Garante della Privacy: 600.000 euro di sanzione a Wind per telemarketing indesiderato

Ordinanza ingiunzione nei confronti di Wind Tre S.p.A. – 29 novembre 2018

Registro dei provvedimenti
n. 493 del 29 novembre 2018

IL GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI

NELLA riunione odierna, alla presenza del dott. Antonello Soro, presidente, della dott.ssa Augusta Iannini, vicepresidente, della dott.ssa Giovanna Bianchi Clerici e della prof.ssa Licia Califano, componenti e del dott. Giuseppe Busia, segretario generale;

VISTO l’art. 1, comma 2, della legge 24 novembre 1981, n. 689, ai sensi del quale le leggi che prevedono sanzioni amministrative si applicano soltanto nei casi e per i tempi in esse considerati; 

RILEVATO che l’Ufficio del Garante, con atto n. 21916/114323 del 20 luglio 2018 (notificato in pari data mediante posta elettronica certificata), che qui deve intendersi integralmente riportato, ha contestato a Wind Tre S.p.A, in persona del legale rappresentante pro-tempore, con sede legale in Rho (MI), largo Metropolitana n. 5, C.F. 02517580920, le violazioni previste dagli artt. 23, 130, 162, comma 2-bis, 164-bis, comma 2, e 167 del Codice in materia di protezione dei dati personali (d. lg. 196/2003, di seguito denominato “Codice”) nella formulazione antecedente alle modifiche introdotte dal d. lg. 101/2018;

RILEVATO che dall’esame degli atti del procedimento sanzionatorio avviato con la contestazione di violazione amministrativa è emerso, in sintesi, quanto segue: 

– il Garante ha adottato, in data 22 maggio 2018, il provvedimento n. 313 (in www.gpdp.it, doc. web n. 8995285), al quale integralmente si fa richiamo, all’esito dell’istruttoria di un procedimento amministrativo avviato nei confronti di H3G S.p.A. e quindi, a seguito dell’intervenuta fusione di Wind Telecomunicazioni S.p.A. e H3G S.p.A. in Wind Tre S.p.A.;

– il procedimento ha tratto origine da numerose segnalazioni che lamentavano la ricezione di telefonate con operatore e di sms indesiderati a contenuto promozionale nell´interesse di H3G;

– l’istruttoria svolta dall’Ufficio anche mediante verifiche ispettive ha consentito di appurare che “anzitutto in relazione ai segnalanti, la Società abbia violato gli artt. 23 e 130 del Codice, essendo stati gli stessi contattati, direttamente o tramite la propria rete di vendita […], telefonicamente o via sms, nonostante si fossero opposti ai trattamenti per finalità commerciali […]. E tale illiceità, come già si è rappresentato, trova causa anzitutto nella menzionata assenza di idonee misure preventive apprestate dalla Società per escludere i contatti commerciali indesiderati (o quantomeno minimizzare il rischio del loro verificarsi), mediante opportuni incroci con proprie liste di esclusione nelle quali i segnalanti tutti avrebbero trovato collocazione […]. Deve peraltro rilevarsi che anche i controlli ex post che la Società è comunque tenuta a porre in essere ‒ come dichiarato, al tempo delle verifiche effettuati per lo più nella forma dell’invio di formulari ai partner […] o dei richiami generalizzati […] e finanche nelle comunicazioni individualizzate nelle quali la Società si limita a ricordare i vigenti obblighi di legge […] ‒ non si sono rivelati efficaci, atteso che non di rado più di uno dei segnalanti ha potuto lamentare reiterati contatti effettuati da utenze facenti capo ad un medesimo operatore, risultato partner della Società, senza che l’intervento di quest’ultima abbia sortito alcun effetto” e che “la Società consente l’accesso ai propri sistemi ‒ e quindi alla base dati di rilevanti dimensioni riferita agli utenti dei propri servizi di comunicazione elettronica, come risulta dalle dichiarazioni rese in atti […] ‒ ad una platea assai ampia di partner contrattuali […] senza aver provveduto a designare la parte assolutamente predominante degli stessi ‒ come si è visto, il 93% […] ‒ quali “responsabili del trattamento” ‒, qualificandoli anzi espressamente, nella documentazione in atti, quali “titolari del trattamento”. […] In considerazione dell’omessa designazione di tali soggetti quali “responsabili del trattamento”, deve ritenersi che nel caso di specie ricorrano gli estremi per una sistematica oltre che prolungata nel tempo comunicazione illecita dei dati riferiti alla clientela a terzi, i partner contrattuali per i quali non si è provveduto alla designazione quali “responsabili del trattamento”, che vanno ben al di là dei casi a campione individuati nel corso delle verifiche […], riguardando, come detto, il 93% degli operatori economici che vanno a comporre la rete commerciale della Società. In ragione dell’accesso accordato a tale classe di soggetti al sistema gestionale della Società in assenza di alcuna designazione degli stessi quali “responsabili del trattamento” e non essendo detta operazione di trattamento (la comunicazione dei dati) fondata su un idoneo consenso informato degli interessati (artt. 13 e 23 del Codice) ‒ anche in ragione del fatto che tale tipologia di soggetti non è menzionata nell’informativa resa alla clientela: […] ‒, né risultando comprovato altro presupposto equipollente ai sensi dell’art. 24 del Codice, tale trattamento ‒ seriale e sistematico, anzitutto in relazione a quanti presso tali operatori hanno attivato un contratto o hanno richiesto assistenza ‒ deve pertanto ritenersi illecito”;

