranza.

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