Trieste ha una scontrosa grazia

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E hanno, da capo, la prepotenza di chi sta dalla parte giusta, “buon sangue non mente”, avrebbe detto Pasolini.

Sono in assetto antisommossa. Si parla dell’uso degli idranti e dei manganelli per evacuare il Varco 4 del porto di Trieste, occupato da gente pacifica e, soprattutto, disarmata.

Quando la polizia ha caricato con gli idranti, qualcuno dei manifestanti si è buttato a terra stringendosi al compagno più vicino per farsi coraggio. Qualcun altro aveva un rosario in mano. Sono gesti altamente eversivi, si sa. Come si permette la gente di esprimere il proprio dissenso? Pregando, poi!

Dicono che due di loro sono in stato di fermo. Benissimo, se si sospetta che abbiano commesso dei reati quella è la procedura. Nessuno pretende per loro l’impunità. Ma dal momento che questi cittadini italiani (perché tali sono e restano) vengono fermati, la loro incolumità è affidata allo Stato. E non deve essere torto loro un capello. Né oggi, né domani né mai.

Il già citato Pierpaolo Pasolini, ebbe a scrivere un lungo poema sui fatti di Valle Giulia, nel ’68. Gli studenti si scontrarono coi poliziotti e l’intellettuale, inaspettatamente, prese le parti di questi ultimi:

Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte
coi poliziotti,
io simpatizzavo coi poliziotti!
Perché i poliziotti sono figli di poveri.
Vengono da periferie, contadine o urbane che siano.

A Trieste nessuno ha fatto a botte. A Trieste i poliziotti sono stati accolti, il primo giorno, con i fiori consegnati dalle donne portuali e dalle mogli dei lavoratori. Lavoratori che sono tutto meno che i figli di papà “paurosi, incerti, disperati, prepotenti ricattatori e sicuri”. Sono povera gente, che ha moglie e figli a casa. Che probabilmente oggi non avrà guadagnato nemmeno quel tanto che basta per dar loro da mangiare. Gente lasciata sola dai sindacati (i sindacati…), abbandonata a se stessa dall’opinione pubblica, irrisa dalla stampa, gente che il massimo che può aver fatto è stato impedire di parlare a un fascista o boicottare il lavoro di una troupe del TG3. Se sono reati vanno perseguiti. Se non lo sono queste persone vanno lasciate in pace.

Dicono che qualcuno si è sentito male. E vorrei anche vedere il contrario. Solo chi ha il callo dell’azione giudiziaria resisterebbe a muri di camionette e lancio di lacrimogeni.

Dov’erano i poliziotti quando i fascisti assaltavano la sede della CGIL? Perché non c’erano? Perché non hanno fermato un individuo pericoloso e violento come quello che era sottoposto all’obbligo del braccialetto elettronico, di cui si dovevano conoscere i movimenti in tempo pressoché reale?

Chi ha dato l’ordine, perché un ordine è stato dato, deve dimettersi e subito. Così come il senatore Pd Andrea Marcucci che ha dichiarato: “Le forze dell’ordine vanno ringraziate sempre, anche per come stanno facendo rispettare la legge, ora a Trieste. (…) Al porto di Trieste, c’è un presidio, che più dei portuali, è ad opera di una sorta di ‘nazionale del dissenso’.” Abbia, quanto meno, un po’ più di rispetto per chi i tamponi se li paga ogni 48 ore per poter andare a lavorare, obbedendo a una norma legislativa che il suo partito, essendo forza di maggioranza, ha fortemente voluto. E poi il “dissenso”? Ma il dissenso è la fonte primaria della democrazia e della libertà di pensiero, di opinione e di espressione. Che sono diritti costituzionalmente garantiti. E che si stanno disgregando, neanche troppo lentamente, a colpi di manganello.

Un pensiero riguardo “Trieste ha una scontrosa grazia

  1. Silvia Bogliolo

    Mmm… il bilancio dei feriti alla fine della giornata è due manifestanti che hanno accusato malori e tre agenti di polizia feriti non gravemente. Non mi sembra che sia il segno di una giornata di scontri violenti e managanellate. A quanto sembra dalle immagini, i getti degli idranti sono sempre stati puntati a terra. Direi piuttosto che (per una volta) l’intervento della polizia sia stato “umano” e perfino rispettoso. I reati contestati sono “interruzione pubblico servizio” (4 denunciati) e “resistenza” (1 persona). D’altronde non era una semplice manifestazione di dissenso, era il blocco dei varchi di accesso al porto. Pregavano, cantavano “con la pace nei volti e ne cuori” , ma l’accesso al porto era quantomai limitato. Trovo normale che sia stata mandata la polizia a cercare di ripristinare la funzionalità del porto. E anche che il tema si sposti dalle piazze a un incontro tra manifestanti e rappresentanti del governo, calendarizzato se non mi sbaglio per il 23 ottobre. È proprio questa la democrazia, no?

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