Matomo: un eccellente strumento di statistiche a pagamento

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Vi vo’ a parlare oggi di un altro eccellente servizio per statistiche web, davvero bello e completissimo.

Vi avevo scritto di OWA (Oper Web Analysis), che è un software gratuito, e che funziona in maniera eccellente. Chi volesse approfondire può farlo qui:

Open Web Analytics (OWA), il miglior software (gratuito) per la gestione delle statistiche di un sito

Vi avevo detto che il limite dell’applicazione è che non conteggia i download dei file, e questo, per una risorsa come classicistranieri.com o musicaclassicaonline.com è un handicap molto penalizzante.

Ho trovato un servizio (stavolta a pagamento, ma costa poco), che si propone come alternativa a Google Analytics (piuttosto limitato e deludente, in verità), nel pieno rispetto della privacy e del pieno ed esclusivo controllo dei dati.

Si chiama https://www.matomo.org, è una piattaforma interamente open source (cosa che non guasta mai, anzi!) e se volete avete la possibilità di provarlo gratis, in tutte le sue funzioni, per 21 giorni su un solo sito. La versione base a pagamento (che è quella che ho acquistato) costa 19 euro al mese, ed è implementabile su 3 siti (e io ne ho giusto 3!). C’è la possibilità di farsi inviare le statistiche anche via e-mail, ogni giorno, ogni settimana o ogni mese. Tra le funzioni che potete richiedere figurano

– Le dashboard di tutti i siti
– Sommario delle visite
– Paese
– Continente
– Lingua Browser
– Città
– Codice della lingua
– Tipo di dispositivo
– Versioni Sistema Operativo
– Browser
– Versione del browser
– Flusso di Utenti
– URL delle pagine
– Pagine di ingresso
– Titoli delle pagine in entrata
– Pagine di uscita
– Titoli delle pagine di uscita
– Titoli delle pagine
– Download
– Durata delle visite
– Pagine per visita

Una volta che vi sarete iscritti, sarà creato un dominio del tipo vostronome.matomo.org, su cui potrete accedere per vedere le vostre statistiche in tempo reale. Vi sarò dato un codice da copiare ed incollare su tutte le pagine del vostro sito che volete vengano indicizzate (seguite gli approfondimenti che vi ho dato nell’articolo per OWA) ed il gioco è fatto. Ecco qui un esempio relativo al blog:

Sono dati minimi (ho implementato l’applicazione solo ieri, abbiate pazienza), ma è solo un’esemplificazione. Funziona bene davvero, vale decisamente la spesa. Sono stufo di vedere indicizzati anche i tentativi dei russi e dei cinesi (moltissimi, questi ultimi) di cambiare i file di configurazione del mio WordPress, per cui il più seguito è un file .php del cavolo.

Fateci un pensiero. Etica, privacy, open source e libertà non hanno prezzo.

La pagina “6000 sardine” oscurata e poi ripristinata su Facebook

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Questa notte, la pagina “6000 sardine”, presente su Facebook è stata oscurata per alcune ore (beato chi ha avuto il tempo di controllare e ricontrollare in orario notturno la presenza o l’assenza della pagina dal web), probabilmente per un tentavio di sabotaggio da parte delle forze e degli utenti sovranisti o, comunque, contrari al movimento, che avrebbero segnalato in massa la pagina a Facebook per contenuti non ben meglio identificati.

Successivamente è stato tutto un gridare allo scandalo e all’attentato alla democrazia, alla libertà di espressione, di pensiero, di manifestazione, al tradimento, all’ingiustizia di Facebook, tanto che in una pagina di riserva, intitolata “6000 sardine 2” (originale!) i gestori hanno scritto:

“La pagina 6000 sardine è stata oscurata. In mancanza di post offensivi, violenti o lesivi dei diritti della persona, è stata comunque bersaglio di un gran numero di segnalazioni. Questo ha automaticamente generato l’oscuramento della pagina. Siamo fiduciosi che possa tornare on-line nelle prossime ore, ma non abbiamo certezza dei tempi. Si vede che un mare silenzioso fa molto più rumore di quanto si possa pensare”

Non è che il mare silenzioso e pescoso faccia rumore. E non è nemmeno un problema di democrazia. Il punto è che Facebook ha le sue regole, che si è dato da sé, e che il movimento sardinesco ha accettato al momento in cui ha aperto una pagina (ci sarà pure un responsabile). Questo regolamento sottosta alle leggi dello stato italiano (ma nemmeno sempre, ad esempio, non è detto che in caso di un post diffamatorio nei confronti di una persona quel post venga automaticamente rimosso o l’utente che lo ha scritto debba venire per forza censurato anche a seguito di una o più segnalazioni) ma quello che vale più di tutto è che se sei su Facebook stai al loro gioco, anche se il gioco è sporco e non ti piace, come nel caso in cui una pagina viene oscurata o sei tu che per un qualsiasi contenuto vieni oscurato senza particolari spiegazioni (è accaduto a persone che conosco di essere oscurate per aver usato la parola “negro”, o per aver usato della satira nei confronti del Movimento 5 Stelle). Probabilmente, nel caso delle 6000 sardine il blocco è stato precauzionale, i contenuti fatti fagocitare dagli imperfetti ma implacabili algoritmi di Facebook, poi, visto che non c’era nulla di offensivo o di particolarmente malizioso, hanno ripristinato il tutto. Potevano tranquillamente non farlo, o farlo per qualche ora, qualche giorno, un mese o due. E non è una questione di democrazia: se vuoi dire quello che vuoi senza essere censurato da nessuno ti fai il tuo sito web, o il tuo social network, o il tuo blog, o il tuo forum, e lì scrivi quello che ti pare. Se scegli Twitter o Facebook o Instagram sei in casa d’altri, e se in casa d’altri qualcuno ti dice di non fumare perché non è consentito, tu non fumi, anche se in quel momento non stai facendo necessariamente qualcosa di male. Se vuoi fumare vai fuori, o a casa tua. Semplicemente. E’ ingiusto? E’ antidemocratico? E’ così. E la colpa non è certo di Facebook.

