Te piace ‘o Presepe?

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Gingo Bèèè, Gingo Bèèè, Gingo din do dàààààààn… è Natale in tutti i cuori, e l’ultimo giorno di scuola prima delle sospirate e meritate vacanze somiglia al Presepe vivente che il pio Dirigente Scolastico Ferocius De Leonibus ha fortemente voluto per rappresentare il mistero gaudioso della Natività.

Tutti ammirano la sacra rappresentazione, in cui troneggiano il nostro caro bidello Antenore, vicino alla figura del collega Marxistis, nel ruolo insostituibile del bue e del somaro, che scaldano con i loro fiati grevi il bambinello appena nato e interpretato da quel buon elemento del Corbelli, che siccome la De Chattibus, nel ruolo impegnativo della Vergine Maria (la De Chattibus vergine, sì, sì, certo, certo…) gli ha schiaffato un quattro senza nemmeno farlo passare dal via, si è portato una fionda nella mangiatoia e prende a colpire di sassate chiunque gli càpiti a tiro. Il maledetto Corbelli ha una mira eccezionale, che nemmeno Sante Pollastri in bicicletta quando sparava alla polizia, e la De Estremitatis, che personifica la lavandaia, vince la classifica dei colpiti per quattro cerotti sulla fronte contro le due ferite di striscio inferte all’ignobile Exlege.

Il nostro buon bidello Aristide, recentemente tornato dalla convalescenza, ammira commosso la scena, ma siccome è a dieta e siamo, per giunta, alla vigilia di quel santo giorno, deve accontentarsi di una insalatina di magro al farro e pomodorini per colazione, anche per non rompere la tradizione.

Siccome mancavano i personaggi, il niente affatto pedissequo Ferocius ha pensato bene di attingere dai racconti dei Vangeli e di affidare la regia dell'”auto sacramental” al professor Crucefixis, che è di materia affine, nemmeno fosse una sostituzione per malattia in pieno scrutinio finale. Il Crucefixis, finora addetto al disbrigo degli affari correnti, ha accettato di buona lena, con riserva, il delicato incarico, e ha chiamato la Wunderbari a recitare il ruolo della Maddalena, che, va beh, col presepe c’entra come il cavolo a merenda, ma tanto più gente entra e più bestie si vedono. La formidabile regia dell’evento dà del filo da torcere perfino a Calderón de la Barca e a tutta la tradizione cinquecentesca spagnola degli atti unici di carattere religioso. Insomma, lui quella gente lì la piglia di tacco.

Il delicato ruolo di San Giuseppe spetta al professor Squacquarelli-Ricai, che siccome deve starsene tutta la mattina fermo a mani giunte, ha appena ingurgitato tre Imodium per murare gli intestini e non avere la noia dei suoi fastidiosi effetti collaterali improvvisi. “Che poi, Crucefixis, tu mi devi spiegare cosa cazzo significa ‘padre putativo’, che è da quando ero piccolo che lo sento dire e non ci ho mai capito una verza!! Corbelli, se mi tiri una strombolata ti metto un due grosso come un patrimonio immateriale dell’Unesco!”

Il Crucefixis, allora, prende in mano il Catechismo della Chiesa Cattolica (che, voglio dire, è la sua arma di ordinanza) e inforca gli occhiali serafico: “Scusate, ma sono presbite…”

“Ah, sì, presbiteriano!” gli fa eco quell’anima innocente della Wunderbari, che c’è poco da fare, quando una è scema è scema.

Il professor Berlusconis ha accettato di buon grado di fare il pastore, con tanto di pecora viva da cingere sulle spalle, però ha voluto invitare prima tutti i giornalisti locali e i fotografi di circostanza, per denunciare loro la terribile e imbarazzante situazione dei banchi a rotelle, forniti dall'”orrendo” governo di sinistra che ha massacrato la scuola con la DaD, prima della sua discesa in campo a Palazzo Comunale. Ma quelli lo immortalano mentre smincia le gambe alla Wunderbari che è entrata nel personaggio e ha poco da rodere, la sua carriera politica è ormai finita.

Data la scarsità numerica di insegnanti uomini, i tre Re Magi saranno impersonati dalla Nullafacentis (che è quella che porta la mirra, che anche quella nessuno sa cos’è), perennemente in ritardo perché stamattina la sua manicure le ha dato appuntamento alle 9,30, dalla De Sindacatiis, costantemente attaccata al cellulare (“Prondooooo?? Mi sendoooooo???”) e dalla De Bonis, che supplisce la De Poppibus dietro regolare ordine di servizio della Vice Preside, la quale ha rinunciato all’incarico per motivi di messa sicurezza dell’istituto, dato che per interpretare un personaggio maschile come Melchiorre avrebbe dovuto schiacciarsi a dismisura le due parannanze che si ritrova e avremmo tutti rischiato di andare a finire in un buco nero per l’implosione delle sue sise.

La parte dell’angelo custode spetta alla nostra buona segretaria del personale, la signorina Multitasking, che rivolgendosi agli astanti convenuti li esorta ad andare a firmare la domanda di ferie alla sua scrivania. “Se no ve le schiaffo d’ufficio e ve la vedete voi con le anime tormentate del purgatorio dei vostri trisavoli!! Nel girone degli ignavi, vi avrebbe messo Dante Alighieri, insieme a Minosse!!”

La Cervelletti sta per correggerla dicendole che il girone di Minosse era quello dei lussuriosi, ma tace per pura convenienza, altrimenti oggi le fanno recuperare tutto d’un picchio le due ore di permesso che ha chiesto l’anno scorso, che ormai la Vice l’ha sgamata e la marca stretta.

Il testo dell’orrenda poesia di Natale di Guido Gozzano è stato fotocopiato e distribuito ai figuranti. La De Chattibus declama con la sua cantilena:

“Oste di Cesarea… – Un vecchio falegname?
Albergarlo? Sua moglie? Albergarli per niente?
L’albergo è tutto pieno di cavalieri e dame
non amo la miscela dell’alta e bassa gente.
Il campanile scocca
le undici lentamente”

“Ma, scusate colleghi, ammettiamo che l’oste fosse veramente di Cesarea, ammettiamo pure che la miscela fosse al 3% e quindi un po’ grassa (perché anche lei ne spara di grosse, quando ci si mette!) e il motorino non parta, mi dite perché la fate fare a me questa parte e non a San Giusepp…”

La raggiunge implacabile un manrovescio dello Squacquarelli-Ricai, che quando l’antispastico gli fa effetto riesce ad essere bastardo dentro all’ennesima potenza.

Giunti al climax della rappresentazione, gli astanti si raccolgono in un silenzio misterioso e solenne insieme. Sola si leva la voce fuori campo del professor Crucefixis che profondamente immedesimato nella parte osteggia:

“La neve! – ecco una stalla! – Avrà posto per due?
– Che freddo! – Siamo a sosta – Ma quanta neve, quanta!
Un po’ ci scalderanno quell’asino e quel bue…
Maria già trascolora, divinamente affranta…
Il campanile scocca
La Mezzanotte Santa.”

E infatti la campanella del finis suona davvero. Il primo a precipitarsi fuor d’iscuola è il prezioso alunno Somarelli, ansioso di accendersi una canna, che per Natale i suoi genitori gli hanno regalato una fornitura di pakistano nero e vuol sentire com’è.

Lo ferma repente la buona bidella Cassandra, quella che fa i tarocchi, e gli chiede: “Somaré’, te piace ‘o presepio?”

E quello, infamone: “No!”

Ed io mi affretto lesto lesto a rifugiare tra le braccia di mia madre, altro che Gingo Bè!

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