RILEVATO che con il citato atto del 20 luglio 2018 sono state contestate a Wind Tre S.p.A.:

a) la violazione delle disposizioni di cui agli artt. 23 e 130, comma 3, e 167 del Codice, sanzionata dall’art. 162, comma 2-bis, con riferimento alla mancata acquisizione del consenso per l’effettuazione di chiamate promozionali;

b) la violazione delle disposizioni di cui agli artt. 23 e 167 del Codice, sanzionata dall’art. 162, comma 2-bis, in relazione alla mancata acquisizione del consenso per la comunicazione di dati a soggetti terzi (partner commerciali)

c) la violazione prevista dall’art. 164-bis, comma 2, del Codice, per aver realizzato le condotte di cui sopra in relazione a banche dati di particolare dimensioni (la base di dati riferita al brand “Tre” è costituita da circa 10.000.000 di utenze facenti capo a circa 6.600.000 clienti oltre a circa ulteriori 3.000.000 di utenze relative a clienti cessati);

DATO ATTO che, per le violazione di cui ai punto a) e b), è intervenuto pagamento in misura ridotta, ai sensi dell’art. 16 della l. n. 689/1981, effettuato l’11 settembre 2018; rilevato altresì che per la violazione di cui al punto c) non è prevista la facoltà di estinguere il procedimento sanzionatorio mediante pagamento in misura ridotta;  

DATO ATTO che Wind Tre S.p.A. ha inviato, il 24 luglio 2018, una istanza di revisione in autotutela del provvedimento di contestazione di violazione amministrativa nella quale ha rappresentato che: 

– la società, prima ancora dell’adozione del provvedimento n. 313 del 22 maggio 2018, aveva posto in essere autonome iniziative sul brand “Tre” al fine di eliminare le criticità riscontrate in sede istruttoria;

– tali iniziative sono state rafforzate a seguito dell’adozione del richiamato provvedimento e anche al fine di giungere ad una piena armonizzazione delle procedure in essere presso i brand oggetto di fusione nonché al necessario adeguamento dei trattamenti al Regolamento (UE) 2016/679 (General Data Protection Regulation, di seguito “GDPR”);

– per il comportamento proattivo della Società con riferimento al complessivo procedimento amministrativo instaurato nei suoi confronti dal Garante può giungersi all’archiviazione delle sanzioni ovvero alla riduzione sostanziale dell’importo delle medesime anche in relazione alla circostanza che il provvedimento legislativo di adeguamento delle disposizioni del GDPR prevede una modalità di estinzione dei procedimenti sanzionatori  mediante il pagamento di una somma in misura ridotta (pari a due quinti del minimo edittale), facoltà che appare equo estendere anche al caso in argomento;

RILEVATO che la richiesta di annullamento in autotutela della contestazione di violazione amministrativa non può trovare accoglimento poiché non si ravvisano nel predetto atto gli elementi di nullità indicati nell’art. 21-septies della legge n. 241/1990, tuttavia le argomentazioni in essa contenute possono essere prese in considerazione alla stregua di scritti difensivi prodotti dalla parte ai sensi dell’art. 18 della legge n. 689/1981. Tali argomentazioni non riguardano le condotte oggetto di contestazione ma i comportamenti successivi della Società, la quale, si evidenzia, avrebbe intrapreso, prima ancora dell’adozione del provvedimento n. 313 del 22 maggio 2018, un percorso di eliminazione delle criticità riscontrate e di adeguamento alle novità introdotte dal GDPR, tale da consentire di valutare con favore, in termini di quantificazione della sanzione, l’azione svolta dalla società. Al riguardo, si rinvia ogni considerazione alla sezione della presente ordinanza-ingiunzione nella quale si prendono in esame gli elementi per giungere all’importo finale della sanzione. In questa sede deve confermarsi la responsabilità di Wind Tre S.p.A. in ordine alle violazioni contestate, non essendo stati portati all’attenzione del Garante elementi nuovi e idonei ad escluderla. Inoltre, per quanto riguarda l’applicabilità nel caso in argomento dell’istituto della definizione agevolata introdotto dall’art. 18 del d. lg. n. 101/2018, deve evidenziarsi che tale istituto, per espressa indicazione del legislatore, riguarda soltanto i procedimenti sanzionatori in essere (cioè avviati con contestazione di violazione amministrativa) e non definiti alla data di applicazione del GDPR (25 maggio 2018). Poiché, nel caso in argomento, l’instaurazione del procedimento sanzionatorio è avvenuta in epoca successiva (con la notifica in data 20 luglio 2018 dell’atto di contestazione di violazione amministrativa), tale procedimento risulta escluso dalla possibilità di definizione agevolata.

