Tutti quanti, tutti quanti, tutti quanti voglion fare e-book!

Non si fa altro che sentir parlare di e-book.

Sarà il Salone Internazionale del Libro di Torino, sarà lo slogan della “Primavera digitale”, sarà che oggi se non hai un tablet o un lettore dedicato non sei più nessuno, sarà che, ultima notizia (pubblicata su Repubblica.it) in ordine di tempo, le donne acquistano libri digitali a contenuto erotico (e capirai!), sarà che c’è Amazon, sarà che li vendono, sarà quello che volete ma di e-book non si fa altro che parlare. E spesso a sproposito.

Mi occupo di e-book da dieci anni. Prima me ne interessavo da altrettanto tempo. Fanno vent’anni in tutto. Qualcosa penso di essere in grado di dire.

La prima cosa è che dovunque si tenti di fare un minimo di dibattito la domanda, tanto per cambiare, è sempre la stessa: riuscirà l’e-book a soppiantare il libro di carta?

E se le domande sono sempre le stesse lo saranno, automaticamente, anche le risposte. Quella standard è quella del feticista che risponde più o meno con un “Nessuno potrà mai togliermi il piacere del tatto di un libro e del profumo della carta, gli e-book non vinceranno mai sul caro vecchio libro di carta!”. Dimenticando che ci sono intere biblioteche da sniffare a suo piacimento e che nessuno le chiuderà di certo.

Poi c’è l’altro feticista, quello della tecnologia, per cui ormai un tablet o un I-Phone sono alla portata di tutti, ed ecco che, come per miracolo, tra breve non ci saranno più zaini pesanti per gli alunni delle scuole (è un ritornello purtroppo molto in voga anche nel Movimento 5 Stelle), che basterà cliccare qui o cliccare là per avere l’accesso al sapere, il tutto con un “comodo” tréspolo da portarsi dietro. Dimenticando che una cosa è l’accesso alla cultura e altra cosa sono i contenuti culturali.

La chiamano “primavera digitale” ma forse nessuno si è accorto che Michael Hart, il fondatore del Project Gutenberg, pensava già dal 1971 che un testo in formato digitale potesse essere di grandissimo aiuto per la ricerca e per l’umanità. Che un libro in formato digitale avrebbe aperto nuovo orizzonti al modo di leggere un testo e alla sua libera circolazione.

Insomma, sembra si siano svegliati tutti oggi. Lo hanno fatto per un motivo molto semplice: sugli e-book si è cominciato a far soldi. Non sono più un “prodotto” alla portata di tutti (grazie all’intuizione dello stesso Hart di far circolare testi liberi da copyright) ma, semplicemente, una “modalità”, neanche tanto libera, di far circolare gli stessi contenuti.
Se una volta non aveva senso farlo, adesso un e-book si può vendere e farci dei bei soldini. E’ per questo che se ne parla.

Non c’entra niente il pericolo che l’e-book possa soppiantare la carta. State tranquilli, non accadrà mai.
La Bibbia di Gutenberg fu stampata su carta (buona!) e possiamo leggerla a quasi seicento anni di distanza. Probabilmente l’e-book che compriamo su Amazon oggi, tra dieci anni, DRM o no, non potremo più leggerlo. Perché non sappiamo se tra dieci anni ci saranno ancora dispositivi in grado di farci vedere quel file che oggi abbiamo comperato. Perché un libro di carta lo possiamo prestare a un amico senza che nessuno possa dirci niente, mentre se duplichiamo e redistribuiamo l’ultimo e-book, anche solo “d’occasione” (tornerò presto su questa storia degli instant-e-book), uscito in occasione della vittoria dello scudetto della Juve, commettiamo un reato. Perché la carta dura da sempre, l’e-book ha pochissime decine di anni.

Qualcuno gli e-book li vende a pochi centesimi. La cultura viene ridotta al rango della partita in televisione o del film che guardi in Pay-TV. Costa pochi centesimi averlo su un dispositivo e fa figo. Il prezzo più basso di un e-book sul mercato equivale a una telefonata di pochi minuti con lo scatto alla risposta. Ma non ci si può scaricare la coscienza di non aver letto il “Don Chisciotte” con un movimento di una manciata di centesimi dalla carta di credito, per poi poter dire: “Sì, ce l’ho qui sullo Smartphone!!”
Si rischia di fare come quando da studenti ci chiedevano se avevamo letto i “Promessi Sposi” e c’era qualcuno che si alzava e diceva “Sì, io ho guardato lo sceneggiato!”. Come se le scorciatoie per la cultura avessero mai portato a qualche risultato utile.
Mediamente il prezzo della versione e-book di una novità non è molto più conveniente di quello della corrispondente opera cartacea (è solo un file!) e presenta dispositivi di gestione dei diritti che un libro cartaceo non ha. Sull’ultimo volume di Erri de Luca, ad esempio, rispetto al prezzo di copertina di 11 euro, l’e-book costa 7,99. Il risparmio è appena di 3,01 centesimi (fonte: bol.it). Il gioco non vale la candela.

Arriveremo alla fine del Salone del Libro di Torino che ciascuno avrà detto la sua sul tema della moda del momento ma ben pochi avranno le idee chiare.

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