Vent’anni dalla morte di Giorgio Caproni, poeta

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Livorno e’ una citta’ che dimentica i suoi figli e li disperde ovunque.

A Livorno gl’importa ‘na sega se te ne vai, e quando torni non ti riconosce nemmeno. Amare una città così è, quanto meno, obbligatorio.

Vent’anni fa moriva il poeta Giorgio Caproni, uno dei massimi esempi di capacità versificatoria, una delle anime più sensibili del XX secolo.

Nacque a Livorno, in Corso Amedeo, ha scritto versi meravigliosi con titoli che, da soli, valgono tutta una vita di poesia: intitolare un libro di poesia "Il seme del piangere" vuol dire avere capito tutto.

Caproni si trasferì a Genova, che gli diede molti più onori di quanto non abbia fatto la sua città natale.

Tra le poesie che ricordo più volentieri c’è questa "Preghiera" che, a dispetto del titolo, non ha nulla di religioso (ché Dio a Caproni è sempre restato ostico), ma viene usato con il significato di "richiesta".

Eccone i primi versi. Ve la leggerei volentieri tutta, ma sono afono e raffreddato, verrebbe un troiaio. Chissà, magari più in là, intanto leggete, gustate, comparate e iNparate:


Anima mia, fa’ in fretta.
Ti presto la bicicletta,
ma corri. E con la gente
(ti prego, sii prudente)
non ti fermare a parlare
smettendo di pedalare.
Arriverai a Livorno,
vedrai, prima di giorno.
Non ci sarà nessuno
ancora, ma uno
per uno guarda chi esce
da ogni portone, e aspetta
(mentre odora di pesce
e di notte il selciato)
la figura netta,
nel buio, volta al mercato.
Io so che non potrà tardare
oltre quel primo albeggiare.
Pedala, vola. E bada
(un nulla potrebbe bastare)
di non lasciarti sviare
da un’altra, sulla stessa strada.
Livorno,come aggiorna,
col vento una torma
popola di ragazze
aperte come le sue piazze.
(…)

Le ragazze di Livorno "aperte come le sue piazze" non sono una metafora, sono una fotografia. Di quelle in bianco e nero, sgranate, di una volta. Caproni ripristina la rima in un discorrere poetico, la forma classica per un discorso interiore, tutto per raccomandare all’anima di andare a cercare la madre e di portarle il suo ricordo.

Livorno che osanna Virzi’ e che non si ricorda di Giorgio Caproni. Poi dice uno un si deve incazza’, no, te pensaci anche dell’artro…