Storia breve della Graziella sull’Autostrada e del poliziotto che finì sospeso

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poliziotto

Sulla Torino-Bardonecchia un extracomunitario è stato fermato mentre stava procedendo in bicicletta. Il poliziotto che lo ha fermato lo ha ripreso in un filmato della durata di 51 secondi in cui si sentono, tra le altre, queste parole che riporto così come le ho trovate sul sito della agenzia ANSA (toh, poi dite che non vi dico le fonti di quello che scrivo!): “Risorse della Boldrini, ecco come finirà l’Italia: tutti su una Graziella in autostrada a comandare” “Voi che amate la Boldrini, voi che avete voluto questa gente di m… in Italia. Goditi questo panorama. Voi e tutta la Caserma: guardate qui. Un tipo che pedala sulla Graziella pensando che sia una strada normale, con le cuffiette in testa. Fosse arrivato un camion e gli avesse suonato, manco se ne sarebbe accorto. Condividete signori, condividete”. Lo hanno più che giustamente sospeso dal servizio. Nonostante questo sulle pagine dei quotidiani nazionali, sui forum, su Facebook, Twitter e quant’altro, che hanno riportato, rimbalzandola, la notizia ci sono opinioni, commenti e tweet di tenore sentitamente opposto. Cioè, per i lettori, il poliziotto non solo avrebbe fatto bene a dire quello che ha detto e fare quello che ha fatto (incluso l’insulto a un’alta carica dello Stato) ma che avrebbe dovuto meritare addirittura un encomio.

La notizia ormai è vecchia, ma i commenti restano sempre lì a dimostrare che gli hashtag #iostocon… sono in agguato, e che noi siamo un popolo in cui la normalità si è ormai definitivamente persa. Voglio dire, che un poliziotto che invece di reprimere un comportamento illecito e pericoloso, come quello di andare in bicicletta in autostrada, gioca a fare Spielberg creando un video per la diffusione a una serie indeterminata di soggetti, in cui getta discredito sulle più alte cariche dello Stato (dimostrando di non saper distinguere tra la carica in sé e la persona che quella carica ricopre), poi è normale che venga sospeso. Ma me lo aspetto che venga sospeso. Perché la normalità è questa. Se ti permetti queste uscite mentre sei in servizio, a svolgere una funzione per la quale sei pagato coi soldini di tutti il minimo che possa pioverti addosso è una bella lavata di capo dai superiori. E non c’entra niente la libertà di opinione che sarebbe andata a sparire. Quella ce l’hai sempre e comunque, il web è pieno di dipendenti pubblici che hanno il loro blog, la loro chat list, la loro pagina Facebook e il loro account Twitter. Ma un’offesa è un’offesa, e questa fiumana di gente che batte le manine perché le piace stare dalla parte di chi fa le spalle larghe pare non l’abbia nemmeno tenuto in considerazione. Ma davvero che cosa pensava la gente, che gli regalassero una medaglia al valore?

Il web è diventato questa tragica desolazione, lo sfogatoio di gente che non sapendo di non aver ragione non sa più dove andare a dire ciò che pensa, “tanto sul web si può”, “tanto in rete è tutto permesso”, “tanto siamo su Facebook, mica nessuno mi farà qualcosa”, “ma no, dài non succede niente”.

E’ vero, non succede niente. Finché non succede qualcosa.

Vorrei essere come Paolo Attivissimo

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attivissimo

Lo avrete già capito, ma è un po’ di tempo che scrivo sempre più di rado sul blog. Credo si tratti di un fenomeno assolutamente normale, in fondo il blog ha 12 anni, ha sfornato oltre 4000 post dei più vari e variegati argomenti e può a buona ragione permettersi un momento di crisi, di lentezza e, diciamocelo pure, di disinteresse.

Non è solo una questione di blog, è lo stesso mondo virtual-realistico del computer in sé a interessarmi sempre di meno. Pazienza, avrò altre cose a cui pensare. In fondo non devo nulla a nessuno, non scrivo il blog per nessun’altro motivo che non sia la mia personale soddisfazione, e me ne frego di quella dei lettori.

Poi c’era anche chi si alzava la mattina, si portava la colazione davanti al PC e prima di andare al lavoro si immergeva in ciò che scrivo. Erano soddisfazioni elevate all’ennesima potenza, non mi era mai capitato di accompagnare un caffellatte con dei frollini integrali, ma c’è chi ha fatto anche questo. E mi dispiace che si tratti di cose ed abitudini e che formino ormai parte del passato. Non vi voglio nemmeno stare a dire se e quando la mia voglia di pestare i polpastrelli sulla tastiera comincerà a riprendere ritmi più regolari e, quindi, più rassicuranti per voi (io sto bene anche così). Tra l’altro, non so se l’avete visto, ma praticamente non c’è più nulla di cui parlare. E ora lo so che mi direte “Ma no, c’è tanto da dire su Renzi, sulla Grecia, su Tsipras…!” Ecco, appunto, allora si può anche stare zitti.

Vorrei darvi delle certezze, ma non ne ho. Non ce ne sono. E quelle poche a cui posso aggrapparmi non mi interessano. Potrei, inoltre, fare affidamento su quella concezione stakanovista del lavoro sul web a cui spesso ho fatto riferimento, violentandomi a scrivere un post al giorno. Ma è, appunto, una forma di autoviolenza che non so nemmeno quanto durerebbe. Se non sono bravo a scrivere per ispirazione naturale fuguriamoci per (auto)costrizione!

