Wikipedia torna di nuovo a bussar quattrini

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E’ andata che anche questa volta, la settimana scorsa, Wikipedia ha riempito le sue pagine di banneroni e bannerini per andare a bussar quattrini presso le tasche e le carte di credito dei suoi utenti.

Non c’è nulla di male in questo, ognuno campa di quello che ha e di quello che può. Non si campa di sola aria e anche il mio minimerrimo blog accetta volentieri le donazioni degli utenti. Abbiamo ricevuto ben 20 euro in tre anni. Meglio di un calcio nei denti.

La cosa che crea più imbarazzo, in questa campagna per le sottoscrizioni per mantenere l’enciclopedia più sconclusionata della storia, oltre alle solite lagne (“ti chiediamo in tutta umiltà di sostenere la cultura libera”, eh, ma dove esiste? Questa non è umiltà, è protervia!) sul fatto che se tutti donassero almeno l’equivalente di un caffè (2 euro, ma un caffè al bar costa molto meno), le cose andrebbero decisamente meglio (eh, già, lo so!), e che il 98% degli utenti e dei lettori non dona (e che è, colpa mia? Volete fare una risorsa gratuita e senza pubblicità, il minimo che vi possa accadere è di non ricevere quasi il becco di un quattrino), è il fatto che si richieda di dimostrare “ai volontari che ti forniscono informazioni affidabili e neutrali che il loro lavoro conta”.

Dico io: la gente che consulta Wikipedia in italiano viene accolta da un timido avvertimento che recita testualmente “Wikipedia non dà garanzie sulla validità dei contenuti”, e poi, chissà come e chissà perché, questi contenuti diventano “affidabili e neutrali” quando si parla dei volontarissimi che si firmano con uno pseudonimo e quando c’è solo da batter cassa.

La campagna è terminata, tutto è ricominciato secondo i soliti ritmi. Non vi preoccupate di tirar fuori il portafogli, sia pure per un semplice obolo simbolico, una voce wikipediana su Wanna Marchi non vi mancherà mai

I primi 20 anni dell’ineffabile Wikipedia

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Wikipedia compie venti, tondi, ed inutili anni.

Tutti a festeggiarla, celebrarla, lodarla, neanche fosse una sacra reliquia. Wikipedia è lì, col suo carico di arroganza e di potere. L’arroganza di chi concentra su se stesso il delicatissimo ruolo di revisore dei contenuti, e decide il bello e il cattivo tempo su quanto immettono in linea i wikipediani, e il potere di chi è sempre in testa alle ricerche di Google, diventando così il quinto sito più visitato al mondo.

Sono molti i giornali italiani che dedicano almeno un articolo al glorioso evento. Ci permettiamo il diritto di essere una voce fuori dal coro delle “alabanzas” che provengono dalla carta stampata e dal web.

Tra le molte e sperticate (e, in un certo qual modo, ingiustificate) lodi all’enciclopedia più caotica del mondo, figura un articolo di Marino Sinibaldi, direttore di Rai Radio Tre, su “Internazionale”. Ho sempre avuto molta stima di Sinibaldi, fa un lavoro egregio e rende un servizio insostituibile all’informazione pubblica e alla diffusione della cultura in Italia, ma stavolta ho qualcosa da dire su quello che scrive.

Dice Sinibaldi:

“(…) perché la usiamo? Ma qui la risposta può essere più semplice: è gratuita, amichevole, accessibile e comunque è sempre in cima alla pagina che ci appare se cerchiamo notizie su Lyndon B. Johnson o sulla battaglia di Teutoburgo (anzi, come corregge pedantemente Wikipedia, battaglia della foresta di Teutoburgo).”

Ci sarebbe da dire che anche la Treccani è gratuita, almeno nella sua versione web. Perché, dunque, si preferisce Wikipedia, che dice di se stessa di non poter dare garnzie sulla validità dei contenuti, a un’altra enciclopedia italiana che, invece, sulla validità dei contenuti, avrebbe molto da insegnare? Semplice, perché è meglio indicizzata (grazie ad un sistema certosino e perverso di rimandi interni, e al fatto che le voci vengono costantemente riviste e modificate) e perché la gente è maledettamente pigra. Ci sono utenti che pensano che Google sia un browser, quindi affidano le loro ricerche alla pagina più consultata nel web, guardano i primi elementi che ne escono fuori (e tra i primi elementi c’è sempre Wikipedia), e lì cliccano. Non si tratta, cioè, di un merito di Wikipedia. Si tratta, per lo più, di sfruttare l’ignoranza di chi naviga in modalità incerta sul web e si affida più volentieri ai motori di ricerca piuttosto che alla barra degli indirizzi del proprio browser preferito. Google è avido non solo di nuovi contenuti, ma anche e soprattutto di contenuti modificati, aggiunti, corretti. Cosa significa che Wikipedia è “accessibile”? Vuol dire forse che le altre enciclopedie più tradizionali non lo sarebbero?? E perfino quell’aggettivo “amichevole” mi suona male.

Wikipedia è tutt’altro che “amichevole”. E’, al contrario, presuntuosa e di parte. La “parte” di cui sopra, ovviamente, sono le regole che fissa perché gli utenti possano accedere a casa loro.

Nel 1996 decisi di dare il mio modesto e insignificante contributo a Wikipedia, correggendo la data di pubblicazione di un’opera dell’autore oggetto della mia tesi di laurea. Sapevo benissimo che quell’opera era stata pubblicata un anno dopo la data indicata da Wikipedia, era il mio oggetto di studi. Ho quindi modificato la voce, correggendola. Dopo due ore uno studentello liceale di letteratura spagnola, brufoloso e supponente mi scrive dicendomi che io non avevo dato giustificativi sufficienti per la mia variazione, we sì, insomma, ci vuole la bibliografia, e, nel dubbio, siccome era uno scemo, che oltretutto si firmava anche con uno pseudonimo, ha ripristinato la versione precedente (sbagliata). Bravo, così si fa!

E’ facile fare un’enciclopedia da più di un milione di voci. In primo luogo basta ritenere enciclopedico quello che enciclopedico non è (“Wanna Marchi”, per esempio), e poi basta gonfiare i contenuti fino all’inverosimile: se, per esempio, un’enciclopedia tradizionale dedicherebbe soltanto una voce ai Beatles, magari con tanto di discografia, Wikipedia ne crea a decine. Una dedicata ai Betles, altre quattro dedicate a ciascun componente, un’altra per ogni disco pubblicato, e un’altra ancora per ogni traccia contenuta su ogni disco pubblicato, magari di poche righe. Basta che “Beatles” rimandi a George Harrison, Ringo Starr, Paul McCartney e John Lennon. Poi ci saranno diversi rimandi del dipo “Discografia con i Beatles” per ciascuno di questi quattro interpreti, successivamente ciascuna voce della discografia sarà collegata a un album, e di quell’album verranno recensite le singole canzoni, tutto grazie ai volontarissimi. E’ come se una massaia che ha fatto troppo arrosto e se lo vede avanzato, lo riscaldi in giorno dopo, e, se ne avanza ancora, ci faccia il suo bel vitel tonné, che, se avanza ancora, tornerà buono per fare le polpette. Wikipedia non butta via niente.

E quindi, in questi giorni, ci ritroviamo a festeggiare questo poderoso popo’ di informazioni inesatte, equivoche, non certificate, al limite del gossip (Wikipedia è peggio del casellario giudiziale). Ce lo dobbiamo tenere così e non è una bella cosa, no, no davvero.

Salvini indagato per abuso d’ufficio sull’uso dei voli di stato. Wikipedia riporta tempestivamente la notizia ma senza citare la fonte

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Dopo aver disposto l’archiviazione la Procura regionale della Corte dei Conti del Lazio ha trasmesso gli atti sui voli di Stato del segretario della Lega Matteo Salvini ai colleghi della sezione penale. Secondo i magistrati contabili il segretario della Lega ed ex Ministro degli Interni avrebbe usato i voli di stato non solo per attività istituzionali, ma anche per attività di partito. L’ex ministro non avrebbe comunque arrecato alcun danno erariale.

(dalla pagina https://it.wikipedia.org/wiki/Matteo_Salvini)

Questo è quanto riferisce l’ineffabile Wikipedia sulla recente notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati del nome di Matteo Salvini in ordine all’indagine dei magistrati di Roma, successivamente trasmessa al Tribunale dei Ministri. Singolarmente quanto virgolettato non è correlato dall’indicazione di alcuna fonte (eppure Wikipedia si vanta di essere autorevole proprio perché cita fonti a loro volta ritenute “autorevoli”). Offro di seguito la versione PDF della voce dedicata a Matteo Salvini così come l’ho salvata poco prima di mettere le mani a questo intervento.

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Archiviata la posizione di Roberto Saviano (diffamazione) nei confronti dei quotidiani “Cronache di Napoli” e “Cronache di Caserta”

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E’ stata archiviata dall’ufficio del GIP di Roma, nella persona della dottoressa Paola De Nicola,  la denuncia querela sporta a carico dello scrittore partenopeo Roberto Saviano dai quotidiani “Cronache di Napoli” e “Cronache di Caserta”. Saviano, in un articolo del 2015, aveva sostenuto che “Cronache di Napoli e Cronache di Caserta sono contigue alle organizzazioni criminali, che fungono da loro uffici stampa, e che sono organo di propaganda e di messaggi tra clan” .

Scrive inoltre Paola De Nicola: “Sussistono ulteriori e diversi elementi che fanno propendere per l’intrinseca veridicità e obiettività di quanto affermato da Saviano.”  E inoltre: “Ad ulteriore contiguità dei sopracitati quotidiani con ambienti camorristici depone, altresì, la relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle mafie del 5/8/2015”.

Assieme all’autore di Gomorra è stata archiviata anche la posizione dell’allora direttore del quotidiano “Repubblica” Ezio Mauro.

Roberto Saviano è stato condannato per diffamazione nel 2018, assieme alla Mondadori Libri, per aver dichiarato nel suo romanzo “Gomorra” che Vincenzo Boccolato, imprenditore residente all’estero e incensurato. Il provvedimento è stato firmato dal giudice della prima sezione civile di Milano Angelo Claudio Ricciardi. (fonti: Wikipedia e ANSA)

 

Riprende fatti tratti da Wikipedia: condannato per diffamazione (Cassazione penale, 20 settembre 2019 38896/19)

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da www.canestrinilex.com

Corte di Cassazione
sez. V Penale, sentenza 15 aprile – 20 settembre 2019, n. 38896
Presidente Vessichelli – Relatore Brancaccio
Ritenuto in fatto

1. Con il provvedimento impugnato, datato 10.5.2018, la Corte d’Appello di Trento, Sezione Distaccata di Bolzano, ha confermato la sentenza emessa il 11.10.2016 dal Tribunale di Bolzano con la quale L.R. , esponente del partito (omissis) , è stato condannato alla pena di 1.400 Euro di multa, concedendogli il beneficio della sospensione, ed al risarcimento del danno alla parte civile da liquidarsi in sede civile in relazione al reato di diffamazione ai sensi dell’art. 595 c.p., commi 2 e 3, commesso nei confronti di F.R. mediante la pubblicazione di uno scritto online dal titolo, tradotto, “(omissis) ” sulla pagina web (omissis) , in cui alla persona offesa veniva attribuito, nell’ambito della sua appartenenza a gruppi di ideologia neofascista e ricostruendo le sue vicende giudiziarie, un collegamento con la strage alla stazione di Bologna in cui morirono 85 persone e vi furono più di 200 feriti.

2. Avverso tale sentenza propone ricorso l’imputato, tramite il proprio difensore, avv. Nicola Canestrini, deducendo un motivo di ordine preliminare, legato all’impugnazione dell’ordinanza di ammissione della costituzione di parte civile, e due motivi di merito.

2.1. Quanto all’eccezione sulla costituzione di parte civile, già proposta in appello, si deduce vizio di manifesta illogicità della motivazione e violazione di legge in relazione agli artt. 78, 102 e 122 c.p.p..

La costituzione di parte civile è avvenuta all’udienza del 5.4.2016, in assenza della persona offesa, tramite sostituto processuale al quale non era stata conferita espressa procura speciale per il deposito dell’atto di costituzione, contraddicendo le affermazioni delle Sezioni Unite che, con la pronuncia n. 12213 del 2018, hanno chiarito come il sostituto processuale del difensore al quale il danneggiato abbia rilasciato soltanto procura speciale al fine di esercitare l’azione civile nel processo penale non ha la facoltà di costituirsi parte civile, salvo che detta facoltà sia stata espressamente conferita nella procura o che il danneggiato sia presente all’udienza di costituzione.

La procura speciale in atti contempla solo la facoltà di “nominare sostituti nella rappresentanza e nella difesa e comunque compiere ogni atto utile” ma non consente espressamente al difensore di nominare sostituti processuali per il deposito dell’atto di costituzione di parte civile, come avvenuto nel caso di specie.

2.2. Un primo motivo di ricorso avverso le ragioni di merito della sentenza deduce manifesta illogicità della motivazione e violazione di legge in riferimento alla interpretazione delle scriminanti del diritto di critica e del diritto di cronaca, ricostruendo la giurisprudenza di legittimità e della Corte Europea dei diritti dell’uomo in materia.

