Copyright: sì, ma tu che ne pensi??

Devo proprio ammettere che quando vi ci mettete siete più noiosi e pedanti di un granchio nelle mutande (era “un riccio”, ma il granchio mi sembrava più efficace). Ho scritto giorni fa una piccola riflessione sul tema del copyright e sull’emanazione della direttiva relativa da parte del parlamento europeo. Tuttavia, recentemente, una cara lettrice, che noi chiameremo per brevità Melchiorri Marusca nei Baneschi, mi ha chiesto “Sì, ma di tutta questa roba, tu cosa ne pensi??” E allora eccomi, a mio mal grado, a rispondere e a tornare sul pruriginoso argomento.

Premetto che di quello che penso io non gliene può fregare niente a nessuno, ma ho come l’impressione che si stia parlando di un gigantesco baraccone, di un ambaradan di dimensioni ciclopiche, che alla fine non sortirà che pochi e relativi effetti pratici e che andrà a colpire le multinazionali del Web e i colossi di argilla a cui queste nuove normative sono rivolte. Wikipedia può dormire sonni tranquilli, i suoi interessi sono salvaguardati, potranno continuare a chiedere soldi, fare oscuramenti estemporanei, restare nel web così come sono, e dire che non faranno mai uso di pubblicità, come se gliene fregasse qualcosa a qualcuno.

Intanto chiariamo una cosa: il fatto che tra un paio di anni questa normativa sarà recepita da tutti i paesi dell’Unione con leggi anche sostanzialmente diverse l’una dall’altra non può essere considerato un ostacolo ma una ricchezza. Per quanto riguarda l’Italia sappiamo come la pensa il Governo, che è stato contrario a questo provvedimento ritenendolo (legittimamente, ma sono sacrosanti cavoli suoi) dannoso per gli equilibri del web. Quindi è possibile che in sede di ricezione nazionale la legge possa venire modificata e maggiormente articolata. Sempre se questo governicchio riuscirà a stare ancora al potere quando se ne riparlerà in modo compiuto.

L’ articolo 15 (ex articolo 11) introduce una sorta di tassa sulle citazioni da parte degli editori e dei raccoglitori di contenuti (come Google News, per intenderci, che è la prima entità destinata a scomparire) che ripubblicano pari pari articoli giornalistici o loro parti coperte da diritto d’autore senza corrispondere alcunché agli autori. Saranno fatti salvi gli estratti “brevi” (ma la direttiva non dice “brevi” quanto).

L’articolo 17 (già articolo 13) stabilisce che sono esentate dal pagamento del diritto d’autore le citazioni, le recensioni, le parodie, i pastiche satirici, i meme (parola orribile per determinare cose orribili) e quant’altro. Regola inutile e sovrabbondante perché nella legge sul diritto d’autore italiana è fatto già salvo l’uso della citazione a scopo di critica o di discussione. Quindi il problema non si pone. Ma quello che l’articolo 17 stabilisce è che un sito che permette l’immissione di contenuti da parte degli utenti (come YouTube, per esempio) debba controllare se contributi video, testuali o audio violino o meno la legge sul diritto d’autore. Se c’è una violazione deve bloccarli. E qui c’è da riflettere. Lo stesso YouTube che ha miriadi e miriadi di filmati relativi a canzoni, brani musicali, opere, film in versione integrale, dovrebbe oscurare una serie impressionante di contenuti che la gente ha messo lì a suo bell’agio, senza pagare né multe, né diritti, né conseguenze. E se volete proprio conoscere la mia opinione in merito, sarebbe anche l’ora di finirla.

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AGCOM: in vigore il regolamento sul copyright

Da oggi siamo tutti molto meno liberi.

Si sono levati scudi di incostituzionalità, proteste, obiezioni, ma il Regolamento AGCOM sul copyright è in pieno vigore.

E se lo scopo, pur nobile, quello di combattere la pirateria massiccia, può essere condivisibile, non è da condividere il metodo per cui il detentore dei diritti di un’opera qualsiasi possa chiederne la rimozione o possa fare istanza di sequestro del sito attraverso l’Authority. Per quello ci sono i giudici ordinari.

E non è che uno dice “io non ho mai fatto nulla, sicché…”. Alzi la mano chi non ha mai fatto l’upload di un video su YouTube, magari una scena del film preferito, o un brano musicale camuffato da video come ce ne sono tanti. O chi, semplicemente, ha messo in linea il filmato del proprio matrimonio con il sottofondo dell’Ave Maria di Schubert preso da qualche disco. O, ancora più terra-terra, chi non abbia preso una foto da una testata giornalistica e l’abbia messa a disposizione su Facebook ai suoi cosiddetti “amichi”.

Voi mi direte, “ma non è reato, lo fanno tutti! Quindi a me non può succesdere nulla.” Invece non è così. Cioè, è vero che lo fanno tutti, non è vero che non sia reato.

Quindi siamo tutti nel calderone, e chi pensa di non esserci è semplicemente uno che non ha capito un cazzo della rete e della politica.

E’ certo che se a occuparsi di diritto d’autore fosse solo la magistratura si intaserebbero i tribunali, molto di più che con la diffamazione o con i procedimenti che riguardano i politici. Ma chi dovrebbe occuparsene, allora? Perché l’AGCOM? Chi è? Cosa mi rappresenta??

Nell’attesa di dare risposta a queste domande aspettiamo il primo che cade nella rete. “Sempre accusando, sempre cercando il responsabile, non certo io.”

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Dalla Turchia con livore

A seguito del mio articolo sull’oscuramento di Twitter in Turchia, mi sono arrivati commenti pubblici e mail private di un signore italiano che vive lì. E che ha cercato notizie su Kati Hirschem. Lo rassicuro, è un personaggio letterario.