RILEVATO, quindi, che Wind Tre S.p.A., sulla base degli atti e delle considerazioni di cui sopra, risulta aver commesso, in qualità di titolare del trattamento, ai sensi degli artt. 4, comma 1, lett. f), e 28 del Codice, le violazioni indicate ai punti a) e b) dell’atto di contestazione n. 21916/114323 del 20 luglio 2018, per le quali è intervenuta definizione in via breve e, conseguentemente, la violazione prevista dall’art. 164-bis, comma 2, per aver realizzato le violazioni di cui ai punti a) e b) in relazione a banche dati di particolare rilevanza e dimensioni;

VISTO l’art. 164-bis, comma 2, del Codice che punisce le violazioni di un’unica o più disposizioni indicate nella parte III, titolo III, capo I del Codice (ad eccezione di quelle previste dagli articoli 162,  comma  2, 162-bis  e  164), commesse in relazione ad una banca dati di particolare rilevanza e dimensioni, con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 50.000 ad euro 300.000;

CONSIDERATO che, ai fini della determinazione dell’ammontare della sanzione pecuniaria, occorre tenere conto, ai sensi dell’art. 11 della legge n. 689/1981, dell’opera svolta dall’agente per eliminare o attenuare le conseguenze della violazione, della gravità della violazione, della personalità e delle condizioni economiche del contravventore;

CONSIDERATO che, nel caso in esame:

a. in ordine all’aspetto della gravità, con riferimento agli elementi dell’entità del pregiudizio o del pericolo e dell’intensità dell’elemento psicologico, le violazioni risultano di rilevante gravità tenuto conto che, nel caso in argomento, sono stati impiegati differenti canali di contatto che hanno determinato un esponenziale aumento del livello di invasività delle campagne promozionali;

b. ai fini della valutazione dell’opera svolta dall’agente, deve essere considerato in termini favorevoli il fatto che Wind Tre S.p.A. abbia, prima ancora dell’adozione del provvedimento n. 313 del 22 maggio 2018, posto in essere autonome iniziative sul brand “Tre” al fine di eliminare le criticità riscontrate in sede istruttoria; tali iniziative sono state rafforzate a seguito dell’adozione del richiamato provvedimento e anche al fine di giungere ad una piena armonizzazione delle procedure in essere presso i brand oggetto di fusione nonché al necessario adeguamento dei trattamenti al GDPR;

c. circa la personalità dell’autore della violazione, deve essere considerata la circostanza che la Società risulta gravata da numerosi precedenti procedimenti sanzionatori definiti in via breve o a seguito di ordinanza ingiunzione (l’ultima ordinanza-ingiunzione è stata adottata il 22 maggio 2018, in www.gpdp.it, doc. web n. 9018431);

d. in merito alle condizioni economiche dell’agente, è stato preso in considerazione il bilancio ordinario d’esercizio per l’anno 2017 e i bilanci consolidati al 31 marzo 2018 e 30 giugno 2018; 

RITENUTO, quindi, di dover determinare, ai sensi dell’art. 11 della L. n. 689/1981, l’ammontare della sanzione pecuniaria, in ragione dei suddetti elementi valutati nel loro complesso, nella misura di euro 150.000 (centocinquantamila) per la violazione di cui all’art. 164-bis, comma 2, del Codice.

RITENUTO inoltre che, in relazione alle condizioni economiche del contravventore, avuto riguardo in particolare alla circostanza che Wind Tre S.p.A. è il primo operatore di telefonia mobile in Italia (con una customer base di 28.600.000 di sim card) e detiene anche una rilevante quota di mercato nel settore della telefonia fissa (2.700.000 linee), la sopra indicata sanzione pecuniaria risulta inefficace e deve pertanto essere aumentata del quadruplo, come previsto dall’art. 164-bis, comma 4, del Codice (da € 150.000 a € 600.000);

VISTA la documentazione in atti;

VISTA la legge n. 689/1981, e successive modificazioni e integrazioni;

VISTE le osservazioni dell’Ufficio formulate dal segretario generale ai sensi dell’art. 15 del regolamento del Garante n. 1/2000, adottato con deliberazione del 28 giugno 2000;

RELATORE la dott.ssa Giovanna Bianchi Clerici;

ORDINA

a Wind Tre S.p.A., in persona del legale rappresentante pro-tempore, con sede legale in Rho (MI), largo Metropolitana n. 5, C.F. 02517580920, di pagare la somma di euro 600.000 (seicentomila) a titolo di sanzione amministrativa pecuniaria per le violazioni indicate in motivazione;

INGIUNGE

alla predetta Società di pagare la somma di euro 600.000,00 (seicentomila), secondo le modalità indicate in allegato, entro 30 giorni dalla notificazione del presente provvedimento, pena l’adozione dei conseguenti atti esecutivi a norma dall’art. 27 della legge 24 novembre 1981, n. 689. 

