Valerio Mieli – Dieci inverni – Roseto Opera Prima

E così, anche per questa quindicesima edizione, il Premio "Roseto Opera Prima" è giunto alla sua conclusione.

L’ultimo film in concorso è stato "Dieci inverni" di Valerio Mieli.

Il film, lo dico subito, a scanso di equivoci, non solo non mi è piaciuto ma mi è persino sembrato vuoto, privo di significato, a tratti noiosetto, perfino angosciante.

Silvestro è la parte maschile di una coppia che si rincorrerà per un lasso di tempo piuttosto lungo (e non dico altro).

Lei, invece, è una ragazza bellina, semplice, problematica e antipatica come il suo nome: Camilla.

I due si incontrano per la prima volta a Venezia su un vaporetto, la ragazza è diretta su un’isola dove ha una sorta di stamberga-tugurio in cui vivrà la sua vita di studentessa di slavistica. E’ inverno (manco a dirlo) e lei ha un berretto di lana in testa, gli occhiali sul naso e sta leggendo un libro.

A un certo punto si alza per andare a chiedere un’informazione e quando torna in cabina, Silvestro si è messo il suo cappello, i suoi occhiali e sta leggendo il suo libro.

Camilla non si incazza, no, non lo prende a sacrosante legnate sul groppone, no, gli dice "Me li ridài per favore?" con il tono monocorde tipico dei film francesi per cui una ragazza, basta che sia bellina, può dire qualunque cosa in qualsiasi modo, anche "Aujourd’hui maman est morte!" (che è lo storico attacco de "L’étranger" di Camus) , "vos peines sur mon coeur et vos pieds sur une chaise" (che è un verso da "Milord" di Edith Piaf).

Poi lui le chiede ospitalità e fanno la nanna insieme. Dico, fanno la nanna, dormono, non fanno quelle cose lì (alla prima notte avrebbe esaurito il film!), anche se a lui piacerebbe tanto.

I due si incrociano, si prendono, si rilasciano, probabilmente si piacciono ma non se lo dicono, Camilla va in Russia a ritrovare se stessa, e già che c’è trova anche un regista russo bisbetico molto più anziano di lei. Ovviamente lo ama, perché non si fa mancare nulla quando si tratta di uomini problematici.

Tornata in Italia, Camilla incontra di nuovo Silvestro, ma è incinta. Naturalmente non di Silvestro e naturalmente nemmeno del russo, che, una volta arrivat oin Italia a cercarla esce di scena con il classico due di picche.

La bambina nasce, Camilla è depressa, è tornata a vivere dal padre. Silvestro la va a trovare (perché l’ama, Dio quanto l’ama…), stanno per fare l’amore ma lui non se la sente, la situazione è poco romantica, ha qualche problema, non gli sembra giusti e via, e via…

Alla fine, i due si ritrovano nella stanzetta in cui si erano conosciuti e lì, finalmente

TROMBANO®

e lo fanno per la prima volta dopo DIECI ANNI.

Il pubblico tira un sospiro di sollievo, con un applauso, anche liberatorio, per l’inizio dei titoli di coda con la colonna sonora di Vinicio Capossela, nemmeno tanto bella a dire il vero.

Belle le ambientazioni tra Venezia e Mosca, ok, ma il film mi è parso un po’ come il cofanetto delle caramelle Sperlari, quello che, in una pubblicità degli anni 70, non si incartava, no, non si incartava MAI!! Poi magari le caramelle potevano non piacere, ma quello che contava era l’involucro.

Sono film che piacciono perché a una forma accattivante e a una fotografia certamente ben fatta, oppongono contenuti quasi inesistenti (la storia è, sostanzialmente: "Due ragazzi si incontrano nell’invern odel 1999 e fanno l’amore la prima volta dieci anni dopo", basta, tutto lì…).

Poi, dopo la proiezione, ci siamo riuniti per votare il vincitore della rassegna. Che è stato… appunto, quello!
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