Il “Manifesto” della razza nel giorno della memoria per Wikipedia e Wikisource

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Che, voglio dire, dopo aver regalato qualcosa come due euro a Wikipedia (non so se vi ho già scritto che ho fatto una donazione involontaria di due euro a Wikipedia) uno dovrebbe avere a maggior ragione il diritto di consultarla, se non altro per vedere le inesattezze e le macroinutilità che pubblica e denunciarle sul suo blogghino striminzito. Davide contro Golia, ma anche le frombolate sortiscono qualche effetto, talvolta.

Insomma, si va a vedere la pagina principale della versione in italiano di Wikipedia (con il proprio smartphone, che fa assai più figo –cosa volete, ormai il PC da tavolo non lo usa più nessuno-) e ci si trova il collegamento (“link” per i più fighetti) a Wikisource, progetto gemello di Wikipedia, la biblioteca che ripubblica testi di pubblico dominio scannerizzandoli da libri o riprendendoli da altre biblioteche sparse per il mondo (una ideona originalissima, bisogna riconoscerla, non ci aveva ancora pensato nessuno). Dico, si va a vedere quel link e si scopre che è uno “Speciale: Giorno della Memoria”, che se non mi sbaglio, era il 27 gennaio, va beh, è un po’ passata come data, ma lasciamo correre, vediamo qual è la “Rilettura del mese”: nientemento che “Il manifesto della razza” di vari autori, tutti squisitamente scienziati e intellettuali di matrice fascista e di netta appartenenza al regime di Mussolini (Guido Landra, Lidio Cipriani, Leone Franzi, Marcello Ricci, Lino Businco) che hanno stilato una sorta di decalogo delirante, ponendo al punto 7° il titolo “ E’ TEMPO CHE GLI ITALIANI SI PROCLAMINO FRANCAMENTE RAZZISTI”, decalogo che ha condotto il regime a stilare le leggi razziali del 1938 e a portare il paese nella più totale devastazione sociale, mentre ci si avviava alla follia della guerra. Il “Manifesto della razza” come lettura consigliata, che sta per oltre un mese sulla pagina principale di Wikipedia non ha nulla a che vedere con il giorno della memoria, è un documento che dovrebbe soltanto essere dimenticato, invece questi professionisti dello scanner e dell’OCR lo hanno digitalizzato e immortalato a futura e imperitura memoria, ponendo un testo che esalta il razzismo come valore, a base per la celebrazione del giorno della memoria. E ci saranno sicuramente molti che hanno applaudito o che hanno apprezzato l’operazione, magari richiamando a difesa dell’indifendibile il valore di “cultura generale” che assume il testo in una biblioteca, che non deve guardare ai contenuti, ma solo a conservare, conservare e conservare. E allora perché i colleghi tedeschi di Wikisource non mettono in linea il “Mein Kampf” di Hitler?? E’ di pubblico dominio, possono farlo, non c’è alcuna limitazione legale. Ma se non lo fanno ci sarà un motivo. E il motivo è che quel testo nuoce gravemente alla società, riporta in ballo un regime, è stato scritto dal male assoluto. Ma perché, questi simpaticoni che hanno vergato il “Manifesto della razza” erano il bene incarnato e sceso sulla terra a miracol mostrare? E non è uno schiaffatone alla religione ebraica l’accostare l’originale grafica di regime del “Manifesto” alla stella di Davide? Macché, non c’è risposta. Di più, non se ne sono neanche accorti. Il massimo che ti possono dire è che Wikipedia è un’enciclopedia aperta a tutti e che se volevi potevi intervenire facendo valere le tue rimostranze e togliere quel contenuto. Che sarebbe stato puntualmente rimesso in linea pochi minuti dopo dai servetti del regime che hanno potere di vita o di morte su chiunque corregga qualunque cosa in Wikipedia. Perché Wikipedia è così: irreprensibile, impunibile, irresponsabile. E’ una sorta di zona franca dove tutto è possibile tanto non risponde mai nessuno del proprio operato.
Due euro frutto del mio lavoro per finanziare costoro. Se ci ripenso…

Per Wikisource Mussolini era un politico e un giornalista, non un dittatore (non si dice…)

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Wikisource, parliamone ancora.

In un post di un po’ di tempo fa, feci presente che all’indirizzo web:

http://it.wikisource.org/wiki/Contro_la_guerra

è pubblicato uno scritto di Benito Mussolini, del 1912, intitolato “Contro la guerra” che, voglio dire, ha già un titolo che è tutto un programma (Mussolini contro la guerra? Ma quando mai? Probabilmente da ubriaco…).

Qualcuno potrebbe muovere a Wikisource l’obiezione sull’etica (o, meglio, sull’eticità) di pubblicare un siffatto scritto mussoliniano.

Ma, si sa, quelle che credono di essere delle biblioteche on line (quando sono semplicemente degli “editori”), a sentir parlar d’etica s’indignano assai.

La risposta è quella solita, trita e ritrita: una biblioteca non deve guardare all’autore o all’editore ma a mettere a disposizione l’opera per quella che è, senza farsi scrupoli, perché il sapere è universale e deve essere alla portata di tutti, e che cazzo!

E infatti, Wikisource, che è parente per linea retta di Wikipedia, considera Benito Mussolini un “politico e giornalista italiano”.

Ecco cos’era la buonanima!

