Le foto Polaroid con numero di cellulare realizzate da Pablo Chiereghin in mostra a Vienna

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Il social network, quello vero, non è Facebook, che non si sa bene a cosa serva ma piace a tutti, nè Twitter, che si sa benissimo a cosa serve ma in pochissimi lo usano.

Il vero social network lo ha inventato un signore che si chiama Pablo Chiereghin, che a Vienna presenta un suo progetto intitolato "Portraits with telephone numbers" (Ritratti con numeri di telefono).

E’ l’uovo di Colombo: quaranta immagini stile Polaroid (la prima dell’Autore) di persone assolutamente normali che hanno deciso di metterci la faccia e il numero di telefono (scritto proprio sotto al ritratto).

Una serie di ritratti, dunque, non esattamente con lo stile del Pollaiolo, ma con la freschezza dei volti della quotidianità e la possibilità di interagire attraverso il mezzo del cellulare, considerato, al pari della foto su carta Polaroid, una tecnologia "analogica" (va beh, "Repubblica" la chiama così, tanto, come sempre, qualcosa bisogna pur che dicano, anche loro…).

Riuscire, come ho detto, a metterci la faccia e nientemento che il numero di telefono (dato che la gente considera "intimo" per eccellenza) per essere contattati da una potenziale moltitudine indefinita di persone, è un atto di coraggio, indubbiamente, ma è soprattutto una dimostrazione sincera e di immediata empatia di non paura.

Abbiamo davvero bisogno di gente che non ha paura.

La mostra si chiama "Privacy Matters" e la ospita la Anzenberger Gallery.

Il Neujahrskonzert e i surrogati della RAI

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Non faccio fatica ad ammetterlo, sono un inguaribile tradizionalista.

Mi piace il Concerto di Capodanno, quello da Vienna, quello della Sala Grande degli Amici della Musica.
Mi piace il Bel Danubio Blu (valzer op. 314 di Strauss, chè i  numeri hanno la loro importanza nella musica!), mi piace battere le mani al ritmo della Marcia di Radetzky, sentire Peppi Franzerin (che quest’anno non c’era) che commenta gli intervalli tra un pezzo e l’altro e per me un capodanno non è capodanno senza i Wiener Philarmoniker che fanno un po’ i pirla e scherzano.

Da un po’ di tempo però, la RAI lo dà in differita. Cioè registrato, cioè non in diretta, cioè una delusione.

Se si calcola che da qualche anno, in diretta ti propinano una melensa “cover” italiana dal Teatro La Fenice di Venezia (splendida location, ma il Concerto di Capodanno è altro!) con le solite musiche italiane da pizza, spaghetti, mozzarella, mandolino e pummarola ‘n coppa.
Gazzeladre in quantità, stuoli di traviate, ammucchiate di barbieridisiviglia, vincerò a piovere e una bella granellata di libiamolibiamo.
Quest’anno hanno eseguito anche la Ouverture dal Guglielmo Tell, ma solo il finale, perché l’assolo di violoncello iniziale, che è quanto di rossinianamente più struggente si possa ascoltare, hanno deciso di tenerselo da parte.

Saranno puniti gravemente per questo. Ed è quello che i fan del Neujahrskonzert, quello vero, si augurano di tutto cuore, in occasione dell’inizio dell’anno nuovo.