Trova il Signore prima che il Signore trovi te

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Allora, se qualcuno vi dice: ‘Il Cristo eccolo qui, eccolo là’, non gli credete; perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti, e faranno gran segni e prodigi da sedurre, se fosse possibile, anche gli eletti.
(Matteo 23:23-24)

La seduzione dei falsi profeti avviene via radio.

Se c’è una cosa che ho imparato dal praticare la mia passione per il mezzo radiofonico, è che è pieno di messaggi ingannevoli e terrorismi psicologici assortiti. E quello delle stazioni religiose è un tema che meriterebbe un libro a parte. O una tesi di laurea. O, comunque, uno studio dotato di un minimo di umiltà scientifica e sociologica.

E’ curioso che il male, quello vero, reale e tangibile, venga da chi, come intento dichiarato, ha solo quello della cura dello spirito e della salvezza delle anime. Un messaggio di speranza e di conforto dovrebbe essere amorevole e gratuito. Invece, per quanto paradossale possa sembrare, è proprio dalle stazioni a tema religioso preponderante, quando non addirittura a senso unico (si direbbe più un unico senso, come diceva Diane Keaton), che sono venute e continuano a venire (sono in molte a trasmettere ancora sulle onde corte) suggestioni di paura, terrorismo psicologico, circonvenzione delle menti più deboli e indifese, raggiri e, in alcuni casi, perfino la morte.

Tutto nel nome di un Dio. Il denaro, naturalmente.

Nel linguaggio radioamatoriale spicciolo e corrente, quando si parla di emittenti religiose, si intende quell’oceano smisurato e senza fine di stazioni protestanti che infestano l’etere e che hanno, oltre al potere di spaccarci i testicoli (sono noiosissime, anche se alcune di loro hanno una veste più moderna e fintamente disponibile verso i gusti più vari dell’uditorio) quello di mettere in atto una serie di meccanismi perversi il cui fine ultimo e primo è sempre lo stesso. Soldi, quattrini, valsente, contanti, làlleri, schèi, moneta sonante e ballante, perché, si sa, pochi, maledetti e subito. La salvezza di Gesù Cristo è gratis, ma tutto quello che viene da queste stazioni è a caro, carissimo prezzo, ve lo assicuro.

Non è giusto identificare queste bieche operazioni meramente economiche con il Protestantesimo, che tanto ha dato alla storia e alla conoscenza diretta delle cose. Ci sono persone che sono morte per questa fede, rifiutando l’autorità del Papa, il culto mariano e abbracciando il libero arbitrio come unico metro per raggiungere la salvezza. Sono concetti che chiunque, se vuole, può fare suoi. Certa gente, invece che morire, come ben le sarebbe stato, ingrassava e continua ad ingrassare alle spalle di chi è solo, malato, depresso o, semplicemente disorientato. Il disorientamento è la malattia del nostro secolo, così come la peste lo era del XVII, altamente contagiosa e debilitante. Una persona disorientata può arrivare a compiere gesti estremi, disperati. E sono perfettamente serio quando parlo di questo.

Non bisogna neanche credere in un atteggiamento proselitista da parte di certi delinquenti dello spirito. Si tratta, per lo più, di schegge impazzite della fede evangelica. In pratica, sette, correnti, movimenti autonomi. Tutte molto, molto rigide nell’esternare e stabilire il loro credo. A cui il nuovo adepto, agganciato attraverso il mezzo radiofonico, si adeguerà in maniera acritica e incondizionata, svuotando il portafogli e riempendo l’anima di baggianate pronunciate dai falsi profeti di cui l’evangelista Matteo (quello vero!) ci rende consapevoli nel brano che ho voluto citare in perigrafe.