Ecco, vorrei avere la volontà, disponibilità e capacità di Paolo Attivissimo. Per chi non lo conoscesse, Paolo Attivissimo è un blogger con una attività strepitosamente copiosa sul web (credo che il suo vero lavoro sia quello di traduttore informatico): mantiene un blog in cui parla di bufale in rete, ipotesti di complotto, questioni e problemi aerospaziali, ha una collaborazione con la Gazzetta dello Sport, raccoglie il meglio del suo materiale in libri che mette in linea gratuitamente, partecipa a conferenze e interviste, ha una trasmissione sulla Radio Svizzera, una moglie, tre figli un gatto, e io non ho mai capito come cavolo faccia a far combaciare tutto. Ma, ecco, sì, vorrei tanto essere COME lui, compresa la sua residenza in Svizzera (io muoio di caldo!) e quel suo simpatico termine “pizzaware”, coniato per le richieste di donazioni collegati ai suoi siti (perché a LUI le donazioni vengono fatte, a ME invece no, nemmeno se al posto di un pezzo di pizza vi chiedessi due fette biscottate e un misurino di plastica di marmellata di albicocche come quelli che dànno in ospedale). E’ capacissimo di scrivere un articolo su “Come premere il tasto INVIO del PC” con allegria, leggerezza espositiva e sense of humor, il che non guasta. Ecco, io invece sono solo capace di scrivere tre quattro osservazioni brevi e amareggiate sull’approvazione de “La buona scuola”, ottenuta da parte del governo Renzi, ma devo comunque trovarmi contento, perché se invece che sul blog avessi scritto tutto su Facebook o su Twitter a quest’ora non se ne sarebbe più ricordato nessuno. Ma non è l’argomento (politico o informatico) a fare la differenza, quello che spicca negli articoli e negli interventi di Attivissimo è questo stato d’animo giocherellone che prende in giro prima di tutto se stesso (definendosi “il Disinformatico”) facendo finta di non intendersi della materia di cui parla, mentre invece se ne intende parecchio. O, quanto meno, meglio assai di quanto possa fare un utente medio.

Ma non sono Paolo Attivissimo, e sicché il blog ve lo tenete così com’è. Anzi, con un gestore appena appena invidiosetto. Oggiù!

Presto attivo il dominio musicaclassicaonline.com

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Ecco, volevo dirvi che mi sono comprato il dominio musicaclassicaonline.com.
Sarà attivo tra uno o due giorni e lo riempirò partendo da zero.
Era un sacco di tempo che volevo dare un corpo più organico e ordinato a tutto l’insieme di musica classica di pubblico dominio di cui dispongo e che, anche con l’entrata in vigore della nuova legge sui fonogrammi, è comunque sempre un gran bel po’ di roba.
Linkerò le ultime immissioni anche qui sul blog. Quindi vogliate bene al neoimmesso sito come ne volete alle mie riflessioni estemporanee.

Giulia Sarti: come ti creo il “mostro” senza virgolette

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L'articolo dell'Huffington Post

“Pensavo che il problema fondamentale, se si cita “Io sono colui che è”, fosse decidere dove va il segno d’interpunzione, se fuori o dentro le virgolette.
Per questo la mia scelta politica fu la filologia.”

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

Ho già difeso Giulia Sarti, deputata del Movimento 5 Stelle su questo blog.
Non mi piace ricordare i particolari di quella triste occasione, anche perché si tratta di valori che io considero inviolabili e imprescindibili per ciascuno.

La difendo di nuovo perché ciò che le sta succedendo ha ancora dell’incredibile.

L’Huffington Post ha pubblicato un articolo dal titolo “Movimento 5 stelle, Giulia Sarti cita l’imprenditore che evade il fisco: ‘Dovremmo tutti fare come lui'”

L'”imprenditore che evade il fisco”, per la cronaca, è il signor Roberto Corsi, che ha deciso di protestare contro l’oppressione fiscale non emettendo più scontrini e praticando al cliente uno sconto del 21%.

Ma la frase attribuita a Giulia Sarti, semplicemente, non è di Giulia Sarti.

L’Huffington Post conclude l’articolo: “Un appello del genere, lanciato sulla bacheca Facebook di un Parlamentare, suona come un invito ad evadere il fisco.”

Bene, mi sono detto, allora andiamo a vedere che cosa ha scritto sulla sua bacheca Facebook questa parlamentare:

Il post comincia con:
“Dovremmo diventare tutti Roberto Corsi: “Oggi sono 43 giorni che ho deciso di buttare fuori lo Stato dal mio negozio”. Roberto Corsi, piccolo commerciante di Montalto Uffugo, in provincia di Cosenza. (…)”

E finisce con “Anib, roma”

Quello che si trova tra virgolette è una citazione. La frase che comincia con “Oggi sono 43 giorni che ho deciso” è del signor Corsi, mentre quella che inizia l’articolo, e che costituisce la presunta prova per l’incriminazione di Giulia Sarti davanti la pubblica gogna, essendo una citazione non può che essere di un’altra persona.

Lo stesso Beppe Grillo ha riportato quel testo, pari pari (e ora non ho voglia di vedere se è Giulia Sarti ad aver copiato da Beppe Grillo o viceversa, non è questo che voglio dimostrare, anche se sarebbe indubbiamente interessante).

Adesso non ci resta che porci un dubbio, non è che l’estensore di quel testo esprimeva una SUA opinione che non necessariamente doveva essere condivisa da chi lo riportava (Grillo o Sarti che fosse)?

Eh, sì, perché Quando uno usa le virgolette o vuole usare una espressione in senso improprio oppure vuole dirci: “Guarda quello che viene dopo non l’ho scritto io” (appunto!)

