Il filmino di Giulia Sarti: “Smettete di occuparvi di me perché sono state dette troppe menzogne e cattiverie, e ogni mia parola viene strumentalizzata per far apparire l’opposto della realtà”

Torno ancora brevissimamente sul caso di Giulia Sarti e dei suoi filmini (falsi!) hard pubblicati in rete, delle fotografie intime inviate alle redazioni dei giornali da chi le ha hackerato il cellulare, per sottolineare come, giustamente, la parlamentare non ne possa più e abbia pregato la stampa di non occuparsi più di lei e del caso in questione. Ha ragione da vendere quando reclama che il diritto all’oblio le venga applicato e anche al più presto possibile. Bene anche la proposta di legge contro il revenge porn perché i cittadini debbono essere tutelati nella loro intimità e nel diritto alla privacy quando si tratta di cose che nulla hanno a che vedere con la loro immagine pubblica e la loro maggiore o minore notorietà. Ma attenzione a non fare un errore: cerchiamo che il sipario che necessariamente deve calare sulle vicende private di Giulia Sarti non metta in secondo piano anche quelle pubbliche. La sua denuncia contro l’ex fidanzato, accusato di essersi appropriato di fondi del Movimento 5 Stelle pur sapendo che non era vero resta comunque una delle vicende più torbide che riguardino una nostra parlamentare. E di cui non si è ancora venuti a capo perché la storia dei falsi filmini, delle fotografie, delle immagini, degli scambi via WhatsApp ha superato come notorietà quella precedente, e, si sa, ubi maior minor cessat. In breve, Giulia Sarti ha il sacrosanto diritto a vivere la sua sessualità come meglio crede, a riprendersi e a farsi riprendere come più le piace, se le piace e se lo vuol fare, ma deve delle spiegazioni a tutta l’opinione pubblica italiana sul suo operato non proprio trasparentissimo. E che nessuno se ne dimentichi.

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Ancora su Cesare Battisti, sui lettori pignolini del blog e sul video del ministro della giustizia Bonafede

Ho sempre sostenuto di avere dei lettori pignolini, ma le lettrici, se Dio vuole, sono anche peggio.

Una signora, che evidentemente legge in maniera approfondita quello che scrivo, mi fa notare che negli anni 09-10, a proposito del caso Battisti e sulle problematiche della sua estradizione, non ero così duro e perentorio come oggi, ma più “possibilista” (utilizza proprio questa parola, “possibilista”) sulla eventualità di uno stato di libertà per il terrorista. Ma io non sono né per Battisti né per la Francia o il Brasile. Io sono, e sono sempre stato, per lo stato di diritto. Cesare Battisti è un terrorista omicida riconosciuto colpevole da sentenze definitive passate in giudicato. Come tale deve scontare la sua pena. Senza se e senza ma. Per fortuna o abilità è riuscito a eludere la sorveglianza italiana e a farsi dare l’asilo politico in Francia prima e in Brasile poi. Che sono paesi con una democrazia consolidata e che si fondano, a loro volta, sullo stato di diritto. E che hanno avuto le loro ragioni a negare l’estradizione di Battisti in Italia. Queste ragioni possono essere discutibili e discusse, ma sono altrettanto legittime delle richieste dello Stato italiano. Battisti è rimasto latitante per 38 anni. Non credo che in questo periodo chiunque volesse fare un bliz e arrestarlo in casa sua non abbia avuto la possibilità di farlo. Ma ci sono delle vittime, perbacco, di cui Battisti è responsabile. Ci sono delle parti lese, gente rimasta sulla sedia a rotelle o che ha perso un caro familiare. Stare dalla parte di Cesare Battisti sempre e comunque è una presa di posizione destinata a fallire. Per questo ho pubblicato l’elenco dei primi 1500 firmatari dell’appello di Carmilla on Line del 2004, perché bisogna sapere e ricordare da che parte si è schierata certa “intellighenzia” (italianizzato) e come si siano mossi certi guru di una sedicente sinistra che ormai, in quel caso, non aveva più nulla da dire a nessuno. Prendiamo Vauro, per esempio. Giorni fa ha dichiarato al Fatto Quotidiano:

“Mi assumo tutta la responsabilità politica e morale della mia firma sotto l’appello per Cesare Battisti del 2004”
“in realtà fu una persona, della quale non farò il nome, ad apporla per me, dando per scontata una mia adesione. Avrei dovuto ritirarla al tempo e non lo feci per colpevole superficialità e malinteso senso di amicizia. Non l’ho fatto nemmeno successivamente, quando scoppiarono le polemiche, perché un ritiro tardivo mi appariva e mi appare come un atto ipocrita volto a scaricare le responsabilità personali di cui sopra”.

Quando lo hanno messo di fronte a Torregiani a “Quarta Repubblica”, davanti a Nicola Porro ha dichiarato:


“Non ho detto che è stata una grande superficialità ma una colpevole superficialità. Mi ritengo responsabilmente colpevole di quella responsabilità che ha portato a far sì che la mia firma fosse sotto quell’appello”
E, rivolgendosi a Torregiani : “Visto che c’è Torregiani in studio, se la cosa non lo offende, vorrei anche scusarmi se quella mia firma può aver turbato una sensibilità già messa a dura prova”.

E allora, di che cosa stiamo parlando? Sempre di qualcuno che sul web firma al nostro posto (ricordate che anche Roberto Saviano confessò candidamente di non sapere per quali oscure strade del web fosse arrivato a mettere quella firma poi provvidenzialmente -per lui- ritirata?) e a nostra insaputa. Sempre di un “Avrei dovuto”, ma mai di un “devo”. E’ sempre un arrivarci per contrarietà, come direbbe il poeta, non si sceglie mai in tempo.

E visto che sono a favore di uno stato di diritto, bisogna che vomiti tutto il mio disgusto per il video di Bonafede circolato sul web negli ultimi giorni, in cui si mostra l’arresto di Battisti, ormai ridotto a una larva innocua, come se fosse uno spettacolino da baraccone. Come se oltre alla privazione della libertà un detenuto debba pagare anche con il prezzo della pubblica gogna le sue azioni, come se una realtà non esistesse se non viene immediatamente condivisa sui social network, da un ministro della giustizia e uno dell’interno con le divise di un corpo dello stato, quando avrebbero dovuto essere lì almeno in giacca e cravatta, anzi, non avrebbero nemmeno dovuto essere lì a mettere a repentaglio l’identificazione di un poliziotto addetto alla sicurezza di Battisti. E’ questo esercizio morboso della curiosità, questa continua sollecitazione del prurito dell’opinione pubblica a mettere il naso negli anfratti più nascosti e patologici di un vissuto che non rende giustizia a uno stato di diritto. Perché devo vedere un detenuto in manette mentre gli prendono le impronte digitali? Non potrebbe essere allontanato dal pubblico ludibrio, una volta messo nelle condizioni di non nuocere?? Queste azioni gratuite sono figlie di una ignoranza dilagante e diffusa, che nulla ha a che vedere con le certezze di uno stato di diritto. E’ una azione cinica e grottesca e bene farà la Camera Penale di Roma a presentare un esposto nei confronti del ministro Bonafede. Vogliamo la vita del diritto, non l’autopromozione gratuita a tutti i costi. Ecco come la penso.

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L’acquisto delle puntate di Report

Che uno poi dice “Ma allora ce l’hai proprio con Report!” “Sì”, gli rispondo io.

Sul sito della trasmissione di RAI3 c’è una “linguetta” che riguarda l’acquisto delle puntate. O cosa ci sarà scritto? Andiamo un po’ a vedere, via…

* Per vedere integralmente le ultime inchieste su Rai.tv è sufficiente cliccare sull’icona video che si trova associata ad ogni inchiesta.

E va beh.

* I video non sono scaricabili sul proprio computer, ma possono essere fruiti in streaming.