Un esempio? Eccolo. Una stazione religiosa, che si chiamava Radio Aum Shinrikyo, e che, fortunatamente, non trasmetteva in italiano, fu fondata da un santone improvvisato, un vero e proprio assassino, che si faceva chiamare Shoko Asahara. Era un orrendo personaggio coi capelli e la barba lunghi, che sulla cartolina ufficiale della stazione si faceva ritrarre in un benedicente e tranquillizzante atteggiamento di meditazione. Quello di un killer seriale. Aveva inventato una religione che mescolava aspetti del Protestantesimo più intransigente ad altri derivati dal Buddhismo e dallo Shintoismo. Questo brav’ometto, dicevo, organizzò e realizzò, nel 1995, l’attentato al gas nervino nella metropolitana di Tokyo. Morirono moltissime persone e altrettante rimasero intossicate, alcune anche con danni permanenti di paralisi a importanti funzioni del sistema nervoso centrale. Ora, per procurarsi il gas letale ci vogliono soldi, molti soldi, perché anche allora non è che te lo passasse la mutua o che potessi andare a comparlo in farmacia, o al supermercato, come si fa con il veleno per i topi. E i soldi li fornivano gli assetati di verità e di giustizia, cui, sempre secondo un altro fondamentale passo dello stesso Matteo, il Regno dei Cieli spetterebbe di diritto. E ne arrivavano veramente tanti, più di quanto si possa ragionevolmente immaginare. Shoko fu condannato alla pena di morte. So che, successivamente, la pena fu sospesa. Non so se l’esecuzione abbia avuto luogo o meno, ma in caso affermativo spero vivamente che abbia sofferto. La sua stazione radio continuò a diffondere i suoi neurodeliri fino al giorno successivo al suo arresto. Poi sparì. Non lui, dico, la stazione.

Le emittenti più rigidamente protestanti, invece, oltre ad essere centinaia, hanno una struttura piramidale ben stabilita. Ciascuna appartiene a una specie di organizzazione generalista di vario orientamento, e può ospitare, a sua volta, programmi realizzati in autonomia da altre chiese, magari locali, creando un vero e proprio gioco di scatole cinesi. O matrioske russe, se preferito, al punto che un ascoltatore medio faceva fatica a distinguere chi fosse a trasmettere cosa e per conto di chi altri, perché alla fine di ogni modulo di programmazione veniva dato un indirizzo sempre diverso a cui rivolgersi per chiedere un opuscoletto (i più fortunati venivano allettati dall’offerta di una Bibbia completa, in traduzioni improponibili, di quelle che gli alberghi americani di second’ordine mettevano nel cassetto dei comodini delle proprie camere, così il cliente si purgava un po’ anche l’anima, già che c’era, oltre a spiacciacre gli scarafaggi sul muro). Il vuoto mito americano di terza mano aveva fatto centro un’altra volta.