Ai sensi degli artt. 152 del Codice e 10 del d.lg. n. 150/2011, avverso il presente provvedimento può essere proposta opposizione all’autorità giudiziaria ordinaria, con ricorso depositato al tribunale ordinario del luogo ove ha la residenza il titolare del trattamento dei dati, entro il termine di trenta giorni dalla data di comunicazione del provvedimento stesso, ovvero di sessanta giorni se il ricorrente risiede all’estero.

Roma, 29 novembre 2018

IL PRESIDENTE
Soro

IL RELATORE
Iannini

IL SEGRETARIO GENERALE
Busia

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Ho cambiato gestore telefonico (mal me ne incolse)

gestore

Ho cambiato gestore telefonico.

Direte voi che non ve ne frega altro che il giusto, cioè niente, e avete ragione. Per questo non vi dirò neanche quale operatore ho scelto per far proseguire i miei traffici telefonici, né quale era quello precedente. Dirò soltanto che avevo “urgente” bisogno di passare a un piano che avesse minuti illimitati.

Vi dirò solo che appena ho scelto di cambiare gestore mi hanno subito chiesto 25 euro, di cui 10 per la attivazione della scheda SIM e 15 come prima ricarica. Mi hanno anche trasportato 9,02 euro di credito residuo dell’operatore cedente, però mi è arrivata una serie di SMS in cui mi si dice cge mi sono stati addebitati 4,29+7,71 per il costo dell’opzione, più 3 euro per il costo dell’attivazione. In tutto fanno 15 euro. Cioè quelli che avevo speso. Bene. Resterebbero ancora 9,02 euro, ma vado a chiedere il credito residuo ed è misteriosamente a zero. Faccio una ricarica di altri 15 euro e adesso il credito residuo è di 16,73 euro. Risultato: tra credito residuo e ricariche il valore complessivo era di 39,02 euro. Me ne ritrovo meno della metà a fronte di una spesa di solo 15 euro. Inoltre, sul luogo di lavoro, quel gestore non prende neanche mezza tacca (con il precedente almeno ne avevo due).

Mi sento solo.

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Gone with the Wind!

C’è stata una tempesta solare e un buon numero di cellulari Wind sono andati letteralmente in tilt.

Qualcuno ha voluto vederci per forza una congiura del “venerdì 13”, fatto sta che tutti a chiedersi, a disperarsi, a flagellarsi, a minacciare interventi dell’Agcom e dell’Antitrust perché senza il telefonino, senza mandare le nostre puttanatine su WhatsApp, senza la possibilità di guardare nevroticamente Twitter una volta ogni tre secondi e mezzo, senza scattare una “fotina”, meglio se un “selfie” e schiaffarla su Facebook a beneficio de’ beoti che la commenteranno con spreco di faccine.

E per questo c’è gente che è disposta a firmare una class action. Voglio dire, siccome sul sole ci sono le tempeste (cosa assolutamente normale, come è normale che questi fenomeni abbiano ripercussioni sulle telecomunicazioni) allora siamo pronti a difendere tutto il meraviglioso niente a cui non vogliamo rinunciare nemmeno se ci sono di mezzo dei fenomeni naturali.

Poi, per carità, ci saranno stati anche professionisti che avevano bisogno di comunicare e che hanno avuto dei disagi, ma, appunto, si tratta di disagi, non della fine del mondo. Quando queste cosine non c’erano cosa si faceva? Ci si fermava a una cabina, si comprava un gettone, c’erano i telefoni pubblici. Ecco, ci dovremmo incazzare perché ci hanno tolto tutto questo, perché non esiste più il “posto telefonico pubblico”, perché anche se abbiamo degli spiccioli in tasca non abbiamo una cabina in cui infilarli per chiamare. E invece con chi ce la prendiamo? Con il sole. Che dovrebbe esserci amico, adesso che ci abbronza, ci rende più piacevoli allo sguardo, e magari ci fa anche sollevare gli occhi dal cellulare per dirigerli verso la vicina di ombrellone. Ecco come faremo a sopravvivere!

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Charlotte Casiraghi, “ventisett’enne”

Charlotte Casiraghi ha partorito il suo primogenito. Notizia della quale, in sé, ci interessa il giusto. Cioè nulla.

Quello che ci interessa, è che nella foga di dare una non-notizia il Corriere della Sera, nel voler indicare la giovane età della neo mammina principessata (27 anni) ha scritto “ventisett’enne”.

Purtroppo non ho lo screenshot con l’errore marchiano del Corriere. Però, nell’andare a cercare su Google il termine esatto “ventisett’enne”, si viene rimandati a una foto-gallery su “Io donna” che contine rimandi testuali tipo “Ventisett’enne con l’apostrofo scritto sul Corriere” e un probabile commento di un utente che recita “Chi è quella bestia che ha scritto “ventisett’enne”?”

Ma quello del Corriere non è un errore isolato. Libero, il portale di Wind-Infostrada ci dice che un “Ventisett’enne soffre di diabete” (e va beh, ce ne saranno anche di più giovani, suppongo)

mentre “La provincia di Varese”, nel riferire della traslazione della salma di un giovane morto all’estero, ripete lo stesso identico errore

E basterebbe scrivere “27enne”. Fa un po’ SMS ma almeno non ci si fanno queste figure cacine.