E allora di chi è l’intervento? Potrebbe essere dell’utente “Anib, roma”, per esempio.
Eccolo qui:

E poi sarebbe bastato andare a vedere quante volte quell’articoletto è stato riportato sul web per potersi permettere il dubbio di ritenerlo come un discorso riportato da altre fonti e non necessariamente come il prodotto del pensiero originale della Sarti.

Il gioco al massacro del web ha creato una vittima per non aver visto un paio di virgolette.  

Il Comune di Spoltore monitora il web

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Vista del Comune di Spoltore - da www.wikipedia.org

Difendersi dalla diffamazione e dall’ingiuria è estremamente semplice.

Se ci si sente offesi da qualcuno si invocano gli articoli 594 (ingiuria) e 595 (diffamazione) del Codice Penale, si va dal magistrato, si espongo i fatti, si querela chi ha profferito quelle parole, si firma il relativo verbale e cominciano le indagini. Se no basta anche scrivere per conto nostro quel che è successo, autenticare la firma in comune, e spedire il tutto per raccomandata.

A Spoltore, comune in provincia di Pescara, a pochi chilometri da dove io vivo, le cose sono un po’ più complicate.

L’amministrazione comunale guidata dal Democratico Luciano Lorito ha emesso una delibera, per cui “Previa consultazione col legale di fiducia dell’ente”, la dirigente del Settore Servizi alla Persona e Contenzioso sarà incaricata di monitorare ogni mese blog, social network (Twitter, Facebook e quant’altro) per vedere se esistano delle offese che vadano a ledere la dignità dei dipendenti comunali e degli amministratori.

In caso affermativo, dice i documento “si procederà senza ulteriori avvivi e/o atti”.

Le domande sorgono innocenti e spontanee:
a) Perché questa azione di controllo e di ricognizione è dedicata solo al web? Non potrebbe darsi che le offese di cui sopra possano venir veicolate, ad esempio, attraverso la stampa, la radio e la televisione? E quelli chi li controlla??
b) Quanto costa al contribuente un team che vada a setacciare TUTTE le risorse descritte, premesso che una sola persona non potrebbe farlo?
c) Non esiste forse l’articolo 21 della Costituzione sulla libertà di opinione (di cui fa parte il diritto di critica) con OGNI MEZZO??
d) Si potrebbe dare il caso che cittadini che hanno solo CRITICATO l’operato dell’amministrazione comunale di Spoltore usando il web come veicolo del proprio pensiero possano trovarsi un giorno indagati SOLO perché il sentire di chi è addetto al controllo vede quelle CRITICHE come delle OFFESE?

E in ultimo, a chi fa paura il web?

I “linguaggi fascisti” del web secondo Pierluigi Bersani

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screenshot da www.repubblica.it

“Vedo che sulla rete sono rivolti al nostro partito dei linguaggi del tipo ‘siete degli zombie, dei cadaveri vi seppelliremo vivi’. Sono linguaggi fascisti e a noi non ci impressionano” (…) “Vengano qui a dircelo vengano via dalla rete. Vengano qui”.

(Pierluigi Bersani, 25 agosto 2012)

[Avevo migliaia di motivi che ritenevo e ritengo validi per non votare Partito Democratico. Adesso ne ho uno in più.]

Rivoluzione tra le biblioteche multimediali

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Dunque, vediamo un po’, allora, si diceva che ho da comunicarvi che a partire da tra quasi subito (o, comunque, tra pochissimo tempo), le mie biblioteche subiranno delle modifiche. I domini cosiddetti “minori” punteranno direttamente alla madre di tutte le biblioteche (classicistranieri.com), o, quanto meno, ad alcune delle sue sezioni.

In pratica “spariranno”:

http://www.classicistranieri.eu e http://www.classicistranieri.it che reindirizzeranno al .com.

Non sarà più direttamente accessibile nemmeno http://www.classicistranieri.org, ma reindirizzerà alla sezione “Musica Classica”. Ho deciso di far “fuori” anche http://www.controversi.org (e qui mi piange il cuore), ma chiunque digiterà quell’indirizzo si ritroverà ugualmente sulle mie audioletture. Anche literaturaespanola.es e bibbiaonlinemp3.com punteranno ai tag o alle risorse corrispondenti di classicistranieri.com. In pratica non viene perso niente, e io risparmio un po’ di dindini. Del resto non vi ho mai chiesto niente, quindi, se permettete, faccio un po’ il cavolo che mi pare, nevvero? :-). Oh!

29 luglio: Wikipedia segnala l’anniversario della nascita di Benito Mussolini

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La segnalazione dei nati e dei morti il 29 luglio da it.wikipedia.org

Oggi sarebbe anche l’anniversario della nascita di, che so, Mikis Theodorakis, ma Wikipedia ci tiene tanto a ricordarci che si tratta anche del compleanno dell’evidentemente enciclopedico e per nulla dimenticato Benito Mussolini.

Ancora una volta dobbiamo gratitudine all’enciclopedia ollàin onnicomprensiva, se no veramente non avremmo saputo come fare, ma, soprattutto, non ci saremmo mai perdonati cotanta dimenticanza.

Elogio della lentezza sul web

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Stiamo arrivando a un ritmo frenetico a dare notizie e commenti sull’onda di una attualità dei fatti che si sta sempre più accorciando, che non ci fa verificare quello che scriviamo -esponendoci alle figuri più misere, quando va bene- o vanificando la nostra azione in un giorno o due perché quell’argomento su cui abbiamo bloggato, twittato o spaccato le putenda ai nostri amici di Facebook ormai è passato di moda. Dunque, non se ne parla più.

Facciamo fare cip-cip a un commento di 140 caratteri che, nella migliore delle ipotesi, non vivrà più di una farfalla.

E invece i temi dovrebbero essere lasciati decantare. Oppure affrontati, ripresi, commentati, e poi di nuovo ripresi e approfonditi. Perché se una notizia passa di moda non è più una notizia. Le cose esistono solo perché se ne parla, non perché esistano o non esistano di per sé.