Invece, la nonna di Wikisource, la stessa Wikipedia, alla voce italiana “Benito Mussolini” (di cui potete scaricare la versione nel purtuttavia inutile formato PDF da qui) precisa che Mussolini era dittatore e come!

Ah, nipoti sciagurati!!

Wikisource mette in linea opere di Mussolini (ma le va di schifo perche’ sono ancora sotto Copyright!)

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Di quei buontemponi di Wikisource, una delle sorelle minori di Wikipedia, non ho parlato più da tempo, perché ho preferito lasciare bollire questa ennesima biblioteca organizzata, supervisionata e diretta con una politica ben precisa, nel brodo primordiale del suo sonnecchiare.

Come sempre, buoni propositi dichiarati in prima pagina:

"Stiamo creando una biblioteca libera e gratuita a cui tutti possono collaborare, che raccoglie opere e documenti di dominio pubblico o rilasciati nei termini della licenza GNU Free Documentation License. Questo sito, insieme a Wikipedia ed altri progetti, è gestito dalla Wikimedia Foundation."

e come sempre un’iniziativa assai discutibile e arenata, considerato che dei testi più interessanti (ad esempio una versione della Bibbia nella storica traduzione protestante di Giovanni Diodati) si vede ben poco. La spiegazione è logica e non ha bisogno di ulteriori approfondimenti: molto entusiasmo iniziale, ma quando i testi cominciano ad essere lunghi, la gente si stufa di curarli, loro vivono del contributo volontario delle persone e quindi, se vuoi l’incedere ampolloso dell’italiano del Diodati, o ti tieni solo la Genesi o ti attacchi al tràmme.

Giusto ieri, però, mi sono accorto che la sezione dedicata nientemeno che a Benito Mussolini (voglio dire, mica Dante Alighieri, no, dico, Benito Mussolini, come faremmo a stare senza??) è stata arricchita da un breve (per forza, se no, come dicevo, non riescono a stargli dietro) da uno scritto del 1919 intitolato "Contro la guerra".

Che voglio dire, è anche un bell’ossimoro, se proprio vogliamo vederla tutta fino in fondo.

Il punto è che, tra l’altro, è anche fuori copyright. Potrebbe sembrare impossibile, ma le leggi sul diritto d’autore, peraltro approvate nel nostro paese durante il pieno svolgimento della seconda guerra mondiale, valgono anche per gli scritti di Mussolini, che è morto, come tutti sanno o dovrebbero sapere, il 28 agosto 1945. Quindi cadrà in pubblico dominio a partire dal 1 gennaio 2016.

Ma cosa non si farebbe per la cultura e per diffondere gli scritti di un Autore di siffatto interesse?

C’è anche Berlusconi a far bella mostra di sé su Wikisource (jma per "par condicio" c’è anche Prodi). Però sui discorsi ufficiali dei politici o sugli atti parlamentari il copyright non c’è. E bisognerebbe che si rendessero conto che quelli di Mussolini non sono atti ufficiali ma scritti privati  e personali, vergati e datati anche prima che il Nostro iniziasse la sua fulgida carriera di Presidente del Consiglio.

La licenza sui testi è una Creative Commons. Cioè, Wikisource concede agli altri di condividere un contenuto che non è nemmeno suo.

Come minimo tra qualche ora qualcuno scriverà (è già successo!) per dire che si può collaborare in modo positivo e propositivo, non facendo una critica sterile (sterile?) dall’esterno.

Vi ragguaglierò quando sarò riuscito a far togliere dalla disponibilità le opere di Mussolini.

1 marzo: Wikisource ricorda Manzoni, Redi, Campana e… Berlusconi!

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Credo di aver già scritto, in passato, un post su un argomento simile, ma l’occasione è ghiottissima, quindi, ateroscleroticamente, mi ripeto.

Wikisource rivendica di essere una biblioteca aperta, calda, accogliente, premurosa, che sa adattarsi ad ogni occasione, che si fa visitare spesso e volentieri, in cui tutti possono infilare ciò che vogliono. Gratuitamente.

Trattandosi di una biblioteca on line, sia pure con un numero assai scarso di testi, ci aspettiamo anniversari di nascita e di morte, di pubblicazione di opere capitali e fondamentali nella letteratura, nelle arti, nella scienza.

Oggi, 1 marzo, San Coso, è l’anniversario della morte di Francesco Redi e di Dino Campana. Ma bene. Nel 1819 il Manzoni scriveva un sonetto con relative postille dedicandolo a Carlo Porta, e va beh, Manzoni ha scritto cose obiettivamente più importanti, ma apprezziamo lo sforzo.

E poi cosa scrivono? Che il 1 marzo del 2006 Berlusconi ha parlato al Congresso degli USA.

Cosa c’entra? E’ un evento culturale? No. E allora, di grazia, perché mai ricordarlo in una biblioteca in cui la gente va a cercare testi?

E che dire del fatto che il 1 marzo 1938 moriva quell’anima nobile di Gabriele D’Annunzio? Sarà più importante D’Annunzio di Berlusconi…? No, non ce lo mettono. Eppure ai basterebbe andare a curiosare quello che pubblicano i cugini di Wikipedia:

La cultura è in mano a iniziative che ritengono che Berlusconi sia cultura. A parte Bondi sono Wikisource mi sembra la sola.