Definisce il mio articolo “ridicolo e superficiale“. E fin qui è un suo diritto, non è certo questa la sede adatta per discuterne.

Mi segnala, inoltre, di non vedere “in esso nessuna analisi o conoscenza dei reali accadimenti qui in Turchia” e mi fa notare che mentre io me ne sto al calduccio nella placida democrazia italiana che mi permette qualunque libertà di espressione, in Turchia alcuni giornalisti languono nelle galere del Paese senza neanche un processo sommario (l’espressione che ha usato è, letteralmente, “senza processo“, quindi si intende “senza NESSUN tipo di processo” neanche quello sommario alla Ceausescu, per intenderci).

Partiamo da una premessa necessaria e indispensabile: Twitter, Facebook, YouTube e anche Wikipedia NON sono risorse democratiche della rete.
Appartengono a dei gruppi di interesse che vi versano fior di quattrini (o, in altri casi, li fanno versare dai donatori) e, quindi, il loro contenuto può essere censurato, elaborato, oscurato o mantenuto secondo i parametri che questi gruppi di interesse stabiliscono volta per volta per il loro esclusivo e personale tornaconto.
E’ il caso, ad esempio, della foto della donna africana che allattava a seno nudo oscurata da Facebook.
Non si sa quanti account al giorno vengano chiusi di iniziativa di Twitter, ma sappiamo che, a torto o a ragione, ci sono.
YouTube è il più grande contenitore di filmati e musiche protetti da diritti d’autore. Questo non vuol dire che YouTube sia illegale (il contenitore non può essere responsabile di chi immette i contenuti) ma significa che se si procedesse contro TUTTI coloro che immettono contenuti illegali su YouTube, YouTube crollerebbe.
Sulla non-democrazia in Wikipedia (autentica terra di nessuno) ho scritto così tanto che vi rimando alla sezione relativa.

Cosa so della situazione in Turchia?
Vediamo, so che il Primo Ministro si chiama Erdogan, che non è un signore esattamente tollerante (come Berlusconi), ma che è andato al potere perché una maggioranza del suo paese lo ha votato in elezioni regolari e definite “democratiche” alla vigilia, che ha condanne penali (come Berlusconi) e che sotto il suo governo sono state varate leggi che permettono di bypassare la funzione della magistratura, come è accaduto nei governi Berlusconi, ma stavolta in materia di censura. L’editto bulgaro su Biagi, Santoro e Luttazzi, insomma, come l’editto di Ankara contro Twitter. Solo che di Enzo Biagi si sono dimenticati tutti, mentre di Twitter in Turchia ci si dimenticherà fra due giorni.

Beninteso, la colpa non è solo di Berlusconi, che ha vinto anche lui delle elezioni democratiche, a differenza di Renzi. Il 1 aprile prossimo, in Italia, entrerà in vigore il regolamento dell’AGCOM che toglie alla magistratura il potere di stabilire, attraverso un regolare dibattimento processuale, cosa è coperto da diritto d’autore e cosa no, e di oscurare, eventualmente, i siti che ospitano questi materiali.

Alla faccia della democrazia italiana!

 

Grafica da: http://it.wikipedia.org/wiki/Turchia

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E Beppe Grillo come fa?

Interrompo il silenzio imposto nell’ultimo post (il che non so se significhi esattamente che questo blog riprende il ritmo degli aggiornamenti a cui eravate abituati, insomma, tanto per cambiare cazzi miei) perché ho sempre detto, facendomi un esame di coscienza, che "ogni volta che vorrei dare torto a Beppe Grillo finisco sempre per dargli ragione".

Stavolta gli do torto marcio.

I fatti: un video postato su YouTu be da Massimo Merighi e Toni Troja, e contenente una satira nei confronti di Beppe Grillo, sotto forma di rifacimento di una canzoncina dello Zecchino d’Oro ("Il coccodrillo come fa?"). Roba chiaramente goliardica, innocente, scherzosa, in due parole critica e satira.

La satira e la critica sono due modalità di espressione del pensiero. E questo hanno fatto Merighi e Troja, né più né meno. Non pare neanche che ci siano frasi che possano rasentare la diffamazione. Figuratevi che un frammento del brano recita:

“La sua non è volgarità,
nel caso suo è comicità.
E infatti dall’inizio
in ogni suo comizio
a fare in culo manda
la gente che comanda.
Ma Beppe Grillo sai che fa?
Si fa una gran pubblicità
e il populismo instilla
nei giovani balilla
che gli van dietro di città in città.”

Un po’ fortina quella definizione "dei giovani balilla/che gli van dietro di città in città", avrebbero potuto risparmiarsela, ma Beppe Grillo cosa fa? Fa rimuovere il contenuto da YouTube per violazione del copyright.

Nella prima parte del filmato (ancora reperibile qui in una versione "allungata") c’è un breve intervento di Beppe Grillo sull’insuccesso del Movimento 5 Stelle in alcune regioni del Sud. Ma non mi pare proprio che ci sia violazione del copyright, visto che l’uso di una parte di opera per motivi di critica e di discussione è ancora permesso.

E’ chiaro che è un pretesto bello e buono e che forse, l’unico copyright che in ipotesi potrebbe essere stato violato, paradossalmente, è proprio quello degli autori della musica de "Il coccodrillo come fa?", ma allora dovrebbe farsi avanti il signor Pino Massara, che c’entra Beppe Grillo?

E’ inutile, il far star zitto l’altro, il potergli dimostrare che "tu su di me non dici niente, specie se mi critichi", il fare la voce grossa, il dimostrarsi Golia rispetto a Davide è una tentazione che in rete non risparmia nessuno. Pesce grosso mangia pesce piccolo. E se non lo mangia il pesce piccolo dovrà ringraziare il pesce grosso per la sua magnanima bontà e per avergli risparmiato la vita.

