Storia di ordinaria informatica scolastica

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La collega entra in sala insegnanti e mi vede seduto all’unico computer disponibile per una settantina di docenti.

"Scusa Collega [il termine "collega" si trasforma quasi in un nome proprio di persona quando  non si conosce il vero nome dell’insegnante a cui ci si sta riferendo], ma il computer lo stavo usando io, è una cosa velocissima, giusto due minuti, devo scrivere una richiesta…"

Primo: dov’è scritto o da dove cavolo devo capire che TU stavi usando il computer?
Secondo: perché tutte quelle che vogliono evidentemente usare il computer a cui IO sto lavorando mi dicono che "è una cosa velocissima", quando potrebbero benissimo dirmi la verità? (la verità è: "Collega, vai via di lì che mi ci voglio mettere io!")

La collega si siede, ci mette due minuti prima di capire che Word non si avvia dal Desktop ma che bisogna andarlo a cercare nell’elenco programmi. Naturalmente impreca contro il computer e non contro la sua dabbenaggine.

Word è finalmente aperto e la collega può scrivere le sue sei-sette righe in tutto, comprensive di intestazione, cordiali saluti, osservanze varie etc…

Ci mette venti minuti perché, si sa, "è una cosa velocissima".

Prima scrive il corpo del testo, poi si accorge che il suo nome e cognome lo voleva in grassetto, ma non trova il grassetto, però prima evidenzia il testo, le sfugge il mouse, se la prende con il computer, poi decide che se si indirizza una lettera a una scuola si può mettere la località in cui la scuola si trova, quindi che sarebbe anche carino scrivere una cosa tipo "Al Liceo Classico ‘Lucignolo’- Firenze", lo fa, ma disgraziatamente aveva disinserito il CAPS-LOCK, quindi il tutto le appare minuscolo mentre lei lo voleva rigorosamente maiuscolo.

Nel frattempo fa quattro prove di stampa, non la soddisfano, la quinta dovrebbe essere quella buona, ma la carta della stampante è finita, per cui c’è il bidello da chiamare.

Venti minuti di tempo, quattro fogli di carta buttata, alberi abbattuti e decine di altre persone che non potevano accedere al computer perché "è una cosa velocissima".

Avrebbe sprecato meno tempo e risorse scrivendo la sua richiesta a mano, cosa che ormai non fa più nessuno e non se ne capisce il perché.

E’ bello sputtanare Beppe Grillo (ogni tanto)

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Nel accaldarsi della stagione estiva, ogni tanto, è bello anche fare le pulci a Beppe Grillo.
Nel blog del comico genovese (www.beppegrillo.it) è apparso di recente un file .pdf che raccoglie testi, risposte e dati su un giro di mail che Beppe ha spedito a tutti i nostri parlamentari per ricevere il loro pare in merito alla sua proposta di legge di iniziativa popolare denominata “Parlamento Pulito”.
Il tutto è ben fatto e, soprattutto, molto esauriente. Fin troppo.
Il file, infatti, visto con il lettore di .pdf di Linux Ubuntu (versione 7.04) rivela di essere stato realizzato con Microsoft Word, software certamente proprietario e a pagamento della ben nota suite MS Office.
Eccone lo screenshot (si tratta della parte in alto a destra della prima pagina del documento):

 

Come vedete, la barra di color marrone in alto rivela l’evidenza del “misfatto”.
Non è grave, per carità. Se uno MS Office se l’è comprato ha il diritto a usarlo.
Ma, forse, per Beppe Grillo l’uso del prodotto della Microsoft potrebbe avere due ripercussioni: la prima è che nei suoi spettacoli si sente parlare sempre più di “Open Source” e di tutto ciò che vi è correlato. La seconda è che Office di Microsoft ha un costo, mentre OpenOffice (che, pure, realizza benissimo file di tipo .pdf, grafici, istogrammi e quant’altro) è gratuito.
E questo per un genovese è roba da suicidio.
Non me ne voglia Beppe. E’ bello bacchettarlo su queste piccole cose.
Speriamo che il suo “Vaffanculo Day” possa avere delle risonanze anche a favore del mondo Open Source, ce n’é tanto bisogno.

Ah, se volete scaricare il file di Beppe dalla sua posizione originale potete trovarlo qui.