L’analisi porta il difensore a concludere nel senso che la motivazione impugnata abbia applicato alla fattispecie i parametri di giudizio del diritto di cronaca piuttosto che quelli del diritto di critica, soprattutto in relazione al presupposto della verità dei fatti, valutato in modo ancor più rigoroso di quanto richiesto nell’esercizio del diritto di cronaca, per la parziale incompletezza della notizia che ha messo in relazione F.R. con l’attentato alla stazione di Bologna, omettendo di precisare che è stato escluso qualsiasi suo coinvolgimento nella vicenda.
La motivazione non spiega perché aver messo in relazione F.R. con la strage alla stazione di Bologna equivarrebbe a dire che lo stesso è stato coinvolto e condannato per tale delitto.
Dal contenuto complessivo dello scritto pubblicato online si comprende, invece, che quando l’imputato ha voluto riferire espressamente dell’imputazione del F. per qualche delitto lo ha fatto, mentre l’aver messo in relazione la parte offesa con la strage di Bologna risponde alla logica del diritto di critica ed è frutto di una opinione legittima dell’autore, e non oggetto di un fatto di cronaca, sottoposto alla regola stringente della verità e della sua completezza: su tale aspetto egualmente la motivazione della sentenza impugnata è carente.

2.3. Il secondo motivo di ricorso nel merito deduce manifesta illogicità e contraddittorietà della motivazione nonché violazione di legge in relazione alla sussistenza della scriminante del diritto di critica o di cronaca putativa.
L’imputato non è un giornalista sicché a lui non si applicano gli standard di accuratezza nel verificare i fatti alla base delle affermazioni proposte nè le regole di deontologia professionale tipiche del giornalismo.
La Corte d’Appello ha ritenuto erroneamente responsabile di diffamazione il ricorrente, nonostante la sua qualità di comune cittadino, per la condotta omissiva di non aver chiarito che la relazione tra la persona offesa e la strage di Bologna era stata definitivamente risolta nel senso dell’esclusione di qualsiasi coinvolgimento di quest’ultima nella grave vicenda delittuosa, valutando apoditticamente insufficiente che l’imputato si fosse documentato svolgendo ricerche su internet, mediante motori di ricerca noti e la fonte Wikipedia.

3. In data 30 marzo 2019 la parte civile ha depositato memoria difensiva con cui risponde alle eccezioni dell’imputato.
Sulla costituzione di parte civile si sottolinea che essa è avvenuta secondo le formalità previste dall’art. 78 c.p.p., comma 1, n. 2, fuori dell’udienza dibattimentale, con atto notificato sia all’imputato che al pm a mezzo di raccomandata con ricevute di consegna agli atti del fascicolo processuale e che si allegano anche alla memoria difensiva.
In udienza, quindi, è stato depositato solo materialmente un atto già perfetto e completo alla cui consegna è certamente autorizzabile il sostituto processuale non munito di procura speciale.
Nel merito, si argomenta che l’imputato avrebbe violato, nell’esercizio del diritto di critica, il presupposto necessario della verità dl fatto, mediante il collegamento della persona offesa alla strage di Bologna.
Il dovere di verificare le notizie prima di pubblicarle, poi, spetta a chiunque intenda pubblicare qualcosa a prescindere dalla professione di giornalista esercitata o meno. Inoltre, l’imputato è un esponente politico di livello di un partito sudtirolese ed ha anche ricoperto in passato cariche pubbliche sicché era avveduto del dovere di verifica di determinate notizie “a rischio diffamazione”, tanto più che ha attribuito alla persona offesa anche di essere ispiratore nel delitto di strage, oltre che il collegamento generico ascritto in imputazione ad essa.
La memoria cita, tra l’altro, la sentenza n. 42020 del 2012 di questa Sezione della Corte di cassazione in cui è stata riconosciuta nei confronti di alcuni giornalisti la responsabilità per il reato di diffamazione in relazione al medesimo collegamento operato dall’imputato tra la persona offesa e la strage di Bologna.

Considerato in diritto

1. Il ricorso è nel complesso infondato e deve essere, pertanto, rigettato.

2. Quanto alla preliminare questione inerente alla costituzione di parte civile, il motivo prospetta una situazione di fatto che non corrisponde alla realtà processuale, come del resto – già era stato messo in luce dalla sentenza impugnata, con la cui motivazione il ricorrente non si confronta, riproponendo la medesima eccezione già sollevata nell’atto di impugnazione di merito ed incorrendo, per ciò solo, in un evidente difetto di ammissibilità per aspecificità e genericità del ricorso.

Invero, dal controllo degli atti svolto dal Collegio e consentito in ragione della natura processuale del vizio dedotto, risulta che l’atto di costituzione di parte civile è stato notificato a mezzo posta sia al pubblico ministero che all’imputato, confermandosi in tal modo la ricostruzione della Corte d’Appello, che aveva sottolineato come detta costituzione fosse avvenuta fuori udienza secondo il procedimento consentito dalle disposizioni del codice di rito (art. 78 c.p.p., commi 1 e 2) e nel rispetto della regola del conferimento di procura speciale al difensore nominato.

In udienza, pertanto, si è esercitata solo la facoltà, riconosciuta e conferita con la procura speciale già formalizzata, di depositare materialmente l’atto di costituzione, già autonomamente avvenuto e perfezionatosi fuori udienza con la notifica alle altre parti processuali.

Deve evidenziarsi che le Sezioni Unite di recente sono intervenute a far chiarezza circa le modalità legittime di attuare la procedura di costituzione di parte civile in giudizio. Sez. U, n. 12213 del 21/12/2017, dep. 2018, Zucchi, Rv. 272169, infatti, ha chiarito che il sostituto processuale del difensore al quale il danneggiato abbia rilasciato procura speciale al fine di esercitare l’azione civile nel processo penale non ha la facoltà di costituirsi parte civile, salvo che detta facoltà sia stata espressamente conferita nella procura ovvero che la costituzione in udienza avvenga in presenza del danneggiato, situazione questa che consente di ritenere la costituzione come avvenuta personalmente.

A giudizio delle Sezioni Unite, affinché il potere di “sostituzione” sia legittimamente conferito, appare necessario e sufficiente che il danneggiato preveda una tale possibilità in capo al difensore-procuratore speciale all’interno della procura di cui agli artt. 76 e 122 c.p.p.: “necessario”, perché solo tale ambito formale garantisce che al sostituto venga delegato il diritto sostanziale di cui il mandante è titolare, e “sufficiente” perché non può pretendersi, all’estremo opposto, che il danneggiato conferisca una ulteriore apposita procura speciale direttamente in capo al sostituto.

Nel caso di specie, la procura speciale è stata conferita sia con effetti di legitimatio ad causam che di legitimatio ad processum e già in un fase precedente all’udienza di prima trattazione, mentre lo stesso ricorrente ammette che tra i contenuti della suddetta procura speciale vi sia anche la facoltà di “nominare sostituti nella rappresentanza e nella difesa e comunque compiere ogni atto utile”. Risulta, pertanto, illogico e pretestuoso ritenere che, tra le prerogative riconnesse alla nomina di sostituti nella rappresentanza e nella difesa, nonché al compimento di ogni atto utile, non debba ricomprendersi il deposito – meramente ricognitivo nel caso di specie, in virtù della costituzione perfezionatasi fuori udienza – dell’atto di costituzione di parte civile.

Il motivo di ricorso proposto, pertanto, si rivela inammissibile anche in quanto manifestamente infondato.

2. La prima delle eccezioni difensive riferite al merito della vicenda ascritta all’imputato è infondata.

La parte civile è stata più volte coinvolta in processi per diffamazione, giunti sino al giudizio di questa Corte di legittimità e nei quali si è riconosciuto come, nei suoi riguardi, si fosse travalicato il limite consentito del diritto di cronaca o di critica in riferimento alla notizia del suo coinvolgimento nelle indagini sul drammatico attentato alla stazione ferroviaria di Bologna noto come “Strage di Bologna”, a seguito del quale molte decine di persone sono state uccise e centinaia ferite.
Nelle pronunce conseguenti a tali processi, la Corte di cassazione ha più volte ritenuto che l’accostamento tra F.R. , fondatore di “(OMISSIS) “, e la strage di Bologna – nelle molteplici forme in cui era stato realizzato in concreto – fosse diffamatorio, nonostante la appartenenza di costui alla cd. “destra eversiva” e la condanna per associazione sovversiva riportata, tuttavia, in un ambito diverso da quello riferibile al terribile delitto oramai entrato nella storia del Paese (cfr., tra le altre, Sez. 5, n. 25561 del 23/6/2008, Bonugli, non massimata; Sez. 5, n. 31610 del 29/7/2008, Pepi, non massimata; Sez. 5, n. 11897 del 26/3/2010, F. , Rv. 246355, in motivazione; Sez. 5, n. 42020 del 8/5/2012, Bevere, Rv. 254169).

Ripercorrendo tali pronunce si ricava una linea interpretativa senza dubbio valida anche per risolvere il ricorso oggi sottoposto all’attenzione del Collegio.

Deve, infatti, convenirsi con le sentenze richiamate su un punto-chiave della loro ricostruzione storico-giuridica: costituisce condotta diffamatoria descrivere la figura di F. – sia pur stato egli un terrorista appartenente alla destra eversiva, come accertato con sentenza passata in giudicato con la quale la Corte d’Appello di Roma lo ha condannato per il reato di associazione sovversiva – ponendola in relazione con un episodio delittuoso di eccezionale gravità e ferocia quale è stato la strage di Bologna, rispetto al quale egli è risultato del tutto estraneo sul piano storico ed investigativo (non essendo stato il ricorrente neppure mai imputato per quel gravissimo delitto, mentre si dà atto, nella pronuncia oggi impugnata, che egli è stato addirittura parte civile costituita nel processo per la strage di Bologna, ottenendo risarcimento del danno, in ragione della sua estraneità ai fatti).

E dunque, come è stato efficacemente sottolineato dalla sentenza n. 31610 del 2008, deve essere ritenuta lesiva della reputazione della persona offesa l’attribuzione di una notizia complessivamente non vera poiché formata da un dato rispondente alla realtà-quello della condanna di F. per il reato di associazione sovversiva in ambito territoriale diverso – e da un accostamento suggestivo a fatto non vero, e cioè il suo coinvolgimento nella strage di Bologna, innegabilmente evincibile dal contesto unitario dell’articolo pubblicato sul sito web giornalistico dal ricorrente, anche in considerazione del fatto che si è omesso di precisare – come sarebbe stato doveroso – l’epilogo della vicenda e l’esclusione di un qualsiasi suo effettivo collegamento con quel terribile reato.

Seguendo la logica comune, infatti, il lettore medio è portato a ricavare dall’accostamento incompleto dei due dati – uno dei quali gravemente omissivo – una notizia nuova e diversa da quella della mera condanna della parte offesa per associazione sovversiva: e cioè la notizia di un coinvolgimento del diffamato nell’efferato reato di strage, a ragione indicato da molti come uno degli eventi più cruenti e drammatici della storia repubblicana, senza che rilevi come nell’articolo non siano specificati i dettagli di detto coinvolgimento.

Deve rammentarsi, infatti, che – secondo uno dei più recenti arresti della giurisprudenza di legittimità in tema di diffamazione, che il Collegio intende ribadire – ai fini dell’applicazione dell’esimente dell’esercizio del diritto di critica, è necessario che l’articolista, nel selezionare fatti accaduti nel tempo reputati rilevanti per illustrare la personalità dei soggetti criticati, non manipoli le notizie o non le rappresenti in forma incompleta, in maniera tale che, per quanto il risultato complessivo contenga un nucleo di verità, l’operazione stravolga il fatto nella sua rappresentazione (Sez. 5, n. 57005 del 27/9/2018, Padellaro, Rv. 274625).

Ciò vale a maggior ragione anche in relazione al diritto di cronaca.

E difatti, l’esercizio del diritto di cronaca non può ritenersi fedele al requisito della veridicità dei fatti qualora la ricostruzione degli avvenimenti avvenga in modo da travisare la consecuzione degli stessi, omettendo il riferimento di fatti rilevanti nella proposizione delle notizie e, per contro, proponendone taluni in una luce artificiosamente emblematica, al di là della loro obiettiva rilevanza, in modo da tentare di indirizzare il giudizio del lettore (Sez. 5, n. 15176 del 15/3/2002, Di Giovacchino, Rv. 221864).

Nè vale a eliminare la valenza diffamatoria dei contenuti dell’articolo la finalità di critica politica dello scritto, funzionale – secondo la prospettazione difensiva – a stigmatizzare da parte del ricorrente, noto esponente del partito (OMISSIS) , l’avvento organizzato di una compagine politica considerata di estrema destra ((OMISSIS) ) nella città altoatesina di XXXXXX.

È evidente, infatti, che la pubblicazione ha avuto una doppia valenza nei suoi contenuti e, sebbene la finalità ultima dell’articolista potesse essere anche quella della critica politica già rappresentata, tuttavia una quota importante dello scritto è stata dedicata a ricostruire la figura storico-criminale di F.R. e, dunque, evidentemente improntata alla cronaca giudiziaria.