La rete non è un’espressione di libertà in cui siamo tutti alla pari. Esistono delle gerarchie interne determinate dalla visibilità di un singolo sito, di un singolo personaggio e di una singola iniziativa.
Il sorriso di tolleranza e di benevolenza della rete è facciata, è puro fumo negli occhi.
La gente se potesse venderebbe la propria madre pur di fartela pagare per aver parlato, criticandola, di lei in rete.
La democrazia della rete, ma soprattutto la possibilità di sfuggire al controllo dell’oggetto della critica, fa molto incazzare. Tutti, nessuno escluso.

Quella di Beppe Grillo è una mossa che non mi sarei davvero mai aspettato. Uno che fa satira e che si incazza quando il bersaglio della satira è lui?

Specchio dei tempi.

PS: La foto di Beppe Grillo che correda questo articolo è tratta dalla voce di Wikipedia (che lui ama tanto) che lo riguarda.

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Maddalena Balsamo e’ nello spot di La 5? (si noti il punto interrogativo… bellino, vero?)



Di Maddalena Balsamo ho già parlato una volta su questo blog (un annetto fa, minutino più, minutino meno…).

Attrice certamente assai più nota in rete per il suo canale YouTube che ospita il suo videoblog, di quanto non lo sia per le sue interpretazioni cinematografiche e teatrali, Maddalena Balsamo (nota anche come Magda Balsamo) si è sempre contraddistinta, il faut le dire, per il suo forte, fiero e limpido antiberlusconismo. Quello che le fece pronunciare la storica frase “chiunque abbia votato Berlusconi ha contribuito moralmente alla loro morte”.
Che, voglio dire, è un po’ fortina come espressione, ma magari qualcuno la condivide, che ne so…

Voglio dire, come molti ha il suo terrazzino pubblico, segue la moda un po’ gigioneggiante e loquace dell’opinionista on line, come fanno molti,  non digerisce Berlusconi, come càpita a molti, è perfettamente criticabile per quello che dice, come tutti, come pochissimi ha una sua pagina su Wikipedia ma va beh, una pagina virtuale di immortalità su Wikipedia non si nega quasi a nessuno, tutto nella norma, insomma.

Questa mattina, su YouTube, mi è capitato di imbattermi in uno spot.
Lo spot era quello di “La 5” (lèggasi “La cinque”).
Ora, “La 5”, se non sbaglio (e non sbaglio perché me lo dice Wikipedia qui, sicché son salvo!!) fa parte del gruppo Mediaset.

Orbene, in codesto spot, chi appare? Una persona che somiglia moltissimo alla Balsamo, e che, in mezzo ad altre attrici pronuncia le parole “rosa che c’è” nella frase “E’ il canale più rosa che c’è!” (riferito probabilmente al target prettamente femminile della TV). Oh, ma le somiglia proprio tanto. Ora io, non voglio minimamente insinuare che sia proprio lei, magari, vai a sapere, è pura omonimia, “succede continuamente”, come diceva il Perozzi all’amante in “Amici Miei atto II”, quindi io non posso essere certo del fatto che Maddalena Balsamo compaia in uno spot di una rete che, guarda caso, è quanto meno ascrivibile a Berlusconi o alla sua famiglia, per cui il condizionale è d’obbligo, ma nel caso in cui l’attrice ivi ritratta fosse -e non m’azzardo nemmeno a usare l’indicativo!-  proprio Ella, cioè Maddalena Balsamo (ma è un’ipotesi quella che faccio, sia ben chiaro!), allora si potrebbe con una certa ragionevolezza concludere che la Maddalena Balsamo, a meno che non abbia (ma sempre ragionando per assurdo) lavorato gratis, sia stata pagata da una azienda di proprietà della famiglia di Berlusconi.

Ora io non voglio nemmeno azzardare conclusioni, ci mancherebbe anche altro, quando si va sul piano delle ipotesi, bisogna sempre fare ammodino e andarci cauti, però io un dubbiettino ce l’avrei, ecco, siccome sono abituato a pormi delle domande e a questionare sui vari temi della vita, mi son proprio detto che se non è lei è la sua sosia perfetta. Oppure qualcuna che la imita e che è brava davvero. Ecco, sì, si potrebbe vagamente azzardare l’ipotesi di una sosia o di una imitatrice. Perché mai ci azzarderemmo a concludere ulteriori elucubrazioni, sia chiaro.

Aspettiamo solo che Maddalena Balsamo pubblichi il suo libro. Per la Mondadori, naturalmente. Quella sarà la prova del nove. Fino ad allora manteniamo il giudizio in sospeso. Perché gli elementi per trarre delle conclusioni non ci sono ed ogni interpretazione della realtà potrebbe essere errata, si sa, soprattutto quando Maddalena Balsamo, quella vera, è apparsa nella serie “Don Luca” trasmessa da Rete Quattro.
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I video di “Gemma del Sud” su You Tube: sono questi i nostri figli (stiamo attenti!)

Quello di “Gemma del Sud è, come il caso di Maddalena Balsamo.
Mentre Maddalena è un’attrice, per cui certe esternazioni e certi modi di porsi c’è solo di che aspettarseli, “Gemma del Sud” rappresenta il prototipo dell’utente medio della rete, dei suoi bisogni, della sua incessante mania di porsi al centro dell’Universo, di battere quello o quell’altro con il maggior numero di clic ottenuti.

Naturalmente è su YouTube. E un motivo c’è, naturalmente, i video sono fatti per essere GUARDATI, e oggi non sei nessuno se la gente non ti guarda.

Non importa come, non importa perché, l’importante è che ti guardino e in tanti (perché se ti guardano in due o tre non c’è gusto) e tanto fa.

