Tamponi rapidi gratuiti per i docenti non vaccinati. Ma l’Associazione Nazionale Presidi si mette di traverso.

Reading Time: 4 minutes

 673 total views,  1 views today

Quella che leggete qui è una notizia superata. Ve ne parlerò dopo.

Ho scelto comunque di fornirvi questo screenshot perché contiene, a mio giudizio, una notizia preoccupante. Ovvero che “Il Ministero dell’Istruzione si impegna a chiedere a quello della Salute di garantire una corsia preferenziale per la vaccinazione del personale scolastico.”

Chiariamo subito una cosa: l’unica corsia preferenziale possibile è quella per chi ha bisogno. Punto. Non c’è bisogno di altro. I privilegi a favore della classe insegnante (e gli ATA? E gli addetti alle pulizie?) se li tengano pure, li respingo sdegnosamente al mittente e pretendo di essere trattato esattamente come gli altri, né più né meno. Fa spavento leggere su un giornale nazionale che agli occhi dell’opinione pubblica gli insegnanti debbano avere una corsia di sorpasso su quanti del vaccino hanno bisogno e ne hanno bisogno subito. Giovani, anziani, bambini, madri in gravidanza, extracomunitari che vivono in condizioni precarie, non mi interessa. Sono titoli e circostanze che gridano vendetta. E basta.

Ma andiamo un paio di giorni indietro. Si è tenuta la trattativa tra sindacati (i sindacati…), Ministero e Presidi per la firma del protocollo per la riapertura delle scuole. In prima istanza i sindacati non hanno firmato e si sono ritirati dal tavolo per la questione dei green pass e dei tamponi inizialmente a totale carico del lavoratore. Poi, nella notte scorsa, l’accordo: i tamponi per i docenti non vaccinati saranno a carico della scuola. E mi sembra anche giusto, voglio dire, se il datore di lavoro chiede una certificazione sanitaria per un suo sottoposto, il minimo che possa accadere è che se la paghi. Insomma, tutti contenti e soddisfatti, la quadra del cerchio è stata finalmente trovata, i sindacati hanno scongiurato il rischio di un vistoso calo delle iscrizioni (che poi è quello a cui sono interessati), si va a nanna tutti felici e contenti.

Qualche ora dopo, in un articolo pubblicato su “Tecnica della Scuola”, si fa notare che al protocollo d’intesa potrebbe mancare la firma della Associazione Nazionale Presidi. E vengono riportati dei virgolettati, attribuiti a Mario Rusconi (Presidente ANP Lazio-Roma) e a Rosolino Cicero che hanno dell’incredibile:

“Spendere soldi per pagare i tamponi di chi liberamente ha deciso di non vaccinarsi sarebbe una vera vergogna. Usare le risorse in questo modo vuol dire sottrarle di fatto ad interventi a nostro parere molto più urgenti e indispensabili, pensiamo per esempio alla manutenzione e alla riduzione del numero di alunni per classe”.

La vera vergogna di cui parla Rusconi non è pagare i tamponi a chi non si vaccina in una popolazione di poco meno del 10% degli aventi diritto (ripeto, si tratta di una richiesta precisa e circostanziata del datore di lavoro), ma l’aver sottratto dall’obbligo vaccinale e di green pass la popolazione scolastica degli studenti, cercando di rovesciare maldestramente la stigmatizzazione di “untore” sulla classe insegnante e sul resto del personale della scuola. Sono gli studenti, adesso, il vero e unico pericolo di contagio. La classe insegnante si è vaccinata almeno al 90% della sua popolazione, e siamo ancora in attesa delle percentuali che le regioni forniranno al Generale Figliuolo (si parla già del 100% di vaccinati in Campania e in Friuli Venezia Giulia, beato chi ci crede, ma se ne parla). Ripeto: sic stantibus rebus, il più grosso pericolo di contagio viene dalla popolazione dei discenti a cui gli insegnanti, nemmeno nella loro qualità di pubblici ufficiali, potranno MAI chiedere uno straccio di green pass.

Conclude Rusconi:

“La nostra Associazione potrebbe firmare a condizione che nell’intesa si scriva chiaramente che i tamponi gratuiti sono riservati al personale fragile, cioè a coloro che per comprovati motivi sanitari non possono vaccinarsi”.

Ma non ci sono solo loro. Basti pensare a quanti insegnanti sono ancora in attesa della prima o della seconda somministrazione. Solitamente gli appuntamenti vengono concessi a distanza di un mese, un mese e mezzo dalla richiesta. E che cosa deve fare un povero Cristo con famiglia a carico, pagarsi 15 euro ogni 48 ore più i 7 euro della tassa Brunetta per ogni giorno di malattia eventualmente impiegato per andarsi a fare l’esame? E inoltre, di grazia, a CHI dovrebbero essere forniti i dati sulla propria situazione sanitaria, ampiamente e doverosamente documentata? Al Ministero della Salute? A quello dell’istruzione? Alle Regioni? O, magari, ciascuno al proprio Dirigente Scolastico? In quest’ultimo caso sussisterebbero delle questioni di privacy non indifferenti, e stia sicuro il Dirigente Rusconi che gli insegnanti hanno mezzi, avvocati, PEC e pazienza a iosa per poter garantire il trattamento corretto dei loro dati personali e sensibili.

Gli fa eco Rosolino Cicero, presidente della Associazione nazionale collaboratori dei dirigenti scolastici (sì, perché c’è un’associazione nazionale anche dei vice presidi!)

“Si conferma ancora una volta la miopia dei politici e dei rappresentanti sindacali protempore, con tutto il rispetto per la storia del sindacato italiano. Possiamo lanciare una petizione PROVAX a tutela delle nostre comunità scolastiche? È giusto sperperare milioni di euro per accondiscendere a posizioni novax ideologiche, pretestuose e opportuniste? Questo è il momento della chiarezza, della determinazione e del coraggio!”

Il discorso, per Cicero, è chiaramente ideologico: i soldi spesi per tamponi dei docenti non (ancora) vaccinati? “Uno sperpero” addirittura. Chi non può vaccinarsi, per motivi che afferiscono solo alla sua dimensione personale, sarebbe addirittura portatore di posizioni “ideologiche” e perfino “pretestuose e opportuniste”. Magari uno sta solo male e non è tenuto ad andarlo a riferire a lui.

Una cosa è certa: qualcuno ha voluto punire gli insegnanti non vaccinati a prescindere, colpendoli al portafogli e liquidandoli con il solito luogo comune del “la minestra è questa, o la mangi o salti dalla finestra”. Tanto qualcuno prima o poi si stuferà di pagare dai 2400 ai 4000 euro in un anno per farsi i tamponi e finirà prima o poi per vaccinarsi “obtorto collo”. La logica era questa, in barba all’articolo 32 della Costituzione e all'”habeas corpus”.

Cosa succederà se l’ANP effettivamente non firmerà il protocollo d’intesa? Poco o niente, i Dirigenti Scolastici saranno in minoranza e lo prenderanno in saccoccia. Ma gli conviene?