Un (altro) testo inedito di Paolo Conte

Brìllano,
lo vedi, baby, che scintìllano
come lampi che lùccicano
anzi no, rispléndono
oscurati
anzi no, ovattati
dall’abat-jour.
(bu-bu tàz, vu-vu scràz).

Férmati
(sì, baby, sài, amo le sdrùcciole
che son parole un po’ ridìcole
ma fanno jazz
…fanno jazz…)
ho qui un languore sullo stòmaco
chissà se mangeremo una bontà
o il gelato di limon, ch’è sempre il sòlito
(vu-vu-vù… rata-tà).

E allora sàlvati
da questo cielo che piovìggina
Accappatoi o impermeàbili??
Ti offro il sole dei metalmeccànici
e il plenilunio dei polìtici
oppure vieni, abbiamo un tàvolo
a uno spettàcolo
del tabarin.

Ed è così che in questa notte fùlgida
– non insistere, Max, ti prego, smèttila,
che tutto questo non semplifica,
si modifica
si lubrifica… –
facciamo un bagno nell’oscurità.
Chissà se ami ancora gli oleandri
o se resti attaccata al baobàb
(bubu-cchiù… bubu-cchiù…).

Che sarà mai la nostra vita diàvola?
Una Giulietta che rimbomba e che accèlera
sull’asfalto che dalla pioggia scorre vìscido
corre lontana e poi si spiàccica
come un lampo ascètico
sul guarde-rail
(razazàz… razazàz… vuvuvù…)

Foto da: http://it.wikipedia.org/wiki/File:PaoloconteBerlin.jpg
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