La stampa, la TV e il cadavere di Yara Gambirasio

Di Yara Gambirasio ormai resta solo un cadavere in avanzato stato di decomposizione.
Il dolore della famiglia di una ragazza scomparsa in circostanze simili è un fatto strettamente privato.

Eppure per il voyerismo della stampa e dei mezzi di comunicazione quello di Yara Gambirasio non é un cadavere in condizioni di "estrema fragilità", ma carne fresca viva, assolutamente ammannibile per le fauci dei lettori dotati di fame leonina sui particolari più morbosi, scabrosi e, tutto sommato secondari rispetto alla notizia, come il fatto che la vittima avesse addosso ancora i vestiti con i quali è scomparsa e l’apparecchio ai denti.

C’è di che essere sollevati dal fatto che i resti siano stati ritrovati di sabato pomeriggio, così almeno l’ennesima edizione di "Chi l’ha visto" con dirette dalla casa dei parenti della vittima ci è stata risparmiata, almeno per ora.

Ma non ci saranno risparmiati approfondimenti, dichiarazioni di opinionisti improvvisati che si scoprono dotti anatomopatologi ben più autorevoli di quelli che lavorano ufficialmente e discretamente all’ennesimo mistero insoluto (segnatamente la Dottoressa Cristina Cattaneo, che ha fatto della medicina legale una missione di ricostruzione storica), a cui si dovrebbe come minimo il rispetto per il lavoro scientifico certosino che svolgono ogni giorno.
Magari in trasmissioni televisive del pomeriggio, dove regnano il becerismo più nazional-popolare e quell’atmosfera ovattata buona per tenere in balia del tubo catodico le casalinghe che non hanno altro da fare che tuffarcisi dentro.

E’ una storia perfetta per distrarre l’opinione pubblica dai problemi quotidiani del Paese e dalle notizie sulla situazione internazionale.

C’è una ragazzina di 13 anni  che non si trova, il cui cadavere viene rinvenuto 90 giorni dopo la scomparsa. Non c’è nessun assassino, nessun sospettato.
E’ il mistero irrisolto a rendere viva la notizia.
Ci deve essere per forza un assassino, magari efferato, con la faccia segnata dal segreto portato avanti più di tre mesi, da buttare sotto i flash dei fotografi, da dare in pasto alle telecamere, a cui rifilare qualche paio di migliaia di euro per un’intervista esclusiva in carcere.
Meglio se è uno squilibrato mentale, meglio se ha qualche precedente, e soprattutto meglio se è un pedofilo.

Ecco, un pedofilo sarebbe l’assassino perfetto.

Perché il marocchino fermato a dicembre hanno dovuto rimetterlo in liberà dopo tre giorni perché una intercettazione telefonica in arabo che lo riguardava era stata mal tradotta mentre a Brembate la gente perbene mostrava cartelli perbene che recavano scritte perbene come "Fuori i marocchini dall’Italia" oppure "Marocchiny fori da Bergamo", con la "y" finale, perché va bene essere intolleranti, ma un po’ di analfabetismo non ce lo facciamo mai mancare.

Certo, sarebbe stato meglio che fosse stato straniero l’assassino, perché sapere di avere un uccisore di giovinette in casa leghista, doversi arrendere alla dura realtà che non è vero che i delinquenti sono sempre e solo "quelli che vengono in casa nostra" è quanto meno imbarazzante.

Dunque si fanno altre ipotesi. E maledetto anche il marocchino che se fosse stato lui avrebbe evitato tanti grattacapi agli inquirenti, compreso quello di dover spiegare all’opinione pubblica com’è che hanno messo in galera un innocente.

Cadono, una dopo l’altra, la pista del "conoscente", la "pista svizzera", le ricerche sotto la neve, la pista del furgone, l’ipotesi che la ditta del padre abbia avuto contatti con un’azienda coinvolta con la camorra (già, maledizione, anche questa era una bella invenzione che poteva funzionare, sembra quasi un guaio che non sia vera), quelle di due lettere anonime e cannano clamorosamente anche le medium e i sensitivi che avevano indicato il luogo delle ricerche nella provincia di Udine.

Certo, in pieno 2011, sapere che le forze dell’ordine e gli inquirenti (perché ci sarà pur una Procura della Repubblica che coordina le indagini, no?) dànno ancora ascolto ai medium, ai sensit
ivi e ai veggenti
è una circostanza che ci dà molto conforto nell’efficienza di chi dovrebbe tutelare i cittadini. Un caso di cui non si riesce a venire a capo? Presto fatto, si chiama un medium e quello ti dice dove andare a cercare e poi tu ci vai. Non c’è che dire, non fa una grinza.

Perché l’unica notizia vera in questo caso dell’ennesima ragazzina barbaramente assasinata, è che nessuno ha saputo cavare un ragno dal buco.

Ma questo stampa e TV non ce lo diranno mai.
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La verita’ sulla scomparsa di Yara Gambirasio


Yara è sparita, qualcuno ha visto Yara ma è stato smentito, gli appelli della famiglia di Yara, il nastro giallo per Yara alla messa degli sportivi, si tentano tutte le piste per ritrovare Yara, un centinaio di persone ascoltate e riascoltate sul caso della scomparsa di Yara, Yara: i tabulati smentiscono il superteste, Yara è cercata nei campi nomadi, le indagini su Yara ripartono da zero, per Yara si mobilitano i volontari, anzi, no, anche una trentina di sensivi,  fermato un extracomunitario (certo, chi altri?) per la scomparsa di Yara, le indagini su Yara proseguono anche nel giorno dell’Epifania (ma va’? Davvero?? Sparisce una minorenne e la si cerca anche in una giornata di festa? Straordinario!) ma nessun giornale scrive la più semplice e concreta delle verità:

Gli inquirenti non sono ancora riusciti a trovare Yara.
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