The Needle and the Damage Done (omaggio a Neil Young)

Gli americani hanno un modo curioso di vedere la vita e la morte delle persone.
Negli ultimi giorni si stanno arrovellando il cervello su una questione di tipo squisitamente giuridico, ovvero se l’iniezione letale corrisponda o meno ai criteri costituzionali che siano più o meno di carattere vagamente umanitario.
Insomma, il condannato quando viene ucciso soffre inutilmente (ci sarebbe da meravigliarsi del contrario) e bisogna vedere se questa sofferenza inflitta prima di fargli tirare le cuoia faccia parte o no di quei princìpi di rispetto dei diritti dell’essere umano che ogni stato deve rispettare anche in articulo mortis.
Perché ammazzare le persone va bene, ma farle anche soffrire, questo gli Stati Uniti proprio non lo permettono.
Hanno una mentalità da veterinari, e il governo italiano, naturalmente, le va dietro.
Qualcuno guarda già con interesse all’autocritica fatta dalla Corte di Giustizia, ma non si è ancora reso conto che a essere in discussione è l’istituto del coctail letale (espressione orrenda in cui i media sguazzano più che volentieri), non quello dell’esecuzione capitale.
Chissà quando si accorgeranno che il lettino dell’ultimo supplizio non è ortopedico e che non è giusto far venire anche il mal di schiena al malcapitato negli ultimi secondi della sua esistenza terrena.

A scuola Manzoni non si legge più. O se lo si legge viene propinano in salse quanto mai aberranti e in edizioni commentate dai primi professorucoli trovati per strada. E i ragazzi non lo amano.

Eppure basterebbe l’incipit della “Storia della colonna infame” a rivalutarlo ai nostri occhi. Il cattolico più bigotto d’Italia scriveva queste cose, il cattolico più bigotto degli USA si trastulla con le siringhe e i barbiturici…

Ai giudici che, in Milano, nel 1630, condannarono a supplizi atrocissmi alcuni accusati d’aver propagata la peste con certi ritrovati sciocchi non men che orribili, parve d’aver fatto una cosa talmente degna di memoria, che, nella sentenza medesima, dopo aver decretata, in aggiunta de’ supplizi, la demolizion della casa d’uno di quegli sventurati, decretaron di più, che in quello spazio s’innalzasse una colonna, la quale dovesse chiamarsi infame, con un’iscrizione che tramandasse ai posteri la notizia dell’attentato e della pena. E in ciò non s’ingannarono: quel giudizio fu veramente memorabile.

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