Internazionale: Jimmy Wales, Mr Wikipedia, non è un miliardario

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Internazionale è un giornale fantastico, che fa onore alla buona informazione e a un modo di presentare le notizie (o, in questo caso, le traduzioni degli articoli più significativi dei giornali stranieri) globale ma non globalizzato.

E’ tra le poche testate italiane che usa la licenza Creative Commons per i propri articoli originali (non per quelli acquistati da altri editori) e ha l’unica pecca che l’edizione in PDF costa quanto quella cartacea, che in edicola si trova con il contagocce.

La copertina del numero di questa settimana, assieme all’articolo centrale (solitamente quello più lungo, originariamente pubblicato sul “New York Times Magazine”) è dedicata a Jimmy Wales, il papà di Wikipedia, e al suo “strano destino”, che direbbe di sé

“Non sono un miliardario”

Ora, Jeff Wales non sarà un miliardario e non voglio metterlo in discussione.
MA certamente non lavora all’ILVA di Taranto. E cominciamo a sbaraccare l’argomento dai dubbi.
Se poteva tranquillamente permettersi, dopo due matrimoni falliti, di andare spesso da New York a Londra per andare a trovare la sua terza moglie, già segretaria di Tony Blair, come si legge nella ricostruzione della sua vita, allora, forse, sarà anche vero che con Wikipedia non si diventa miliardari, ma ci si campicchia e anche bene.
Se ha un cellulare cinese della Huawei (85 dollari), non lo si deve certo al suo stile di vita francescano, ma al suo interesse per l’esportazione di Wikipedia sulla tecnologia mobile dei paesi in via di sviluppo.
No, non è un miliardario, ma va a pranzo con Felicia Day e a cena con Charlize Theron. Tutti vorremmo essere non-miliardari in quel senso lì.

“Una delle cose più strabilianti di Wikipedia è che riconosce ai suoi anonimi volontari la stessa autorità degli esperti più famosi”

Ma sì. Sappiamo benissimo che patatina18, piuttosto che patatosognamgnam (molto più astuta la prima, bisogna dirlo!) oltre ad avere i brufoli e ad avere alle spalle un meraviglioso curriculum vitae consistente nella presentazione di una formidabile tesina di maturità, non hanno nulla da invidiare a chi a un argomento o a una branca del sapere ha dedicato tutta una vita.
Ecco il male di Wikipedia, che chiunque, per avervi scritto qualcosa, non solo si sente portatore di cultura, ma viene anche riconosciuto come tale da tutta la comunità. Ti fanno sentire utile, importante, anche se non lo sei. Succede anche tra i cattolici. Deve essere molto gratificante, ti fa sentire di avere potere sugli altri, ma soprattutto ti fanno rendere falsamente consapevole che tu puoi sapere di astrofisica almeno quanto ne sapeva Margherita Hack, basta solo che tu scriva qualcosa sull’argomento che nessuno cancellerà mai. Se suoni la chitarra o il basso elettrico e sai mediamente come è fatto il tuo strumento, puoi essere paragonato a Paco de Lucia o a Patrick Djivas. Basta che tu allunghi il wikibrodo e, possibilmente, che tu arrivi prima degli altri.

“Immaginate un mondo in cui ogni singolo abitante del pianeta può accedere liberamente alla summa di tutta la conoscenza umana”

Magari!! Sappia, però, il signor Jimmy Wales, che il mondo non ha (solo) bisogno della conoscenza nozionistica che Wikipedia si ostina a voler spacciare come “enciclopedica” (ditemi voi cosa c’entra una voce su Wanna Marchi con l’enciclopedismo. Nulla. C’entra, piuttosto con la volontà e l’opportunità/opportunismo di aggiungere una voce e fare numero). Il mondo ha bisogno di organizzarle le nozioni, di elaborarle criticamente, di farle proprie non secondo un criterio mnemonico ma personale. Il problema, caro Jimmy Wales, non è sapere quando è morto Napoleone. Ma inserire quella informazione nel contesto del lavoro che devo svolgere o della frase che voglio dire. E sapere se mi serve o no. Per questo ci sono le scuole, e l’impossibilità per una fetta ancora troppo grossa della popolazione mondiale di accedervi.

