“Bella mi’ Livorno! Saòsa, l’hai bell’e detto du’ mestolate di ‘arcina e una pennellatina di bianco la rimetti su!” (Beppe Orlandi)

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Bella mi’ Livorno perdavvero, basta che ti tolgano una “c” e sei finita, svilita, affranta, incaprettata in una costrizione linguistica di romana provenienza che trasforma il “Cacciucco” (maiuscolo, sissignori, è categoria dello spirito!) in un “caciucco” da due lire.

Ma i giornali si fanno vanto del loro stesso massacrarti, e ti rifilano l’umiliazione proprio nel loro paginone centrale. A caratteri cubitali, lì, implacabile. Uno sputo in ghigna, una pedata negli stinchi, un etto di torta di ieri o un ponce diaccio marmato.

Giornalisti e tipografi che sanno ‘na sega loro di cosa vuol dire ritrovarsi la bazza unta di pomodoro, scorfano e olio. Ricavare la polpina dalle triglie con le mani unte, pigliare DAL FIASCO un bicchiere di vino rosso (certo!!) e alla fine appoggiarsi alla seggiola, ruttare ed esprimere un “Ah bene!” di soddisfazione.

Vogliono reinventarti, Livorno, e ci stanno riuscendo. Dal “caciucco” alla morte che ricongiunge sempre dei film del Virzì, che è l’intervistato del giornale suddetto, e che guarda caso girò la pubblicità del cacciucco industriale Findus e il cerchio si chiude.

Anche Paolo Virzì è su Twitter!!

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Io a vedere l’ultimo film di Virzì ho già deciso che non ci vado. Esce oggi e mi ha già scocciato assai.

Il regista livornese, con cui ho condiviso le lezioni del Bolognesi e del Simi, se l’è presa su Twitter con l’assessore al Turismo e Sport della provincia Monza-Brianza, il leghista Andrea Monti.

Che per un livornese è un po’ come prendersela in chat con un pisano e, appunto, dargli del pisano (cioè quel che è).

E allora quando Monti ha parlato di “buffa retromarcia paracula” da parte di Virzì, questi gli ha risposto “Lei è davvero un assessore? Ma la smetta, abbia rispetto dei cittadini che rappresenta e si tolga quel buffo cappellino” (alludendo al fatto che la foto del profilo Twitter di Monti lo ritrae con un cappello). Il canovaccio di Virzì è facilmente riconoscibile, si tratta della scena del vagone letto in cui Totò dice il classico “Lei? Onorevole?? Ma mi faccia il piacere!” a un attonito onorevole Trombetta.

Ci mancava solo che dicessero: “E io le tolgo il cappello!” “E io me lo rimetto!!”, parafrasando la scena della mano sul fianco e del buco in cui Totò si infila con il dito e il braccio intero. Ma Totò era Totò. Al confronto della sua arte questo scambio di battute non arriva neanche alla dignità di un vaudeville.

E poi ancora Virzì:

“Si dia un contegno, Lei è un uomo delle istituzioni, lasci fare il buffone a noi gente dello spettacolo. Torni a bordo, cazzo!”

Anche qui facilissimo riconoscere i modelli narrativi. Il primo è riconducibile al berlusconiano “Si contenga!” rivolto a Santoro. Dopo i film che gli ha distribuito la Medusa un tributo al Nostro Virzì non è proprio riuscito a non farlo. E poi, quel “Torni a bordo, cazzo!”, che se voleva ritrarre l’interlocutore come uno Schettino, non fa certo di Virzì un De Falco.

E infatti qui Monti ha gioco facile: “Non si dia delle arie, addirittura si crede un buffone? Non esageri cazzo!”

Chiosa lo stesso Virzì: “Personaggi del film più raffinati di voi. Ho sbagliato tutto. Vi meritate le commedie demenziali” e qui la citazione non può che essere che quella di “Ecce Bombo” di Moretti (1978) «Rossi e neri tutti uguali? Te lo meriti, Alberto Sordi!».

Un frullato di Totò, Berlusconi, Schettino, De Falco e Nanni Moretti per rispondere a un leghista. Anche queste devono essere soddisfazioni!

Paolo Virzì e quei “cialtroni” del Movimento 5 Stelle

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Paolo, il bimbo del Virzì, lo conobbi a scuola, per la precisione ai tempi del Liceo.

La maturità fu quella del 1983. Fu una maturità triste perché di lì a poco morì il povero Emilio Cagediaco.

Faceva il “compagno” il Virzì. Scioperi, volantini ciclostilati, eskimi.

L’altro giorno, nella sua qualità di direttore del “Torino Film Festival” pare sia intervenuto in una polemica tra Ken Loach e Carlo Mazzacurati. Ken Loach aveva restituito il premio per solidarietà ai lavoratori precari del Museo del Cinema e aveva invitato Mazzacurati a fare altrettanto. Rintuzzato dal Movimento 5 Stelle.

Virzì reagisce dicendo che “Ken è stato male informato. Mi dispiace dia retta a dei cialtroni come quelli del Movimento 5 Stelle.”

Ovvia, giù.

Intanto sarebbe carino conoscere il perché di tanta confidenza. “Ken”??? Sembra, per dirla alla livornese, che il Virzì ciabbia mangiato la pappa insieme da piccino. “Ken”, giusto per dirne una, nell’anno in cui il Virzì si diplomava allo sperimentale di Via Crispi aveva 47 anni, cioè poco meno della sua età (del Virzì) attuale. Aveva già girato sei film e stata lavorando a “Which Side Are You On?” quando lui (sempre Virzì) calpestava il pavimento della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Pisa. “Ken”??? Cosa significa “Ken”???