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Spamming: Il falso messaggio attribuito a Wind a cui manca un apostrofo

Ultimamente continua ad arrivarmi una serie di messaggi di phishing che riguardano fantomatiche offerte della Wind, di cui sono attualmente cliente , sia pure mugugnante e brontolone.
Siccome facco on line una serie di ammennicoli assortiti come le ricariche, l’attivazione e la disattivazione di opzioni, triccheballàcche, ricchi premi e cotillons, è normale che mi arrivi ogni tanto qualche mail dal mio gestore (che, per dirla tutta, ho scelto perché costa poco, è una motivazione vile ma è comunque una motivazione, e non è un reato essere vili).
Ma queste non le manda Wind, è il solito specchietto per le allodole per carpire  un numero di carta di credito.
Solo che stavolta è costruito bene. Generalmente uno degli indizi per capire se un messaggio di spam rivela intenzioni poco pulite è controllarne la grammatica, l’ortografia e la sintassi.
Qui, a parte la costruzione della pagina un po’ approssimativa (il messaggio pubblicitario con Aldo, Giovanni e Giacomo è vero, anche se l’immagine risulta un po’ troppo compressa e sgranata), sembrerebbe andare tutto bene. A parte "un offerta irripetibile" in cui manca clamorosamente l’apostrofo.
Spammer e pure ignoranti!

Comunque cercate di non cascarci, nèh?

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Il pieno Wind che non usero’ quasi mai

Allora, vediamo un po’ se riesco a farvi capire il ragionamento perché spesso finisco con il non capirmi nemmeno io e allora ci si attriga anziché no.

Io ho una scheda Wind (lo so cosa pensate, ma costa poco) su cui sono presenti ben tre opzioni:

– una che mi ricarica di 3 centesimi per ogni minuto di conversazione da utenti non Wind (per forza, se no il gioco era finito…) e per ogni SMS non Wind ricevuto, e va beh;

– un’altra che mi dà 300 SMS al mese verso tutti;

– un’altra ancora che mi dà 300 minuti al mese verso tutti di traffico voce.

Ora, solitamente codeste soglie di traffico (oltre le quali scatta la normale tariffa telefonica) sono più che bastevoli per le mie esigenze, così, quando all’ultimo giorno della promozione degli SMS, per esempio, me ne avanza una cinquantina, mi diverto a mandarci a quel paese il beato Baluganti Ampelio e la sua allegra congrega di frati zoccolanti, così, per ischerzo.

Insomma, pago relativamente poco (per il momento neanche 20 euro al mese), e il tutto fa alla bisogna, nel senso che difficilmente sforo i limiti.

Ora, accade che, ricevendo un SMS di qui, una chiamata di là, io sia giunto ad accumulare un bonus di traffico di circa 70 euro.

Il punto è che si tratta di un bonus di traffico, appunto, anche se sul sito della Wind c’è scritto testualmente:

"Pieno Wind è l’opzione che ti permette di ricaricarti con le chiamate e gli SMS ricevuti da altri operatori fino ad un massimo di 50 euro mensili."

Mi permette di ricaricarmi, dunque dovrebbe farmi una ricarica.

Invece no, è un bonus.

La differenza tra ricarica e bonus è semplice. La ricarica è spendibile (ad esempio per acquistare altre opzioni o rinnovare quelle preesistenti quando scadono), mentre con il bonus si può solo fare del traffico (SMS, chiamate, dall’Italia, dall’Estero, traffico internet etc…).

Ad esempio, se invece di spedire 300 SMS in un mese ne spedisco 301, quello in più che spedisco andrà addebitato sul bonus (i 70 eurini di cui sopra).

Però i 20 euro mensili che mi costa l’accrocchio non potranno mai essere scalati dai 70 perché se no il gioco è finito.

Ora questi signori della Wind dovrebbero spiegarmi perché se io faccio una ricarica dal tabaccaio si chiama ricarica e mi va sul credito spendibile, mentre se io mi "autoricarico" o ottengo una "ricarica" (come la chiamano loro) tramite il traffico ricevuto, poi non lo posso più spendere come se fosse una ricarica normale.

Ma soprattutto, che senso ha far crescere sempre di più un bonus che, verosimilmente, o non verrà mai intaccato, o lo sarà solo in modo marginale?

Non c’è nulla da fare, bisogna che mandi a quel paese Baluganti Ampelio e gli altri un po’ più spesso.
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Aggiornare Facebook via SMS si puo’ solo con Wind, ma presto addio Twitter

Ahiò, vai, ci siamo.

Facebook supporta l’invio di messaggi SMS di solo testo per l’aggiornamento del proprio "stato" (che poi chissà cosa vuol dire, il mi’ nonno Armando diceva sempre alla mi’ nonna Angiolina "O in che "stato" siei?" -"siei" è toscanismo per "sei", voce del verbo essere-).