L’articolo di Amy Chozick, comunque, è piacevole. Leggetelo. Anche per capire come NON si diventa miliardari.

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Jimbo Wales: “Non sottovalutate il nostro potere!”

Ricorderete la decisione di Wikipedia di oscurare le pagine in italiano per protestare contro il famoso e famigerato "decreto ammazzablog" inserito nel corpus juris del decreto legge contro le intercettazioni.
Fu una iniziativa più che giusta nella forma e, soprattutto, negli effetti pratici (la gente può benissimo vivere senza Wikipedia in italiano, usare libri e biblioteche -che sono, oltretutto, più scientificamente garantiti-), nelle motivazioni, ma assai poco efficace nella rtealizzazione pratica. Le pagine furono oscurate per poco meno di tre giorni, successivamente vennero rimesse in linea con un bannerone enorme che spiegava il perché e il percome  la norma dell’art. 29 del decreto ammazzablog avrebbe potuto nuocere a Wikipedia (ma, non necessariamente, in conseguenza di ciò, al mondo intero) e fare in modo che questa iniziativa di messa in condivisione di contributi individuali (che è cosa ben diversa da un’enciclopedia) potesse di fatto risultare perfettamente ingestibile (come se in condizioni normali lo fosse). Il bannerone è stato recentemente sostituito da quello più precipuamente pecuniario, con il solito appello di Jeff Wales (,ma anche dei programmatori che sono felici di lavorare per questo progetto, o certe signore che hanno contribuito a scrivere centinaia di voci e ne sono felicissime…) ad aiutare Wikimedia Foundation Inc. e tutte le sue dépendances nazionali a raggiungere la modica e tutto sommato neanche esosa cifra di 20 milioni di dollari statunitensi, il tutto a completo e unico favore della cultura.

Qualcuno dei wikipediani obiettò, e giustamente, che non era giusto oscurare Wikipedia in italiano per protestare contro una legge nazionale della Repubblica Italiana, considerato che, in astratto, le pagine in italiano dovrebbero essere raggiungibili come risorse web a chiunque (ad esempio, gli italòfono residenti all’estero) e che, in concreto, l’italiano è parlato anche in Svizzera, anzi, risulta che in quella nazione sia lingua ufficiale, e non sarebbe stato giusto privare i cittadini svizzeri della possibilità di accedere al patrimonio della conoscenza condivisa che solo Wikipedia rappresenta e via discorrendo, chè tanto la solfa, anche se parte da giuste premesse, è sempre la stessa.

Bene, ora Jimbo Wales raddoppia.

Sta cercando di convincere i suoi ad oscurare la sezione in lingua inglese per protesta contro il cosiddetto SOPA, Stop Online Piracy Act, un disegno di legge statunitense che costringerebbe "motori di ricerca, provider e servizi di pagamento a tagliare tutti i ponti con i siti in violazione del copyright" (per la citazione vedere qui).

E aggiunge una frase estremanete inquietante: "Non sottovalutate il nostro potere".

Ma il potere di chi? Mi sembra che il singolo utente che partecipa a Wikipedia  indicando le misure di Beatrice Borromeo e il nome del suo fidanzato appartenente alla casata principesca monegasca [1]  che, evidentemente, sono considerati dati altamente enciclopedici, di potere ne abbia ben poco.
Men che meno ha potere la comunità virtuale che vi partecipa, impegnata a litigare sulle virgole, a discutere quanto sia utile Wikipedia e quanto sia fuori da Wikipedia sia da non prendere in minima considerazione, e a stabilire cosa sia enciclopedico e cosa non lo sia. Per quanto compattamente dèdita alla discussione e alla polemica, questa quantità di persone è poco amalgamata e omogenea nelle idee da portare avanti. Mettete insieme un wikipediano di Bolzano, uno di Londra, uno di Göteborg, un altro di Sabadell e un cipriota e chiedete loro se sono d’accordo a oscurare Wikipedia in inglese contro il SOPA negli Stati Uniti, e non troveranno una posizione unanime, anzi, discuteranno a lungo compilando pagine e pagine di discussione, che andranno a fare massa e volume, ma senza una posizione comune.
Quindi chi è che ha il potere?
Beh, intanto con 20 milioni di dollari di obiettivo di raccolta fondi Wikimedia Foundation un po’ più di potere di tutti noi messi insieme ce l’ha.
Ma, soprattutto, il potere è quello di fare incazzare la gente che, non trovandosi più, da un momento all’altro, Wikipedia in linea, non sa più dove andare a copiare e incollare la ricerchina scolastica (come se essere in linea, oltretutto, fosse un fatto dovuto).
Perché, ad esempio, non vengono oscurate le pagine di Wikiquote, Wikisource o Wikinews, le iniziative "sorelle"? Per il semplice fatto che se ne accorgerebbero in pochissimi.