Così è “Gemma del Sud”: protagonista. Di se stessa, di You Tube, ma, soprattutto, di un modo di concepire la rete in cui l’essenza non è quello che si dice o quello che si fa, ma il COME ci si pone.

Gemma del Sud” è una ragazzina di Palermo, dice di avere 19 anni (ma in un altro video afferma di essere minorenne) e forse, su, diciamolo pure con franchezza, non corrisponde esattamente nemmeno ai criteri canonici della bellezza classica o classicista. Non è quello che si suol dire una statua del Canova, ecco.

L’eloquio non appare, poi, particolarmente forbito e appare subito evidente che la signorina non è su YouTube per parlare di letteratura scandinàva o del problema del bosone di Higgs, ma per altre edificanti e più appropriate attività, come versarsi un bicchiere d’acqua in testa, farsi bannare l’account, inserirne un altro, dire che ci sono dei fake in giro che attentano all’integrità della sua personalità mettendo in giro notizie false e tendenziose, che a causa dei ricatti della gente cattiva e malevola lei non può più uscire di casa senza essere riconosciuta, che lei deve essere lasciata libera di fare quello che vuole, che viene continuamente fraintesa o offesa, minacciata, in breve un condensato di Selezione dal Reader’s Digest del berlusconismo.

Il numero di visite è stratosferico, ma ancor più preoccupante è il fenomeno dei video di risposta inseriti anche e soprattutto da ragazzini e da ragazzine minorenni. C’è un bimbetto di 11 anni che inizia il suo video con un “Salve amici di YouTube!” e va beh, già a quell’età uno si sente Bonolis, chissà cos’ha nella testa.

Qualcuno insinua che si tratti di una persona costretta a comportarsi in questo modo.

Il personaggio di “Gemma del Sud” è la punta dell’iceberg, il sommerso è MOLTO più torbido.
E  riguarda i nostri figli. Che vanno su You Tube a tirarsi l’acqua in testa o, nel migliore dei casi, a fare i presentatori. Stiamo attenti!


Non ho inserito volutamente immagini o quant’altro a corredo di questo articolo, la ragazza è minorenne. Il numero totale dei suoi clic su You Tube è nell’ordine di svariate centinaia di migliaia.

 

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maddalena61 (Maddalena Balsamo) e’ su You Tube: e allora??

Per favore, qualcuno fermi la signora o signorina Maddalena Balsamo, classe 1961, a quanto pare.

Qualcuno fermi questa attrice, con la dizione curatina, perfettina, con la voce vagamente tradente l’origine del suo parlare (come se fosse un disonore avere un qualsivoglia accento, è un chiodo fisso degli attori o aspiranti tali) e financo qualche Merit o Muratti Ambassador fumata di straforo, che ogni settimana, dico, ogni settimana, ci rallegra costantemente con il suo intervento periodico su You Tube.

Una sorta di video-blog a ruota libera in cui la Nostra si produce nella consueta inquadratura fissa nella sua stanza, con il frigorifero nello sfondo, la sua libreria, i suoi vestiti appesi ad asciugare dentro quando piove, la nuova pettinatura o il taglio di capelli e l’aspetto che ricorda a volte il personaggio di Augustina in “Volver” di Pedro Almodóvar, e giù lì a parlare di opinionismi assortiti. Insomma, la scoperta dell’acqua calda.

E come si fa per avere molte visualizzazioni su You Tube con dei video del genere (oh, tanti, siamo arrivati a 150 e spiccoli…)? Beh, prima di tutto devi essere Marco Travaglio. Se non sei Marco Travaglio basta anche essere una donna, e questo aiuta indubbiamente Maddalena (si potrebbe anche parlare del caso di “gemmadelsud”, e credo che ne parlerò, prima che questo blog vada definitivamente a puttane). Se fosse un attore (un uomo, inteso nel senso di “individuo di sesso maschile”) non avrebbe e non avrebbe avuto tutto questo successo, e, si sa, spesso il divismo su internet è anche questione di imperativi biologici, oh!

Poi bisogna scegliersi gli argomenti giusti.
E quali sono gli argomenti giusti, in un videoblog, per fare in modo che ogni singolo intervento filmato settimanale possa avere un successo in numero di clic (su internet, notoriamente, valgono SOLO i numeri che compaiono)?
Ma certo, il sesso, quello prima di tutto.
Ma mica roba besante, nèh, noooooo, nononono, figurarsi, robetta leggerina, riflessioni sui capezzoli, sulla finzione dell’orgasmo femminile e i consigli agli uomini su come rendersi conto se la propria compagna finge, consigli alle colleghe attrici di non andare mai a letto con un’attore, i legami del sesso con la pasta in bianco (perché, si sa, son cose carine…), se le donne non la dànno a sinistra, il n. 139 che si intitola “Pene” e, tra parentesi si legge “non allude ai dispiaceri!” (perché ha anche il bisogno di specificarlo, capite, altrimenti teme che la gente non capisca la sottile allusione e il doppiogiochismo linguistico che sta alla base di questa trovata dalla comicità prorompente…) e via sessualeggiando.

Del resto, se si parlasse, che so, di cultura, di politica, di editoria, di libertà, la gente non ti si filerebbe nemmeno.

Sempre tutto recitando, ma sì. Del resto, meglio interpretare dei copioni stesi su canovacci improvvisati davanti a una webcam che ripetere frasi da dattilografia elementare come “La mamma sala la salsa nella sala” per correggere la “s” e per vedere se ha qualche “spuria”.

E inoltre, la gente, alla fine, ti guarda.

Ti guarda anche quando parli male di Travaglio e gli consigli di non prendersi troppo sul serio, magari poi ti insulta, ma, come si dice, parlate di me, male, bene, come volete, purché ne parliate.