E allora parliamone, se non vogliamo che la polvere dell’oblio ce le faccia passare dalla responsabilità civile collettiva.

Ho guardato “Servizio Pubblico” di Michele Santoro. E non lo guardero’ piu’.

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Trovo imbarazzante l’osannazione e l’attenzione dedicata dai media alla prima puntata di "Servizio Pubblico" condotta da Michele Santoro.

Imbarazzante perché, in tutta franchezza, non l’ho trovata niente di che, perché, per quanto mi sforzi, non riesco a vedere dove stia il valore aggiunto di questo programma. Il fatto che abbia ottenuto, secondo quanto riferito dai quotidiani di oggi, il 14% di share, non aggiunge assolutamente niente alla cruda realtà scheletrica di una trasmissione che non mi ha convinto.

Però, se ha convinto la maggioranza degli spettatori, uno può pensare che sono in torto io.
Eh, certo, quando sono in tanti a dire una cosa vuol dire che quella cosa è vera. La maggioranza ha sempre ragione. Però la maggioranza degli italiani è anche quella che ha portato Berlusconi al governo.

Quindi, per favore, basta con lo sventolìo dell’Auditel, non è lo share che rende veramente pubblico un servizio pubblico. "Rai Isoradio" è un servizio pubblico, è un’emittente fondamentale perché informa in tempo reale sul traffico autostradale, ma l’ascoltano in pochissimi.

Cominciamo subito col dire che ho provato a connetermi al programma in Internet e non ci sono riuscito.
Server sovraccarico? Macché!
Streaming lento? Neanche per sogno!
Connessione ADSL con scarse prestazioni? Nisba!
Ero collegato con la chiavetta d’emergenza che ti fa aspettare una vita? Nòneeeeeeeee…
La questione era molto più semplice: stavo usando Linux.
Siccome per vedere la trasmissione gli utenti Windows usano un programmino che si chiama "Silverlight" quelli che ritrasmettono "Servizio Pubblico" avranno pensato  che va bene così.
Tanto chi usa Linux notoriamente non è degno di essere annoverato nel 14% di share.
Insomma, per vedere Santoro uno deve usare Windows. E perché? E se io non lo voglio? E se io non ce l’ho?? E se io faccio scelte diverse???
Nulla, ti attacchi, tanto qualche giovincello brufoloso che fa il fighetto contestatario e che abbia un portatilino con Windows lo si trova sempre.
Per cui, il servizio non è pubblico in quanto tale, ma è pubblico sulla base del sistema operativo che scegli di usare.

Va bene, andiamo sulla partizione Windows. Lo faccio perché il sito del programma di Santoro mi costringe a farlo, non perché a me piaccia.
E invece dovrebbe essere il contrario.
Sono loro che fanno un programma televisivo, se vogliono che io lo guardi devono darmene la possibilità.
Vorrei farlo presente, magari in uno di quei commenti "live" che la gente inserisce durante uno streaming, voi pensate che sia stato possibile?
Ma neanche per idea! E sapete perché non è stato possibile?
Perché avevo la tastiera rotta? Non ancora!
Perché mi facevano male i polpastrelli? Macché, sani come pesci (loro!)
Connessione che si era fatta l-e-n-t–i-s-s-i-m-a a causa dello streaming? Ma non fatevelo passare neanche per l’anticamera del cervello!!
Anche qui la questione era molto più semplice: non sono su Facebook.
E siccome loro accettavano solo i commenti fatti su Facebook, io non ho potuto dire la mia come gli altri e nello stesso modo degli altri.
Meno male che in quel momento ci aveva già pensato qualcun altro a farlo.



Alla fine ho optato per controllare se una emittente televisiva locale abruzzese lo stesse ritrasmettendo.
Ma naturalmente sul sito queste informazioni non appaiono.
Appaiono, in compenso, le coordinate bancarie dei conti correnti che servono per mandare i famosi 10 euro. Quelli ci sono.

Dal punto di vista dei contenuti mi aspettavo molto, ma molto di più. Penso anche di averne il diritto, visti il titolo e le pretese dell’iniziativa.

Penso di avere il diritto di credere che iniziare una trasmissione con "C
aro Biagi, caro Indro"
sia un mero artifizio retorico e non un segno distintivo di un servizio pubblico.
Ritengo di essere perfettamente legittimato a pensare che un giornalista che dice "Noi qua facciamo la nostra rivoluzione civile, democratica, pacifica" debba dimostrare coi fatti prima ancora che con le (belle) parole la portata della sua rivoluzione, soprattutto se esce da un accordo con la RAI per una buonuscita di oltre due milioni di euro (è inutile che i puristi della protesta storcano il naso, lo dice Wikipedia, che è la loro Bibbia -per fortuna non la mia- e se lo dice Wikipedia decidetevi, o è vero o cambiate Bibbia, non potete venirvela a prendere con me!) e fa trasmettere il suo nuovo programma da Sky perché è così bello non avere padroni.
Sono convinto di poter affermare che la presenza di un Travaglio che smette paulatinamente di fare il giornalista e fa sempre più l’attore di teatro non faccia bene a una trasmissione di informazione che pretende di chiamarsi "Servizio Pubblico", perché Travaglio è certamente libero di portare i suoi spettacoli teatrali in giro per l’Italia, e la gente è libera di andarli a vedere (o di non andarli a vedere) se lo crede opportuno, voglio dire, che problema c’è? Si va a teatro, si paga il biglietto, ci si siede, se ci piace lo spettacolo si applaude, se non ci piace si fischia. Ma è, appunto, uno spettacolo, un monologo. Una finzione (per quanto calata nella realtà). Se guardo una trasmissione giornalistica voglio un giornalista che faccia il giornalista, non un giornalista che fa l’attore. Voglio informazione, se volevo vedere il "Mistero Buffo" della casta non me ne sarei stato sul divano davanti a Rete 8, ma in fila al botteghino.
Credo sia mio preciso diritto dissentire con Santoro quando definisce Della Valle e De Magistris degli "scassatori", perché un imprenditore e un politico sono ruote dello stesso ingranaggio del sistema, e non è con le pagine a pagamento sui giornali o con i baci all’ampolla del sangue di San Gennaro che si il sistema viene "scassato".
Penso, e la Costituzione mi riconosce facoltà e diritto di farlo, che una giornalista giovane e senza dubbio carina che annuncia soddisfatta che su Facebook sono ormai 48000 le persone che hanno risposto a un sondaggio non costituisca di per sé un elemento di valutazione positivo, perché la giornalista sarà anche bellina e fresca, non lo metto in dubbio, ma quelli che non sono su Facebook chi li ha consultati? Perché se uno è su Facebook è su Facebook mentre se non è su Facebook è semplicemente fuori dal mondo?
Sono convinto di poter dire che l’affermazione di Lavitola per cui "Finché resisto, resto latitante" non sia una notizia, nel senso che non aggiunge nulla di nuovo a quello che la opinione pubblica italiana poteva sapere, subodorare, intuire.