Per ora la funzione è supportata da un solo gestore telefonico, Wind, ma se presto, come temo, verrà estesa anche agli altri operatori, sarà la fine di Twitter che, peraltro, questa opzione l’aveva già prevista da un bel po’.

I più rompicoglioni, su Facebook, hanno anche l’opportunità di mandare i loro aggiornamenti attraverso cazzilli "multimediali" assai poco interessanti rispetto alla modalità "solo testo". I caratteri estesi (come le vocali accentate, per esempio) sono gestiti un po’ di schifo, ma il punto è che ora una scheda Wind correranno a farsela tutti per provare questa nuova (nuova?), straordinaria e mirabolante applicazione, i miei alunni e le mie alunne cazzeggeranno molto più spesso sul cellulare con la scusa di mandare un messaggio sul Web che dichiari che sono in uno "stato" comatoso perché hanno appena preso due in spagnolo (eh, ci vuole…).

Mia nipote, la principessa Marusca Baluganti chiederà subito la Number Portability a Wind, perché il rientro pomeridiano con l’insegnante di religione lo ha già chiesto, con sommo gaudio e tripudio del Principe Reggente Ampelio I.
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“La” 50 euro di Wind tra Natale e Santo Stefano

Telefonare al servizio clienti Wind la mattina di Santo Stefano non è che sia una delle esperienze più esaltanti e glorificanti né per il cliente né per l’addetto al costumer care.

Un po’ perché il centralinista ha i coglioni girati per il fatto di dover lavorare in un giorno festivo, un po’ perché è costretto a farlo tra orde di clienti che chiamano perché il telefonino ricevuto per Natale non riceve gli MMS, non si attiva con il Blue Tooth e in sottofondo è tutto un affannarsi di call-centriste sclerate.

Il ragazzo che mi rispoinde è piuttosto gentile anche se sbrigativon (lavora a numero di chiamate, evidentemente), ma ha un pessimo italiano. Chiedo quando mi verranno riaccreditati 50 euro a cui ho diritto per aver partecipato a una promozione (una di quelle operazioni di routine che però ti fanno sentire tanto benvoluto). Mi risponde che l’operazione è in coda (e fin qui tutto bene" e che "le riaccrediteremo la 50 euro entro le prossime 48 ore".

"La 50 euro"… è bellissimo. Pensavo che "euro" fosse un sostantivo maschile invariabile al plurale. Invece ora è femminile. Stupendo.

In effetti al Sud c’è una tradizione molto diffusa: si diceva "la 50.000 lire", "la 1000 lire", per dire "la banconota da 50.000 lire" e "la banconota da 1000". "S’ha rubbato ‘a ciche lire ‘a coppa ‘a culunnetta!", diceva Eduardo nei panni di Luca Cupiello maledicendo il figlio Nennillo che gli aveva rubato la banconota che gli serviva per comprare i pastori del presepio.

In un mondo di tecnologia, "la" 50 euro sopravvive.
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Garante della Privacy: Wind mi deve rimborsare 200 euro per servizi non richiesti

E oggi ci ha rimesso 200 euro anche Wind, così facciamo pari e patta.

Nel giugno scorso mi mandarono alcuni SMS che mi annunciavano l’attivazione di un paio di servizi non richiesti, che, tra le altre cose, non costano nemmeno poco, e che se volevo disattivare era necessario innescare una procedura che, come minimo, era un gran bel rompimento di zeri.

E’ partita la solita istanza di accesso ai dati e, poi, visto che si sono degnati di non rispondere (o, meglio, di rispondere, ma a un indirizzo in cui non risiedo e in cui non sono più residente da almeno 4 anni), è partito il ricorso.

Il Garante stavolta ci ha messo un po’ (6 mesi, è il dispositivo in assoluto più "ritardatario" che io abbia ricevuto) e sono 200 euro di rimborso, dunque.

Non solo, il Garante si è anche riservato ulteriori azioni nei confronti di Wind per quanto riguarda i servizi non richiesti in questione.

Il dispositivo integrale è scaricabile sotto forma di file .PDF

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L’elemosina delle ricariche telefoniche di Tim, Vodafone, Wind e 3 ai terremotati d’Abruzzo

Dobbiamo fare un po’ d’ordine, soprattutto in base ai vostri commenti.

Fabio Montale (sic!) aggiorna la notizia del processo ai romeni accusati di atti di sciacallaggio ai danni dell’abitazione e dei beni di una persona anziana di San Panfilo d’Ocre. Comunica che tutti gli imputati sono stati assolti per non aver commesso il fatto. E’ una buona notizia, che, purtroppo, non cambia di una virgola le conclusioni che avevo tratto: la gente è assettata di colpevoli, e se l’autorità Giudiziaria non riesce a colpire i colpevoli veri, pazienza, si accontenterà di quelli falsi. E se non c sono neanche quelli falsi la colpa non può che essere dei giudici che applicano la legge (cioè assolvono quando c’è da assolvere). C’è fame di capri espiatori da sbranare prima ancora che vengano immolati sugli altari.