Dunque non sono Wikiquote, Wikisopurce o Wikinews ad avere potere. E’ Wikipedia che pensa (erroneamente!) di poter incidere sulle decisioni del legislatore, italiano o statunitense che sia. E’ una pura e semplice congettura illogica.  Perché in Italia la norma ammazzablog giace ancora alla Camera dove, probabilmente, non sarà mai discussa per via della crisi economica e del cambio di governo, non certo per i banneroni di Wikipedia, ma, attenzione, è cambiato il Governo, non la legislatura. Le proposte di legge sono ancora lì, a nessuno è vietato riprenderle e riproporle. O discuterle quando le acque si sono calmate.
Dunque, di quale potere vanno parlando costoro?

Hanno sempre fatto motivo di orgoglio dell’occuparsi di cultura condivisa. E ora non dobbiamo sottovalutare il LORO potere? Cielo, e perché, allora, dovremmo sopravvalutarlo? Solo perché il mondo potrebbe restare senza Wikipedia in inglese per non più di una settimana? Non mi sembra una ragione valida né condivisibile. Che potere si esercita mettendo a testo enciclopedico chi sia il fidanzato di una giornalista?

Cos’è questo, un neo-"voi non sapete chi siamo noi"? No, non lo sappiamo chi sono loro, e allora?


[1] http://www.valeriodistefano.com/public/borromeo.pdf

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Wikipedia e la prima riga del necrologio di Brandon Harris

"Mi sembra di vivere ora quella che sarà la prima riga del mio necrologio.

Credo che nella vita non ci sia niente di più importante rispetto a quello che sto facendo per Wikipedia. (…)  Io lavoro per la Wikimedia Foundation, perché tutto nella mia anima mi dice che questa è la cosa piú giusta da fare."

(Brandon Harris)


Eeeeeeeeehhhhhh… l’importante è crederci…

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L’appello annuale di Jimmy Wales per il sostegno a Wikipedia

Nella vita esistono eventi ciclici che ci sembrano nuovi ogni volta, ma che costituiscono, in realtà, consuetudini radicate.

E’ la consolazione filosofica dell’"immer wieder", l’eterno ritorno, il tempo ciclico. Che, se si vuole, è anche roba da cattolicesimo spicciolo: si muore ma poi si ritorna.

Avere dei ritmi nella vita aiuta a sentirsi vivi. Guardiamo il Concerto di Capodanno ogni volta come se fosse quella precedente, e questo ci fa dimenticare di essere invecchiati di un anno.

Tra i ritmi della vita c’è anche la cronometricamente puntuale richiesta di denaro, sotto forma di donazioni volontarie, da parte di Wikipedia. Che sta diventando un po’ come le lamentazioni di Radio Radicale sull’accesso ai fondi pubblici per l’informazione. Così come il messaggio di Jimmy Wales sembra un po’ il messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica. Mancano solo le lenticchie con il cotechino e lo zampone.

In breve, Wikipedia torna a bussar quattrini.

E lo fa con le stesse immutate modalità di sempre. Che sono quelle di chi ha fatto (legittimamente) una scelta di tipo "politico" (sostanzialmente quella di non accettare la pubblicità nelle proprie pagine come forma di autofinanziamento), ma che vuole sottolinearla sempre e comunque agli altri, come se la sopravvivenza dell’iniziativa dipendesse dall’indifferenza o meno del pubblico che la usa.
Come dire: "ecco, vedete, noi abbiamo rinunciato alla pubblicità e voi non vi frugate le tasche nemmeno per pochi spiccioli".

E’ il classico modo per far sentire in colpa le persone.