In ogni caso, il diritto di critica politica non eliderebbe la valenza diffamatoria dello scritto, non essendo tale diritto estensibile nel suo valore scriminante sino al punto da rendere irrilevante la suggestiva attribuzione di un collegamento tra il diffamato ed un delitto di strage così violento e drammatico nell’immaginario storico collettivo, sia pur fondata su omissioni ed equivoci narrativi.

3. Anche la seconda ragione difensiva che accede al merito della configurabilità del reato in capo al ricorrente si presenta priva di pregio.
La Corte d’Appello, ai fini della sussistenza della invocata scriminante putativa del diritto di critica o di cronaca, ha correttamente valutato come insufficientemente assolto dal ricorrente l’onere di verifica delle fonti dalle quali ha tratto la notizia diffamatoria.

Invero, nonostante l’opinione manifestata nel motivo di ricorso, secondo cui costituirebbe condotta idonea all’adempimento di detto onere svolgere, in ordine ai contenuti dei propri articoli giornalistici, accertamenti via internet, mediante noti motori di ricerca e utilizzando dati di conoscenza provenienti dalla enciclopedia web probabilmente più diffusa al mondo quale è Wikipedia, tale tesi non può invece essere condivisa, soprattutto in una materia così delicata quale la cronaca giudiziaria e in un contesto di evidente e notoria incertezza di accertamenti delle responsabilità quale è quello che ha caratterizzato le vicende della strage di Bologna.

Inoltre, la gravità delle condotte attribuite o ricollegate al soggetto diffamato individua la cifra anche del connesso onere di verifica delle fonti dalle quali si trae la notizia diffamatoria: è chiaro, pertanto, che se si organizza un racconto giornalistico in maniera tale da accettare il rischio che un determinato soggetto possa essere messo in relazione con un episodio delittuoso gravissimo e quasi senza pari nel panorama criminale del Paese, tanto più l’articolista narrante deve innalzare il livello delle verifiche “di verità” di quanto espone, non potendosi limitare a citare di essersi documentato via internet in qualsiasi modo là dove ometta, invece, una porzione determinante della vicenda quale è la totale esclusione – già come ipotesi investigativa – del coinvolgimento di tale soggetto in quel reato.

Le fonti citate dal ricorrente, infatti, non garantiscono la reale completezza informativa alla base di una eventuale operatività della scriminante putativa dell’esercizio del diritto di cronaca o di critica giornalistica.

Deve essere affermato, pertanto, il seguente principio di diritto: in tema di diffamazione a mezzo stampa o di pubblicazioni di tono giornalistico on line, al fine di configurare la scriminante dell’esercizio del diritto di cronaca o critica, non costituisce condotta di per sé idonea all’adempimento del richiesto onere di svolgere, in ordine ai contenuti dei propri articoli giornalistici, i dovuti accertamenti sulla veridicità dei fatti e l’attendibilità delle fonti informarsi soltanto via internet, mediante noti motori di ricerca e utilizzando dati di conoscenza provenienti dalla enciclopedia web Wikipedia, poiché tali strumenti non garantiscono “tout court” la reale completezza informativa funzionale alla operatività della scriminante putativa dell’esercizio del diritto di cronaca o di critica giornalistica.

Sulla base della natura della notizia e delle circostanze del caso concreto, dunque, l’articolista dovrà, se del caso, integrare altrimenti i propri accertamenti su fonti e contenuti dello scritto.
3.1. Neppure rileva l’osservazione difensiva riferita alla circostanza che l’articolista non sia un giornalista vero e proprio, sicché a lui non potrebbero essere riferiti gli standard di accuratezza nel verificare le fonti e la completezza dei fatti riportati, tipici di chi svolge tale lavoro in via professionistica.
L’impegno nel controllare il fatto narrato, infatti, deve essere preteso nei confronti di chiunque intenda pubblicare una notizia nelle forme di diffusività idonee eventualmente a configurare il reato di diffamazione a mezzo stampa (anche via web), senza che sia possibile prevedere un onere di diligenza “attenuato” nella verifica delle fonti o dei contenuti dello scritto per il privato che svolga attività più o meno continuativa di articolista, rispetto al giornalista di professione.
Chi intenda comunque pubblicare una notizia non certa, infatti, accetta il rischio che essa non corrisponda al vero e che l’antigiuridicità della condotta diffamatoria rimanga senza giustificazione, ponendosi dinanzi a lui in tal caso solo l’alternativa di non pubblicare affatto la notizia (cfr. Sez. 5, n. 3132 del 8/11/2018, dep. 2019, Lippera, Rv. 275259; Sez. 5, n. 13708 del 17/12/2010, dep. 2011, Giurovich, Rv. 250203; Sez. 5, n. 15986 del 4/3/2005, Rv 232131; Sez. 5, n. 31957 del 22/6/2001).
Anche sotto il richiamato profilo, pertanto, il ricorso deve essere rigettato.
4. In relazione agli esiti del ricorso, devono essere liquidate alla parte civile costituita e presente in udienza le spese sostenute nel giudizio, che si ritiene congruo determinare nella misura di Euro 1800 oltre accessori di legge.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali. Condanna il ricorrente alla rifusione delle spese sostenute dalla parte civile liquidate in Euro 1800 oltre accessori di legge.

Wikipedia e il compleanno di Tommaso Ragno

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Tommaso Ragno è un (bravo) attore italiano. Wikipedia gli ha dedicato una pagina in italiano e una in francese. In queste ore ha ricevuto svariate manifestazioni di affetti e di augurio per il suo compleanno. Non ci sarebbe nulla di male e di strano se solo si pensasse che oggi NON è il suo compleanno, come erroneamente riportato da Wikipedia. Ok, allora Tommaso Ragno cosa fa? Pensa che poco male, Wikipedia è un’enciclopedia libera, potrò ben correggere l’informazione, del resto è lì apposta per essere corretta e perfezionata dagli utenti, no? E corregge. Ci mette la data del compleanno, quella VERA e attende. Le informazioni così corrette vengono però rimbalzate dalla Torre di Guardia dell’enciclopedia più sgangherata dell’universo che le definisce provenienti da una “fonte non attendibile”.
Ora, voglio dire, il compleanno è il suo, chi può essere più informato sulla data del proprio genetliaco se non chi quella data la festeggia ogni anno? Nessuno, evidentemente. Eppure, pur di non pubblicare un dato corretto, la Wikipedia italiana è disposta a mettere a testo che Ragno è genericamente nato nel 1967 (senza specificare la data):

L’edizione francese riporta, invece, ancora la data sbagliata:


Wikipedia è una fonte inesauribile e formidabile di autoumorismo involontario.

Wikipedia oscura (ancora) i suoi contenuti per salvare il diritto d’autore in Europa. Ma loro non ne saranno toccati.

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Oggi chi abbia visitato almeno una pagina in italiano di Wikipedia si sarà certamente visto rinviare su una pagina nera tipo quella che riproduciamo qui. Il 26 marzo (cioè domani) “il Parlamento europeo voterà su una nuova direttiva sul diritto d’autore. La direttiva darà agli editori il potere di limitare la diffusione di notizie e titoli in ogni sito altrui (articolo 11). Costringerà inoltre quasi tutti i siti ad analizzare preventivamente ogni contributo dei propri utenti per bloccarli automaticamente se non autorizzati dalle industrie del copyright (articolo 13).” La pagina invita, inoltre, a scrivere al proprio deputato al Parlamento Europeo, per pregarlo di non votare questa direttiva, o per rendergli noto che non è possibile appoggiare un qualsivoglia testo di legge che contenga i suddetti articoli 11 e 13.

C’è un “ma”, Questa normativa non si applica a Wikipedia. Con tutto il baccano che hanno fatto nelle passate occasioni in cui il Parlamento Europeo ha messo mano alla normativa sul diritto d’autore, Wikopedia se n’è completamente dimenticata. La norma salvacondotto per i wikipediani non sarà toccata dal voto di domani, Lo sanno benissimo, tant’è che scrivono “Nonostante Wikipedia possa non essere direttamente toccata da queste norme, il nostro progetto è parte dell’ecosistema di internet.”.Classico esempio di ambientalismo telematico. Siccome alcune specie animali rischiano l’estinzione (si legga: alcuni siti possono essere colpiti dalla nuova normativa) allora noi protestiamo per preservare la vita sulla terra, tanto viviamo tutti nello stesso ecosistema. Ma camperanno bene lo stesso, loro, ne sono consapevoli e fanno una protesta di una durata relativamente breve e limitata. Intanto, a rimandare alla pagina di cui sopra sono solo le versioni in italiano e in portoghese. Nulla appare nella Wikipedia francese, in quella inglese, in quella spagnola e in quella tedesca. Eppure mi risulta che anche Francia, Spagna, Irlanda, Austria, Germania (tanto per fare dei nomini) siano interessate dalla stessa normativa in discussione e in approvazione domani. Eppure se ne sbattono allegramente i coglioni. Perché? E, soprattutto, perché la protesta durerà solo fino a domattina, 26 marzo, alle ore 8.00 del mattino? E’ molto semplice, perché se si prolungasse oltre poi Google e gli altri motori di ricerca penalizzerebbero Wikipedia nelle loro indicizzazioni interne. Ed essere ai primi posti di Google è un privilegio troppo irrinunciabile, anche per una causa tutto sommato nobile. Quindi niente paura, da domattina tutti davanti al PC per vivere, visualizzare, navigare e usufruire di Wikipedia come è e come era prima (cioè sostanzialmente una schizofrenica rappresentazione della realta). Il Parlamento Europeo voterà (o respingerà) la legge, ma loro non faranno assolutamente nulla se le normative dovessero essere (definitivamente) approvate. Tutt’al più ricominceranno a mettere dei banneroni per chiedere un po’ di quattrini. Ma anche a quelli ci siamo, più che abituati, assuefatti.

Jimmy Wales scrive di nuovo e torna a bussare a denari

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Ciao Valerio,

  • Ciao Jimmy, che ti serve stavolta?

Sono preoccupato.

  • Dé, cazzi tua!

Milioni di persone nel mondo leggono Wikipedia, ma solo l’1% di questi lettori dona.

  • Toh, guarda, ero qui che ci pensavo!

Abbiamo tantissimo lavoro da fare per proteggere il futuro di Wikipedia, ma questa è l’ultima occasione che ho per il 2019 di coinvolgerti. Te lo chiedo dal profondo del cuore: rinnova la tua donazione di 2 € a Wikipedia.

  • Ecco, ma per esempio, giusto per sapere, ci sono mai venuto io nella tua casella di posta elettronica a chiederti soldi? E allora te lo chiedo dal più profondo del cuore anch’io: levati di ‘ulo. E al più presto.

Siamo la fondazione non-profit che sostiene uno dei 10 siti più visitati al mondo.

  • Sì, io invece gestisco un blog che ha fra le 1000 e le 1500 visite al giorno. Guarda un po’ se è la stessa la differenza sì o no.

Non generiamo profitti vendendo al miglior offerente i dati dei nostri utenti.

  • E vorrei anche vedere!!

E non vendiamo spazi pubblicitari perché non vogliamo mettere a rischio l’integrità e la neutralità dei nostri contenuti.

  • Wikipedia non è neutrale. E’ faziosa e di parte. Se Wikipedia si può permettere un bannerone sulle sue pagine per chiedere contribuzioni ai suoi utenti può anche vendere quello stesso spazio a soggetti di sua fiducia (ce ne sarà qualcuno!!). Sono scelte etiche e di mercato. Ma non è che siccome hai fatto la scelta di non ospitare pubblicità sulle tue pagine puoi venire a rompere i coglioni alla gente ogni 3 x 2.

Ma non proviamo invidia per quei siti i cui ricavi dipendono da queste tattiche.

  • Più che altro sono quei siti i cui ricavi dipendono da queste tattiche che non provano invidia per voi.

Il nostro modello non-profit è sicuramente un ostacolo al profitto, ma è anche un privilegio. Ogni giorno possiamo andare a lavoro

  • Si dice “Andare AL lavoro”. Stai attentino a chi ti traduce le mail di spam la prossima volta.

con la consapevolezza che stiamo contribuendo a costruire un mondo migliore, più connesso e collaborativo, e che lo stiamo facendo insieme a migliaia di collaboratori volontari, milioni di piccoli donatori

  • Ecco quello che mi fa incazzare di te. “Milioni di piccoli donatori”. MA quanti saranno questi “milioni”?? Due? Tre?? A 2 euro ciascuno sono 4-6 milioncini di euro puliti puliti. E non dire che non ci state larghi.

e una parte ancora più piccola di persone che scelgono di donare di più.
Se tutti coloro che usano Wikipedia donassero, potremmo continuare a farla crescere nei prossimi anni.

  • Sì, e se la mi’ nonna ciaveva le ròte era un carretto.

Abbiamo deciso di rimanere una non-profit indipendente per conservare quel privilegio. Non vendiamo spazi pubblicitari o servizi ai nostri lettori. Sebbene le nostre dimensioni richiedano la manutenzione dei server e un lavoro di programmazione di altissimo livello, ci sosteniamo unicamente grazie al supporto dei nostri donatori, che in media donano 13 €. Quest’anno dedicherai solo un minuto per permetterci di continuare il nostro lavoro?

