Andrea Zanni a Radio 3 Scienza: “Se Wikipedia ha un errore è responsabilità tua che non l’hai corretto”

Il Presidente di Wikimedia Italia, l’associazione-supporter di Wikipedia nel nostro Paese- ha rilasciato oggi alcune dichiarazioni alla trasmissione “Radio 3 Scienza”.

L’antefatto è il seguente: Dylan, un ragazzo adolescente, si reca in viaggio in Brasile e vede i coati, una sorta di procioni locali. Tornato in patria, integra la voce di Wikipedia che li riguarda assimilandoli a dei “formichieri brasiliani”. Coati e formichieri sono specie del tutto diverse, ma l’informazione veicolata da Dylan diventa fattuale e vari quotidiani e giornali di importanza internazionale la riprendono. Ma, naturalmente, non è un dato. I formichieri sono una cosa e i coati un’altra. Dunque il dibattito si sposta sull’eterno dilemma, l’affidabilità o meno delle voci di Wikipedia per tacere della faciloneria con cui certi articolisti ci cascano con tutte le scarpe dando una voce per buona “a prescindere”).

Dunque, alla questione dell’affidabilità, il Presidente di Wikimedia Italia dichiara: “Se Wikipedia ha un errore è responsabilità tua che non l’hai corretto“. Come dire “Se il parco pubblico è sporco è colpa tua che non lo hai pulito” (chi l’ha sporcato se la passa sempre liscia!)

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E questo è il primo scontro con il reale. Da che mondo è mondo (e, credo, per altri mille secoli almeno) la responsabilità su ciò che si scrive è di chi la scrive o di chi la pubblica. Se io sul blog scrivo un’inesattezza (che so, una data per un’altra) non è un gran male. Se diffamo qualcuno è un male assai maggiore (e il tema della diffamazione ritornerà tra poco), ma la responsabilità è sempre mia, non posso prendermela con qualcuno che non mi ha corretto la data o che non mi ha detto “Guarda, cancella quella frase perché se no ci passi i guai!” Non è così che funziona. Funzionerebbe così se Wikipedia fosse una realtà chiusa ai suoi adepti. Se, per esempio, solo gli iscritti avessero accesso alle pagine. Allora si creano delle regole e quelle regole vengono seguite, chi nonm ci sta va fuori. Ma Wikipedia è un’iniziativa a cielo aperto e viene letta da chiunque. Esattamente come il giornalista deve verificare le sue fonti io mi aspetto che chi scrive una voce “enciclopedica” abbia ben verificato le sue, se no giochiamo a prenderci per le natiche.

In altre parole, il minimo che possa fare Wikipedia è quello che si aspetta che gli altri facciano con lei.

Altro punto di completo distacco con la realtà prende le mosse dal “blocco” dell’utenza di un Premio Nobel per la Fisica, Brian David Josephson che oltre alla meccanica e alla fisica qualtistica si interessa anche di fenomeni paranormali. Il Premio Nobel è stato allontanato perché avrebbe minacciato di querela. Non si fa. Wikipedia è un bene pubblico, dice Zanni, e minacciare querela andrebbe contro alla conservazione di questo bene comune. Cioè, per Wikipedia non esiste il bene della propria onorabilità come persona (magari questo Premio Nobel aveva tutte le ragioni, o tutti i torti, ma non spettava certo a Wikipedia esprimersi con una repressione preventiva della sua libertà di parteciparvi), per cui:

a) hanno bloccato un Premio Nobel;
b) hanno dato apparente ragione all’utente minacciato di querela anche se quell’utente poteva non avere ragione nel merito;

Non è proprio una bella figura.

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E a proposito di cause: i presidenti delle associazioni cambiano, ma le cause restano. Che fine ha fatto (ammesso e non concesso che abbia fatto una qualche fine) la causa da 20 milioni di euro intentata dal senatore Angelucci contro Wikimedia Italia? Non se n’è più avuta notizia. Nessuno ne ha più parlato. Potranno allontanare le persone, non allontaneranno mai i fatti e la loro rispondenza o meno al reale.

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Il “Signor” Garante per la Protezione dei Dati Personali

Screenshot da etherpad.wikimedia.org

Cristian Consonni, attuale vicepresidente dell’Associazione Wikimedia Italia, riferisce sulla mailing list “Frontiere Digitali” che Alessandro Polvani, che opera al momento presso la Free Software Foundation Europe, ha scoperto un documento in PDF presente sul sito del Garante per la Protezione dei Dati Personali, e che non può essere aperto se non usando il lettore proprietario Adobe Acrobat Reader in una versione superiore alla 10.x, versione, allo stato delle cose, disponibile solo per il sistema operativo (altrettanto proprietario) Windows.

Il documento è raggiungibile presso il link
http://www.garanteprivacy.it/garante/document?ID=1915835.

La questione riporta all’annoso problema dell’accessibilità dei file informatici messi a disposizione degli utenti nei formati proprietari da parte della Pubblica Amministrazione. Per quale motivo deve essere penalizzato l’utente che ha fatto la scelta di non usare Windows a beneficio di altri sistemi operativi e applicativi software, soprattutto quando questa penalizzazione è più evidente nel rapporto delicato e trasparente insieme con la Pubblica Amministrazione? Sacrosanto, e pienamente condivisibile. Indipendentemente da quello che il documento contiene. Potrebbe contenere anche i ringraziamenti per gli auguri di Natale, per quello che mi riguarda, ma se una persona non può leggerlo non può leggerlo.

L’occasione ha dato l’opportunità di redigere una spero-bozza di lettera al Garante per la Protezione dei Dati Personali, firmata da Karsten Gerloff,  per segnalare l’accaduto e richiamare l’attenzione sulle barriere architettoriche dei formati proprietari e dell’accessibilità piena e garantita da parte di chiunque alle risorse pagate con denaro pubblico.

Il testo dell’appello si trova qui:
http://etherpad.wikimedia.org/PDFreaders

L’appello comincia con “All’attenzione del Sig. Garante per la Protezione dei Dati Personali. E qui cadono le braccia. Il “Garante per la Protezione dei Dati Personali” non è un “Signore”, ma un organismo (certo, presieduto da un “signore” in carne e ossa), un’Autorità, un collegio. E la lettera continua portandosi dietro l’interpretazione sbagliata della premessa (“formuliamo la presente al fine di segnalarLe un errore…”).
E’ come scrivere “Gentile Signor Senato della Repubblica” o “Molto rispettabile Signora Camera dei Deputati”.

Il problema dell’accessibilità dei documenti informatici e della privacy dei cittadini è di fondamentale importanza. Non può e non deve essere frutto di un approccio in cui non si valuta la reale essenza delle cose, in questo caso quella dell’identità dell’interlocutore a cui ci rivolgiamo.

Speriamo che l’errore venga corretto e che alla sostanza ineccepibile si aggiunga una forma altrettanto ineccepibile. 

 

AGGIORNAMENTO DEL 15/08: L’intestazione della lettera è stata cambiata e formulata correttamente.

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