Fabio Montale avrebbe bisogno e voglia che sul blog si continuasse a parlare di cazzate.
Le cazzate, glielo riconosco, fanno parte della vita, come i terremoti. Per ora ci sono i terremoti. Certo, occuparsi delle canzoni più belle della nostra vita strappa un sorriso (perché la canzone fa schifo, perché ci riconduce ai nostri ricordi, perché pensiamo a come eravamo pirla, o, forse, solo a come eravamo giovani) e certo, si rischia di perdere il contatto con la realtà, che è anche fatta di balordaggini assortite. Per ora, vedo solo la realtà che ho intorno, e ne parlerò almeno finché sarà possibile. Non escludo di poter tornare a scrivere cazzate. ma per il momento non lo garantisco.

Lys fa una serie di considerazioni, dalle quali mi fa piacere estrapolare la questione delle ricariche per i cellulari. Ho provato ad approfondire il tema, perché, come vi ho già detto, il problema della comunicazione è primario. Dire, raccontare, parlare con un parente lontano, con un amico, sono necessità urgenti come le mutande o la biancheria intima (dove non c’è acqua ci si lava alla bene e meglio, gli indumenti intimi una volta indossati nuovi vengono bruciati).

Allora, mi risulta che TIM abbia accreditato 10 euro a ciascuno dei 341.000 clienti abruzzesi. A quanti abbiano un saldo inferiore ai 5 euro viene accreditata una cfra che riporti il saldo a 10.

Vodafone avrebbe inviato 200.000 ricariche telefoniche da 5 euro ciascuna, credo che la scadenza dei conti telefonici per i clienti in abbonamento sia stata differita.

Anche Wind dovrebbe avere inviato una ricarica gratuita di 5 euro sui telefonini dei clienti presenti sul territorio colpito, ma altre fonti dichiarano 10 euro e non si sa se per “territorio colpito” intendano le zone più o meno lesionate dal sisma o tutta la regione Abruzzo.

Per quanto riguarda H3G (3) le cose starebbero diversamente, ma le notizie che ho sono frammentarie, pare che la ricarica sia di 30 euro, per tutti i clienti residenti nella provincia de L’Aquila.

E’ evidente che, a parte l’aiuto di H3G Italia, i rabbocchi di Tim e i 5 euro di Vodafone e Wind, sono gocce nel mare. Personalmente se dovessi ricevere, anche solo per errore, un qualsiasi aiuto da uno dei miei gestori telefonici, chiederei che venisse dato a chi ne ha bisogno.

Ma il punto è che non basta. Che se ne fa la gente di 5 euro di ricarica?

Se avete qualcuno in Abruzzo che ha bisogno, di cui conoscete il numero di telefono cellulare e relativo gestore, uscite di casa, andate presso un tabaccaio o un bancomat e fategli la ricarica voi. Sarete più anonimi, e, come mi fa notare un altro lettore, Reginaldi Armando detto “Testina”, il vostro aiuto arriverà per intero, direttamente e senza intermediari.

Continuo a precisare,a

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Tim e Vodafone condannate dall’Antitrust

Le compagnie di telefonia mobile italiane sono i neo-avvoltoi tecnologici del XXI secolo.

Abbiamo i prezzi più alti d’Europa per gli SMS, e con un SMS te lo piazzano in quel posto dicendoti che il piano tariffario che avevi sottoscritto è cambiato e che, bene che ti vada, paghi il doppio tutto quello che avevi fino a quel momento.

Bene, hai voluto l’eliminazione dei costi di ricarica? E ora pedala!

Ma le associazioni dei consumatori sono state in guarda e sono riuscite a far condannare le compagnie al pagamento di 1.205.00 euro così ripartiti: 155.000 euro per Zero9, 315.000 euro per Telecom Italia, 285.000 euro per Vodafone, 265.000 euro per Wind e 185.000 euro per Tre.

Chissà perché hanno parlato solo di Tim e di Vodafone.

Una goccia nell’Oceano, perché con tutto quello che hanno guadagnato dagli aumenti, le compagnie telefoniche sguazzano bellamente nel soldi fregati agli adolescenti che vogliono la tariffa "Happy Pirla" per smessaggiarsi tutto il santo giorno.

Se la prendono con loro e si salvano dalle cosneguenze economiche delle multe. Lo sanno benissimo che gli italiani non resta altro che spippolare ora che hanno tolto loro anche le mutande.

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Gli SMS del 2009



L’abitudine degli SMS con gli auguri di Natale e di Buon Anno è assolutamente odiosa.

Per questo chiedo scusa a quanti mi hanno inviato il loro pensiero, via cellulòfono, ma questa volta ho deciso di non rispondere a nessuno.

Per Natale mi sono fatto prendere dal senso del dovere e del rimorso, si sa, a Natale nasce Gesù Bambino, ci si deve sentire più buoni e generosi, e rispondere con pazienza e tolleranza anche a chi non ti ha mai scritto per tutto l’anno, neanche per chiederti "Oh, cane, come stai??"

Ma per il Capodanno non mi sono fatto fregare, a Capodanno non nasce un bel cavolo di nessuno, e quindi ho fatto una sorta di sciopero morale degli SMS, che non mi ha impedito di sentirmi bippare l’attrezzo schizofònico in continuazione.

