Valerio Di Stefano – Tim, non ti autoricarico più

A partire dal 26 aprile prossimo, i possessori di una scheda prepagata TIM che abbiano attivato il profilo tariffario Autoricarica 190 avranno una spiacevole sorpresa. Al contrario di quanto avvenuto fino a ora, gli SMS e le chiamate ricevuti da utenti TIM che usufruiscano di particolari offerte speciali, sconti, promozioni non contribuiranno all’attivazione del bonus di autoricarica pattuito.

 

In altre parole, un SMS ricevuto da una utenza mobile con Autoricarica 190 da un altro numero TIM non contribuirà più con i tradizionali 60 secondi di traffico accumulato, a far raggiungere la tanto agognata soglia di 1,86 euro di ricarica ogni 50 minuti di traffico ricevuto, a meno che non si tratti di un SMS a pagamento. La stessa cosa vale per il traffico voce.

 

Per dirla in parole povere ma ricche, ci si autoricarica solo se chi effettua la telefonata o spedisce l’SMS corrisponde a TIM il prezzo pattuito secondo il proprio profilo tariffario. Se usufruisce di offerte come, ad esempio, quelle disponibili durante le festività natalizie e pasquali, mediante l’acquisto di minuti di conversazione a prezzi particolarmente favorevoli, o di gruppi di SMS da spedire entro una determinata data limite, il traffico effettuato non concorrerà a raggiungere la soglia richiesta per l’autoricarica. 

Fin qui i fatti nudi e crudi. All’apparenza sembra che non sia cambiato quasi nulla e che si tratti solo di un lieve ritocco, determinato (così mi è stato riferito dal Costumer Care di TIM) dall’uso "improprio" di questo tipo di piano tariffario da parte di utenti particolarmente scaltri (ma sono ragionevolmente certo che TIM non userebbe questo tipo di aggettivazione).

 

L’elemento che appare evidente agli occhi di chiunque è che, volente o nolente, costretta o no che sia, TIM ha cambiato in modo unilaterale le condizioni di fornitura di un servizio al pubblico: chi ha attivato Autoricarica 190 ha concordato con TIM la ricarica di 3,72 centesimi di euro per ogni minuto di traffico TIM in entrata, da corrispondersi al raggiungimento di 50 minuti di chiamate ricevute, indipendentemente dal fatto che questo traffico fosse a pagamento o gratuito, fornito a condizioni particolarmente vantaggiose o a prezzo pieno.

 

Un altro elemento abbastanza lapalissiano è che l’utente finale si ritrova a essere informato di questa variazione solo se accede al 4916 per controllare il proprio credito residuo. Non viene inviato alcun SMS di preavviso e non esiste nessun tipo di comunicazione scritta.

 

E’ quindi possibile che, anche se modificata con sufficiente anticipo per raggiungere il maggior numero possibile di utenti, qualcuno possa non rendersi conto delle nuove condizioni, che TIM intende accettate con l’effettuazione della prima ricarica dopo la data indicata. Ed è ragionevole pensare che prima o poi, dopo il 26 aprile, anche i più disinformati (non certo per colpa loro, evidentemente) avranno bisogno di ricaricare la propria scheda SIM.

 

Ovviamente TIM è corsa ai ripari, permettendo ai clienti insoddisfatti di cambiare gratuitamente (e ci mancherebbe anche altro) il proprio profilo tariffario. Si tratta di un piccolo sopruso che TIM chiama "disagio", affidandosi alla sempiterna relatività delle parole. Che, tuttavia, si somma alle tante, piccole e quotidiane noie che gli utenti della compagnia di telefonia mobile più grande d’Italia sono costretti a subire, compresa, probabilmente, l’antipatia della trovata pubblicitaria di un cane diventato, certamente suo malgrado, testimonial di una campagna pubblicitaria di dubbio gusto. 

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