Vaccini-casini

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Ho fatto la visita allergologica per la eventuale somministrazione del vaccino anti-Covid19. Sono cazzi.

Vi offro la mia testimonianza, per quella che è e per quello che vale.

Qualcuno saprà che all’età di 20 anni ho avuto una reazione importante alla somministrazione di un vaccino. Quindi prima di fare quello anticovid voglio vederci chiaro. Semplicemente.

1) NON ESISTE alcun test allergologico alle componenti attive dei vaccini attualmente in circolazione. I testi si possono fare sui farmaci (antibiotici, antidolorifici, antitermici e quant’altro), ma non sui vaccini. Come se il vaccino non fosse un farmaco.

Esiste, tuttavia, una direttiva che prescrive test allergologici sugli eccipienti.

L’eccipiente più comune è il macrogol. Che, per chi non lo sapesse, viene usato come blando lassativo o, in dosi sensibilmente maggiori, per la preparazione ad esami clinici come la colonscopia.

Ho già preso il macrogol in passato. Nessuna reazione. Ma che cosa possa farmi la componente attiva del vaccino è un’incertezza assoluta.

2) Mi è stato consigliato di procedere all’inoculazione in ambiente ospedaliero (ricovero) rigorosamente protetto. Con il cortisone in vena pronto all’uso e una stretta osservazione nelle ore successive. Il problema è che possono insorgere effetti collaterali anche a distanza di una settimana.

Tuttavia il medico scriverà sul referto che eventuali reazioni avverse sono del tutto IMPREVEDIBILI, e che non darà la sicurezza al 100% che non ve ne siano.

Quindi, vengo lasciato solo con la mia coscienza e la mia sensibilità (per me siamo anche in troppi!) a decidere: o corro il rischio o non mi vaccino. Il rischio è la vita.

Io in cuor mio ho già deciso.

Ma nel frattempo c’è sempre qualche coglione che mi chiama “no-vax”.

E chest’è.