E’ perfino riuscita ad avere delle èmuli, ovviamente più brave, sincere e fresche di lei (è il caso di UnitedKingdom93, non per nulla toscana) che, almeno, hanno il coraggio di dire parole come “culo” senza far finta di imbarazzarsi davanti a chi le guarda.

E, per piacere, cerchiamo di non prenderla troppo sul serio noi, eh? Ora lo sapete…

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Il Messaggio–semolino di fine anno del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

Roma, 31 dicembre 2009

Buona sera a voi che siete in ascolto.

Nel rivolgervi, mentre sta per concludersi il 2009, il più cordiale e affettuoso augurio, vorrei provarmi a condividere con voi qualche riflessione sul difficile periodo che abbiamo vissuto e su quel che ci attende.

Un anno fa, molto forte era la nostra preoccupazione per la crisi finanziaria ed economica da cui tutto il mondo era stato investito. La questione non riguardava solo l’Italia, ma avevamo motivi particolari di inquietudine per il nostro paese.

Oggi, a un anno di distanza, possiamo dire che un grande sforzo è stato compiuto e che risultati importanti sono stati raggiunti al livello mondiale : non era mai accaduto nel passato, in situazioni simili, che i rappresentanti degli Stati più importanti, di tutti i continenti, si incontrassero così di frequente, discutessero e lavorassero insieme per cercare delle vie d’uscita nel comune interesse, e per concordare le decisioni necessarie.

Proprio questo è invece accaduto nel corso dell’ultimo anno. L’Italia – sempre restando ancorata all’Europa – ha dato il suo apprezzato contributo, con il grande incontro del luglio scorso a L’Aquila, e ha per suo conto compiuto un serio sforzo.

Dico questo, vedete, guardando a quel che si è mosso nel profondo del nostro paese. Perché, lo so bene, abbiamo vissuto mesi molto agitati sul piano politico, ma ciò non deve impedirci di vedere come si sia operato in concreto da parte di tutte le istituzioni, realizzandosi, nonostante i forti contrasti, anche momenti di impegno comune e di positiva convergenza. Nello stesso tempo, nel tessuto più ampio e profondo della società si è reagito alla crisi con intelligenza, duttilità, senso di responsabilità, da parte delle imprese, delle famiglie, del mondo del lavoro.




Perciò guardiamo con fiducia, con più fiducia del 31 dicembre scorso, al nuovo anno.

Non posso tuttavia fare a meno di parlare del prezzo che da noi, in Italia, si è pagato alla crisi e di quello che ancora si rischia di pagare, specialmente in termini sociali e umani.

C’è stata una pesante caduta della produzione e dei consumi; ce ne stiamo sollevando; si è confermata la vocazione e intraprendenza industriale dell’Italia; ma ci sono state aziende, soprattutto piccole e medie imprese, che hanno subìto colpi non lievi; e a rischio, nel 2010, è soprattutto l’occupazione. Si è fatto non poco per salvaguardare il capitale umano, per mantenere al lavoro forze preziose anche nelle aziende in difficoltà, e si è allargata la rete delle misure di protezione e di sostegno; ma hanno pagato, in centinaia di migliaia, i lavoratori a tempo determinato i cui contratti non sono stati rinnovati e le cui tutele sono rimaste deboli o inesistenti; e indubbia è oggi la tendenza a un aumento della disoccupazione, soprattutto di quella giovanile.

Vengono così in primo piano antiche contraddizioni, caratteristiche dell’economia e della società italiana. Dissi da questi schermi un anno fa: affrontiamo la crisi come grande prova e occasione per aprire al Paese nuove prospettive di sviluppo, facendo i conti con le insufficienze e i problemi che ci portiamo dietro da troppo tempo – dalla crisi deve e può uscire un’Italia più giusta. Ebbene, questo è il discorso che resta ancora interamente aperto, questo è l’impegno di fondo che dobbiamo assumere insieme noi italiani.

Ma come riuscirvi? Guardando con coraggio alla realtà nei suoi aspetti più critici, ponendo mano a quelle riforme e a quelle scelte che non possono più essere rinviate, e facendoci guidare da grandi valori: solidarietà umana, coesione sociale, unità nazionale.

Parto dalla realtà delle famiglie che hanno avuto maggiori problemi: le coppie con più figli minori, le famiglie con anziani, le famiglie in cui solo una persona è occupata ed è un operaio. Le indagini condotte anche in Parlamento ci dicono che nel confronto internazionale, elevato è in Italia il livello della disuguaglianza e della povertà. Le retribuzioni dei lavoratori dipendenti hanno continuato ad essere penalizzate da un’alta pressione fiscale e contributiva; più basso è il reddito delle famiglie in cui ci sono occupati in impieghi "atipici", comunque temporanei.

Le condizioni più critiche si riscontrano nel Mezzogiorno e tra i giovani. Sono queste le questioni che richiedono di essere poste al centro dell’attenzione politica e sociale, e quindi dell’azione pubblica. L’economia italiana deve crescere di più e meglio che negli ultimi quindici anni: ecco il nostro obbiettivo fondamentale. E perché cresca in modo più sostenuto l’Italia, deve crescere il Mezzogiorno, molto più fortemente il Mezzogiorno. Solo così, crescendo tutta insieme l’Italia, si può dare una risposta ai giovani che s’interrogano sul loro futuro.

C’è una cosa che non ci possiamo permettere: correre il rischio che i giovani si scoraggino, non vedano la possibilità di realizzarsi, di avere un’occupazione e una vita degna nel loro, nel nostro paese. Ci sono nelle nuove generazioni riserve magnifiche di energia, di talento, di volontà: ci credo non retoricamente, ma perché ho visto di persona come si manifestino in concreto quando se ne creino le condizioni.