Non guarderò più "Servizio Pubblico". Fine delle trasmissioni.


Io NON do 10 euro a Santoro per serviziopubblico.it

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Michele Santoro chiede 10 euro per la sua nuova iniziativa http://www.serviziopubblico.it.

Molti auguri a lui per la sua iniziativa di realizzare servizi e interviste (per ora limitati alle signorine dell’entourage del Presidente del Consiglio) da destinare alla ritrasmissione in tutte quelle realtà  di comunicazione disponibili e, comunque "dovunque sarà possibile".

Ma io non gli verso un tubo.
Per questi motivi:

  • io verso già un canone di abbonamento (ufficialmente è una "tassa sul possesso del televisore") al servizio pubblico. E’ certo che non si tratta di un servizio pubblico vero e proprio, ma bisogna fare di tutto perché lo sia;
  • il nuovo sito di Santoro non dice che cosa sia l’Associazione "Servizio Pubblico", non presenta uno straccio di statuto, non c’è una pagina che si chiami "chi siamo" in cui si faccia il nome della loro sede legale, di un recapito di posta elettronica, di un fax, di un numero di telefono. Solo di come si possono versare i dieci euro di cui sopra (bonifico bancario, paypal e carta di credito). Posso almeno dedurli dalla dichiarazione dei redditi quei 10 euro? Ammesso che glieli voglia dare sarebbe carino che ce lo dicessero.
  • Chi sono i partners? Chi è questa "Mosaico Produzioni" linkata nella pagina del sito, e che produce per Micorosoft? [1] E che cos’è la Zero Studio s.r.l. di cui, invece, non c’è traccia di link?
  • i miei 10 euro dovrebbero servire per costruire una televisione "senza padroni economici e senza padrini politici". Bene, ma poi cosa ci faccio? Voglio dire, cosa è mio, di quella televisione, per quei 10 euro?? Se io sono il solo padrone economico di un qualcosa, almeno in compartecipazione, come faccio a non rischiare che, come è successo per "Il Fatto Quotidiano", chi gestisce quello di cui sono padrone non mi metta le pubblicità di Eni, Enel e compagnia bella?
  • i contenuti che il sito ha prodotto e produrrà, saranno redistribuiti almeno sotto una licenza Creative Commons? Potremo re-distribuire i video, i contributi audio, più generalmente tutto quello che viene prodotto senza scopo di lucro e senza rischiare di andare a infrangere qualche copyright del cavolo messo lì per tutelare, oltre che loro stessi, anche qualche giornalistino rampante o l’ennesima signorina charmante simbolo del nuovo web? Farà Santoro quello che la Rai non fa, ovvero considerare appartenente ai cittadini quello che viene prodotto coi soldi dei cittadini?
  • Santoro scrive "Tivvù" con due v e questo turba il mio senso estetico.
  • Santoro ha chiuso il rapporto con la RAI con una indennità di 2.300.000 euro con soluzione consensuale e bilaterale (quindi anche con il suo contributo alla definizione dei termini di quell’accordo economico) e adesso viene a chiedere 10 euro a me??

Wikipedia si e’ messa il bavaglio

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Wikipedia è un po’ come la Confindustria, si accorge sempre all’ultimo momento che le cose vanno male, ma, fortunatamente, si sveglia appena in tempo per assistere alla catastrofe.

E così si è messa il bavaglio preventivo rendendo inaccessibili tutte le sue pagine, che rimandano al comunicato del 4 ottobre (1) (2) (3).

Lo trovo assolutamente meraviglioso.

Non so quante ore durerà questa protesta (dai contenuti peraltro condivisibili in massima parte) ma spero che si protragga il più a lungo possibile, perché sperimentare un mondo senza Wikipedia a portata di mano (ma attenzione, i contenuti sono solo nascosti, non eliminati!) può essere un’esperienza interessante.

Magari molti studenti ritroveranno il gusto di frequentare quelle cose che si chiamano biblioteche, piene di quelle cose che si chiamano libri, consultando una di quelle cose che si chiamano enciclopedie.

Lascia a desiderare la traduzione in spagnolo della pagina che riporta il comunicato:
– non si scrive "a riesgo de non poder" (4) ("non" è inesistente in spagnolo)
– non si dice "soluccionar" ma "solucionar" (5) (in spagnolo esiste la "solución", non la "solucción")
– dulcis in fundo, il "¿porque neutralizarnos? (6) (in spagnolo, il "perché" interrogativo si scrive staccato e con l’accento: ¿Por qué?)

E’ Wikipedia, bellezza.