Comunque, come sempre, andiamo ai fatti.

Sulla versione italiana di Wikipedia non compare più la testata che faceva riferimento all’azione di protesta di Wikipedia contro il famigerato disposto dell’art. 29 del DDL sulle intercettazioni (la famosa legge cosiddetta "ammazzablog").
Che non è uno scampato pericolo, perché una delle cose che la gente non capisce è che è cambiato il Governo, non la legislatura, e che le normative che giacciono all’esame delle camere sono sempre le stesse.
Al suo posto, appunto, il faccione di Jimmy con l’annuale appello per la raccolta del denaro.
Come dire, vanno bene i sacrosanti diritti della rete, ma qui ci vogliono i soldi.
La logica del denaro che viene prima dei diritti è paradossale. Come dire che il diritto all’informazione, alla partecipazione, alla costruzione di una cultura libera e di una rete libera passa attraverso una donazione. Ma allora che diritto è? Non è un diritto, è un dazio.

Jimmy Wales ha scritto il testo dell’appello in inglese [1]. Poi il testo è stato tradotto da un esercito di volontari nelle oltre 200 lingue in cui Wikipedia viene offerta al pubblico. Vediamo cosa dice, tra le altre cose:

"Commerce is fine. Advertising is not evil. But it doesn’t belong here. Not in Wikipedia."

adesso vediamo come è stato tradotto in italiano [2]:

"Il commercio è una cosa buona. Fare pubblicità non è sbagliato. Ma qui, in Wikipedia, è fuori luogo."

Il senso dell’originale inglese è stravolto. "Advertising is not evil" significa "La pubblicità non è un male".
Perché è stato reso con "Fare pubblicità non è sbagliato"? Non ha nulla a che vedere con il senso originale della frase.
Non so se per dolo o per imperizia, ma è stato fatto dire a Wales quello che Wales non ha detto. Lui si è limitato a non stigmatizzare la pubblicità e a dire che ospitare pubblicità non è nella logica di Wikipedia ("it doesn’t belong here"). La frase italiana attenua il pensiero originale, non rende più la pubblicità come un "non-male", ma come una cosa "non sbagliata".

Ma continuiamo a leggere il testo italiano:
"Wikipedia è qualcosa di speciale. È come una biblioteca o un parco pubblico. È come un tempio per la mente. È un luogo nel quale tutti noi possiamo andare a pensare, imparare, condividere la nostra conoscenza con gli altri."

E qui ci sarebbe da rispondere al sig. Wales che in una biblioteca io posso trovare svariate e variegate fonti di informazione, dalle enciclopedie, vivaddìio, cartacee ai libri specialistici su un determinato argomento. Su Wikipedia no. Se cerco informazioni su uno scrittore, in biblioteca troverò sia le informazioni che i suoi scritti. Su Wikipedia no.
Se ho molte fonti disponibili posso, con gli strumenti che ho a disposizione, stabilire cosa mi serve e cosa non mi serve, quali sono le informazioni essenziali e quali quelle secondarie. Su Wikipedia no. Su Wikipedia non sono io come utente a stabilire l’enciclopedicità di una informazione, ma una serie di volontari che possono anche non avere nessuna preparazione specifica su quell’argomento.
Io posso segnalare su Wikipedia che sul sito X c’è un approfondimento interessante di un determinato aspetto, ma se trovo un diciottenne coi brufoli e la mania del computer che mi annulla la proposta e decide che quello è spamming non perché lo sia veramente, ma solo perché lui lo ritiene tale, il mio contributo va  a farsi benedire. O, magari, viene addirittura trattato come "vandalismo".
La biblioteca consente un pensiero dinamico, Wikipedia consente solo il pensiero a senso unico.
Se io scrivo una informazione sul mio blog la condivido, se la scrivo su Wikipedia rischio che l’informazione non passi. E questo è vitale.