Ho visto la motivazione, ho visto la passione di giovani, tra i quali molte donne, che quest’anno mi è accaduto di incontrare nei laboratori di ricerca; la motivazione e l’orgoglio dei giovani specializzati che sono il punto di forza di aziende di alta tecnologia; la passione e l’impegno che si esprimono nelle giovani orchestre concepite e guidate da generosi maestri. E penso alla motivazione e alla qualità dei giovani che si preparano alle selezioni più difficili per entrare in carriere pubbliche come la magistratura.

Certo, sono queste le energie giovanili che hanno potuto prendere le strade migliori; e tante sono purtroppo quelle che ancora si dibattono in una ricerca vana. Ma ho fiducia nell’insieme delle nuove generazioni che stanno crescendo; a tutti i giovani la società e i poteri pubblici debbono dare delle occasioni, e in primo luogo debbono garantire l’opportunità decisiva di formarsi grazie a un sistema di istruzione più moderno ed efficiente, capace di far emergere i talenti e di premiare il merito.

Più crescita, più sviluppo nel Mezzogiorno, più futuro per i giovani, più equità sociale. Sappiamo che a tal fine ci sono riforme e scelte da non rinviare: proprio negli scorsi giorni il governo ne ha annunciato due su temi molto impegnativi, la riforma degli ammortizzatori sociali e la riforma fiscale. La prima è chiamata in particolare a dare finalmente risposte di sicurezza e tutela a coloro che lavorano in condizioni di estrema flessibilità e precarietà.

La riforma annunciata per il fisco, è poi assolutamente cruciale; in quel campo, è vero, non si può più procedere con "rattoppi", vanno presentate e dibattute un’analisi e una proposta d’insieme. E in quel dibattito si misurerà anche una rinnovata presa di coscienza del problema durissimo del debito dello Stato. Intanto, il Parlamento si è impegnato a riordinare la finanza pubblica con la legge sul federalismo fiscale e a regolarla con un nuovo sistema di leggi e procedure di bilancio. Due riforme già votate, su cui il Parlamento è stato largamente unito.

E vengo alle riforme istituzionali, e alla riforma della giustizia, delle quali tanto si parla. Ho detto più volte quale sia il mio pensiero; sulla base di valutazioni ispirate solo all’interesse generale, ho sostenuto che anche queste riforme non possono essere ancora tenute in sospeso, perché da esse dipende un più efficace funzionamento dello Stato al servizio dei cittadini e dello sviluppo del paese. Esse dunque non sono seconde alle riforme economiche e sociali e non possono essere bloccate da un clima di sospetto tra le forze politiche, e da opposte pregiudiziali.

La Costituzione può essere rivista – come d’altronde si propone da diverse sponde politiche – nella sua Seconda Parte. Può essere modificata, secondo le procedure che essa stessa prevede. L’essenziale è che – in un rinnovato ancoraggio a quei principi che sono la base del nostro stare insieme come nazione – siano sempre garantiti equilibri fondamentali tra governo e Parlamento, tra potere esecutivo, potere legislativo e istituzioni di garanzia, e che ci siano regole in cui debbano riconoscersi gli schieramenti sia di governo sia di opposizione.

Ho consigliato misura, realismo e ricerca dell’intesa, per giungere a una condivisione quanto più larga possibile, come ha di recente e concordem
ente suggerito anche il Senato. Voglio esprimere fiducia che in questo senso si andrà avanti, che non ci si bloccherà in sterili recriminazioni e contrapposizioni.

Il nuovo slancio di cui ha bisogno l’Italia, per andare oltre la crisi, verso un futuro più sicuro, richiede riforme, richiede convinzione e partecipazione diffuse in tutte le sfere sociali, richiede recupero di valori condivisi. Valori di solidarietà: e il paese, in effetti, se ne è mostrato ricco in quest’anno segnato da eventi tragici e dolorosi, da ultimo sconvolgenti alluvioni. Se ne è mostrato ricco stringendosi con animo fraterno alle popolazioni dell’Aquila e dell’Abruzzo colpite dal terremoto, o raccogliendosi commosso attorno alle famiglie dei caduti in Afganistan, e come sempre impegnandosi generosamente in molte buone cause, quelle del volontariato, della fattiva e affettuosa vicinanza ai portatori di handicap, ai più poveri, agli anziani soli, e del sostegno alla lotta contro le malattie più insidiose di cui soffrono anche tanti bambini.

E’ necessario essere vicini a tutte le realtà in cui si soffre anche perché ci si sente privati di diritti elementari: penso ai detenuti in carceri terribilmente sovraffollate, nelle quali non si vive decentemente, si è esposti ad abusi e rischi, e di certo non ci si rieduca.
Solidarietà significa anche comprensione e accoglienza verso gli stranieri che vengono in Italia, nei modi e nei limiti stabiliti, per svolgere un onesto lavoro o per trovare rifugio da guerre e da persecuzioni: le politiche volte ad affermare la legalità, e a garantire la sicurezza, pur nella loro severità, non possono far abbassare la guardia contro razzismo e xenofobia, non possono essere fraintese e prese a pretesto da chi nega ogni spirito di accoglienza con odiose preclusioni. Anche su questo versante va tutelata la coesione, e la qualità civile, della società italiana.

Qualità civile, qualità della vita: aspetti, questi, da considerare essenziali per valutare la condizione di una società, il benessere e il progresso umano. Contano sempre di più fattori non solo di ordine materiale ma di ordine morale, che danno senso alla vita delle persone e della collettività e ne costituiscono il tessuto connettivo.

E’ necessario che si riscoprano e si riaffermino valori troppo largamente ignorati e negati negli ultimi tempi. Più rispetto dei propri doveri verso la comunità, più sobrietà negli stili di vita, più attenzione e fraternità nei rapporti con gli altri, rifiuto intransigente della violenza e di ogni altra suggestione fatale che si insinua tra i giovani.