Già. Perché si debbono fruire in streaming e non si possono scaricare sul proprio computer (non ho detto “darli a cani e porci”, ma “scaricarli sul proprio computer”. Sto parlando di “uso privato e personale”, non di “cessione a terzi”) programmi realizzati dal servizio PUBBLICO?
Per la radio viene fatto. I file rimangono in linea circa una settimana. Forse poco meno. Non è molto ma è già qualcosa.
Te li scarichi, te li metti in un lettore di MP3 qualsiasi e te li porti dietro. A fare jogging, a fare la spesa, a fare quel che ti pare. Li puoi anche conservare.
Mentre invece NON puoi scaricarti l’ultima puntata persa di Report e schiaffarla su un tablet, su un Android o su un iPhone, se ti piace Stigiò e guardartela seduto su una panchina al parco. Se vuoi farlo ti colleghi on line e cominci a mandare la registrazione in streaming, così se il tuo provider telefonico di accesso a Internet ti dà una qualche limitazione di traffico, dopo mezz’ora o non ti colleghi più a una cippa o devi pagare un bòtto di soldi per aver visto una trasmissione che era già tua in quanto espressione del servizio PUBBLICO di cui sopra.

Si arriva alla sezione “Acquisto puntate”. “Acquisto” vorrà dire (credo) che le puntate possono venire comperate dietro corresponsione di una cifra in denaro. Se no che “acquisto” è? Va beh, anche qui leggiamo:

* Associazioni, università, scuole, sindacati, organismi ed enti senza scopo di lucro possono richiedere le puntate di Report alla Direzione Teche (fax 0636226217, e-mail service@rai.it). Il materiale sarà fornito in cassette analogiche VHS, oppure in formato digitale su CD Rom – video qualità internet formato MPEG4 o ASF.

Intanto fa molta tenerezza sapere che c’è ancora qualcuno che vende una registrazione di una trasmissione televisiva su videocassetta VHS. Pensavo si trovassero solo al mio supermercato di fiducia a 2,99 il pacco di 4 cassette da 4 ore ciascuna (godi popolo!!).
Ma quello che, invece, non fa tenerezza è l’elenco delle categorie di persone che possono richiedere il materiale: “Associazioni, università, scuole, sindacati, organismi ed enti senza scopo di lucro”. E il privato cittadino?? Non può comprarle. Cos’hanno i miei soldi, puzzano?? Va beh, a me non vendete un belino, ma perché, ad esempio, università e scuole devono tirar fuori dei soldi per avere una puntata di “Report”, suppongo per motivi didattici?
Ripeto, dovrebbe essere GIA’ qualcosa di pubblico. Non si può far pagare un servizio pubblico (la scuola) per acquisire qualcosa che viene da un altro servizio pubblico (la RAI).

*Tutti i contenuti di questo sito sono coperti da copyright e di esclusiva proprietà della Rai Radiotelevisione Italiana e ne è vietata la riproduzione, anche parziale, su qualunque media e supporto.

E questo lo avevamo vagamente intuito.

Ma la Gabanelli ci aveva già parlato dei costi di una puntata di Report. E io avevo commentato tutto già ad ottobre. Diceva:
*Come tutti gli autori, che lavorano su questo programma, il cui costo complessivo, inclusi il mio compenso, gli  stipendi della redazione, il costo di edizione, finanche dei fax e dei telefoni è di 180.000  euro, a puntata. Su ogni singola puntata la Rai incassa di pubblicità netti 190.000 euro. Al cittadino, che paga il canone e ha il diritto di sapere quanto costa il prodotto che sta guardando, che gli piaccia oppure no, noi costiamo zero.

Quindi i costi li copre la pubblicità. Così “Report” non è più cosa dei cittadini che non posso accedervi nelle modalità che vogliono. Servizio pubblico, certo.

