La dieta vegetariana sbarca a scuola

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Il primo ottobre è la giornata mondiale della dieta vegetariana.

Non è un gran che come notizia, se altro non fosse che a Milano nelle mense scolastiche saranno serviti circa 8000 pasti vegetarian-vegani a base di crema di zucchine, sesamo, bistecchine di soia, spezzatino di soia, salsa di soia, fagioli di soia, hamburger di soia, tofu di latte di soia, germogli di soia, formaggio di soia, pane ai cereali (perché ogni tanto basta soia!), tutto rigorosamente senza proteine animali (senza uova o latte o loro derivati, tanto per intenderci).

Il veganismo e il vegetarianesimo, inutile negarlo, sono diventati una moda e hanno trovato una loro visibilità anche nel mondo della scuola. Intendiamoci, se per un pasto i nostri ragazzi mangiano vegano male non fa loro di certo.

Ma il punto è che invece di trattarsi di una moda dovrebbe trattarsi di una scelta di vita responsabile e consapevole dettata non certo dalla curiosità di un momento di assaporare l’hamburgerino alternativo, magari affogato dal solito mare di ketchup di sempre perché “anche il ketchup è vegetariano!” ma perché, si veda il caso, lo si fa per motivi legati alla propria salute, per il proprio gusto personale, o perché si amano veramente gli animali.
E per maturare queste consapevolezze occorrono tempo, maturità e informazione.

Alla mancanza di tempo si può anche ovviare, ma alla maturità e all’informazione non si sopperisce. Occore VERAMENTE spiegare ai ragazzi cosa sono le proteine, cos’è una caloria, cosa sono i grassi e, caso mai, perché farebbero male, ammesso e non concesso che facciano male. Bisogna dire perché un’insalatona è preferibile a una fetta di prosciutto, o perché le proteine dei legumi siano da preferire a quelle di una cotoletta. Bisognerebbe dire che non c’è bisogno di eliminare completamente la carne, le uova e il pesce dall’alimentazione, basta mangiare in modo corretto ed equilibrato, ma soprattutto vario, perché è inutile che questi bambini si spalmino lo stomaco di creme di sesamo e zucchine al vapore se poi arrivano a casa e la mamma dà loro subito dieci euro per andarsi a riempire di trigliceridi al fast food. O se è la stessa mamma che se ne va al ristorante e si prende la tagliata alla rucola perché anche quella fa tanto radical-chic di sinistra.

Coi funghi porcini, magari, che è anche meglio!

Involtini di carne con verdure al forno in salsa di zafferano

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Comincio testé questa rubrica di economia domestica e di igiene alimentizia cor una ricetta che vi verrà grata e che ho fatto oggi, non avendo in casa che quattro fettine di carne sottilmente tagliate dal macellajo rincorbellito, e che s’avevan a buttar via se non ci fosse stato altro da aggiungervi.

V’avverto che si tratta d’un piatto assai lèggio e che se non ne preparate a sufficienza di codesti involtini potreste ritrovarvi, com’io mi ritrovièdi in effetti, a completare il già misero manducare con pane e salame e vino di quello buono, chè in mancanza di cose di sostanza, è sempre bene attingervi.

Questa è una ricetta adeguata alle signore a dieta, giacché di grassi un ce n’è proprio punti, e che è tutta un’illusion per lo stomaco ma soprattutto per gli occhi, che pensan di mangiare assai.

Dunque, munitevi di:

– 1 macellajo ricorbellito
– 2 fette di carne a testa tagliate sottili, meglio se della parte delle fettine alla pizzajuola, chè il taglio è più ignobile ma vengon più saporose al palato e non vi parrà nemmeno della differenza
– zucchine o coccocce o cococcille o come cazzo le chiamate
– radicchio in foglie oblunghe, meglio se tardivo ma o cchio che quello costa una caterva di vaìni
– una supposta di indivia belga per vostri personali trastulli
– latte parzialmente scremato un mezzo bicchiere sennò diociliberi guarda qui non entro più nei vestiti
– una bustina di zafferano ogni due commensali
– farina un cucchiajo raso
– sale, pepe e aromi quanto basta
– stecchini da denti

Insaporite le fettine di carne tagliate sottili col sale fino, il pepe, se la gradite una fogliolina di salvia fresca, ma aglio no se no viene la mia massaia appo voi e vi rovina dai nocchini.

Smettetela ora di rompere i coglioni alla carne e passate alle zucchine, che taglierete a listarelle anch’esse sottili e che passerete al forno assieme al radicchio in foglie e alle medesime della supposta di indivia belga, poi se non avete l’indivia belga metteteci un po’ cosa vi pare, ma cosa volete che me ne freghi a me, salate il giusto, che le verdure pajano avere una loro sacralità agli occhi delle donne, ma è ormai acclarato che non v’è alcuna susta in esse.
Quando tutto si sarà grigliato, mettetene una generosa dose nelle fette oblunghe, alternando, se volete, le zucchine col radicchio e l’indivia, ma tanto non se ne accorgerà nessuno e allora cosa state lì a fare a votarvi i coglioni, arrotolate la carne degl’involtini e fermatela cor uno stecchino da denti stile saltimbocca alla romana.

Ponete il tutto sulla teglia del forno che avrete lasciato precedentemente in caldo, munita della maladitta carta forno che prima di stendersi vi si arrotolerà di nuovo due o tre volte insistendo a voler pigliare la forma originaria.
Ciò fatto, non ugnéte la carta forno, ma versate appena appena un filo d’olio extravergine d’oliva sugl’involtini, i quali cuoceranno un un amen, sicché sbrigatevi col resto.

Ora pigliate un pentolino in cui verserete il latte, la farina, altro sale, pepe, e le bustine di zafferano, che non vi preoccupate se viene forte, perché la salsa ha da esser così, se non si sente lo zafferano allora cosa ce lo mettete a fare, madonna come li odio quelli che fanno il risotto alla milanese per otto persone e ci mettono una bustina stitica di zafferano comprata alla Coop!!
Ponete il tegame (meglio se di Vostra Madre) sul fuoco basso basso e comunciate a rimestare cor una frusta, andrebbe bene anche un cucchiajo di legno ma oggi mi sento particolarmente rompicoglioni.

Cominciate a girare la salsa affinché possa inspessirsi, versatela a specchio nel piatto di portata e adagiatevi gl’involtini bollenti, indi servite ben caldo, poi mi raccontate cosa volevate di più, chè oggi un ciavevo nulla in casa.

Ci si può bere del Prosecco di Valdobbiàdene, ed essendo un piatto che fa assai colpo sulle PHYAE aspettatevi un dopocena scoppiettante, tuttavia resterete colla fame essendo una pietanza di scarsissimo valore nutritivo, ecco, l’avete voluta la ricettina del giorno, o ciuccàtevi i diti!!