Considero importante il fatto che nel richiamo alla solidarietà e ai valori morali incontriamo la voce e l’impegno di religiosi e di laici, della Chiesa e del mondo cattolico. Così come nel discorso su una nuova concezione dello sviluppo – che tenga conto delle lezioni della crisi recente e dell’allarme per il clima e per l’ambiente – ritroviamo l’ispirazione e il pensiero del Pontefice. Vedo egualmente sentita da quel mondo l’esigenza dell’unità della nazione italiana.

In realtà, non è vero che il nostro paese sia diviso su tutto: esso è più unito di quanto appaia se si guarda solo alle tensioni della politica. Tensioni che è mio dovere sforzarmi di attenuare. E’ uno sforzo che mi auguro possa dare dei frutti, come è sembrato dinanzi a un episodio grave, quello dell’aggressione al Presidente del Consiglio: si dovrebbero ormai, da parte di tutti, contenere anche nel linguaggio pericolose esasperazioni polemiche, si dovrebbe contribuire a un ritorno di lucidità e di misura nel confronto politico.
Io posso assicurarvi che sono deciso a perseverare nel mio impegno per una maggiore unità della nazione : un impegno che richiede ancora tempo e pazienza, ma da cui non desisterò.

Anche perché nulla è per me come Presidente di tutti gli italiani più confortante che contribuire alla serenità di tutti voi. Mi hanno toccato le parole del comandante di un contingente dei nostri cari militari impegnati in missioni all’estero. Mi ha detto – dieci giorni fa in videoconferenza per gli auguri di Natale – che lui e i suoi "ragazzi" traggono serenità dai miei messaggi quando gli giungono attraverso la televisione.

Sì, hanno bisogno di maggiore serenità tutti i cittadini in tempi difficili come quelli attuali, lavoratori, disoccupati, giovani alle prese con problemi assillanti, quanti sono all’opera per rilanciare la nostra economia, e quanti servono con scrupolo lo Stato, in particolare le forze armate chiamate a tutelare la pace e la stabilità internazionale, o le forze dell’ordine che combattono con crescente successo le organizzazioni criminali.

E a questo bisogno debbono corrispondere tutti coloro che hanno responsabilità elevate nella politica e nella società.

Serenità e speranza sento di potervi trasmettere oggi. Speranza guardando all’Italia che ha mostrato di volere e saper reagire alle difficoltà. Speranza guardando al mondo, per quanto turbato e sconvolto da conflitti e minacce, tra le quali si rinnova, sempre inquietante, quella del terrorismo. Speranza perché nuove luci per il nostro comune futuro sono venute dall’America e dal suo giovane Presidente, sono venute da tutti i paesi che si sono impegnati in un grande processo di cooperazione e riconciliazione, sono venute dalla nostra Europa, che ha scelto di rafforzare, con nuove istituzioni, la sua unità e rilanciare il suo ruolo, offrendo l’esempio della nostra pace nella libertà.

Questo è il mio messaggio e il mio augurio per il 2010, a voi italiane e italiani di ogni generazione e provenienza che salutate il nuovo anno con coloro che vi sono cari o lo salutate lontano dall’Italia ma con l’Italia nel cuore.

Ancora buon anno a tutti.

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Ripristinato l’account YouTube di Beppe Grillo



Dunque con Beppe Grillo YouTube ha fatto marcia indietro e ha riattivato la visibilità del canale "staffgrillo".

Alleluja!

Secondo quanto riferito dal comico sarebbero stati in 14.000 ad aver inviato una mail di protesta a David Letterman, che si è visto "investire" in poche ore da una serie di invii che riportavano, più o meno, questo testo:

Dear David Letterman,
CBS has asked YouTube to remove a video published by Beppe Grillo related to your interview to the president Obama because of infringment of copyright.
The result is that all the 419 video published and linked on the first Italian blog (www.beppegrillo.it) have been removed.
The video had been subtitled into Italian to underline the freedom of the information in the USA.
I ask your intervention on Cbs to eliminate its request.
Italy is 73rd on the rank for freedom of the information. Help us not to worsen.

Il tutto, per fortuna, è rientrato. Anche se non consiglierei mai a Beppe Grillo di fidarsi ulteriormente di YouTube.

Ma il punto è un altro. Cosa sarebbe accaduto se a essere "segato" fosse stato l’account di un Pinco Pallino qualsiasi, che magari si è fatto un mazzo tanto per mettere in linea video di maggiore o minore interesse e che si è visto arrivare una sentenza definitiva passata in giudicato. Non certo da un tribunale della Repubblica, perché lì esiste ancora il diritto alla difesa, ma dal Tribunale degli algoritmi sofisticatissimi di YouTube (Google) che quando ti trancia qualcosa lo fa senza alcuna possibilità di appello?

In altre parole, che cosa sarebbe accaduto se non ci fosse andato di mezzo uno che si chiama Beppe Grillo e che non ha un cazzo di nessuno, tutt’al più un paio di amici, che scrivono al giornalista della CBS di turno?

Ogni tanto penso che i poteri fiorti non stiano solo a Palazzo Grazioli.
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YouTube cancella l’account video di Beppe Grillo

Beppe Grillo – Cancellato l’account da You Tube from Valerio Di Stefano on Vimeo.

Siamo arrivati alla paranoia mediatica.

L’account di Beppe Grillo su YouTube è stato cancellato perché il comico avrebbe inserito un brano dell’intervista di David Letterman al Presidente Obama.

La CBS si è inviperita e ha imposto a YouTube di inibire tutte le visioni del video. Solo che a Beppe Grillo hanno segato l’account.

Guarda caso, proprio all’indomani della visita di Berlusconi negli Stati Uniti, che a pensar male si fa peccato ma ci si indovina sempre.