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Il video erotico di Olvido Hormigo Carpio

Screenshot da elmundo.es

Il mi’ bisnonno Arturo, poveròmo, morì meno di un mese prima che nascessi io.
Gli garbava tanto il socialismo e il “sol dell’avvenire”. In verità ho sempre pensato gli garbasse il vino bòno, altro che socialismo, ma ogni volta che cantava il “sol dell’avvenire” (a conquistare la nostra primavera, va da sé…), cioè ogni volta che esprimeva il suo credo politico, i fascisti lo tonfavano di bòtte. Ritornava a casa e ci beveva su. Poveròmo.

Quando la dimensione privata diventa pubblica il minimo che ci si possa aspettare sono delle legnate nei denti.

La signora Olvido Hormigo Carpio è consigliere comunale socialista di opposizione in una piccola realtà territoriale nella provincia di Toledo.
Ha avuto l’ardire di farsi una valanga di affari suoi, personali e privati.
I suoi affari personali e privati consistono nella realizzazione di un video a contenuto erotico che la vede protagonista e intenta a fare una cosa che, evidentemente, le piace.
Video che riguarda, e lo ripeto, la sua vita privata, il suo letto, i suoi gusti sessuali personali. Video non destinato alla divulgazione al pubblico. Che non vuol dire che non potesse vederlo nessuno, ma significa solo che poteva vederlo chi volesse lei e alle condizioni da lei dettate.

Il video è stato comunque divulgato via Internet. Non certo dalla Hormigo Carpio. A cui sono state chieste le dimissioni immediate. Perché, evidentemente, un donna che si dedica alla propria sessualità e al proprio piacere nei modi insindacabili che preferisce, si deve dimettere.

Ma quello che si evidenzia in questa vicenda non è tanto lo stigma della vita sessuale di una persona, ma il fatto che risulti scandaloso che questa vita sessuale, uscita alla pubblica luce all’insaputa e contro la volontà della protagonista, sia essa stessa oggetto di richiesta di dimissioni. Una consigliera comunale che fa un video erotico mentre fa quello che le pare, ma stiamo scherzando? Per la Spagna della Manolitas e dei Pepe una persona che ha delle pubbliche funzioni deve obbligatoriamente essere sposata con la gente, essere una sorta di vetrina aperta, persona di trasparenza assoluta.

Certo, quando è nell’esercizio delle proprie funzioni sì. Ma non quando è nel proprio letto, con il proprio cellulare a fare le proprie cose.

Olvido Hormigo Carpio ha detto una cosa assolutamente rivoluzionaria: “Io non mi dimetto, non ho commesso nessun illecito”.
Esatto, non ha commesso nessun illecito. L’illecito lo ha commesso, casomai, chi ha divulgato quel video a sua insaputa e contro il suo volere. E quindi si vogliono le dimissioni di una persona per un fatto commesso da altri. Bel ragionamentino, sì.

Naturalmente in Italia non è mancato chi, strumentalizzando la vicenda, ha riportato l’attenzione sulla vita sessuale di Berlusconi che era libero di andare a letto con chi voleva lui (e mi risulta lo sia ancora) e su tutti quelli che hanno invocato le sue dimissioni. Ma non mi sembra proprio la stessa cosa. Non foss’altro perché la protagonista spagnola non è ricattabile per quello che ha fatto. Ma nella Spagna di Rajoy qualcuno ci ha provato lo stesso.

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Vice-ministro si dimette per un video pseudo-“erotico”. Non è successo in Italia

Screenshot da lastampa.it

Su “la Stampa” leggo la notizia di una vice-ministro che si è dimessa, o è stata costretta alle dimissioni per un video che si presume “erotico” e che di “erotico” ha ben poco.

Mi sono stupito, lì per lì. Poi lo stupore è rientrato. Non si tratta di una vice-ministro italiana, ma costaricense. E io che lì per lì avevo finito col credere che qualcosa da noi fosse cambiato, pirla che sono!