Non è che anche in Europa scherzassimo, però. Ho già parlato, en passant, della tedesca Evangeliums Rundfunk, che era ed è ancor oggi un troncone della consorella maggiore Trans World Radio, e la matassa comincia a dipanarsi pian piano. Siccome i tedeschi non avevano trasmettitori propri, si affidavano a quelli dell’emittente monegasca affittandone gli spazi. Col risultato di essere ascoltati con ottima qualità e senza disturbi anche qui da noi. Avevano un programma in italiano, in onda tutti i giorni, dedicato ai nostri connazionali all’estero, carne fresca da cucinare a dovere. Una volta alla settimana andava in onda un corso di tedesco su testi biblici. Ne avevano anche uno di spagnolo molto simile. Io che, successivamente, avrei fatto della lingua spagnola una mia professione (non la sola della mia vita, ma certamente la più importante) confesso di aver candidamente imparato il presente indicativo del verbo essere, con tanto di pronomi personali e flessione irregolare dell’infinito, proprio attraverso quell’emittente. Che se le scrivevi una sola volta in vita tua eri fregato per sempre. Ti mandavano subito i testi delle trasmissioni del corso di tedesco, in buon ordine e con adeguato anticipo perché tu potessi seguirlo per radio. Ricordo ancora che erano stampati su fogli di vari colori, dal giallino pallido al viola acceso, che dovevi ciecartici sopra per leggerli. Ma, soprattutto, ti mandavano il loro mensile con la programmazione radiofonica, dove tutto era elencato nei minimi dettagli, roba a colori su patinata, che costa un botto. La rivista si chiamava “Antenne” e continua ad essere pubblicata dopo decenni. A me l’hanno spedita per più di trentasette anni. E se, come mi è capitato, mi spostavo di indirizzo per motivi di famiglia o di lavoro, non c’erano problemi, avevano il mio numero di telefono e mi chiamavano per sapere se stessi bene, giacché “la copia del prossimo mese è stata ritornata al mittente con la dicitura ‘destinatario trasferito’, vuole darci il suo nuovo indirizzo, per cortesia?” Implacabili. Un’organizzazione capillare e teutonica di altissimo livello. Oltre agli studi radiofonici avevano una casa editrice, vendevano le audiocassette coi loro programmi di maggior interesse (sì, ma quale?) e se perdevi una loro trasmissione (cosa che, diciamocelo francamente, non era poi un male assoluto, voglio dire, si poteva sopravvivere), bastava dirglielo che te la rimandavano incisa su cassetta Basf LH. Io, in maniera assai subdola e opportunistica, lo facevo almeno una volta al mese, giusto per assicurarmi una C90 da reinciderci la musica sopra (bastardo che ero!) e risparmiare due lire. Solo che le maledette Basf LH sputavano l’ossido di ferro come nessun’altra marca, e dopo mezz’ora di ascolto o di registrazione, dovevi essere lì pronto col cotton fioc a pulire le testine. Poi sono passati a produrre CD musicali. E altri pieni di sermoni, ça va sans dire. Ne avevano di musica classica veramente originali e ben fatti. Ovvio che quelli ho dovuto pagarli, come una raccolta di duetti per flauto e chitarra, pezzo rarissimo, perché non mi risulta che quei brani siano stati reinterpretati e pubblicati da nessun altro. Successivamente si sono dedicati perfino a vendere apparecchi radio, per agevolare l’ascolto delle loro trasmissioni, spingendosi persino verso l’organizzazione di viaggi turistici in battello, alla scoperta dei castelli del Reno e della Mosella, per vecchietti evangelici vedovi e danarosi che tra una meditazione biblica, un versetto e una citazione, si consolavano del loro imperativo di stato civile con un bicchiere dei vini bianchi di quei luoghi, che peraltro sono eccellenti. E magari conoscevano qualcuno per rifarsi una vita.

Sempre in Germania, dove il dualismo religioso tra cattolici e protestanti è sempre stato un punto centrale della vita democratica, aveva sede Universelles Leben, Vita Universale, una stazione con programmazione in varie lingue continentali, tra cui la nostra. Avevano e hanno un’organizzazione territoriale molto capillare. In Italia hanno un ufficio. E anche un conto corrente appoggiato su una banca di Milano, perché non si sa mai, magari qualche ascoltatore di buon cuore gli mandava una donazione, che contraccambiavano con i soliti opuscoletti, cassette, edizioni a perdere delle Sacre Scritture, vangelini stampati a tonnellate alla volta da rotative affittate chissà dove.

Erano un po’ come Colombo alla scoperta dell’America. Gli indios gli regalavano l’oro e lui, per contraccambiare, proponeva loro degli specchietti e delle pietruzze levigate.

Ma eravamo rimasti agli States, dove imperversavano personaggi inquietanti, veri fenomeni da baraccone, come il radiopredicatore Billy Graham, presto passato alla televisione, dove ha trovato un clima più accogliente e consono alla sua salute mentale, beato lui. E’ andato in onda ininterrottamente, con le sue prediche e apocalittiche profezie, dai primi anni ’50 alla sua morte. Meglio di lui solo la soap-opera “Sentieri“.

