E’ morto Sbirulino

Dio, com’era triste Sbirulino!

L’omino pazzo pazzo che fa cose pazze pazze. Gli avevano dipinto sulla faccia un sorriso che non aveva e si vedeva pure.

Non faceva ridere, né tanto meno era divertente, anzi, era un personaggio profondamente antipatico del principio della TV di Berlusconi.

Lui voleva bene a ciucci i bimbiiiiii ciucci proprio ciucci ihihihihihihhhh.

Ed era deprimente come un campanello automatico di una stazione ferroviaria dismessa.

Qualche mese prima di morire, ha avuto il conforto e l’abbraccio del Presidente del Consiglio.
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Festeggiano “la morte del berlusconiano Raimondo Vianello su Facebook”

La follia su Facebook dilaga. Del resto non era minimamente da prevedere il contrario, se un sito ha molti accessi non è perché parla di musica classica o di teologia, ma perché o si chiama Facebook o distribuisce tette e culi.

E la follia di Facebook ha partorito l’ennesima stronzata galattica all’indomani della morte di Raimondo Vianello un gruppo che festeggia "la morte del berlusconiano Raimondo Vianello su Facebook".

Ora, che la scelta di Vianello di far parte di Mediaset sia stata una belinata bella e buona (siamo passati dalla parodia dissacratoria del teatro di Brecht a "che barba che noia che noia che barba", dalla genialità delle gag con Tognazzi al ridicolo di Sbirulino, ammetterete che si tratta di un bel tonfo) mi pare evidente.

Tuttavia, sfiga o fortuna che sia, tutti muoiono. Quottidie morimus, dicevano gli antichi, dicendo una delle verità più incontrovertibili della storia. Ogni giorno si muore un poco, si va verso il limitar di Dite, non è vero che ogni giorno si vive, questa è una stronzata che hanno inventato i moderni.

E allora, a parte le celebrazioni e le pagine denigratorie su Facebook, bisognerebbe prendere la morte di chiunque come un evento naturale, non bisognerebbe dedicarle tutta questa attenzione, se un personaggio noto muore darne la comunicazione nei notiziari, ma con compostezza, con rispetto, con discrezione, non puntare il dito sulla sofferenza della moglie del defunto che non ce la fa a stare in piedi, sbatterla in prima pagina, in TV, nei TG, perché muore tanta gente e chissà quante vedove in questo momento stanno piangendo la perdita del marito senza che nessuno se ne occupi. Perché la morte, come la si rigiri, è e resta un fatto privato.

E se la morte di qualcuno deve per forza costituire, per qualcun altro, occasione di riscatto per mettersi in mostra (che sia sulle televisioni o su Facebook) mi sembra una cazzata bella e buona.

Spero che il giorno in cui morirà Berlusconi (perché morirà anche lui, a meno che non si faccia una legge ad personam) il mondo si svegli con un composto e quasi indifferente  "Ah, sì?"

Lo spero. Ma non ci conto.
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Quant’era forte Tarzàn! – Morte e discesa a Mediaset di Raimondo Vianello



Raimondo Vianello, almeno per me, era quello di "Tante scuse", "…di nuovo tante scuse", varietà in bianco e nero su RAIUNO che riuscivano a lenire la noia di un pre-adolescente che non poteva uscire di casa e che, pure, ne avrebbe avuta tanta voglia (sono sempre stato un po’ precoce in tema di chiavi di casa). Erano le sigle cantate da Sandra Mondaini (poi precipitata in quel pietoso personaggio che era Sbirulino) che dicevano "Maaaaa quantè forte Tarzàn, ma come strilla Tarzàn…"  e Vianello che sbatteva contro un albero e gridava un "Ahiaaaaaaa!" da Savana. Comicità semplice e spicciola. Oppure quella canzone dei Ricchi e Poveri che faceva "Tutta per noi la sera sarà, se piove che faaaa….". Scherzava soprattutto con la morte, Vianello, ed era straordinario quando lo faceva. Poi anche lui passò a Mediaset…
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