(1) https://www.valeriodistefano.com/public/scioperowikipedia01.png
(2) https://www.valeriodistefano.com/public/scioperowikipedia02.png
(3) https://www.valeriodistefano.com/public/scioperowikipedia03.png
(4) https://www.valeriodistefano.com/public/scioperowikipedia04.png
(5) https://www.valeriodistefano.com/public/scioperowikipedia05.png
(6) https://www.valeriodistefano.com/public/scioperowikipedia06.png

Privacy: Per raccogliere dati sul web e’ necessaria un’autorizzazione per ogni trattamento

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IL GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI

NELLA riunione odierna, in presenza del prof. Francesco Pizzetti, presidente, del dott. Giuseppe Chiaravalloti, vice presidente, del dott. Mauro Paissan e del dott. Giuseppe Fortunato, componenti, e del dott. Daniele De Paoli, segretario generale;

VISTO il Codice in materia di protezione dei dati personali (d.lg. 30 giugno 2003, n. 196, di seguito "Codice");

VISTE le osservazioni formulate dal segretario generale ai sensi dell’art. 15 del Regolamento del Garante n. 1/2000;

VISTA la segnalazione dell’ing. Maurizio Sarni del 28 agosto 2010, con la quale questi ha lamentato che la società ModenaFiere srl (di seguito: "la società"), afferente al gruppo BolognaFiere S.p.A., nell’informativa ex art. 13 del Codice relativa al form di registrazione del sito www.ambientelavoro.it, rilasciata ai fini della vendita on line di un biglietto per la manifestazione "Ambiente Lavoro Convention" del 6-7 ottobre 2010, avvisava che i dati personali forniti sarebbero stati riportati "per fini promozionali sul sito e negli stampati" relativi alla detta manifestazione; Continua la lettura di “Privacy: Per raccogliere dati sul web e’ necessaria un’autorizzazione per ogni trattamento”

Wikireader: come farne a meno?

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[Nella foto vediamo il gàrrulo Sacripanti Otello vedovo Busdraghi con un’espressione di ritrovata felicità: finalmente anche lui potrà portare ovunque il suo concentrato di ignoranza collettiva in un comodo ninnolo tascabile]

http://thewikireader.com/

Dai, cosa aspetti, czn mrdn assnn che non sei altro, frugati di soli 99 dollari ameriani ed accaparrati questo fyne oggettino, che poi andrai tronfyo e svperbo ad esebire agli amici!

Penza te che cvlo, la tua amata wikipidia sempre con te, anche ar camerino quando occorre….

[testo gentilmente fornito dall’imperscrutabile Baluganti Ampelio -o Caciagli Edo, ora non rammento…]

(ed ora, pei gagaroni che si baloccano nei numeri) Le statistiche di marzo 2009

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E ora guardiamoci un po’ di statistiche, che ogni tanto fa anche bene dare un’occhiata dal buco della serratura.

Queste sono solo alcune analisi del server di valeriodistefano.com, e si riferiscono alle pagine di accesso. Non sono conteggiati download e quant’altro, quindi sono dati estremamente parziali, ma il file di testo con le statistiche definite e definitive, per chi lo volesse consiltare, è disponibile su:

https://www.valeriodistefano.com/public/stat0309.txt

Site Usage
Site Name: valeriodistefano.com
Date Range: 3/1/2009 to 3/31/2009

Weekday Totals
Week Day   Page Views     Visits       Hits Bandwidth (KB) 
    Sunday     24,225      9,484    131,707     17,682,139
    Monday     24,159      9,441    133,004     14,577,637
   Tuesday     25,947      9,258    131,158     17,460,894
 Wednesday     20,570      7,491    106,731     15,250,978
  Thursday     19,302      7,278    103,681     21,990,835
    Friday     24,155      7,479     97,839     18,069,088
  Saturday     20,696      6,830     91,627     19,286,478
Total(s)   159,054     57,261      795,747     124,318,050     
Average(s) 22,722      8,180       113,678     17,759,721      
 

Hourly Totals
Hour       Page Views     Visits       Hits Bandwidth (KB) 
  12:00 AM      7,037      2,671     38,410      4,373,785
   1:00 AM      7,582      2,963     42,684      6,036,367
   2:00 AM      7,683      3,081     42,446      6,517,809
   3:00 AM      7,409      3,140     44,086      7,031,500
   4:00 AM      8,056      3,451     44,317      7,361,551
   5:00 AM      7,969      3,330     43,424      6,818,677
   6:00 AM      7,213      3,174     44,652      6,129,488
   7:00 AM      6,471      3,082     39,169      7,514,379
   8:00 AM      6,554      2,940     37,972      6,976,039
   9:00 AM      6,411      2,646     32,895      6,413,929
  10:00 AM      5,888      2,325     31,006      6,585,606
  11:00 AM      5,722      2,074     24,909      5,481,249
  12:00 PM      5,771      1,876     21,993      3,989,403
   1:00 PM      5,685      1,660     18,813      3,957,254
   2:00 PM      6,713      1,615     19,838      3,672,670
   3:00 PM      6,365      1,461     18,830      2,576,064
   4:00 PM      4,810      1,218     16,776      2,211,331
   5:00 PM      5,083      1,228     23,297      2,359,639
   6:00 PM      5,475      1,364     24,492      2,621,667
   7:00 PM      5,947      1,851     29,317      3,761,406
   8:00 PM      6,722      2,139     39,813      5,368,778
   9:00 PM      7,236      2,512     36,681      4,679,381
  10:00 PM      7,682      2,576     38,191      5,730,657
  11:00 PM      7,570      2,884     41,736      6,149,422
Total(s)   159,054     57,261      795,747     124,318,050     
Average(s) 6,627       2,385       33,156      5,179,919       
 

Monthly Totals
Month      Page Views     Visits       Hits Bandwidth (KB) 
March, 2009    159,054     57,261    795,747    124,318,050
Total(s)   159,054     57,261      795,747     124,318,050     
Average(s) 159,054     57,261      795,747     124,318,050 

 
A marzo, dunque, siete stati 57261. Cosa ci facciate in così tanti fra blog e altri ammennicoli lo sapete solo voi. In ogni caso grazie per non avere un cazzo di meglio da fare.