Ho voluto approfondire un po’ di più la questione. Intanto ho ascoltato il sonoro. Un video di un minuto e mezzo in tutto in cui la Signora dice al destinatario delle riprese che lo ama, che non è abituata a fare questo tipo di cose (un video dal contenuto “amoroso”), ma che le fa solo ed esclusivamente per lui. Lui che chiama “mi vida”, ovvero “vita mia”.

Quindi il video è una prova d’amore. Un atto privato. Che non credo la vice-ministro (della cultura, peraltro) abbia deciso di pubblicare autonomamente su YouTube a beneficio di un pubblico indeterminato (sarebbe stato come suicidarsi), ma che sarà stato in qualche modo fatto recapitare all’amato in privato.

Il problema, dunque, è che una vice-ministro, nel suo privato ha fatto quello che voleva. E che poteva fare. E qualcuno l’ha incastrata divulgando il tutto su YouTube.

Avrebbe, forse, dovuto perdere l’amore, non il posto di vice-ministro. 

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Orgasmi 2 / Beautyful Agony e il presenzialismo della “petite mort”

Credo si tratti di uno dei siti in assoluto più inutili e indispensabili insieme che sia possibile trovare in rete.

Dunque non può che avere un successo strepitoso.

"Beautyful agony" (www.beautyfulagony.com) è una raccolta di orgasmi filmati fai-da-te assolutamente pudichi e rispettosi (?) della sensibilità altrui, perché riprende esclusivamente visi ed espressioni facciali di persone che raggiungono l’orgasmo (evidentemente autoaiutandosi, s’intende) senza riprendere un seno, un fondoschiena, niente macelleria pornografica, soltanto lo stupore di uno sguardo, di un’espressione còlta proprio in quel momento lì, e, tutt’al più, un risolino finale, un sospiro, una colonna sonora vocale facilmente prevedibile, il tutto per un attimo di notorietà legata al proprio intimo, che viene consegnata al web nei secoli dei secoli amen.



Ogni filmato viene accompagnato da un "extra", interpretato dall’attore o dall’attrice di turno, ripresi questa volta in una situazione assolutamente normale, mentre confessa la propria vita intima alle telecamere, commenta la sua prestazione onanistica sul sito, dice com’è stata questa esperienza (evidentemente pensando o ritenendo trattarsi di un passo fondamentale per la propria maturità sessuale) e narra precedenti sessuali piccanti con l’amichetta o il fidanzatino di turno.

Perché tutti i protagonisti di "Beautyful Agony" sono giovani. Giovani e americani, per la maggior parte bianchi.
Nessuna cinquantenne imbarazzata, nessun giovinotto di mezza età stempiato e/o impacciato nell’azione autoerotica, ma giovincelle e giovinotti felici di mostrarsi e di essere protagonisti.

Il mito del WASP trionfa ancora, anzi, il vuoto mito americano di terza mano riesce in "Beautyful Agony" a dare il meglio di sé, superando gli imbarazzi e i bigottismi ancora resistenti negli Stati Uniti di Obama.

Il sito è a pagamento, quindi l’accesso a quelli che sembrano essere archivi piuttosto consistenti di filmati e confessioni è riservato a quanti siano disposti a rischiare un po’ della loro carta di credito (e negli States sono in tanti!), ma qualcuno che ha pagato è riuscito a far "sfuggire" i filmati e a caricarli sul web (sul castigatissimo YouTube non li trovate, lì tengono solo i filmati della riesumazione dei cadaveri, figuratevi…) per cui chiunque può vederseli lì, se vuole.

Come essere protagonisti e vivere felici quando l’orgasmo ci mette la faccia.

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I cadaveri decomposti di You Tube

L’altro giorno ero lì che sditeggiavo su YouTube.

Il quale, grazie a qualche stramaledetto cookie che, come tutti, non mi preoccupo minimamente di cancellare (sennò starei lustro!) ogni volta, mi ha suggerito (non si sa sulla base di cosa) alcuni filmati da visualizzare.

