Twitter blocca definitivamente l’account di Donald Trump. E’ censura ma hanno fatto bene!

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Sì, hanno bloccato definitivamente l’account di Donald Trump su Twitter. Qualcuno asserisce che non si tratti di una vera e propria CENSURA. Non dategli retta, lo è. Per carità, una censura legittima, opportuna, perfino benefica (nel senso che a Trump gli sta bene, meglio di un vestito nuovo con la cravattina rossa). Sono strafelice che Twitter abbia deciso di tutelare i suoi utenti non mandando in giro a 75 milioni di follower i messaggi e i contenuti veicolati da quest’uomo, sia che si tratti delle incitazioni ai suoi di assaltare il Parlamento, sia che si tratti di una più innocente presa di posizione sulla sua presenza o meno alla prossima transizione verso la Presidenza di Joe Biden. Di più. Penso proprio che adesso Trump debba solo stare zitto, smantellare baracca e burattini e affrontare i procedimenti a suo carico. Ce ne saranno e non saranno pochi.

A chi dice che si è trattato di una violazione del diritto di parola e di critica, rispondo che incitare alla violenza e usare un social network per mettere su una Armata Brancaleone per assaltare il Campidoglio (sembravano gli indiani all’assalto della diligenza nei film di John Ford) NON è esprimere un’opinione.

Ma sempre di censura si è trattato. Donald Trump, come molti di noi, aveva un account Twitter. Non era il SUO account personale. Era solo uno spazio che gli è stato concesso da Twitter finché Twitter lo ha voluto e finché lo ha reputato opportuno. Perché Trump e tutti noi, in casa dei social network (Twitter, Facebook, Instagram) siamo soltanto degli OSPITI, e quando gli ospiti diventano molesti riescono ad essere particolarmente sgradevoli. Meglio che abbandonino subito la nostra casa.

Perché esattamente come in casa mia io ospito chi voglio io, Twitter e Facebook fanno la stessa cosa. Mi fa ridere la logica del “non nel mio giardino” che spinge tanta gente a escludere dai Social ora questo e ora quello. Mi fa ridere ma è una logica corretta. Se io quella persona “sul mio Facebook” (perché c’è ancora gente che pensa che Facebook sia suo, e va be’) non ce la voglio, la escludo. Solo che nel nostro caso, come in quello di Trump bannato a vita da Twitter, la casa non è nostra, è in affitto. Non puoi metterti a sfasciare le pareti di una casa in cui vivi in affitto senza pagare i danni al proprietario, e il proprietario, se vuole, ti caccia, anche se i danni glieli hai ripagati o fai pubblica ammenda di non farlo più. Se vuoi sfasciare le pareti di casa tua prima ti compri una casa, poi in casa tua fai quello che vuoi. Ma sempre di CENSURA si tratta.

Trump può sempre farsi un blog ufficiale personale (immagino che sarà seguitissimo) e scrivere lì tutto quello che vuole, ammesso e non concesso che ci sia qualcuno che gli dia retta, ormai. Twitter ha fatto solo bene, speriamo che anche Facebook segua le sue orme, prima che sia troppo tardi.

Ma le cose vanno chiamate con il loro nome, e la censura, anche quando fatta a fin di bene, come in questo caso, sempre censura rimane. E non è detto che sia sempre un male.