  • No. Il minuto lo dedico a fare unsubscribe dai vostri sistemi. Toh, o guarda un po’ qui:

Quando ti arriva una mail da Jimmy Wales (forse)

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Poi succede che ti arriva una e-mail. Mittente apparente jimmy@wikipedia.org. E già il mittente è inquietante. Più inquietante è il subject: “Valerio – Ne ho abbastanza“. “E vai“, ti dici “Jimmy Wales, il guru di Wikipedia in persona, si è arrabbiato di tutti gli interventi che faccio contro di loro e adesso promette vendetta.” Non potrei permettermi un contenzioso con Wikipedia, figuriamoci una causa legale, per cui apro la mail con un po’ di titubanza. Cazzo vuole Jimmy Wales da me? Semplice: soldi. La mail inviata apparentemente dall’indirizzo di Jimmy era in realtà intestata (indirizzo e-mail del mittente) alla casella di posta elettronica donate@wikipedia.org afferente alle donazioni. Siccome nel 2018 ho disgraziatamente effettuato per errore una donazione a Wikipedia (per vedere dove andassero a finire materialmente i nostri soldi), allora ecco di nuovo Jimmy Wales o chi per lui, in una mail scritta in perfetto italiano, a bussar quattrini e a chiedermi di effettuare una nuova donazione per il 2019.

Scrive:
“La compravendita dei dati degli utenti, come se la nostra privacy fosse una merce qualsiasi, i siti a pagamento che bloccano l’accesso a chi non può permetterselo, la pubblicità che ci bombarda ogni volta che apriamo un browser: ne ho abbastanza!”

Ecco uno che si lamenta della gestione della privacy degli utenti e poi usa i dati in suo possesso per andare a chiedere donazioni. Non è che sia molto coerente, a dire il vero. Ho fatto una donazione a Wikipedia, questo è vero (anche se per mia sbadataggine e contro la mia volontà), se deciderò di farne un’altra lo farò senza che nessuno mi scriva usando il trucchetto dell’e-mail scambiata e farlocca per farmi credere, inizialmente, che sia proprio Jimmy Wales in persona (e anche con un subject assai incazzoso, per giunta) a scrivermi, perché se immediatamente vedo un indirizzo del tipo donate@qualcosa.qualcosaltro  poi sono portato a pensare che si tratti di una scocciatura, che il mittente faccia solo spamming (come effettivamente è) e che Wikipedia mi chieda di aprire il portafoglio (come effettivametente è). Quindi sono portato a cestinare automaticamente la mail. Invece così mi prendo un bell’accidente e quanto meno la mail la apro. Fine psicologia wikipediana, non c’è che dire.

La pubblicità. Jimmy Wales ha ragione a dire che la pubblicità ci bombarda ogni volta che abbiamo un browser, ma la pubblicità, per molti siti, è l’unica fonte di sostentamento. Questo blog vive anche grazie alla pubblicità. Wales aggiunge: “Siamo una non-profit. Solo l’1% dei nostri lettori dona” ed ecco quello che mi fa più incazzare, una lagna costante e una lamentela sempiterna. Questo blog ha in media 1000 visualizzazioni al giorno. Non sono tante. Non sono poche. Sono 1000 visualizzazioni. Per 365 giorni all’anni fa 365000 visitatori. Mettiamone pure 300.000 per prudenza. Se io avessi l’1% dei miei visitatori che mi facesse una donazione di un euro (il prezzo di un caffè, come dico nella pagina di valeriodistefano.com) ricaverei 3000 euro. Che basterebbero e avanzerebbero per liberarsi dalle pubblicità di Google Adsense su valeriodistefano.com e su classicistranieri.com per almeno 9 anni. Per cui, hai l’1% dei tuoi lettori che ti fa una donazione? Ringrazia il tuo Dio, perché con i numeri che ha Wikipedia questo significa poter contare su tanti, ma tanti, ma tanti soldi. Che bisogno hai di venire a rompere i coglioni a me, povero blogger, che se voglio raccattare qualche centesimo (perché di centesimi si tratta) al giorno sono costretto a servirmi dei bannerini pubblicitari pregando che qualcuno ci clicchi sopra, perché se non ci clicca nessuno io non ricavo niente di niente??

Jimmy Wales ne ha abbastanza? E sapesse quanto ne abbiamo abbastanza noi del modello wikipediano. Di un’enciclopedia che usa i SeroBOT per censurare i contributi degli utenti, di tutte le volte in cui scrivono “qual è” con l’apostrofo, di quando la lobby si impunta e fa pressione sul Parlamento Europeo che fa una norma ad hoc per la Link Tax, quando pubblicizzano il Manifesto della Razza da Wikisource, quando scrivono che Vittorio Emanuele II era “superdotato” come se fosse un dato enciclopedico, quando dedicano parole e parole in una voce su Wanna Marchi, ma lo scrittore catalano Rafael Cansinos-Assens non ha nessuna voce e così via.

Via, via, cestinare. E alla svelta.

Tutti i “qual’è” di Wikipedia

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Quanto tempo sarà che non vi parlo più di Wikipedia? Eh, parecchio!

Oggi mi è venuto in mente di cercare sull’enciclopedia più sgangherata del mondo quante volte e in quali pagine ricorra l’espressione “qual’è”, con tanto di apostrofo (che, notoriamente, non ci va).

Ho cliccato su “cerca” e mi si è aperto il mondo. Guardiamo il caso più divertente:


Nella pagina dedicata al cognome “Russo” (origini, diffusione etc…), tra le note è riportato un articolo di Emanuela Mastrocinque, “Qual è l’origine del cognome Russo?”, pubblicato su un sito web. Nel trascriverne il titolo il wikipediano medio si è lasciato sfuggire un “Qual’è”, che ancora campeggia a bella vista nella pagina.

Uno può sempre dire: “Ma magari era sbagliata la dicitura della fonte citata da Wikipedia”. Macché, invece era giusta. Eccola:

Intellettuali d’oggi, wikipediani di domani.

E come sempre a corredo del tutto, ecco la pagina originale di Wikipedia in PDF

https://www.valeriodistefano.com/wp-content/uploads/2019/01/Russo_cognome.pdf

Stupide cretinerie e deficienze imbecilli

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Certo che bisogna veramente essere dei cretini patentati e aver studiato su Facebook per realizzare dei “meme” (parola orrenda che viene usata ad ogni pie’ sospinto sui social media, dove circola di tutto e di più, soprattutto per quanto riguarda l’uso di un linguaggio arbitrario che fa rabbrividire e scendere i gomiti all’altezza dei coglioni) di questo genere. Quindi, qui i casi sono due, o chi l’ha realizzato e diffuso (“condividendolo”, come si usa dire, usando una bella parola per una brutta cosa) è veramente un cretino che ha creduto per un momento che Cesare Battisti, il terrorista arrestato due giorni fa in Bolivia, fosse la stessa persona di quel Cesare Battisti, patriota, giornalista, geografo, politico socialista e irredentista italiano, come recita la Benemerita, oppure chiunque sia stato a diffondere queste bestialità antistoriche lo ha fatto sapendo che si trattava di una evidente forzatura della realtà, e allora non è un cretino ma un imbecille di primissima categoria. Fare della propaganda politica (oltretutto su un partito come il PD che è già morto per conto suo) su queste cose è fuori dal mondo, non è una cazzata falsa, è una cazzata vera, senza contare che non è affatto vero che è stato il governo Conte ad arrestare Cesare Battisti, ma la polizia boliviana (un paio di esponenti del Governo Conte hanno, tutt’al più, fatto le belle statuine all’aeroporto di Ciampino, per attendere l’arrivo del pluriomicida, indossando le divise delle forze dell’ordine alla prima occasione disponibile). Sono i social network, bellezze, non ci sarebbe da stupirsi di nulla, e allora mi spiegate perché io mi ci incazzo ancora? Su, via, ditemelo…

SeroBOT censura i contributi nella Wikipedia spagnola

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Schermata del 2018-11-19 19-08-33

Anch’io uso Wikipedia. La uso nel senso che la sfrutto. Utilizzo, cioè, le sue risorse per informare i suoi utenti del materiale presente per il libero download su www.classicistranieri.com. Ogni tanto modifico qualche voce e ci metto un link. Non è “vandalismo”, come lo chiamano impunemente i wikipediatici, è informazione, è mettere in comune una risorsa, è dire “Guardate, c’è questa cosa, se volete la trovate qui”.

L’altro giorno ho modificato la voce “Don Quijote de la Mancha” della versione spagnola di Wikipedia. Ci ho messo il link alle mie concordanze dell’opera, disponibili, appunto su classicistranieri.com.
Sono un’opera di consultazione che può essere utile a qualcuno, non esiste da nessun’altra parte ed è disponibile in più versioni (formati di testo).

Come era da prevedersi, la modifica è stata rifiutata. E chi può fargliene una colpa? Ognuno in casa propria agisce come meglio crede, se non vogliono il mio contributo non vedo perché dovrei incazzarmi (oltretutto quelli della versione italiana l’hanno accettato tranquillamente). Ma CHI è stato a rifiutare la mia modifica? Un certo SeroBOT, un robot, un computer, una macchina che è stata programmata “per sapere che tipo di modifiche sono dannose o realizzate in buona fede”.

Et voilà, ora la buona fede si calcola con un algoritmo, non esiste più nemmeno il wikipediota-tipo che una volta ti ripristinava la versione precedente ma almeno ti dava uno straccio di spiegazione (solitamente “Qui decidiamo noi, e se abbiamo deciso che il tuo è vandalismo è segno che è vero”). Adesso fa tutto un robot, e le sue decisioni, quali che siano, te le tieni.

E’ segno evidente che Wikipedia sta implodendo e che i volontarissimi non sono più in grado di gestire il sapere, le varie modifiche, i contributi esterni. E’ una questione di paura, nient’altro. Se ci fosse stato qualcuno che si fosse preso la briga di andare a vedere di che cosa si trattava, FORSE (e sottolineo FORSE) il contributo sarebbe passato. E FORSE l’argomento sarebbe stato migliorato. Ci chiamano “vandali”, noi contributori esterni. E non è che ci guadagno chissà che cosa. Il traffico proveniente da Wikipedia rappresenta sì e no il 2-3% delle visite del sito.

Ma è Wikipedia, e non bisogna più stupirsi di nulla.

Stefania Pucciarelli: da casalinga a Presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani

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Cattura

Stefania Pucciarelli:

– ha il diploma di studi di scuola media inferiore;

– ha precedentemente svolto la professione di casalinga;

– è Vicepresidente del gruppo del Senato L-SP-PSd’Az dall’11 luglio 2018;

– secondo quanto riportato dalla sua pagina di Wikipedia sarebbe stata attenzionata dalla giustizia “A causa di un like messo sotto un post su facebook in cui si diceva: «Certe persone andrebbero eliminate dalla graduatoria dal tenore di vita che hannoE poi vogliono la casa popolareUn forno gli darei» ” [giugno 2017]

– ha commentato con la frase «se uno deve pagare per essersi difeso, è meglio che la mira la prenda per bene» la notizia della condanna al risarcimento di 120.000 euro nei confronti di un cittadino che aveva sparato a un gruppo di ladri rom; [luglio 2012]

– nel settembre 2012 ha scritto: «un bambino deve avere un papà maschio e una mamma femmina, è quello che regola la natura per la riproduzione» ; 

– ha affermato che «non abbiamo paura di dirci cristiani e di difendere la famiglia naturale e tradizionale»

– ha scritto «Ora capisco perché le zecche dei centri sociali non vanno a tirar sassi nei comizi del Pd e dei 5 Stelle: in loro hanno trovato chi li tutela» ; [2015]

– ha dichiarato «finalmente al campo rom di Castelnuovo Magra sono tornate le ruspe»; [alcuni giorni or sono]

Stefania Pucciarelli è stata eletta presidente della Commissione diritti umani di Palazzo Madama.

Cattura

 

Che fine ha fatto la mailing-list di Liber Liber?

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Una volta la mailing-list di Liber Liber era una vera e propria fucina di interventi interessanti e di discussioni avvincenti. All’inizio degli anni 2000 ha avuto perfino oltre 600 mail in un solo mese. Ci si divertiva, si discuteva, ci si odiava (e io ero, per mia fortuna, odiatissimo), c’era chi si autoincensava, chi sputava veleno, insomma, si faceva, allora, quello che su Wikipedia fanno i revisori e i padronissimi della cultura libera. Si parlava di software libero, di formati aperti, di libri, insomma, si stava bene. Poi, sempre per l’ipersensibilità dei soliti noti, fui espulso dalla lista per le mie opinioni (bisogna sapere che quando dici che il re è nudo il re poi s’incazza). Pazienza, si vive bene lo stesso anche senza. E, tutto sommato, ritengo che la mia mia presenza in quel luogo sia stata una bella esperienza.

Poi il presidente di Liber Liber (lo stesso da oltre un ventennio) ebbe la bella idea di querelarmi perché avevo scritto “cazzate” accanto al loro nome. Chiese anche il sequestro dell’intero blog, cosa che non gli fu concessa, dimostrando sensibilità e affetto verso la pluralità delle opinioni in rete e per il diritto di tutti di esprimerle liberamente. Oh.