Siccome l’ultimo che ho visto riportava un’intervista a Margherita hack, allora YouTube cosa ha pensato? Facciamogli vedere un bel filmato su Padre Pio.

Per esempio la riesumazione. Ma sì, cosa c’è di più bello che vedere riesumare un morto? Padre Pio, poi. O clìccaci un po’, vài…

Ed ecco che appare il filmato in tutto il suo cattolico e spettrale culto per i resti, per il corpo, per la corruzione, per le bare coperte dai calcinacci e ormai marcite di umidità, per le condense d’acqua sotto le lastre di vetro che ricoprono i cadaveri, per le zincature aperte, la curiosità al limite dell’osceno per vedere che cosa resta di un morto, che cosa esporre al pubblico ludibrio perché ne faccia vano e inutile appiglio di speranza.

Ma fosse stato solo quello il male!

"Linkato" a quel filmato c’era un maremagnum di "contributi" (del cazzo!) che riportavano riesumazioni e aperture di sepolcri, si va dal Beato (beato?) Pio Alberto Del Corona (che lo conoscevo perché gli è stata intestata una via di Livorno) allo scavamento e al rinvenimento dei resti di Pablo Escobar, oltre a una serie di loculi spalancati e mistumi di liquami e vestiti ormai imputriditi, con la scusa di una "degna sepoltura".

E’ roba vomitevole, ma possono vederla anche i bambini.

Mentre se metti su YouTube un po’ di figa, due puppe, qualche culo di ragazzotte giovani e vere, certamente vive, dopo cinque minuti te lo censurano.

E’ il web, bellezze…

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Voltarrosto: cassonetti straripanti davanti a una scuola

Ho ripreso la telecamera in mano (che, poi, è una macchina fotografica digitale di quelle comprate al supermercato) e ho immortalato, per la serie "I rifiuti non finiscono mai" questo scempio di cassonetti intorno ai quali c’è di tutto (compresi monitor per PC e contenitori per vernici e solventi) e che si trovano davanti a una scuola elementare.

Questa mattina, davanti, ci passavano bambini e genitori. E c’era anche un vigile.

Solo che stavolta qualcuno è passato di lì mentre riprendevo. Ecco il tutto (e perdonate le imperizie tecniche, sono abituato a fotografare con la macchina in tutte le posizioni e quando faccio un filmato mi dimentico che deve stare in posizione non girata e/o girevole, io sono un pessimo cameraman, ma i rifiuti c’erano).

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Il video della manifestazione del PDL a Roma (sabato 19 marzo 2010)

Manifestazione PDL – Marzo 2010 from Valerio Di Stefano on Vimeo.

Perche’ un domani si faticherà a credere che tutto questo si sia mai verificato, che un presidente del consiglio abbia potuto pronunciare queste parole, che ci si sia titrovati a questo. Radio Radicale questa registrazione la tiene in linea per solo 3 settimane. Io sto cercando di fare di tutto perché questo tempo duri di più.


Scarica il video in formato MP4:

FL543796.mp4

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YouTube cancella l’account video di Beppe Grillo

Beppe Grillo – Cancellato l’account da You Tube from Valerio Di Stefano on Vimeo.

Siamo arrivati alla paranoia mediatica.

L’account di Beppe Grillo su YouTube è stato cancellato perché il comico avrebbe inserito un brano dell’intervista di David Letterman al Presidente Obama.

La CBS si è inviperita e ha imposto a YouTube di inibire tutte le visioni del video. Solo che a Beppe Grillo hanno segato l’account.

Guarda caso, proprio all’indomani della visita di Berlusconi negli Stati Uniti, che a pensar male si fa peccato ma ci si indovina sempre.

Personalmente chiuderò quelle quattro o cinque michiate che avevo su YouTube, per passare a un vero e proprio canale video su vimeo.com. Ecco l’indirizzo:

http://vimeo.com/user2355798

Ed è solo l’inizio.

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© 2019 Il blog di Valerio Di Stefano - Tema: Patus di FameThemes.

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