I do not have a blog!

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Avere un blog, oggi come oggi, sta diventando non solo imbarazzante, ma sconveniente e perfino caricato di una responsabilità ingiusta.

L’altra sera una amica mi ha detto che ogni mattina apre il sito di Repubblica e poi questo blog. Sono cose che danno sensazioni strane perché in Italia scrivere un blog significa automaticamente essere "alternativi" (ma chi l’ha detto??), essere "politicamente schierati" (ma nessuno ti dice mai da quale parte) e "avere una visione particolare della cosa informatica" (che è esattamente come la gente chiama un mezzo che, fondamentalmente NON conosce). E questo lo si può ancora accettare.

Ma continuo ad avere la netta sensazione che la gente (esclusi l’amica di cui sopra e alcuni lettori più o meno abituali, e per questo vaccinati, del blog) non abbia altro da fare che stare a seguire quello che scrivo.

Forse questo blog sta cominciando a fare il proprio tempo. Forse è proprio il mondo del Weblog 2.0 ad essere totalmente in crisi e ad aver dimostrato le sue crepe (e quando si vede una crepa nel muro quel muro prima o poi crolla), forse è l’illusione del mondo reduplicato nel social networking ad essere sbagliata, perché poi, alla fine, la gente è sempre la stessa e finisce per ritrovarsi dappertutto.

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Sandra Mazzinghi recensisce il mio “Nunc et in hora mortis nostrae”

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Nel 1995 scrissi un racconto.

Fin qui nulla di strano perché un momento di "prudor scribendi" càpita a tutti nella vita ed è megli aver scritto una storia di poche pagine che il classico "romanzo della propria vita", quello con cui qualcuno, inevitabilmente, viene a tediare amici e parenti con copie dattiloscritte, stampate al computer con caratteri pidocchini pidocchini (si sa, per risparmiare carta e per non abbattere alberi, oltre che per attentare biecamente alla vista del lettore) o, peggio ancora, manoscritte.

Il racconto si intitolava e si intitola ancora "Nunc et in hora mortis nostrae".

L’idea del titolo con l’ultimo verso dell’Ave Maria in latino mi venne dal granitico incipit de "Il Gattopardo" di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, libro che a quel tempo non amavo e che ho letto per intero, dopo vari tentativi generazionali, alla veneranda età di 43 anni trovandolo straordinario.

Per lo stile, invece, mi richiamai a un racconto di Julio Cortázar, narratore argentino mai abbastanza apprezzato, che si intitolava "La señorita Cora", una specie di intreccio di monologhi interiori che mi interessò molto, a quel tempo (e anche adesso).

Il mio "Nunc et in hora mortis nostrae" venne fuori in un’ora, pestavo sulla tastiera del computer come un ossesso (il programma era l’editor del Dos, non mi ricordo quale versione ma con cautela potrei dire che era la 6.2) e alla fine non lo rilessi nemmeno, cominciai a mandarlo in giro così com’era ed ebbe, nella limitatezza della sua diffusione, i suoi fans.

Qualche anno dopo lo ripresi, ne uscì una versione in e-book formato LIT per la biblioteca elettrinica di un caro amico che non ho più risentito (ciao Massimo!) e ne feci anche una versione in PDF che è ancora possibile scaricare su Lulu.com

Fine dell’ora della nostra morte. Amen.

Proprio ieri Sandra Mazzinghi, livornese, scrittrice di buon nerbo e acuta osservatrice (come tutti quelli che scrivono davvero) ha pubblicato sul sito www.manidistrega.it una segnalazione del mio racconto (che ormai non si può più chiamare "recensione", visto che lo scritto è tutto meno che recente).

La recensione è reperibile all’indirizzo

http://www.manidistrega.it/tx/consigli_parliamodi.asp?id=619

Scrive tra l’altro Sandra Mazzinghi:

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Non ci si crede, eppure…valeriodietsfano.com esiste

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…eppure qualche buontempone, fidando in qualche errore di digitazione degli utenti di questo sito, si è regitrato il dominio

www.valeriodietsfano.com

e non solo lo ha comperato, che di per sé non sarebbe neanche nulla, lo ha anche rimesso in vendita, fidando che qualche incauto avventore possa prima o poi comprarselo, come testimonia, impietoso, lo screenshot:

Per carità,  manifestazioni discutibili di un cybersquatting sempre più irresponsabile. Ma tant’è.

Chi è l’autore di quest’azione? E’ presto detto:


  Domain Name: VALERIODIETSFANO.COM
  
  Registrant [344946]:
   Domain Park Limited
   Vaea Street
   Level 2, Lotemau Centre
   Apia
   Samoa
   0815
   WS


Insomma, anche da Samoa sono venuti a rompermi i coglioni!