Ti prendo e ti porto via

Ti prendo e ti porto via.
Come Leònida alle Termòpili,
come si fa con le sìlfidi,
che sembran novelle amàzzoni
che i loro dardi scòccano.
Come mi gàrbano le sdrùcciole!
(o allora? O ammàzzami!)

Ti prendo e ti porto via
perché è una poesia
mica brodo di fagioli,
e se dei Crisma non ci son più olii
bisogna che finisca il mio poema
chè l’a capo, già si sa, è uno stilema.

Ma temo il consonante
ch’ora s’appressa innante,
ratto, rapido, fulminante
la frèva, dici, no, non scotto
massì, ciavrai almen trentotto e otto.

Non ho paura, no,
ma ti prendo e ti porto via
vorrei far la rima con Ammanniti
ma mi girano i santissimi
(sapessi come… uh, parecchio…)



Quello sopra è un madrigale composto in risposta al componimento poetico che segue, firmato dall’onnipresente Baldanzi Adelmo detto "Cauterio", alias "Single a 30 anni", dunque non prendetelo troppo sul serio:


Io non ho paura
quando novello Serse
assalti le termopili
della residua mia virtù
spazzando via sprezzante
gli Opliti del Pudore

E non avrò paura
se l’animo tuo ardente
gabella per poesie
testicoli un po’ buffi
nobilitàti (e male!)
con l’uso dell’”a capo”

l’unico mio terrore
più del lampo e la tempesta
più del cielo che mi cade sulla testa
più della febbra che guasta il dì di festa
più del poeta privo di rime in -esta

il terrore di finire
nella categoria “pazze”
che lì, veramente,
mi girerebbero le ovaje.

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