Uno
Il 31 agosto sembra irrompere prepotentemente e in modo subdolo, insinuante, provocatorio.
Sembra stia lì a rintuzzarti e ad aspettare di vedere che tu faccia qualcosa. Oltre a cercare di indovinare che cosa.
Il pomeriggio ventilato pare portarti quel sollievo che hai cercato per tutti i 32 giorni delle ferie, obbligatoriamente da godersi fuori dal periodo dell’attività didattica. Quello che la gente chiama, in maniera scriteriata “tre mesi di vacanza”. Ovvero “privilegio di casta”.
Al mare non c’è più quasi nessuno. La barista che fino a quel giorno ti serviva lo Spritz della sera con fare affannato e fronte sudata ti sorride, si prende il suo tempo, te lo prepara con maggiore cura. Il ghiaccio che si scioglie nel bicchiere allegramente sormontato da una fetta d’arancia sembra volerti dire, anche lui, che il sollievo si trasforma in sorriso, in calma, in serafica constatazione che sì, ora si sta bene. Anche lui, in fondo, ha dovuto lottare con orde di madri grasse, di bambini vocianti e maleducati, di accaniti giocatori di tressette-briscola-scopa che settebello-carte-primiera, vinco io.
Stai bene. Per la prima volta dopo settimane stai bene. Il condizionatore di casa lavora ancora per te, ma in modo assai meno stakanovista, limitandosi a raffrescare, per pochi minuti, quello che la tua casa non è ancora riuscita a restituire all’ambiente, un calore inglobato e mantenuto, a dispetto del primo significativo calo di temperatura che spazza via gli effetti di qualche anticiclone ribattezzato con nomi esotici e attribuiti in fretta. Samantha o Jessica, molto probabilmente.
Domani rientrerai. In fondo non è nemmeno così male. Non c’è molto da fare. Sono i riti dell’eterno ritorno, della vita che ricomincia sotto forma di anno scolastico, di pantaloni freschi di lavatrice, a cui c’è solo da rifare una piega col ferro da stiro. Roba di cinque minuti. O della camicia un po’ più elegantina, quella che indosserai, sempre domani, per poi riporla, definitivamente, in attesa di un altro 31 agosto, che sarà ancora la vigilia di un nuovo domani, e di un ciclo vitale che ricomincia, ancora e ancora, finché non ti diranno che non hanno più bisogno di te e che puoi andartene a goderti in pace la meritata pensione. Che è un modo molto gentile e scarsamente invasivo di mandarti a fare in culo, ma a volte anche la più impietosa burocrazia scolastica sa essere gentile, a modo suo.
Perché domani c’è il primo collegio docenti del nuovo anno scolastico.
Chissà… chissà domani su che cosa metteremo le mani.