Il testo di Wales continua:
"Se ogni persona che legge questo messaggio donasse 5 euro, basterebbe un solo giorno di donazioni l’anno. Non tutti hanno la possibilità o la volontà di donare, e questo non è un problema. Ogni anno il numero di persone che compie una donazione si rivela sufficiente."
Mi pare che ci sia una impercettibile caduta di stile in questo passaggio. Probabilmente non tutte le persone che leggono sono poste nelle stesse condizioni di effettuare una donazione.
Io potrei donare i 5 euro richiesti, ammesso che abbia voglia di farlo, ma forse nei paesi più poveri ci sono persone che non hanno que
sta possibilità (economica, sociale e tecnica), anche se dovessero ritenere Wikipedia buona per loro.
Infatti Wales scrive subito dopo che questo non è un problema, e comunque il numero delle persone che donano ogni anno è sufficiente.
E allora cosa vogliono?

Soldi, lo abbiamo capito.

Ora andiamo a vedere questi soldi dove vanno. O, meglio, a chi.

Su questa pagina di cui vi do la versione PDF [3], Wikimedia Foundation scrive: "La tua donazione verrà fatta a Wikimedia Italia: un’associazione di promozione sociale italiana e senza scopo di lucro che è la corrispondente italiana ufficiale della Wikimedia Foundation. La metà di quanto hai donato sosterrà Wikimedia Italia che si occupa di sostenere e diffondere la cultura libera in Italia, l’altra metà viene donata alla Wikimedia Foundation, la fondazione americana senza scopo di lucro che sostiene Wikipedia e altri progetti associati."

Quindi, i soldi verrebbero divisi tra Wikimedia Italia e la Wikimedia Foundation negli USA.

Però fiscalmente io potrei dedurre solo il 50% della cifra perché non mi risulta siano deducibili dalle dichiarazioni dei redditi donazioni a Enti costituiti all’estero.

Allora facciamo una prova.
Proviamo a simulare una donazione a Wikipedia/Wikimedia. Scelgo di effettuare una donazione di 1 euro tramite Paypal. Tranquilli, è solo una simulazione.

A chi invio il mio denaro?
Risposta molto semplice: la donazione, almeno quella inviata via PayPal, va tutta alla Wikimedia Foundation. Questo tipo di donazione non è deducibile.
I proventi, magari, vengono successivamente condivisi con Wikimedia Italia, ma io li invio negli States, a un determinato soggetto. Almeno via Paypal.

Non resta che leggere che "Il piano finanziario 2010-11 prevede una raccolta di 20,4 milioni di dollari, pari a un incremento del 28% rispetto alla raccolta di 15,9 milioni di dollari del 2009-10." [3]

Quando si parla di 20,4 milioni di dollari si comincia a parlare di business. La cultura libera non c’entra niente.

[1] http://www.valeriodistefano.com/public/whalesinglese.pdf
[2] http://www.valeriodistefano.com/public/whalesitaliano.pdf
[3] http://www.valeriodistefano.com/public/wikifaq.pdf

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Wikipedia proposta come patrimonio culturale dell’Umanita’

"Più diventa tutto inutile e più credi che sia vero", scriveva il Sommo Poeta,  e nei giorni scorsi è arrivata anche la proposta di candidatura di Wikipedia a patrimonio culturale dell’Umanità.

L’idea è venuta alla branca tedesca del pastiche-informativo più cliccato nel mondo (che mi pare anche la meglio realizzata), che attualmente conta circa un milione e duecentomila voci.
Secondo quanto riferito da Cristina Scinnamblo sul  quotidiano on line Punto Informatico "l’accoglienza della proposta è stata entusiastica a detta di Jimmy Wales, fondatore del sito, secondo il quale l’idea fondamentale è riconoscere che Wikipedia sia un fenomeno culturale globale sorprendente, che ha cambiato la vita a centinaia di migliaia di persone. Per Wales il valore dell’enciclopedia risiede nella sua capacità di supportare l’istruzione degli individui in tutto il mondo, fornendo un grande numero di informazioni e notizie."

C’è da immaginarselo l’esercito dei Wikipediani sostenere una causa che al più sprovveduto degli analisti apparirebbe come impossibile, perché paragonare il valore culturale di Wikipedia a quello del Taj Mahal, o del Gran Canyon, o della Grande Muraglia Cinese sarebbe quanto meno imbarazzante.