Ho già accennato al fatto che le stazioni radiofoniche statunitensi si chiamino per sigla. Non troverete mai, nel WRTH (o se la trovate è cosa assai rara), una stazione che si chiami “Radio Sole mio”, per dire. Magari nell’FM locale anche sì, ma nelle onde medie e corte tutte le radio, qualsiasi cosa trasmettano, hanno una sigla di quattro lettere maiuscole che inizia con W. Il resto penso che te lo facciano scegliere. Oppure, se lo scelgono loro, si presta a varie e bizzarre interpretazioni. WYFR, la stazione religiosa che trasmetteva in onde corte per l’Italia, dopo la W riportava l’acronimo di “Your Family Radio“. Una meraviglia. Trasmettevano e trasmettono in oltre un centinaio di lingue, tra cui il bahasa e il kiswahili. Neanche Wikipedia! Il tutto al motto di “Jesus Christ is Our Executive Officer“. Mica male per degli americani. E poi ce n’erano veramente per tutti i gusti, come la WWCN che trasmetteva canzoni religiose rimaneggiate in chiave country. Invece che in chiesa sembrava di essere in un ranch a ferrare i cavalli o a marchiare le mucche. Imitavano gli interpreti americani più quotati e c’era una cantante che faceva il verso a Dolly Parton, non so se con le stesse prospicenze pettorali della sua trascorsa gioventù o meno. Una volta sentii una che scimmiottava Nicolette Larson e il suo successo più grande, “Lotta Love“. Spero che l’autore del brano, l’incommensurabile Neil Young, abbia fatto loro causa per plagio. E che l’abbia vinta. Scrissi loro una missiva infuocata in cui sostenevo, in buona sostanza, che a me Nicolette Larson non me la doveva toccare nessuno. E’ stata la mia morosa virtuale e canora per anni, lei e la sua chioma lunghissima fino ai glutei, ma che scherziamo? Un’altra stazione che mi piace ricordare è la KNLS da Anchor Point, in Alaska. Non so se facessero programmi per gli orsi bianchi o per gli iceberg, ma immaginavo i conduttori vedersi congelare le parole davanti al microfono, e questa era una delle mie più grandi soddisfazioni.

Il personale di una anonima stazioncina di periferia, la WJBT decise di trasferirsi in massa nella Repubblica Equadoriana, fondando il proprio quartiere generale nella capitale, Quito, da dove presero a trasmettere in spagnolo e in inglese. La radio prese la sigla di HCJB, che significa “Herald Christ Jesus Blessings“, cioè, “l’annuncio della benedizione di Cristo Gesù“. Tutta roba allegra, indubbiamente, ma avevano impianti di trasmissione potentissimi, e potevano permettersi di raggiungere l’Europa in un soffio. Aprirono anche una sede in Italia, cominciando a produrre i primi programmi su cassetta, che spedivano alle stazioni commerciali della penisola, perché le ritrasmettessero. Volevano avere una rete in FM per conto loro, ma poi non se ne fece di nulla.

I programmi di quasi tutte queste radio erano letti con un accento yankee insopportabile. Pareva di sentir parlare Mal dei Primitievs. O Shell Shapiro. Dal Profeta Isaia a Furia cavallo del West il passo era breve. Molto breve. Chi parlava così era una coppia sgangherata e piuttosto Kitsch di telepredicatori e imbonitori della fede trapiantati per diversi anni in Italia. Erano Chuck e Nora Hall e qualcuno li ricorderà certamente. Lei sempre con vestiti improbabili, da contadinotta di campagna che va alla messa la domenica, faceva da spalla al marito in una sorta di striscia di conversazioni a tema spirituale salottiero. Si chiamava, in realtà, Eleonora Latini e credo sia stata originaria di Varese. Certo che chiamarsi Nora Hall faceva molto più figo. Lei cantava inni cristiani riarrangiati in chiave moderna, lui la guardava con gli occhi dell’amore. O, almeno, così sembrava. Il programma era intitolato “Per lodare Te” e andò in onda nei primi tempi sulle TV locali, successivamente diventò rubrica di punta della TCI, Televisione Cristiana in Italia, visibile via satellite, digitale terrestre e canale dedicato Sky. Nora morì nel 2007, e Chuck prese di nuovo moglie, trasformando il nome della coppia in Chuck e Pina, ma continuando a chiedere offerte in denaro ai telespettatori in cambio della liberazione dai debiti. Come a dire, dateci due lire e vi stracciamo tutte le cambiali con la potenza redentrice della preghiera. Coerenza. La loro comicità era involontaria e travolgente, al punto tale che due comici veri, Corrado Guzzanti e Marina Massironi, ne fecero una riuscitissima ed esilarante parodia che ebbe molto successo negli ambienti radical chic della platea di sinistra spettatrice di Rai Tre. Chuck e Nora diventarono Snack e Gnola, con una Massironi assolutamente superlativa, e il loro motto fu trasformato in quello che ho voluto mettere come titolo a questo capitolo, indispensabilmente lungo. Chuck e Nora mandarono una Bibbia anche a me (sì, gli scrissi, e chi se li perdeva due così?) Un bel volume con copertina rigida rossa e fregi in simil-oro e la dedica autografa di Chuck: “Con amore“. Un cimelio.