Ieri sono andato a rivedere la pagina web della mailing-list (che è pubblica anche per i non iscritti e per i defenestrati come me) e l’ho trovata praticamente deserta. Pochissimi messaggi ogni mese e nessun messaggio nei mesi di gennaio, febbraio, marzo, agosto e ottobre. Circa 1200 iscritti (meno dei visitatori quotidiani di questo blog) sono riusciti a produrre un numero infinitesimale di contributi. Possibile che non abbiano nulla da dirsi? Non hanno incontrato delle difficoltà nello scansionare un libro? A passarlo all’OCR?? Non si scambiano opinioni, esperienze, difficoltà?? Possibile che i volontari di Liber Liber siano sempre così infallibili (vedere il post di ieri) da non aver bisogno di niente e di nessuno? Fatto sta che la produzione è stata, finora, di ben 13 messaggi da gennaio a ottobre. Nello stesso periodo dell’anno scorso il numero di messaggi arrivava a 21. Pochissimi lo stesso, ma almeno c’era una tendenza diversa.

Viene da pensare a parole come parlare, confrontarsi, scambiare le idee, sfruttare gli strumenti a disposizione per confrontare le rispettive opinioni. Sono iniziative che stanno morendo sotto il peso di una iniziativa straordinariamente pesante e burocraticamente strutturata. Di tutto quello che è stato resta un file dimenticato su Yahoogroups. E non è detto che sia un male.

 

 

La lobby di Wikipedia vince ancora

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Così tutto è finito a tarallucci e vino. Il Parlamento Europeo ha votato a larga maggioranza l’approvazione della Link Tax e delle altre norme di riforma del copyright ma ha lasciato fuori dall’applicabilità di questi articoli di legge i “progetti collaborativi”. In pratica Wikipedia.

Era già tutto largamente previsto, tant’è che nel mio post di ieri avevo già largamente profetizzato (scusate se me la tiro un po’) che Wikipedia sarebbe uscita perfettamente indenne dalla tenzone per cui aveva addirittura minacciato il pericolo di chiusura.

Google, Facebook, Yahoo e altri giganti del web dovranno pagare un giusto compenso ai rispettivi editori per gli estratti dai giornali on line che pubblicano. Wikipedia no. Wikipedia è al di là della stessa legge, non può essere toccata, non deve essere interrotta nella sua infinita produzione di informazioni (spesso anche senza senso logico, o con grammatica e ortografia incerte), non può sborsare nemmeno un centesimo delle copiose donazioni dei suoi utenti per pagare quello che utilizza. E’ incredibile ma è così.

E questa lobby ha messo le mani su qualcosa di molto più grande della cultura, ha messo le mani sulla conoscenza. Siamo arrivati all’assurdo di credere che tutto ciò che non è scritto su Wikipedia non esiste e questo è di una tristezza somma.

Scriveva Eduardo: “‘O tiempo d’e ‘llacreme è fernuto. Mo’ è tiempo ‘e core mosso e faccia tosta“.

Le immagini oscurate di Wikipedia

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A luglio pubblicai un post sul blog intitolato “Wikipedia rimandata a settembre”. In quell’occasione Wikipedia aveva oscurato tutte le sue pagine in italiano per protestare contro l’approvazione degli articoli 11 e 13 della nuova direttiva sul copyright in discussione presso il Parlamento Europeo dichiarando di essere addirittura nelle condizioni di dover chiudere se i testi dell’articolato fossero stati approvati così com’erano. Il risultato finale fu che la discussione fu rimandata a settembre, come i ragazzini più discoli e meno studiosi, Wikipedia ha ripreso a pubblicare tutti i suoi contenuti e la gente che aveva protestato perché non aveva voglia di andare in biblioteca a consultare dei sani libri di carta ha tirato un sospiro di sollievo.

Ora siamo di nuovo a settembre. Impressioni di settembre, settembre poi verrà ma non ti troverà, september morn. Oggi è in discussione quello che è stato semplicemente rimandato a luglio. Wikipedia cosa decide di fare? Oscura TUTTE le sue immagini per chiedere l’approvazione della Libertà di panorama (sul banner wikipediano è scritto con tanto di hashtag). La libertà di panorama? Ma come, a luglio c’era il rischio chiusura e oggi si preoccupano delle foto di palazzi e monumenti?? Eppure è così:

striscia

Invitano anche a scrivere una mail al proprio deputato europeo (che dev’essere un po’ come l’angelo custode, io il mio non so nemmeno chi sia) in cui, con un modello precostituito, si invita a votare a favore della protezione del pubblico dominio (che dovrebbe essere già protetto di per sé, proprio in quanto pubblico dominio, e nessuno dovrebbe poter dubitare che un’opera sia liberamente fruibile da tutti se sono passati i termini di legge), le eccezioni per i contenuti generati dagli utenti (ma ogni contenuto che abbia un minimo di creatività ed originalità è di per sé e per diritto naturale coperto dal diritto d’autore, e l’autore decide anche che cosa possano fare gli altri dei propri contenuti, spiacente ma in Italia funziona così), le eccezioni per l’estrazione di testo e di dati (che è il punto su cui Wikipedia potrebbe avere dei seri problemi, ma non lo dicono).

La protesta di Wikipedia, dunque, appare incredibilmente debole e blanda (anche se, prevista inizialmente per la sola giornata di martedì, continua anche in quella di mercoledì, giorno di votazione) rispetto all’allarme minacciato e paventato dalle iniziali premesse.

Come sempre la montagna ha partorito un topolino, e l’unico effetto di questa iniziativa saranno poche e-mail che intaseranno le pazienti caselle di posta elettronica dei deputati europei italiani. Perché se andate a vedere sulle altre versioni linguistiche, NON troverete tutta questa pappardella di cui vi ho parlato. Eppure il Parlamento Europeo legifera anche per paesi di lingua inglese (non credo che l’Irlanda sia esclusa), spagnola, portoghese, tedesca (su cui campeggia un semplice avviso che spiega che oggi i wiki saranno disponibili in sola lettura per massimo un’ora), francese e così via. Anzi, paradossalmente, se andate sulla versione inglese di Wikipedia trovate questo:

monuments

cioè un invito a fotografare panorami e monumenti. E’ il massimo del ridicolo e della contraddizione. La Wikipedia italiana  sta facendo una figura meschina davanti al mondo intero e ci sembra che sia una legittima protesta di una piazza virtuale che oggi si trova oscurate le immagini.

Se Wikipedia dovesse chiudere a seguito delle legislazioni votate oggi, non sarebbe un gran male. Ma noi sappiamo tutti benissimo che non chiuderà.

Wikipedia rimandata a settembre

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Wikipedia-1300

Hanno fatto tutto da soli, dall’inizio alla fine.

Hanno preso la palla al balzo di una discussione in sede di Parlamento Europeo sulla riforma del Copyright e hanno pensato bene di lanciare l’allarme in rete di una imminente repressione di alcuni diritti fondamentali del Web che, a loro dire, coinvolgerebbe anche la versione italiana di Wikipedia. Non si capisce come coinvolgerebbe SOLTANTO la versione italiana, visto che il progetto legislativo riguarderebbe TUTTI i Paesi dell’Unione Europea, e quella italiana è la versione linguistica che per prima è andata a gridare “Al lupo! Al lupo!”, seguita, nel tempo, soltanto da quella spagnola, estone e lituana. Dunque, dicevamo, per protestare contro l’imminente scempio dei diritti che oltretutto NON riguardavano Wikipedia (ed è stato messo addirittura nero su bianco), la sezione italiana di Wikimedia ha pensato di inibire l’accesso ai contenuti, creando un vero e proprio putiferio tra gli addicted (che, evidentemente, non sanno sopperire alla mancanza di una informazione di Wikipedia con l’apertura di un sano libro o la consultazione di una buona enciclopedia cartacea).
Hanno piazzato davanati agli occhi di tutti un proclama in cui si affermava addirittura che, se la normativa fosse stata recepita (e il termine per farlo era il 5 luglio), Wikipedia avrebbe anche potuto chiudere. “Dio lo volesse!!”, mi sono detto subito “a cosa devo l’onore di tanta manna??” A nulla, alla sola volontà di creare scompiglio e generare confusione nell’opinione pubblica. Perché quali sarebbero queste modifiche così micidiali per la libertà di espressione?? Non si sa. O, almeno, il papello funebre di Wikipedia non lo dice. Premesso ma non concessso che Wikipedia è in pericolo, da che cosa sarebbe rappresentato questo pericolo?? Silenzio tombale sul tema.
Hanno fatto durare la loro protesta un paio di giorni. Sono un tempo accettabile per farsi notare e per evitare penalizzazioni da parte dei motori di ricerca che, andando a cercare pagine diverse, avrebbero trovato lo stesso identico contenuto e avrebbero penalizzato la posizione delle pagine in italiano.

Nel frattempo hanno proposto di scrivere al proprio parlamentare europeo una mail, o un tweet o addirittura di telefonargli per indurlo a votare contro le norme che Wikipedia ha individuato come fonti di nocumento (senti lì, dé, “nocumento”, o come so’ ganzo quando parlo forbito…). Non so quanti Wikipediani abbiano aderito all’invito, ma sapendo quanto siano stizzosi, presuntuosi e tenaci nella vendetta i wikipediani, posso immaginare che più di un parlamentare europeo italiano non abbia dormito sonni tranquilli, bombardato com’era da stormi di zanzare telematiche pronte a punzecchiarlo di pungiglione e veleno se per caso avesse votato “Sì” alla approvazione.

Il 5 luglio il Parlamento Europeo ha rinviato a settembre la discussione sulla materia del contendere. Dopo pochi secondi Wikipedia era ancora perfettamente navigabile, i nostri eroi, dopo essersi autonomamente autosospesi e autorimessi in linea erano soddisfatti che la loro potenziale fine non fosse annullata ma solo eventualmente posticipata, sì, sì, siamo stati bravi, abbiamo sensibilizzato l’opinione pubblica, viva la cultura libera e ciucciatevi la nostra compilation di svarioni di grammatica e di ortografia.

In breve, se solo con questo quelli di Wikipedia sono riusciti a far desistere un parlamento dalla discussione su una delibera comunitaria, vuol dire che Wikipedia ha molto potere. Se, invece, si è trattato solo di una semplice coincidenza, e la protesta non ha inciso per nulla sulla decisione parlamentare, allora vuol dire che Wikipedia non vale un fico secco. In ciascuno dei due casi, credetemi, c’è di che avere paura.

Marco Travaglio e la scomparsa del fatto

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meme

La notizia è un po’ datata, ma, come vi dico sempre io, questo non è un blog di informazione, in cui la tempestività è il primo requisito utile ed indispensabile, ma di opinione, e le opinioni si possono esprimere sempre e quando ci pare.

Ciò premesso, Marco Travaglio stavolta l’ha fatta proprio fuori dal vaso. Il 1 giugno scorso, in un editoriale che si intitola(va) “Meglio o meno peggio?” scriveva a proposito dell’appena nato governo Conte:

“Tutto se ne può dire, fuorché che sia peggiore di quelli degli ultimi 15 anni. Non c’è neppure un ministro inquisito o condannato, ed è la prima volta dal 1994.”

Ora, che questo governo non sia peggiore di quelli degli ultimi 15 anni è e resta una opinione di Marco Travaglio, legittima anche se non condivisa e condivisibile (difatti io non la condivido); ma il fatto che non ci sia neppure un inquisito o un condannato al suo interno è una notizia palesemente falsa. Io non sono un blogger di professione, non sono nemmeno un debunker di stato di quelli assoldati dalla Boldrini quando era Presidente della Camera, quindi non spetta a me corredare e confermare quanto sto dicendo. In fondo per essere debunker servono solo saper leggere e un accesso a Google, per cui potrete consultare la situazione giudiziaria dei neo-ministri in carica semplicemente cercandovela da soli o consultando Wikipedia, che è il più grande casellario giudiziale disponibile in rete, impietoso coi nemici e comprensivo con i simpaticoni.

Vedrete, giocando anche voi un pochino agli Attivissimi e ai Puentes de noàrtri, che quello che scrive Marco Travaglio non è affatto vero. E c’è da chiedersi perché e come Marco Travaglio cada in questo svarione, lui che è sempre attento al centesimale dell’affermazione giornalisticamente pura. Se la situazione delle condanne e delle pendenze penali degli interessati l’ho trovata io poteva benissimo conoscerla anche lui ed evitare di scrivere quella che è una solenne inesattezza (non è vero quel che ha scritto, ma è vero esattamente il contrario).

Questa è esattamente quella che Travaglio considera, in suo bellissimo libro (purtroppo assai poco reperibile) intitolato “La scomparsa dei fatti” come l’omissione del fatto per far trionfare l’opinione. Come se fosse l’opinione e non il fatto a contare e ad essere centrale nella dinamica dell’informazione.

Travaglio stavolta l’ha proprio cannata di brutto. E speriamo che si tratti solo di un caso grave ma isolato. Non vorrei dover assistere alla scoparsa dei fatti, quella vera, per l’esaltazione di questo governo che non ha assolutamente nulla di esaltante.