Pensate che attualmente l’edizione italiana di Wikipedia è la quarta per numero di voci, preceduta solo dall’inglese, dal francese e dal tedesco (appunto). Ne conta ben 803.000, le edizioni spagnola, giapponese, russa e portoghese (lingue di diffusione decisamente maggiore rispetto all’italiano) ne hanno da 50.000 a 100.000 in meno.
In Italia c’è gente che lavora alacremente e gratuitamente per far sì che voci come quelle dedicate a Maria de Filippi, Lele Mora, Alda D’Eusanio, Maria Teresa Ruta, Jerry Calà, Emilio Fede, Caterina Balivo, Paola Perego, Vittorio Sgarbi, Michela Brambilla, Clemente Mastella, Mara Carfagna, Marcello Dell’Utri,  Maurizio Belpietro, Fabrizio Corona, Nina Moric, Belen Rodriguez diventino un giorno patrimonio UNESCO dell’umanità.

Ma questa è un’ideona! Ma certo, leghiamo le biografie di questi e altri personaggi alla memoria imperitura dell’Umanità, certo, ci vorrà un po’ di tempo ma di questo passo Wikipedia potrà aspirare certamente anche al Premio Nobel per la Pace (o almeno per quello della Letteratura, suvvìa…), o, perché no, all’elezione al Soglio Pontificio.

Nel frattempo ricordatevi che le pagine dell’edizione italiana di Wikipedia riportano l’invito a donare il 5 per mille a Wikimedia Italia, nel caso doveste scordarvelo (sapete, diventare Pontefici costa…)
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Wikipedia ha bisogno di 16 milioni di dollari per non chiudere, ma tanto non chiude lo stesso

Sapete quanto costa quest’anno

– affermare che un quartiere di Lisbona misura un’area di circa 235 000 km mentre l’intero Portogallo ne conta solo 92.391;
– dire che Anne Bronte ha scritto delle novelle;
– non accorgersi che Léon-Robert de l’Astran non è mai esistito;
– insinuare che Piergiorgio Odifreddi fa del vandalismo solo perché corregge la voce che lo riguarda chiarendo di essere andato a scuola in seminario;
– dare del "comunista" a Federico García Lorca e Heinrich Mann;
– giudicare il web in cui continuerebbero a sussistere «comportamenti che vanno dalla maleducazione incurante all’offesa intenzionale»;
– ricordarci che Berlusconi ha avuto la scarlattina (1)

?


16 milioni di dollari.

Ecco quanto costa.

Perché se l’anno scorso Wikipedia per poter sopravvivere ha chiesto ai suoi fedelissimi di mettere mano al portafoglio e tirare fuori una cifra collettiva di OTTO milioni di dollari, quest’anno, in occasione del Santo Natale, in cui, si sa, siamo tutti più buoni, avrà bisogno esattamente del doppio.

"’A faccia d’o …!",  direbbero a Napoli. Sono 12 milioni di euro o poco più. E chi li ha persi?

Ma, soprattutto, che cosa succede se l’obiettivo non viene raggiunto? Chiude Wikipedia? Non sarebbe nemmeno una cattiva idea, voglio dire. Ma naturalmente non accadrà.

E’ chiaro che Wikipedia non chiuderà mai perché smuove tanto di quel traffico web (e il traffico web è denaro) che senza le sue pagine i motori di ricerca più famosi come Google tracollerebbero. Jimmy Wales lo sa bene.

Solo per Wikimedia Italia sono previsti, nel bilancio del 2010, introiti di 85000 euro sotto forma di donazioni.

E Wikipedia ha tanti utenti disoccupati, studenti e senza introiti. Ma è anche a loro, evidentemente, che Jimmy Wales si rivolge nella sua petizione annuale.



Io non farò nessuna donazione a Wikipedia.


(1) Dati rilevati da me, che sono un utente occasionale di Wikipedia.

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Jimmy Wales toglie 400 immagini porno-soft da Wikimedia Commons

C’è indubbiamente qualcosa che non va in Wikipedia, se il suo numero due Larry Singer che, peratro, si è dimesso 2002, ha segnalato la sua creatura all’FBI americana perché, a suo dire, venivano pubblicate immagini di ragazzine un po’ scollacciate, ecco, suvvia, diciamocela tutta che siamo tutti grandini e vaccinati e ci si capisce al volo…

Su Wikimedia Commons (che poi con tutti questi progetti io non ci ho mai capito una mazza), sono apparse nientemeno che immagini delle succitate fanciulle tratte da manga giapponesi in pose assai open source, tutti avrebbero dovuto essere contenti, invece il fondatore, Jimmy Wales, ha usato, finalmente, i suoi privilegi da superamministratore galattico e ha immediatamente tolto più di 400 immagini un po’ pruriginose, che non avrebbero fatto altro che ringalluzzire un po’ l’umore dei navigatori, e che diamine.

