Valerio Di Stefano – Cambio gestiore, e allora?

La "number portability" finalmente è un diritto e una possibilità per tutti gli utenti di telefonia mobile. Da qualche tempo, come tutti sanno, è possibile cambiare gestore mantenendo inalterati prefisso e numero di telefono, a un prezzo solitamente modico, approfittando delle continue offerte speciali di cui i quattro principali gestori di telefonia mobile continuano a riempire spazi pubblicitari sui media.

 

Al momento in cui questa auspicata possibilità è divenuta reale e fattibile, sono stati in molti a tirare un sospiro di sollievo, considerato che fino a quel momento, cambiare gestore significava essenzialmente cambiare scheda SIM, ma soprattutto numero di telefono, con tutte le noie che questa operazione avrebbe comportato.

 

Come tutti i diritti acquisiti, quello della number portability non stupisce più nessuno e rischia di apparire addirittura lapalissiano. Tanto lapalissiano da generare una sorta di pericolosa inversione di tendenza.

 

Come ha evidenziato il nostro redattore Paolo Attivissimo, sta circolando in Internet una sorta di informazione/appello che metterebbe in guardia gli utenti finali da fantomatici e non ben meglio specificati costi occulti legati a questo tipo di operazione.

 

In breve, se una volta non c’era nessun tipo di dubbio sul reale operatore di appartenenza del numero chiamato (perché, per esempio, 338 corrispondeva certamente a TIM, 329 a Win, 347 a Vodafone, e così via), oggi questa certezza è venuta meno: non è detto che un determinato prefisso corrisponda necessariamente a un determinato gestore. 

Il risultato è che l’utente si può ritrovare, senza saperlo, a dover pagare una cifra piuttosto consistente per il solo fatto di non sapere se, nel frattempo, il numero partner abbia cambiato gestore o meno.

 

Tutti i gestori italiani hanno infatti tariffe più convenienti per le chiamate "interne", effettuate da un proprio cliente verso un altro proprio cliente, fino ad avere condizioni estremamente vantaggiose per le chiamate dirette a un determinato numero, come le opzioni "Tim Duetto" di TIM e "You and Me" di Vodafone, tanto per citare alcune delle più diffise.

 

Bisogna dire prima di tutto che questo tipo di obiezione appare estremamente pretestuosa e falsa. In primo luogo perché certamente prevale il diritto dell’utente a scegliere il gestore che vuole e a cambiarlo anche tutti i giorni, se lo ritiene necessario, su quello del chiamante a conoscere il gestore di appartenenza del numero chiamato.

 

Le motivazioni per cui un utente decide di passare a un gestore piuttosto che rimanere con quello di origine possono essere molteplici. Ci può essere lo specchietto per le allodole dell’offerta di benvenuto, o la possibilità per la ragazzina di parlare con il fidanzato a un prezzo più conveniente: si sa, oggi tutto costa, anche l’amore; e se si può risparmiare qualcosa, ben venga.

 

Altri motivi di cambio dell’operatore possono essere il fatto che un altro gestore abbia una copertura migliore del territorio in cui ci troviamo abitualmente, o la prospettiva di un risparmio ammortizzato nel tempo, magari perché ci rendiamo conto che la maggior parte dei numeri che chiamiamo di più appartengono a un gestore diverso.

 

Qualunque sia la motivazione che ci spinge a cambiare gestore, sono affari nostri e non dobbiamo renderne conto a nessuno. E’ un nostro diritto essere insoddisfatti di un servizio ricevuto, ed è nostro dovere cambiarlo.

 

Esattamente come siamo spinti a cambiare benzinaio (o fruttivendolo, elettricista, idraulico, falegname e quant’altro) quando riceviamo un servizio insoddisfacente, possiamo cambiare il gestore del nostro telefonino.

 

Eppure qualcuno continua a non essere contento, sostenendo che dietro a questa operazione si nascondano dei guadagni facili nascosti da parte dei gestori. I quali, certamente, non ci rimettono e hanno tutto da guadagnare sfruttando l’ignoranza degli utenti.

 

Agli utenti, da qualunque numerazione, basterebbe comporre il 456 prima del numero dell’utente chiamato per sincerarsi se quel numero appartiene allo stesso gestore da cui si chiama (tale prefisso, è bene sottiolinearlo, non ci permette di conoscerne il gestore specifico).

 

Chi cambia gestore difficilmente informa i suoi parenti e amici di quella che è una scelta personale: sarebbe come dire che si è cambiato meccanico o supermercato.

 

Ma addirittura parlare di "costi occulti" appare francamente forzato ed esagerato. Un’obiezione di questo genere potrebbe essere il frutto dell’iniziativa di qualche sgangherata associazione di tutela dei consumatori, che si basa più su criteri emozionali che su dati reali: oltre a sembrare pretestuosa, questo tipo di obiezione va a ledere un diritto del cittadino, che potrebbe tranquillamente (e con buona ragione) chiedersi: "Perché dovrei dirti che ho cambiato gestore? Solo perché quando mi chiami spendi troppo?".

 

Più che di allarmistiche catene di Sant’Antonio, dunque, l’utente ha bisogno di informazione. Ma soprattutto ha bisogno del rispetto del suo sacrosanto diritto a muoversi come meglio crede. E, possibilmente, di non darne conto a nessuno.

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