La Tecnica della Scuola copia da Wikipedia la biografia di Vincenzo Spadafora (M5S)

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Oggi ho deciso di spezzare una lancia a favore di Wikipedia. Strano ma vero.

Dimostrare che qualcuno ha copiato da Wikipedia è fin troppo facile. Il web è pieno di pagine che riportano brani, frammenti, frasi, e voci intere tratte dall’enciclopedia libera più eclettica e singolare del mondo. Più difficile è andare a vedere da dove ha copiato Wikipedia (perché non è possibile che ogni voce sia il frutto di un contributo originale da parte degli utenti).

Fatta questa premessa, oggi ho deciso di giocare sul facile. Proprio ieri ho consultato il sito La Tecnica della Scuola (qui) che ha pubblicato un articolo intitolato “A capo del MIUR potrebbe finire il pentastellato Vincenzo Spadafora”. Nulla di male, è solo l’approfondimento di una ipotesi (infatti nel titolo si usa il condizionale). L’articolo riporta una sorta di biografia dell’aspirante ministro a cinque stelle, che riporta luogo di nascita, curriculum, titolo di studi, titolo di una pubblicazione e quant’altro. Ecco lo screenshot del brano citato:

spadaforatecnica

Dove sta l’inghippo? Semplice. Sta nel fatto che quel brano che ho evidenziato dal sito de La Tecnica della Scuola è stato ripreso pari pari da Wikipedia, senza citare la fonte e con una operazione di copia-incolla tratta dalla sezione “Biografia” della voce (piuttosto smilza, a dire il vero) dedicata a Vincenzo Spadafora. Ecco lo screenshot tratto da Wikipedia:

spadaforawiki

Allora, la perfetta rispondenza dei due brani è dimostrata. Di ulteriore c’è da chiedersi se siano buon giornalismo e buona informazione quelli che attingono a piene mani da articoli e voci scritti da altri “appiccicando” brani e facendo di quelli che appaiono come articoli originali dei collages improponibili, ma, soprattutto, tanto facilmente sgamabili. Perché la cosa buffa di tutto questo, è che chi copia da Wikipedia lo fa tranquillamente e alla luce del sole. Io credo che copiare da Wikipedia sia una bruttissima abitudine, soprattutto per la scarsissima affidabilità della risorsa. Quindi personalmente preferisco non farlo. Ma se proprio uno vuole e deve farlo, obtorto collo, e perché proprio non resiste alla succulenta tentazione, allora che lo faccia alle condizioni imposte da Wikipedia. Solitamente è facile, basta citare, basta dire da dove è stato tratto quel brano, riportare un link, non avere scopi di lucro o di commercio sul contenuto veicolato, insomma, nulla di che. E’ giusto che sia così perché i contenuti di Wikipedia, buoni o cattivi che siano, sono di proprietà di Wikipedia ed è lei che decide che cosa gli altri possano farci o non possano farci.

Così si va avanti, con contenuti sempre più reduplicati e ridiffusi, a scapito di quelli originali. Un’informazione che potrebbe essere usata come un semplice “dato” e rielaborata in un contenuto successivo viene riportata tale e quale. La funzione di una enciclopedia (anche di una enciclopedia sgangherata e approssimativa come Wikipedia) è quella di fornire informazioni che costituiscono gli “ingredienti” per qualsiasi successiva rielaborazione, non dei contenuti precotti da riportare tali e quali in qualunque ulteriore ricetta culinario-giornalistica.

Ma è il giornalismo di oggi, bellezze, e che vi vada bene o no funziona così.

 

L'”innoqua” Wikipedia

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(screenshot da it.wikipedia.org)
(screenshot da it.wikipedia.org)

Mi ci sono messo di buzzo buono e ho cominciato a spulciare Wikipedia alla ricerca di svarioni, errori di ortografia, sintassi, grammatica, morfologia, logica e quant’altro faccia spettacolo. A dire il vero non ho intenzione di rompervi le scatole più di tanto con queste cose (mi sono un po’ stufato di scrivere su questi argomenti che alla lunga vengono a noja in primo luogo a chi scrive e per traslato a chi legge), però questa ve la racconto: alla voce riguardante la cucina siracusana (cui si deve il massimo rispetto, anche ortografico, evidentemente) si legge:

lo squalo palombo, che è innoquo per l’uomo, detto pisci palummu in dialetto siracusano

e devo dire che “innoquo” con la q da Wikipedia proprio non me lo aspettavo. Però c’è. Qui sotto la voce intera (errore compreso) così come rilasciata oggi dall’enciclopedia libera più malandata che ci sia:

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Un altro “un’altro” su Wikinews

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unaltro

I Wiki*.* (Wikipedia e i suoi cosiddetti “progetti fratelli”)sono indubbiamente molto efficaci per far fronte alle idiosincrasie di tanti suoi utenti: hai voglia di sfoggiare tutto il tuo sapere? Vai su Wikipedia e ti sentirai anche tu autore di un pezzo di cultura condivisa; hai voglia di giocare al piccolo curatore editoriale? Wikisource te de dà la possibilità; hai velleità da professorone? Ti iscrivi a Wikiversità e il gioco è fatto. Tutto libero, tutto gratis, tutto a portata di mano, tutto orrendamente fasullo.
E chi è che non ha mai sognato di fare il giornalista almeno una volta nella sua vita? Niente paura, c’è un rimedio anche per quello. Si chiama Wikinews ed è una specie di Wikipedia delle notizie. C’è tutto, non manca nulla, la pagina principale, il bar (chissà mai se serviranno una Coca-Cola come si deve), il portale della comunità, il link per fare una donazione (si sa che senza lìlleri non si làllera), il link alla pagina in altre lingue. Manca una cosa sola, ma è un dettaglio trascurabile: le notizie.
Sono andato, così per curiosità, a vedere quali fossero le ultime notizie pubblicate alla data di oggi: ce n’è uno dell’11 maggio sugli autobus vecchi, tutto il resto sono cronache della giornata di serie A e di serie B. Nessuno che parli del governo che Bibì e Bibò hanno in animo di assemblare (sembra in effetti un PC che ha più problemi di conflitti che altro), nessuno che riferisca sugli incidenti sul lavoro dell’Ilva, sul rinvio a giudizio nell’ambito del processo Ruby Ter di Berlusconi, ma nemmeno sulla sua riabilitazione e così via elencando gli ultimi fatti della settimana. Ecco l’elenco delle ultime pubblicazioni:

wikinews

Ogni tanto si legge qualcosa. Ma è veramente una sofferenza guardare questo progetto languire e non essere che un vorrei-ma-non-posso della Wikiconoscenza on line. E quando si legge qualcosa ecco che appaiono di nuovo gli sfondoni. E’ dal 4 dicembre 2007 che è on line un articolo intitolato “Guantanamo: nuove rivelazioni sul manuale operativo militare di Delta Camp” che contiene la versione “un’altro” con l’apostrofo al posto di “un altro” scritto correttamente. Cioè, dal dicembre 2007 i volontarissimi del progetto non si sono nemmeno resi conto di un errore madornale di ortografia (del resto la voce non viene più modificata dal 25 agosto 2010), e non c’è stato nessuno che abbia avuto un po’ di pietà nei confronti del lettore finale e abbia deciso di correggerla. Ingrati.

Non resta che archiviare anche questa versione PDF a perenne memoria y que otros se jacten de las paginas que han escrito.

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Wikipedia, “un’incidente” e “un’altro ragazzo”

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Scrivere “un’altro” con l’apostrofo è uno degli errori più frequenti che si facciano in italiano quando si è dinnanzi a una tastiera. E’ praticamente impossibile non trovarlo in un corpus più o meno esteso di pagine web, perché quella di mettere un apostrofo tra “un” e “altro” è una tentazione troppo grande e ci cascano più o meno tutti. Ci casca anche Wikipedia, nella pagina dedicata a Love by Chance (serie televisiva), quando mette a testo

accorre subito in soccorso un’altro ragazzo

Non è il solo errore di Wikipedia in questa parte di “trama” della serie televisiva. Vi si trova anche un delizioso: “un’incidente” nel passo che recita:

Quando Pete, un ragazzo popolare tra le ragazze ma segretamente gay e ricattato dal suo ex ragazzo, incorre in un’incidente stradale

E’ questo il rispetto che i compilatori di Wikipedia e i suoi revisori riservano ai lettori esterni. E’ questa l’affidabilità che molti wikipediani vantano per la propria improponibile creatura. Sciatteria diffusa e pressapochismo spicciolo a profusione. Non resta che ricavare la versione PDF della paginaccia mal scritta e consegnare ai posteri l’ignobile porcata.

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Ancora due parole sul blog…

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Qualcuno di voi mi ha chiesto come mai appaiono le parole linkate in rosso anche sulla home page del blog quando prima apparivano solo nei singoli articoli. Certo che anche voi una bella padellata di affari vostri non ve la fate mai, eh? Va beh, tanto vale che vi confessi che è un sistema che sto sperimentando per vedere di incrementare i clic sulle singole pagine e offrire contemporaneamente la possibilità di accedere velocemente a pagine con tematiche di (potenziale) interesse per l’utente finale. Detto così suona anche bene. Poi c’è la gente che mi dice “Ma si legge male!” Eh, sì, magari non sarà proprio il massimo, ma, sfiga per voi, perché quando andate a consultare Wikipedia vi ritrovate letteralmente pieni di link e controlink azzurri, potete vederne qualcuno anche sulla mia home page ottenendo un effetto ridotto (ma magari, che ne so, vi piacciono le emozioni forti e io non sono ancora in grado di darvele…). Va bene, in questi due giorni ho pubblicato sei articoli, spero siate contenti (e se non siete contenti vi attaccate!), domani parto per la Toscana, dove restero quattro giorni e mi sarà difficile aggiornare, per cui abbiate pazienza che al ritorno, sempre se non mi vado ad ammazzare con la macchina, riprenderò a scrivere qualche stupidaggine. Nel frattempo siate felici.

Il “Manifesto” della razza nel giorno della memoria per Wikipedia e Wikisource

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Che, voglio dire, dopo aver regalato qualcosa come due euro a Wikipedia (non so se vi ho già scritto che ho fatto una donazione involontaria di due euro a Wikipedia) uno dovrebbe avere a maggior ragione il diritto di consultarla, se non altro per vedere le inesattezze e le macroinutilità che pubblica e denunciarle sul suo blogghino striminzito. Davide contro Golia, ma anche le frombolate sortiscono qualche effetto, talvolta.

Insomma, si va a vedere la pagina principale della versione in italiano di Wikipedia (con il proprio smartphone, che fa assai più figo –cosa volete, ormai il PC da tavolo non lo usa più nessuno-) e ci si trova il collegamento (“link” per i più fighetti) a Wikisource, progetto gemello di Wikipedia, la biblioteca che ripubblica testi di pubblico dominio scannerizzandoli da libri o riprendendoli da altre biblioteche sparse per il mondo (una ideona originalissima, bisogna riconoscerla, non ci aveva ancora pensato nessuno). Dico, si va a vedere quel link e si scopre che è uno “Speciale: Giorno della Memoria”, che se non mi sbaglio, era il 27 gennaio, va beh, è un po’ passata come data, ma lasciamo correre, vediamo qual è la “Rilettura del mese”: nientemento che “Il manifesto della razza” di vari autori, tutti squisitamente scienziati e intellettuali di matrice fascista e di netta appartenenza al regime di Mussolini (Guido Landra, Lidio Cipriani, Leone Franzi, Marcello Ricci, Lino Businco) che hanno stilato una sorta di decalogo delirante, ponendo al punto 7° il titolo “ E’ TEMPO CHE GLI ITALIANI SI PROCLAMINO FRANCAMENTE RAZZISTI”, decalogo che ha condotto il regime a stilare le leggi razziali del 1938 e a portare il paese nella più totale devastazione sociale, mentre ci si avviava alla follia della guerra. Il “Manifesto della razza” come lettura consigliata, che sta per oltre un mese sulla pagina principale di Wikipedia non ha nulla a che vedere con il giorno della memoria, è un documento che dovrebbe soltanto essere dimenticato, invece questi professionisti dello scanner e dell’OCR lo hanno digitalizzato e immortalato a futura e imperitura memoria, ponendo un testo che esalta il razzismo come valore, a base per la celebrazione del giorno della memoria. E ci saranno sicuramente molti che hanno applaudito o che hanno apprezzato l’operazione, magari richiamando a difesa dell’indifendibile il valore di “cultura generale” che assume il testo in una biblioteca, che non deve guardare ai contenuti, ma solo a conservare, conservare e conservare. E allora perché i colleghi tedeschi di Wikisource non mettono in linea il “Mein Kampf” di Hitler?? E’ di pubblico dominio, possono farlo, non c’è alcuna limitazione legale. Ma se non lo fanno ci sarà un motivo. E il motivo è che quel testo nuoce gravemente alla società, riporta in ballo un regime, è stato scritto dal male assoluto. Ma perché, questi simpaticoni che hanno vergato il “Manifesto della razza” erano il bene incarnato e sceso sulla terra a miracol mostrare? E non è uno schiaffatone alla religione ebraica l’accostare l’originale grafica di regime del “Manifesto” alla stella di Davide? Macché, non c’è risposta. Di più, non se ne sono neanche accorti. Il massimo che ti possono dire è che Wikipedia è un’enciclopedia aperta a tutti e che se volevi potevi intervenire facendo valere le tue rimostranze e togliere quel contenuto. Che sarebbe stato puntualmente rimesso in linea pochi minuti dopo dai servetti del regime che hanno potere di vita o di morte su chiunque corregga qualunque cosa in Wikipedia. Perché Wikipedia è così: irreprensibile, impunibile, irresponsabile. E’ una sorta di zona franca dove tutto è possibile tanto non risponde mai nessuno del proprio operato.
Due euro frutto del mio lavoro per finanziare costoro. Se ci ripenso…

Tragedia cosmica! Ho fatto una donazione a Wikipedia!