Motivo: il tutto danneggia l’immagine dell’enciclopedia più grande del mondo.

Cioè, è come dire che è Wikipedia, o Wikimedia Commons, o quello che è a danneggiare se stessa. Si spensero le luci, si accesero i fanali, spenta anche l’insegna di quell’ultimo caffè gli amministratori che stavano gerarchicamente sotto Wales, quelli che si impegnano per dire cosa è enciclopedico e cosa no, hanno immediatamente chiesto a Jimmy Wales di rimettere i suoi poteri di megadirigente assoluto, perché, si vede, volevano essere loro a gestire la baracca.

"Abuso di potere", hanno detto.
E a dirlo è la stessa gente che se fai una modifica a una voce poi te la revoca.

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Jimmy Wales: su Internet c’e’ molta maleducazione, ve lo dico io…

Un noto personaggio ha recentemente dichiarato in un’intervista alla stampa che in Internet sarebbe possibile trovare «comportamenti che vanno dalla maleducazione incurante all’offesa intenzionale» e che questo non è bene.

Ha aggiunto inoltre che certi siti «esistono solamente come posto di ritrovo dove persone aggressive e meschine possono tirar fuori la loro lingua velenosa».

Uno pensa subito che simili affermazioni possono essere state rilasciate da qualche ministro che dopo che il Premier si era beccato in fronte la Madunina tüta spitasciàda quasi nei òci da un balùrd, un bamba, era arrivato a chiedere un giro di vite su Internet su cui ci sarebbero, secondo lui, troppi gruppi che incitano alla violenza (il figlio di Bossi ne aveva aperto uno con un gioco virtuale sul respingimento dei terùn, ma si sa, se non ghèrum mia nuiàlter de la lega, il cosolì, il Féisbuc, minga el faseva un casso…).

Oppure da qualche poeta, che invoca pace e poesiole in onore della grandezza e dell’acume politico del suo mèntore.

Macché, sapete chi le ha dette queste belle robe?




Jimmy Wales, il mitico fondatore di Wikipedia, che qui vediamo ritratto con il suo formidabile Mac portatile, perché, voglio dire, il reuccio della conoscenza libera cosa volete che faccia, che usi Linux che è libero? No, userà il Mac, che oltretutto costa una bella frana di dané, e che diamine!

Cioè, ricapitolando, lui ha inventato il sito in cui la gente si scorna per una virgola, per stabilire se sia più enciclopedico Fabrizio Corona o se valga la pena di dedicare una pagina a Vanessa Incontrada (nel dubbio lo fanno), per dire che io sono il moderatore e tu sei un semplice utente quindi solo per questo il tuo contributo non vale niente e devi registrarti.

Dove c’è gente che scrive testualmente: "Penso che la limitazione degli edit ai soli registrati ridurrebbe in partenza già di molto il numero delle pagine vandalizzate. Poi, se il vandalo si registra e viene beccato, gli si blocca l’account. Ne crea un altro e glielo si riblocca. Si stancherà presto."

O dove scrivono studentelli che affermano che "Secondo me Wikipedia è molto utile ai giovani per le ricerche assegnate a scuola. Forza Wikipedia!" e qualcun altro risponde: "Un consiglio: non fare direttamente copia e incolla, prima cambia un paio di virgole, due articoli, giusto per non farla esattamente uguale, almeno non ti sgamano!"

Qualcuno accenna a una opinione diversa dichiarando pubblicamente "Wikipedia è tutta monnezza." e il contraltare: "Auguri per un radioso futuro da ignorante professionista".

Jimmy Wales che dà dell’"aggressive e meschine" alle persone solo perché vanno a litigare fuori da Wikipedia proprio mi mancava!


(le citaziojni riportate sono tratte dalla pagina web:
http://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Pareri_su_Wikipedia/Archivio-14)
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