L’SMS che va più di moda quest’anno è del tipo:

"BNUAONNO: questi auguri li ho comprati all’IKEA, vedi di rimontarteli da solo!"

con tutta una serie di varianti e controaggiunte varie.

Ne avrò ricevuti una decina e tutti dello stesso tenore.

Ora c’è da domandarsi com’è che la gente non trova nemmeno un momento per scrivere qualcosa di personale, di originale, che so "O bìschero, come stai? Speriamo che il nuovo anno ci porti parecchi quattrini e che muoia Berlusconi" no, non lo fa nessuno, la gente non ricicla i rifiuti e ricicla gli SMS degli altri…

Alcuni, addirittura, si limitano ad "inoltrare" un SMS con la firma di un altro dimenticandosi di correggerlo, per cui ti capita di leggere, come è successo a me, un messaggio firmato Francesco da una amica che si chiama Daniela, e lì vai direttamente in tilt.

Come vanno in tilt i telefoni a mezzanotte, quando tutti, ma proprio tutti, inviano contemporaneamente gli auguri a chiunque, anche a chi non c’entra nulla.

E che dire dell’abitudine piuttosto rompicoglioni anziché no di NON firmare gli SMS??

"Scusa, ti scrivo dal cellulare di mia madre perché il mio è scarico, auguri!", sì ma chi cazzo sei? E, soprattutto, perché mai dovrei avere il numero di telefono di tua madre?

Ma perché la gente non torna a odiarsi come sempre?
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“Non accettate SMS dagli sconosciuti!” (3 is a magic number!)

Stamattina ho ricevuto un SMS.

Non è una notizia, succede a tanta gente.

La particolarità del messaggio non è nemmeno il fatto che giunga dal mio gestore telefonico (Tre), me ne manda tanti e sempre a sproposito. Ma questo li batte tutti.

Scrive il servizio "3 informa":

Non accettate SMS da sconosciuti. I pedofili inviano SMS chiedendo foto oscene in cambio di ricariche, per info clicca GRATIS…

1) Non accettate SMS da sconosciuti. Emerita vaccata da leggenda metropolitana. Come si fa a NON accettare un SMS da un numero sconosciuto? E’ tecnicamente impossibile a meno di non tenere spento il telefono per più di una quindicina di giorni.

2) L’immagine del pedofilo che invia SMS chiedendo foto oscene, se da un lato corrisponde a una tipologia evidente di questo tipo di delinquente, dall’altro sembra francamente ridicola: ma ce lo vedete un pedofilo che come primo approccio nei confronti della vittima le dà il proprio numero di cellulare (perché presso un numero le "foto oscene" dovrà pur riceverle)? Ci manca solo che le dia anche l’indirizzo, così se uno lo vuol denunciare, per l’amor di Dio, si accomodi pure, faccia, faccia, tanto il Professor Marcelletti non l’hanno incastrato per molto meno, no…

3) Il pericolo, per quelli di 3, è sempre e solo il pedofilo. Perché secondo loro persone maggiorenni consenzienti che mandano SMS a persone maggiorenni ma NON consenzienti non esistono. Il reato di molestie è un optional. O comunque un "male minore" di cui il servizio "3 informa" ritiene di non doverti informare.

4) L’unico rimedio è non accettare SMS dagli sconosciuti, andare dal magistrato con una bella denuncia no.

Li chiamano "servizi alla clientela" e "prevenzione"

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8 e 9 settembre sciopero dei telefonini: l’esercito dei pirla si è mosso

C’è poco da fare, le notizie sono preoccupanti, l’opinione pubblica è sconvolta e disorientata, sembra proprio che da settembre le tariffe telefoniche mobili aumenteranno, e sono disgrazie da non sapere dove andare a sbattere la testa.

Per cui, una valanga di pirla ha deciso di muoversi armi e telefonino e di rispondere allo scandalo delle tariffe con un bello sciopero da effettuarsi l’8 settembre, o giù di lì, con una bella resistenza passiva di quelle che faranno rabbrividire l’opinione pubblica: nei giorni di sciopero non si usa il telefonino.

Che è una pirlata doppia, di cui dovrebbero solo vergognarsi, perché si sa benissimo che i clienti dei gestori telefonici sono praticamente tutti con una scheda ricaricabile sì, ma prepagata, quindi figuriamoci cosa gliene frega alla Wind (o a 3, o a Vodafone, o a Tim) se uno non telefona, tanto i soldi sono già investiti in banca a produrre interessi perché la gente li ha pagati in anticipo.

E poi, al ritorno dalle vacanze, nulla di meglio di un piagnisteo corale per protestare contro l’aumento di quello che è un bene di prima necessità per gli italiani, il telefonino.

Perché protestare contro l’aumento del 25% della pasta, del pane, del grano, contro l’aumento del petrolio e dei suoi derivati, dell’energia elettrica e contro la privatizzazione dell’acqua non se ne parla.

Tanto poi la gente mangia e beve SMS…

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