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donation

E’ successa una tragedia. Ho donato 2 euro a Wikipedia.

Ieri sera ho consultato una pagina e mi sono ritrovato tra i piedi questo banner pubblicitario della solita richiesta annuale di $oldini da parte dell’enciclopedia più inutile del mondo:

wikivaini

Poi ci sono tornato e ho trovato questo:

wikivaini2

Poi, prima di uscire, è venuto fuori questo:

wikivaini3

Ero curioso di vedere se il denaro donato va a Wikimedia Inc. (Stati Uniti) o alla sezione italiana. Purtroppo avevo PayPal aperto, con le credenziali già inserite, ho fatto clìcchete clìcchete e in un sol boccone mi hanno mangiato 2 euro.

Non vado certo fallito per 2 euro, ma ho comunque disperatamente cercato di far tornare indietro la transazione. Non c’è stato verso. Culo!

Immagino che con questa cifra faranno cose stratosferiche, oltre che prendersi un caffè. Pagheranno qualcuno per correggere gli errori degli utenti e bacchettarli, compreranno dei server nuovi, investiranno nell’educazione dei giovani alla informazione condivisa e questi ragazzi impareranno (anche a mie spese!) che sì, Wanna Marchi è enciclopedica, mentre lo scrittore spagnolo Rafael Cansinos-Assens no. Questa è Wikipedia (almeno quella in italiano).

NOTA PER BALUGANTI AMPELIO:
2 euro, ma vi rendete conto? Quelli neanche lo sanno quanta fatica bisogna fare per guadagnare 2 euro… e guarda lì, non me ne sono accorto… E ora come si fa??? E io li rivolevo, e invece non me li hanno ridati… e io di vì, e io di và…

Vittorio Emanuele II era “superdotato”. Ce lo conferma Wikipedia.

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vittemanii

Lo dico sempre che l’uso migliore che si può fare di Wikipedia è quello di leggerla. Così, come si leggerebbe un giornale. O un temino scolastico. Ci si trovano delle cose che hanno dell’incredibile, che sono lì, sul testo, scritte, affidate all’eternità (o, si veda il caso, alla provvisoria precarietà) del web e sembra addirittura che i wikipediani ne vadano orgogliosi.

Prendiamo, ad esempio, la voce su Vittorio Emanuele II. Sono andato a vederla l’altro giorno e pare proprio che ci sia tutto: infanzia e giovinezza, i primi anni di regno, la fine della prima guerra di indipendenza, i moti di Genova, una lunga dissertazzione sul concetto di re gentiluomo, e bravo il Savoia!

Ma nella sezione della vita privata, che è quella un po’ più pruriginosetta, alla fine, si legge:

Lo scrittore Carlo Dossi, nel diario “Note azzurre”, affermava che il re vivesse smodatamente le passioni sessuali e che fosse superdotato.

Una notizia stupefacente. Come potremmo vivere senza conoscere questo dettaglio fondamentale della vita e della personalità di Sua Maestà? Evidentemente  ci deve essere stato un dibattito notevolissimo e lunghissimo sull’argomento. Immagino che i solerti wikipediani si siano presi a mazzate (verbali, si capisce) per disquisire se questa notizia (ripeto, essenziale per il sapere umano) sia o no da ritenersi “enciclopedica”. E alla fine, visto che la troviamo in bella mostra sulla voce, immagino che sì, devono proprio averla ritenuta enciclopedica. E ad andare a guardare pare proprio che non ci abbiano discusso sopra più di tanto. Vuoi mettere? Il Re era “superdotato” e questa è una nozione fondamentale in un’enciclopedia. Visto, si pubblichi.

Ma il wikipediano medio potrebbe fare un’obiezione all’obiezione: “Questa non è una notizia data da Wikipedia, è un dato riportato dall’opera dello scrittore Carlo Dossi. Abbiamo messo la fonte, dunque, di per sé, il dato è enciclopedico e di interesse generale.”

Intanto bisogna dire che non tutto ciò che ha una fonte (o che trovo da qualche parte -libri, giornali, web-) è utilizzabile, e poi bisogna vedere se quella notizia, quel dato, quell’informazione siano o no interessanti o possano ben definire l’argomento di cui si tratta. E nel caso di Vittorio Emanuele II la risposta è no, anche se quella notizia è stata riportata da Carlo Dossi. Che valore aggiunto ho alla figura del monarca se so che aveva una esuberanza sessuale notevole? Saranno ben stati affari suoi. E invece no, vince la pruderie, o, meglio, la sciatteria di voler dire tutto ciò di cui si è a conoscenza a tutti i costi, perché evidentemente, per i wikipediano una voce più notizie contiene e più vale.

Ne troveremo altre di perle simili. Questa è solo quella che Wikipedia mi ha fatto trovare sotto l’albero di Natale.

 

Tutti professori con Wikiversità

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wikiversita

Ultimamente, ve ne sarete resi conto, scrivo poco e navigo ancora meno. Giusto quel tanto che basta per aggiornare (con fatica) i social network e per fare una veloce rassegna stampa.

Tuttavia mi càpita spesso di imbattermi in siti nuovi. Alcuni sono fuffa completa, altri sono mediamente interessanti, tutti, comunque, sono talmente pieni di pubblicità da fare schifo. Così, quando uno si ritrova con un sito dalla grafica almeno almeno pulita e con un minimo (ma dico un minimo) di contenuti, un po’ si “ricrea”, come dicono da queste parti.

A meno che la scoperta non riguardi una delle ultime creature del contesto Wiki*.*, Wikiversità, uno dei figliocci di Wikipedia con il patrocinio dell’onnipresente Wikimedia Foundation. “Allora“, mi sono detto, più prevenuto che incuriosito, “andiamo a vedere cos’è questa Wikiversità“, che ha un nome così roboante da evocare aule enormi e polverose ripiene di studenti che ascoltano in silenzio le lezioni del luminare di turno.

Vediamo che cosa dice Wikiversità di se stessa:

Wikiversità è una comunità che ha come obiettivo la produzione e la diffusione di materiale didattico (lezioni, esercitazioni, attività guidate, attività pratiche, documenti audio, cataloghi di risorse digitali, etc.)“.

Ed è già il primo inciampo: Wikiversità non è un progetto, è una community. La creazione di materiale didattico è solo un obiettivo, non è un dato che costituisce la “cosa”, ed è comunque subordinata alla creazione di un gruppo di persone ipoteticamente interessate al progetto. Basta notare la differenza con l’autodefinizione di Wikipedia, la sua sorella maggiore:

Wikipedia è un’enciclopedia online, collaborativa e libera.”

Wikipedia, dunque, è un’enciclopedia. Non una comunità di persone che vogliono creare un’enciclopedia on line. La differenza può sembrare sottile ma è fondamentale. Nel caso di Wikiversità appare che l’obiettivo è sproporzionato alle forze: oltre 17.000 persone hanno collaborato al progetto per creare un sito con pochi testi ed argomenti completati. Mi si dirà che l’iniziativa è recente e che il sito ha bisogno di entrare in fase di rodaggio per poi spiccare il volo: vero, ma la montagna ha comunque partorito il classico topolino e da 17.000 volontarissimi, tutti pronti, lancia in resta, a spargere conoscenza per ogni dove, ci si sarebbe aspettati (sinceramente) qualcosa di più consistente.

E a proposito di contenuti, come dice il nostro lettore Baluganti Ampelio, “Cosa ci sarà scritto? Andiamo un po’ a vedere…”. E che cosa si va a vedere? Quello che si sa, evidentemente. Io sono laureato in lingue e letterature straniere, con specializzazione in lingua spagnola, indirizzo linguistico-filologico. E’ quello che ho scelto di studiare. Dunque ne so qualcosa. Per carità, sempre qualcosina rispetto a questi professoroni dell’università libera, ma insomma, me la cavo.

Andiamo alla pagina dell’alfabeto spagnolo. Qui si apprende che

“L’alfabeto spagnolo (alfabeto) è composto da 27 lettere (letras) e due digrammi.”

I digrammi in questione sarebbero CH- e LL- inseriti nello schema dell’alfabeto. Ma sono anni che CH- e LL- non ne fanno più parte! Una volta se volevo cercare su un vocabolario il verbo “llamar” dovevo andare alla sezione corrispondente della LL-, ma adesso, con la riforma, lo trovo regolarmente nella L- (e infatti i moderni vocabolari la LL- non ce l’hanno più. Stessa fine ha fatto la CH-, incorporata nella C-). Wikiversità è vecchia di almeno 10 anni!

Altro tema sensibile: gli accenti ortografici in spagnolo. Nella pagina corrispondente di Wikiversità, sono spiegati soltanto l’accento tonico e grafico e l’accento sulle parole tronche, piane, sdrucciole (e le bisdrucciole vengolo lasciate da parte). NON sono nemmeno accennati gli accenti sulle vocali deboli toniche in iato (che sono obbligatori, dunque la gente dovrebbe sapere come metterli) e, cosa assai importante, gli accenti diacritici, ovvero quelle parole che, se scritte con l’accento hanno una funzione grammaticale e se scritte senza ne hanno un’altra. E’ vero che la pagina dice di se stessa di essere solo una bozza, quindi di non avere velleità esaustive, ma si fanno, appunto, bozze di TUTTI gli argomenti che compongono una lezione. Si può accennare, certo, purché un accenno ci sia. Qui invece la trattazione è monca. Io ho scritto, molti anni fa, una specie di fascicolino proprio sul tema degli accenti in spagnolo. Siccome è una materia un po’ complessa pensavo che potesse essere utile. Si trova su classicistranieri.com ed è a disposizione di tutti, gratis. Sarebbe bastato a questi Docenti dell’università libera andarselo a consultare per trovarci qualche spunto per la loro dotta ed erudita disquisizione. E invece no. Fretta, fretta, bisogno ineludibile di pubblicare, creare contenuti, mettere in linea, Dio mio, ma che succede? Che accade se, invece di pubblicare l’abbozzo, lo tengo per me, e poi lo pubblico non dico quando è completo, ma quando ha almeno una parvenza di esaustività?

E se ho sempre detto che Wikipedia è pericolosa perché mette in campo la competitività tra i suoi membri, per cui chi corregge ne sa sempre di più di chi scrive, in una corsa al massacro che non trova uguali neanche nel mondo accademico vero e proprio, c’è da sottolineare come Wikiversità lo sia ancora di più, perché permette a ciascuno dei suoi utenti di sentirsi docente, di provare l’ebbrezza dell’insegnamento (capirai!), di sentirsi utili per la società degli utenti, di salire in cattedra, di pontificare sullo scibile umano, senza dare un minimo di bibliografia (gli argomenti di cui vi ho parlato io non ne hanno) o anche solo di link utili ad approfondire l’argomento. Questa più che un’Università è Hyde Park, dove un chiunque genericamente inteso può prendersi un bussolotto, salirci sopra e parlare ai passanti e dire quello che vuole senza particolari censure.

E so già che cosa state per dirmi: “Se hai trovato queste pecche, perché non contribuisci a migliorare l’università libera di tutti con le tue conoscenze e a metterle a disposizione dell’universo creato?” Risposta: perché nel caso degli argomenti che ho citato l’ho già fatto. E poi io non sono il censore dell’ignoranza altrui, ma guardo, vedo, noto e tutt’al più scrollo le spalle.

Ma voi state attenti che questa roba è pericolosa. Pericolosa davvero.

La tormentata storia di Diletta Leotta

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leotta

Diletta Leotta è stata ed è vittima di cyberbullismo.

Diciamolo subito e senza possibilità di equivoci: quello che ha subito è stato ed è inqualificabile, quindi da condannare senza mezze misure e in quanto tale.

E’ andata a parlarne a Sanremo, arena di ogni possibile pettegolezzo, con una mise non proprio castigatissima. E qualcuno ha avuto da ridire e da mormorare sul suo look. Incoscienti, mica si poteva pretendere che la Leotta andasse alla kermesse canterina in jeans e maglione! Del resto Sanremo è un palcoscenico internazionale e dovrà pur far vedere le sue grazie dopo che è stata ingiustamente cyberbullonata.

Fatto sta che sul sito web de “Il Fatto Quotidiano” è apparso un articolo dal titolo “Diletta Leotta poteva parlare di cyberbullismo anche in mutande” a firma di una certa “Eretica”, perché, si sa, il  vizio di firmarsi con nome e cognome è sempre duro a morire. La domanda che si pone la blogger è questa: “Se lei mette una gonna con lo spacco e poi parla di cyberbullismo non è credibile?”