Personalmente chiuderò quelle quattro o cinque michiate che avevo su YouTube, per passare a un vero e proprio canale video su vimeo.com. Ecco l’indirizzo:

http://vimeo.com/user2355798

Ed è solo l’inizio.

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Condannata a due anni la professoressa che si faceva palpeggiare su YouTube

Alla fine le hanno dato due anni con la condizionale con il rito del patteggiamento, per essersi fatta palpare il culo dagli alunni.

Il filmato relativo andò a finire su DioTubo e ne venne fuori una causa penale per atti sessuali con minori e corruzione di minore. La secondo accusa è caduta, la prima no, e dopo una difesa un po’ incerta ("era una simulazione", ma simulazione de che???), ecco la condanna a due anni con la concessione della sospensione condizionale della pena.

Praticamente le hanno dato il massimo (oltre i due anni, la sospensione condizionale della pena non è più possibile), già scontati i benefici derivanti dal patteggiamento. E’ tanta roba, ma tanta davvero.

Cercando di capirci qualcosa, ho scoperto che l’insegnante, ora 41enne, lavorava in un Istituto Privato.

Si sa come vanno le scuole private: "le famiglie dei ragazzi pagano, quindi devono essere promossi per forza e se succede qualcosa chiudiamo un occhio". Almeno fino a qualhe tempo fa funzionava così. Oggi si è aggiunto anche un messaggio del tipo: "I Docenti manco li paghiamo, tanto quello che vogliono è il punteggio".

Questa avrà probabilmente sentito qualche mano palpante ravanarle giù per il lato B, ma magari, per mantenersi il posto, e pensando che quell’episodio fosse solo uno dei tanti messi in atto dai ragazzi per far vedere che loro pagano e quindi la prof deve starsene zitta e subire. Probabilmente se fosse andata dal Preside (che, nelle scuole private, è una figura-fantoccio, chi comanda è il gestore) le avrebbe riso in faccia o avrebbe minimizzato dicendo: "Su, su, professoressa, lei è giovane e bella, cosa vuole che sia una tastatina al culo… sono ragazzi…"

Sì, sono ragazzi, ma anche le stronzate sono stronzate.

Ha patteggiato, alla fine. E quando si patteggia lo si fa per due motivi:

a) non c’è nessuna possibilità di farla franca, c’è una responsabilità penale evidente, si cerca di avere il minimo della pena con svariati benefici (tra l’altro, non c’è segnalazione del reato sulla "fedina"), prima fra tutte la condizionale (leggi: non si sconta la pena in carcere, e se non si hanno altre condanne per cinque anni, la giustizia si dimentica di te e tu torni ad essere la prsona pulita che eri;

b) non se ne può più dell’attesa, spesso esasperante (per arrivare a sentenza in un caso del genere ci sono voluti 5 anni!) della giustizia italiana. Generalmente i poveri cristi che non hanno fatto nulla, o hanno commesso reatuncoli di poco conto, si sentono talmente prostrati all’idea di dover affrontare una causa penale, che preferiscono farsi condannare a pene lievi che non sconteranno mai, piuttosto che rischiare un procedimento pubblico.

Tra l’altro, chi patteggia viene condannato ma non riconosciuto colpevole. E’ solo un’apparente contraddizione del sistema.

Non importa, si è fatta tastare il culo. Continuerà ad insegnare (nel 2004 non esistevano i provvedimenti di sospensiva dal servizio) oppure potrà continuare a lavorare nella Pubblica Amministrazione.
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Il senso di YouTube per il Vaticano

Fedeli,

è con sommo orgoglio e sintomi diffusi di dispepsia (che non so nemmeno cosa voglia dire ma suona tanto bene) che vi annuncio che Sua Somma Papità Giovanni Razzo 16 ha deciso anche lui di farsi sedurre, oltre che dal Dio dell’organizzazione denominata ufficialmente "Chiesa Cattolica", anche da DioTubo, che male non fa, aprendo un canale di filmati e pontificazioni (del resto se no che pontefice sarebbe?).

Appare superluo ricordare che il Vaticano® ha concordato con DioTubo condizioni di assoluta garanzia, per apparire sul canale di maggiore diffusione del uèbbo, e che il suddetto non ha esitato ad accettare, ma le pare Santità, ma le pare…

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Videomarta era viva. Ed era li’.

Ve la ricordate Videomarta?

Quella che presentava i filmatini sulle ultime novità in rete e che dal suo blog riceveva valanghe di dichiarazioni amorose on line, che ammiccava dalla sua cameretta coi mobili in stile neo-Ikea e i pupazzetti di pelouche sul letto, quella che camminava coi piedini nudi sul parquet facendo passare il messaggio che "Mi occupo di rete quindi, automaticamente, sono per forza una gran figa"?

Ne parlai una volta a questo indirizzo:
http://www.valeriodistefano.com/public/post/il-bluff-di-www-videomarta-com-1243.asp

Che fine ha fatto?

Sparita, chiuso i battenti, il videoblog è ancora lì ma non viene aggiornato più dal 28/11 scorso, gli autori hanno detto che non ne vale più la pena, Videomarta è morta e sepolta e i suoi ammiratori più accaniti dovranno accontentarsi di altro, il feticismo delle dita dei suoi orrendi piedi che si muovevano ammiccanti non ha funzionato, l’onanismo collettivo di massa di maschietti adoranti è stato solo una pia illusione, il sogno è finito, la musica è finita e gli amici se ne vanno.

A noi piace ricordarla così, Videomarta, quando era ancora viva, e quando iniziò con il suo primo video mostrando, come immagine di apertura, il posteriore, segno che aveva le idee ben chiare sulla strada da seguire.

Ciao Marta, ci mancherai.

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