Mentre Chuck e Nora imperversavano in TV, in Italia prese piede il movimento degli Avventisti del Settimo Giorno. Ho conosciuto qualcuno di quella confessione religiosa, brave persone, magari un po’ fissate col riposo del sabato anziché per la domenica, ma molto attente all’aspetto salutistico e a una alimentazione più sana. Una deliziosa bambina di una coppia avventista molto giovane mi chiese un giorno “Perché non diventi avventista? Potremmo andare al culto ogni sabato tutti insieme, farci tante risate, e col tempo potresti sposare mia madre!” Io, che pure sono consapevole di quanto mi difetti la timidezza, non sono mai diventato così rosso. Il papà della bambina mi sembrava molto incazzato, in compenso. Non sapevo se la religione avventista ammettesse o meno la poligamia (credo proprio di no), nel dubbio le feci un sorrisino di circostanza, spiegandole, ma col sorriso, che la gente probabilmente non si converte a comando. E offrii un succo di frutta al padre per riconciliarmi con lui (gli avventisti raramente fanno uso di bevande alcoliche). Hanno una stazione radio di tutto rispetto, una di quelle che spaccano il culo ai passeri. La loro audience potenziale è direttamente proporzionale ai territori del globo raggiunti, circa il 70%. La sede principale della loro Adventist World Radio Europe è a Forlì e la loro programmazione è tutt’altro che disprezzabile, dato che sono molto attenti a una serie di aspetti della vita che, pur trascendendo la religiosità, considerano di fondamentale importanza, come uno stile di vita sobrio e senza eccessi, un atteggiamento di disponibilità verso il prossimo davvero invidiabile e la collaborazione tra persone di fedi diverse per il bene comune (hanno intessuto ottimi rapporti con i missionari cattolici comboniani, tanto per dirne una, e collaborano cofinanziando la loro opera meritoria in Africa, perché dove c’è da far del bene ci sono sempre). Certo, alla radio parlano di Bibbia anche loro, mica no. Ma tutto il resto è piacevole e mai banale, a cominciare dai notiziari e dalle rassegne stampa. Fanno quello che vogliono, ma lo fanno bene. Era chiaro che in questo clima di massima apertura verso il mondo esterno, gli avventisti dedichino molto spazio ai temi dei mezzi della comunicazione sociale. Se ne occupa un validissimo radioappassionato siciliano, Roberto Scaglione, bravo come nessuno in queste cose. Mentre cura una ripresa televisiva o registra un programma musicale, Roberto trova il tempo di curare uno spazio di un quarto d’ora settimanale su AWR dedicato al comune hobby. Come faccia non lo so. Probabilmente vive, ragiona e opera in multitasking come un sistema operativo libero. E’ in gamba, Roberto, in gamba davvero. Quando gli chiesi che seguito avesse avuto una puntata della sua trasmissione mi rispose lapidario “Una fottutissima minchia!“. La radio che parla della radio, in fondo, non è altro che un’estensione del concetto di radioamatore: una persona che parla del proprio hobby ad altri che hanno il suo stesso hobby, usano il suo stesso hobby.

E chiuso il cerchio.