La risposta è no.

E’ esattamente come se il mio medico mi consigliasse di smettere di fumare mentre si accende una Marlboro. O come se un insegnante rispondesse al cellulare in classe (magari a una chiamata importante, non dico mica di no!) e poi pretendesse che gli alunni non utilizzassero il telefono. E’ come se Vittorio Sgarbi andasse in televisione a parlare di diffamazione.
E poi ancora “Un po’ come dire che se vai in giro in minigonna non sei più una persona che può essere vista in quanto tale. Si può parlare di cyberbullismo anche mostrando il corpo, per decisione propria e non perché qualcuno decide di usarlo al posto tuo.” Ma certo. Per quello che mi riguarda Diletta Leotta poteva anche andarci nuda a Sanremo a parlare di cyberbullismo, se lo voleva lei e se gli organizzatori glielo permettevano. Ma è proprio la credibilità a venir meno, non la tragicità dell’esperienza. E’ vero che tutto “Si può”, come diceva Giorgio Gaber, ma lasciateci almeno il diritto di criticare chi per atteggiamenti, pose e vezzi, non ci piace nemmeno un po’.

Ho scelto di non utilizzare foto della Leotta con cui corredare questo articoletto: sul web se ne trovano a tonnellate e potete andare a cercarvele altrove. Ho scelto piuttosto lo screenshot della voce “Diletta Leotta” su Wikipedia dove, si veda il caso, la pagina è stata proposta per la cancellazione e dove la rilevanza enciclopedica della voce è stata messa pesantemente in dubbio (già, ma intanto ci resta!). Sarà bello vedere la Leotta accusare Wikipedia di cyberbullismo!

Il senso di Wikipedia per Nicolae Ceausescu

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ricorrenze

A leggere quel concentrato di umorismo involontario che è la versione in lingua italiana di Wikipedia c’è di che riflettere.

Wikipedia ha la lodevole abitudine di mettere in home page una rubrica che si chiama “Ricorrenze”. Vi sono elencati alcuni nati e morti del giorno, più una serie di eventi storici verificatisi proprio in quella data, e perfino, se a uno piace, che santo viene festeggiato dalla Chiesa Cattolica perché si sa, la cultura sarà anche laica, ma in Italia un po’ di ingerenze della Chiesa non se l’è mai fatte mancare nessuno.

Nella pagina di ieri (26/1/2017), tra i nati nel 1918, figura anche quello stinco di Santo che fu il dittatore romeno Nicolae Ceausescu. Così, tanto perché anche lì non dobbiamo farci mancare nulla. Ora io non so se nelle procedure informatiche -che immagino automatizzate- che scelgono i nati e i morti (Ceausescu non sarà l’unico nato il 26 gennaio!) ci sia anche il compleanno di Hitler da mettere in rilievo. Potrebbe essere un elemento decorativo di non poco pregio che indubbiamente porterà visitatori in più all’enciclopedia più pazzerella del mondo.

Resta una domanda semplice e banale: può la bramosia di un clic far ricordare i peggiori personaggi che hanno funestato la nostra storia recente? Per Wikipedia, evidentemente, la risposta è “sì”.

Il senso di Eidos per Wikipedia

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PREMESSA:

Questo è un articolo che NON vuole disprezzare “Eidos” né esaltare Wikipedia (che continuo a ritenere ridondante, inutile, ingestibile e inaffidabile).
E’, tutt’al più, un articolo sul come-si-fanno-le-cose-quando-si-scrive, tutto lì. Chiunque metta in dubbio questa premessa o è in malafede o, come diceva il mi’ nonno Armando, cià ‘r culo sudicio.

SVOLGIMENTO:

L’occasione me la dà un articolo pubblicato sul n. 229/2015 di “Eidos” a pagina 29. Vi è ospitata, nella rubrica “Curiosizie” una digressione sul “Perché via Galilei a Campo a Mare si chiama così”. Di questa digressione, lunga 29 righe, almeno 26 sono dedicate a parlare di Galileo Galilei. Ebbene, senza voler essere cattivi, ma fotografando solo il mero dato, TUTTE queste righe sono state tratte dalla voce di Wikipedia su Galileo. Si tratta di un dato inconfutabile e innegabile. Ecco qui la scansione della pagina:

eidos

ed ecco qui, invece, quanto riportato da Wikipedia:

galileo

Non c’è che dire, a parte l’omissione dei numeri delle note, il testo è identico.

La domanda successiva è quasi scontata: perché copiare pedissequamente senza nemmeno citare la fonte? A voler ben vedere un riferimento c’è, è quell'”Infoweb” tra parentesi alla fine del testo di “Eidos”, ma non soddisfa affatto. Non ha alcun senso dire “l’ho preso dal Web”, è come se si citasse come fonte la Biblioteca Comunale nel caso di un testo ripreso dalla Treccani lì costodita. Oh, intendiamoci, non che non sia lecito (e per molti versi è incoraggiato) copiare da Wikipedia. Ma ci sono delle condizioni. La pagina dedicata a Galileo Galilei è distribuita secondo la licenza Creative Commons Attribuzione – Condividi allo stesso modo 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0). Chissà cosa ci sarà scritto?? Andiamo un pochino a vedere: ciascuno è libero di “Condividere — riprodurre, distribuire, comunicare al pubblico, esporre in pubblico, rappresentare, eseguire e recitare questo materiale con qualsiasi mezzo e formato” con la seguente condizione “Devi riconoscere una menzione di paternità adeguata, fornire un link alla licenza e indicare se sono state effettuate delle modifiche. Puoi fare ciò in qualsiasi maniera ragionevole possibile, ma non con modalità tali da suggerire che il licenziante avalli te o il tuo utilizzo del materiale.”
Ora, la “menzione di paternità adeguata” non c’è e mancherebbe anche il link alla licenza (d’accordo, si tratta di una pubblicazione cartacea, quindi il link non avrebbe senso -o magari anche sì, chissà-). In breve, io devo mettere qualcosa che indichi al lettore, il quale deve capirlo in maniera sufficientemente inequivoca, che quello scritto è tratto da Wikipedia. Punto.

Oggi con un copia-incolla si possono riempire decine e decine di pagine, si tratta di uno sport piuttosto diffuso e molto triste perché, come nel caso di Eidos, non vince mai nessuno perché tutti si fanno autogol da soli.

A me basta ricordare quello che mi diceva la mia maestra, la Laura del Quaglierini, la quale nell’insegnarci (teste dure che eravamo!) come si fa una ricerca ci diceva che occorrevano almeno due fonti, che non serviva a nulla copiare parola per parola e che i concetti era meglio rielaborarli e dirli con parole nostre, che una ricerca è una delle cose in assoluto più difficile perché difficile è, appunto, essere originali.

Ma la Laura del Quaglierini è morta da tempo e le quadernate di analisi grammaticale che mi faceva fare mi sono ancora impresse.

Wikipedia come casellario giudiziale

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Immagine tratta da paginebianche.it
Immagine tratta da paginebianche.it

Riporto qui di seguito il testo dell’articolo “Wikipedia come casellario giudiziale” che avevo scritto per il libro “Il giardino incantato di Wikipedia” che, molto probabilmente non vedrà mai la luce, e non è detto che sia necessariamente un male. In quella occasione mi riferivo al caso giudiziario del giornalista Carlo Ruta che ha vissuto una delle esperienze più allucinanti che potessero capitare a un blogger. E a come una informazione sbagliata da parte di un sito consultato quotidianamente da milioni di persone possa fare molto ma molto male.

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Carlo Ruta è stato costretto a subire una delle vicende più dolorose della giustizia italiana connessa al mondo dell’informazione via web.

L’8 maggio 2008 venne condannato in primo grado dal Giudice Penale monocratico del Tribunale di Modica, dottoressa Patricia di Marco, in quanto imputato “del reato p. e p. dagli artt. 5 e 16 della L. 08.02.1948 n. 47, per avere intrapreso la pubblicazione del giornale di informazione civile denominato “Accade in Sicilia” e diffuso sul sito internet www.accadeinsicilia.net senza che fosse stata eseguita la registrazione presso la cancelleria del Tribunale di Modica, competente per territorio per avere il Ruta comunicato al provider Tiscali il proprio indirizzo di posta elettronica in Pozzallo via Ungaretti n.46, con registrazione avvenuta in data 16 dicembre 2003. In Pozzallo il 16.12.2003 e fino al 07.12.2004.”

La pena comminata è stata di 150 euro di multa (e non di ammenda, come erroneamente riportato da alcuni organi di informazione).

Nel maggio 2011 la condanna è stata confermata dalla Corte d’Appello di Catania.

Nel 2012 la terza sezione della Corte di Cassazione, presieduta dal Dott. Saverio Felice Mannino ha assolto Carlo Ruta perché il fatto non sussiste, senza alcun rinvio ad altro grado di giudizio. La sua vicenda giudiziaria, dunque, in quel momento, finiva per sempre.

Ma ha certamente lasciato degli strascichi orribili, sia nell’opinione pubblica che nel cosiddetto “popolo della rete”, per non parlare della sofferenza personale dell’interessato, che ha dovuto attendere quasi otto anni per vedere riconosciuta la propria estraneità ai fatti per un presunto reato per il quale nessuno veniva più condannato da lustri.

Dal 2004, dunque, un giornalista è stato ingiustamente privato di un indispensabile strumento di comunicazione a sua disposizione, e che costituiva una fonte di informazione, neanche periodicamente aggiornata per chi ne faceva uso, per non parlare della possibilità di esprimere il proprio pensiero attraverso quella risorsa informatica di cui era titolare, stata sequestrata e resa inaccessibile per tutto il periodo del procedimento.

E’ stato dichiarato colpevole in due giudizi di merito, ed è stato, finalmente, assolto con la formula più ampia.

La sua iniziativa editoriale, dunque NON era “stampa clandestina”, così come previsto dall’articolato di legge (“Chiunque intraprenda la pubblicazione di un giornale o altro periodico senza che sia stata eseguita la registrazione prescritta dall’art. 5, è punito con la reclusione fino a due anni o con la multa fino a lire 500.000. La stessa pena si applica a chiunque pubblica uno stampato non periodico, dal quale non risulti il nome dell’editore né quello dello stampatore o nel quale questi siano indicati in modo non conforme al vero” – Legge n. 47 del 1948-).

Le indagini, con il conseguente sequestro del blog, erano partite con particolare riferimento alla pubblicazione di documenti inerenti l’uccisione del giovane giornalista Giovanni Spampinato, nel 1972

Oltre al danno, la beffa. All’indomani della sentenza della Cassazione, Wikipedia non aveva ancora aggiornato la pagina dedicata a Carlo Ruta. Per cui, Carlo Ruta, per quasi 24 ore è risultato ancora condannato in base alla sentenza di secondo grado.

Ritenevo e ritengo ancora che il coraggio di Carlo Ruta, e la sua determinazione nel difendersi fino all’ultimo grado di giudizio avessero meritato un po’ più di rispetto, anche e soprattutto dai paladini della cultura libera.

Poche ore dopo la segnalazione del fatto sul mio blog (e non necessariamente in conseguenza di essa) la voce è stata modificata, riportando la notizia dell’assoluzione in Cassazione e supplendo a una imbarazzante e spiacevole latitanza di aggiornamento durata diverse ore.
Ma, come dicono i veneti, xé stà’ pegio el tacón del buso [il rammendo è stato peggiore del buco]: se da un lato Wikipedia ha aggiunto la frase “ma il 10 maggio 2012 viene assolto in Cassazione”, dall’altro la notizia è stata ancora ospitata sotto il paragrafo originario: “La condanna per stampa clandestina”.

Ma il punto è che non esiste nessuna condanna per stampa clandestina a carico di Carlo Ruta. Le due condanne inflitte in primo e in secondo grado, non essendo definitive non solo non hanno avuto nessun effetto, ma sono state spazzate via dalla sentenza definitiva di assoluzione della Corte di Cassazione. Non esistono. O, se sono esistite, hanno avuto carattere assolutamente transitorio. Sono state pronunciate, sì, ma hanno avuto lo stesso valore che hanno tutte le condanne di primo e secondo grado non definitive: zero.

Wikipedia non ha titolato, come sarebbe stato corretto, “L’assoluzione dall’accusa di stampa clandestina” (perché di questo si tratta), ma ha “inchiodato”, con un titolo, una persona a una circostanza che non aveva alcuna rilevanza di tipo penale.

Il lettore che dovesse cercare notizie su Carlo Ruta avrebbe potuto essere tratto in inganno da quel titolo. Che avrebbe potuto suggerire letture “successive” più che pericolose.

Sempre successivamente alle mie segnalazioni (e, come ripeto, non necessariamente per effetto di esse), il titolo è stato cambiato in “La vicenda giudiziaria della stampa clandestina”.
Anche da questa lettura emerge che quanto è occorso a Carlo Ruta è, comunque, una “vicenda giudiziaria”, un dato di cui serbare memoria e da trasmettere, nel tempo, anche a chi, a distanza di anni, dovesse cercare notizie sul giornalista.