Obluralski, e sei protagonista!

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Vi vo’ a presentare l’ultima deliziosa creatura del uèbbo, or ora uscita sana sana dalle preziose e puzzolenti mani di Frengo detto "lu cumpare".

Per gli stolti o le personcine poco colte ed inclini all’uso del mezzo internettico, dirò che trattasi di un blog nel quale il Nostro (egli è *EROE*) cazzeggia a suo bell’agio, ragionando con sussiego, supponenza e iperacidità gastrica delle questioni più futili, facendole assurgere alla categoria dei massimi sistemi galileiani.

Da bravo *EROE* qual è, il nostro Frengo, anziché scaricarsi WordPress, scompattarlo, caricarlo con un softuerino FTP su uno spazio in hosting, magari pagato una trentina (258!) di euri, che il suo stitico portafogli si rifiuta di lasciar andare, ha pensato bene di affidarsi a una di quelle soluzioni preconfezionate da femminucce, su altervista.org (orrore, stupore & tremore!!), come già fece con Splinder il buon Baluganti Ampelio (o Caciagli Edo) quando decise di mettere su il suo di blogghi.

Ma tornando a Frengo, egli, da bravo *EROE*, che disconosce la labronica favella, ha intitolato il tutto "Obluralski", mentre s’ha da dire "Obluraski", senza la l-differentia.

Completa il tutto una serie di annuncini di gOOgle, i cui proventi vanno a finire direttamente nelle casse di Altervista anziché in quelle de lu cumpare, che se lo piglia in saccoccia.

Se dopo aver letto tutto ciò vi viene ancor voglia di collegarvi con "Obluralski", dèccovene le anteprime:

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Il bluff di www.videomarta.com

Reading Time: 3 minutes

Parlare di tecnologia e di Internet è forse l’unico e vero discorso autoreferenziale che si possa cominciare nella rete.

E lo fanno tutti. E tutte.

Non è difficile diventare degli èmuli di Paolo Attivissimo, in realtà basta solo saperne qualcosa in più del utente medio (quello che i linuxari più cattivi -e scemi!- chiamano “utonto”), che, spesso, più che “medio” è semplicemente “mediocre”.

Così, parlare e scrivere di rete, software libero, licenze alternative, VOIP e quant’altro è diventato un tema irresistibile su cui costruire passerelle primadonnistiche, dei veri e propri trampolini di lancio personali, più che dei servizi informativi veri e propri.

Esempio fulgido di tutto questo velinismo da hard discount della divulgazione informatica è il videoblog www.videomarta.com.

Marta è la protagonista unica e indiscutibile di questo blog (anche se appare evidente che dietro ai filmati che lo compongono c’è un minimo di lavoro “redazionale” che coinvolge più persone).

Marta parla di tecnologia con uno stile che va da Gaia De Laurentiis a Neapolis.

Il suo studio televisivo è la sua cameretta in legno chiaro, parquet per terra, pupazzetti di pelouche per ogni dove, calendari e foto alle pareti.

Marta, almeno nel momento in cui presenta le sue minipillole di videoblog, appare grassottina, non certo bella, ma ha da poco lasciato la prima adolescenza alle spalle e si prepara, armata solo del suo rampantismo blogsferico, a conquistare il mondo con l’intimo convincimento di esserlo. E chi la ferma più?

Bracciotte robustine, veste, a seconda delle stagioni, ora in jeans strappato che fa tanto tendenza e canottierina vedo-non vedo, ora in più castigati maglioni invernali, lasciando sempre ai suoi piedi il compito di fare ciao ciao al visitatore (sia che cammini scalza sul parquet o che indossi calzini e scarpette da notte in lana -non credevo nemmeno ne facessero ancora-) muove continuamente e nervosamente le estremità, novello incrocio com’è tra la “Lolita” di Nabokov e una Sandy Show de noàntri.

In fondo dice cose banali parlando di argomenti assolutamente comuni, e piace proprio per questo.

O, almeno, lei pensa di piacere, se è vero come è vero che cerca sponsorizzazioni per il suo blog (e fin qui…) e sente il dovere di venirci a dire che ha dovuto perfino cambiare l’account di Skype e di MSN che prima elargiva evidentemente a piene mani, perché ha avuto delle noie:

E per piacere piace, se qualcuno dei suoi commentatori la definisce un angelo in terra:

Insomma, Marta fa innamorare.

Ma Marta è un bluff, e basta ascoltare il suo accento per rendersene conto e per capire che c’è qualcosa che non va.

Chi ha registrato il dominio www.videomarta.com è una certa Mavida snc di Torino, e l’accento di Marta appare più borbonico che altro. Dice “Gnulinux”, anziché “gh-nulinux” (lo pronuncia proprio con la gn- di “gnocco” e questo puzza di copione lontano un miglio).

Insomma, dietro a Marta ci sono Maurizio Pellizzone e Gabriele Farina (potete trovarli rispettivamente su http://maurizio.mavida.com/ e su http://blog.libero.it/soloparolesparse/), e chissà se la giovane lettrice di copioni scritti e maestra nella rotazione degli alluci ha mai davvero usato Skype, o avuto a che fare con un computer con Linux installato.

E’ bene dirlo, perché l’unica Marta che io conosca che usa Linux è una mia alunna, che oltretutto soffre molto ai piedi, tutto il contrario della neoiconcina della cultura dell’apparire che ci spacciano come ex bambina e futura gnocca del Web 2.0.