Valerio Di Stefano – SMS elettorali: come sono andate le cose

L’invio di milioni di SMS agli utenti dei principali gestori di telefonia mobile su disposizione del Ministero dell’Interno e della Presidenza del Consiglio dei Ministri fa ancora discutere.

 

Sono in molti gli utenti che, vedendosi giungere -in un orario decisamente poco "ortodosso" per questo tipo di comunicazione- il comunicato con l’invito a recarsi alle urne e i relativi orari di apertura e chiusura, continuano a vedere calpestato il loro diritto alla privacy, lamentandosi dell’invadenza di questo tipo di comunicazione.

 

Dopo il risultato elettorale conviene vedere ciò che è veramente accaduto e come stanno effettivamente le cose, per trarre delle conclusioni più mirate su quello che è e rimane un fatto grave.

 

In primo luogo, occorre sgombrare il campo da un falso problema che, pure, ha distratto molti: chi ha datto alla Presidenza del Consiglio il mio numero di telefono? La risposta è: nessuno. 

Non si tratta, come è stato erroneamente interpretato da più parti, di una acquisizione di dati per un invio sistematico di SMS, bensì una disposione del Ministero dell’Interno nei confronti di Tim, Vodafone, Wind e 3, di inviare ai propri abbonati un SMS informativo sulla base di un modello precostituito (circostanza che spiega la presenza di alcune varianti di testo a seconda dei differenti gestori di telefonia mobile). Ecco il testo del decreto:

 

"I fornitori di servizi di telefonia mobile sono tenuti ad inviare, anche in deroga alle norme vigenti, a tutti gli abbonati e e titolari di carte ricaricabili un messaggio SMS relativo alle gironate e agli orari di svolgimento delle operazioni di voto per le elezioni del 12 e 13 giugno secondo il fac-simile allegato. Il messaggio dovrà essere inviato una sola volta entro e non oltre le ore 24 di venerdì 11 giugno."

 

La prima conclusione che si può trarre è che nessuno, se non il gestore di telefonia mobile del numero destinatario è il titolare dei dati personali interessati.

 

Ne consegue che chiedendo al responsabile del trattamento dei dati (che non è la Presidenza del Consiglio, ma Tim, Vodafone, Wind, 3 o chi per loro) la cancellazione del nostro numero di telefonia mobile dal proprio database l’effetto sarebbe stato quello della cancellazione dell’utenza e non quella del ripristino di una situazione di normalità in seguito a un abuso (vero o presunto tale). Un atto di prepotenza di non poco conto, non ci sono dubbi.

 

La seconda conclusione riguarda il fatto che il decreto del governo scavalca, con altrettanta prepotenza, le leggi in vigore. Colpisce, soprattutto, quel "anche in deroga alle norme vigenti", che spazza via d’un sol colpo la figura del Garante della Privacy a cui il cittadino avrebbe potuto rivolgersi per tutelare i suoi diritti.

 

Il contenuto del messaggio non ha certamente quelle caratteristiche di urgenza e di comunicazione per motivi gravi di emergenza civile o sanitaria, per cui non è previsto il rilascio del consenso da parte dell’interessato. In questo senso le giustificazioni addotte nel decreto appaiono quanto meno discutibili. Il decreto infatti riporta:

 

"la non sufficiente conoscenza da parte degli elettori delle novità introdotte sulle giornate e gli orari di voto per le prossime elezioni europee ed amministrative, potrebbe realisticamente comportare nella serate di domenica, il verificarsi di affollamenti ai seggi con conseguenti ritardi nella chiusura delle operazioni di voto"

 

E’ pur vero che è stata introdotta una novità, quale quella del voto nel pomeriggio di sabato 11 giugno, ma l’informazione in merito è stata indubbiamente sufficiente (radio, televisione, tv, giornali, organi di partito e neutrali) e tale da non indurre in errore nessuno. Quanto agli affollamenti nella serata di domenica, è logico che chi si sia trovato alle ore 22 nei locali del seggio sia stato ammesso a votare.

 

Non è chiara questo eccesso di prudenza da parte del Governo, considerato che spesso è la disaffezione alla partecipazione politica l’unico fattore che determina questo tipo di ritardi, non certo la mancata informazione, più o meno capillare che sia. E questo tipo di disaffezione non è un fattore che si cura con l’invio di milioni di SMS.

 

Altre giustificazioni di scarsa giustificazione logica potrebbero essere "che tali affollamenti potrebbero provocare, come già accaduto in analoghe circostanze, disagi e turbamenti sotto il profilo dell’ordine pubblico". Ma ce li vedete gli italiani che si picchiano per dire "Vado a votare prima io… No, prima io"?

 

"In presenza dei richiamati disagi e ritardi, potrebbero pervenire i primi risultati di scrutinio dagli altri Paesi dell’Unione Europea mentre in Italia sono ancora in corso le operazioni di voto": in realtà i risultati di altri Paesi dell’UE, che davano come linea tendenziale una sostanziale sconfitta delle rispettive forze di governo, erano già arrivate in Italia nella giornata di domenica sotto forma di exit-poll, e diffuse dai principali organi di comunicazione.

 

Dunque, quell’SMS è il frutto di una azione prepotente ed ingiustificata, ma legale. Ovviamente la sua legalità deriva a sua volta da un’azione di prevaricazione (il decreto è uscito il 9 giugno scorso) su tutte le leggi esistenti e sugli organismi che sono deputati al loro rispetto e alla loro applicazione. Ma l’utente finale può farci ben poco, giacché, a quanto pare, nessuno dell’opposizione si è accorto del passaggio di questa normativa (e questo è un fatto grave), per poterla denunciare in tempo utile.

 

Molti hanno considerato il messaggio erroneamente "anonimo", solo per il fatto di non poter accedere al numero del mittente, contribuendo così a gettare ulteriore ed ingiustificato discredito sull’anonimato nelle comunicazioni via SMS che resta un diritto del cittadino e non un’arroganza dei poteri costituiti.

 

E’ una conclusione affrettata comprensibile, anche se non giustificabile. La rabbia e il senso di invasione che si prova in certi casi può indurre a riflessioni affrettate.

 

Ma occorre capire bene come stanno le cose per non rischiare di buttare via il bambino assieme all’acqua sporca. Tenendo conto che si è aperto, comunque, un pericoloso precedente che non tarderà ad essere imitato da governi di qualsiasi razza e colore politico essi siano.

 

Più che quelle della protesta, dunque, le vere armi a disposizione del cittadino sono l’informazione e la conoscenza. 

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