E poi non credo che un regista come Loach dia retta a un movimento politico denominato “cialtrone”. Se lo fa potrebbe essere (per esempio) per dar retta alla sua coscienza.

No, via, non ce lo vedo uno che si è fatto distribuire “Tutta la vita davanti” e “La prima cosa bella” dalla Medusa Film di Silvio Berlusconi dare dei consigli a Ken Loach.

Vent’anni dalla morte di Giorgio Caproni, poeta

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Livorno e’ una citta’ che dimentica i suoi figli e li disperde ovunque.

A Livorno gl’importa ‘na sega se te ne vai, e quando torni non ti riconosce nemmeno. Amare una città così è, quanto meno, obbligatorio.

Vent’anni fa moriva il poeta Giorgio Caproni, uno dei massimi esempi di capacità versificatoria, una delle anime più sensibili del XX secolo.

Nacque a Livorno, in Corso Amedeo, ha scritto versi meravigliosi con titoli che, da soli, valgono tutta una vita di poesia: intitolare un libro di poesia "Il seme del piangere" vuol dire avere capito tutto.

Caproni si trasferì a Genova, che gli diede molti più onori di quanto non abbia fatto la sua città natale.

Tra le poesie che ricordo più volentieri c’è questa "Preghiera" che, a dispetto del titolo, non ha nulla di religioso (ché Dio a Caproni è sempre restato ostico), ma viene usato con il significato di "richiesta".

Eccone i primi versi. Ve la leggerei volentieri tutta, ma sono afono e raffreddato, verrebbe un troiaio. Chissà, magari più in là, intanto leggete, gustate, comparate e iNparate:


Anima mia, fa’ in fretta.
Ti presto la bicicletta,
ma corri. E con la gente
(ti prego, sii prudente)
non ti fermare a parlare
smettendo di pedalare.
Arriverai a Livorno,
vedrai, prima di giorno.
Non ci sarà nessuno
ancora, ma uno
per uno guarda chi esce
da ogni portone, e aspetta
(mentre odora di pesce
e di notte il selciato)
la figura netta,
nel buio, volta al mercato.
Io so che non potrà tardare
oltre quel primo albeggiare.
Pedala, vola. E bada
(un nulla potrebbe bastare)
di non lasciarti sviare
da un’altra, sulla stessa strada.
Livorno,come aggiorna,
col vento una torma
popola di ragazze
aperte come le sue piazze.
(…)

Le ragazze di Livorno "aperte come le sue piazze" non sono una metafora, sono una fotografia. Di quelle in bianco e nero, sgranate, di una volta. Caproni ripristina la rima in un discorrere poetico, la forma classica per un discorso interiore, tutto per raccomandare all’anima di andare a cercare la madre e di portarle il suo ricordo.

Livorno che osanna Virzi’ e che non si ricorda di Giorgio Caproni. Poi dice uno un si deve incazza’, no, te pensaci anche dell’artro…

Roseto Opera Prima – “Tutta la vita davanti” di Paolo Virzì – Premio Rosa d’Oro alla carriera

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E venne la sera in cui Paolo Virzì diede buca.

Certo che a Livorno un ci s’avrà nulla ma per fortuna siamo tanto ‘gnoranti.

La serata è stata di quelle fuori concorso, momento di gala con la presenza del sindaco con fascia tricolore e relativa first lady, assessori nervosi, direttori artistici e presidenti di giuria nervosi, annunciatrice sulle spine, tutti pronti per conferire la Rosa d’Oro alla carriera a Paolo Virzì, ma lui era troppo impegnato dietro la macchina da presa per ritirrare il premiuncolo.

E così la proiezione del film "Tutta la vita davanti" si è svolta, sia pure in perfetto orario (cioè con quella mezz’oretta di ritardo), senza il principale festeggiato e con l’amaro in bocca per chi ci aveva creduto ("eh, ma aveva detto che sarebbe venuto!"), e pensare che la programmazione era stata spostata per dare modo al Nostro di esserci.

Il film a dire il vero mi pare tra i più deboli del livornese.

E’ segnalata l’interpretazione della Ferilli nei panni della manager stronza, quando invece sembra che abbia sempre la stessa faccia, sia che faccia la stronza, sia che faccia la moglie dell’operaio piombinese in "La bella vita".

Oltre al "dolente declinare" di Virzì, si è aggiunto un temporale che ha sospeso la proiezione dopo un’ora e tutti a casa bagnati come pulcini fuori dal guscio.

Quando frequentavo la stessa scuola di Paolo Virzì (il Liceo Sperimentale "Francesco Cecioni" di Via Crispi, a Livorno), e lui era nella sezione "B", assieme al povero Emilio Cagediaco (che di lì a poco sarebbe morto annegato nei pressi di Rodi), mentre io frequentavo più prosaicamente la "D", e avevamo come insegnanti i mitici Giancarlo Bolognesi e Riccardo Simi (detto "porcellino rosa", ma così, con affetto…) e il Preside era il Professor Castelli (detto "Boccino" per via della sua perfetta calvizie), insomma, a quei tempi lì io e Paolo Virzì litigavamo spesso. Anche oggi.