Un Mastella a pois (fortunato chi ce l’ha?)

Avere un blog sta diventando per molti una necessità urgente, “una verità che si sente nel corpo, come la fame, o il bisogno di urinare” (*).Sarà per questa incontinenza verbale ed informatica che Clemente Mastella ha aperto un suo blog. Con uno sfondo a pallini multicolori, come il vestitino di Pinocchio durante il primo giorno di scuola.
Lo ha aperto, senza spendere un soldo di tasca sua per comprarsi un dominio personale, si è aperto uno spazio su blogspot.com e tanti saluti ai suonatori.
Solo per questo si potrebbe essere autorizzati a pensare che si tratti di un falso, invece è tutta roba vera.

Come è vera la politica sconcertante che il Ministro della Giustizia ha dato ai commenti dei suoi lettori.

Facciamo un salto indietro: c’è blog e blog. In un blog come il mio i commenti posso anche permettermi il lusso di non averli. E infatti non ne ho. Non sono il Ministro di Grazia e Giustizia, non rappresento niente e nessuno se non me stesso, non ho la responsabilità di dover portare su di me le istanze di migliaia di elettori.
Mastella sì. E che cos’è un blog per un politico se non l’occasione di tastare il polso all’elettorato?

Mastella non disabilita i commenti, no. Sarebbe troppo facile.
Lui li filtra.
Complice una cultura della rete che è sempre stata basata sulla ambigua e funesta figura del “moderatore” (newsgroup e mailing-list ne sono tristemente pieni), Mastella esordisce così con chiunque abbia la tentazione di scrivergli qualcosa:

In soldoni, li deve approvare lui.
Ma c’è di più. In un breve ma interessante scritto sulla politica del suo spazio web, Mastella chiarisce:

C’è una sola regola di navigazione qui dentro: l’educazione. Pertanto non risponderò a commenti anonimi o che contengano insulti. Inoltre non commenterò con i giornalisti, durante la giornata, le cose che scrivo in questo mio spazio. Su questo principio sarò categorico. Anche per loro, se vorranno, è presente lo spazio-commenti. Grazie.

Parla di educazione. Lui che è stato il principale artefice dell’indulto.
Ci viene a dire che non risponderà agli anonimi, ignorando o non sapendo proprio per niente che l’anonimato in rete è stata una conquista sociale e di civiltà.
Chissà quante volte avrà usato il comando #31# sul telefonino per non far apparire il suo numero al destinatario delle sue chiamate e adesso se la prende con l’anonimato!

Filtra i commenti e a forza di filtrarli gli sta accadendo l’inevitabile, di non averne più neanche uno.
Ecco quello che appariva su un suo post dell’11 settembre scorso (l’ennesimo sull’affaire Grillo): alle 9,30 di questa mattina (13 settembre) i commenti erano uguali a zero.

(*) Camilo José Cela, La famiglia di Pascual Duarte

3 Views

Commenti

commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.