La foto sul Vernacoliere (gavdio & trypvdio)

Con qualche ritardo sull’originaria divulgatio, son tronfio e borioso nel mettervi a disposizione, pei vostri trastulli, l’imago di me stesso medesimo, pissonalmente di pissona, che il "Vernacoliere" ha pubblicato a pag. 20 del numero di marzo 2010 nella rubrica "Foto der cazz’" (eh, perché se la pubblicavano in quella delle benedizioni e delle assoluzioni "Urbi et Orbi" un erano livornesi!).

Non v’è che da ossequiare la redazione tutta del Vernacoliere, col divin Carninali (Mario) in testa, e il più prosaico Cardinali (Umberto) addetto alla deglutizione di poponi diacci marmati, e ricordare che l’abbonamento l’ho rinnovato, sicché possono anche continuare a spedirmi il giornale che tanto non me la prendo mica, popo’ di manfruiti…
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Due nuovi corali di Federico Maria Sardelli (“Vom Himmel hoch”, “O Heiland”)

A parecchi è piaciuto il mio post su Federico Maria Sardelli.

In particolare al paralipòmeno in questione, il quale mi ha spedito proprio oggi questa mail, di cui vo’ tronfio e sussiegoso, e che mostro al Cinghiale Mannaro, a Lu Cumpare, nonché a Baluganti Ampelio come trofeo di cui vantarmi con l’universo mondo e quell’altro.



Desidero rendere edotti i lettori anche del dono che il Maestro (ipocondriaco!) Federico Maria Sardelli ha lasciato a tutti nojaltri, ovvero la composizione, in occasione del Santo Natale 2009, di due corali su testi di Martin Lutero, rispettivamente "Vom Himmel Hoch"



e "O Heiland".



Pei suoi ammiratori e per le sue ammiratrici torno a proporre un suo ritratto, specificando, però, che ora mi avreste rotto assai i coglioni fra tutti, voi e il Sardelli.

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Federico Maria Sardelli

Federico Maria “Boria” Sardelli lo conobbi mentre ero al Liceo.

Lui era un anno avanti (essendo venuto a rompere i coglioni al mondo nel giorno di ferragosto del 1963, appena otto mesi prima di me), ma non ho mai capito perché ci incrociavamo sempre, forse perché era l’unico, o uno dei pochissimi, a frequentare l’indirizzo musicale dell’ormai pluripremiato Liceo Scientifico “Francesco Cecioni” di Livorno, noto per avere avuto tra i suoi discepoli, oltre a me e al Sardelli, anche il regista Paolo Virzì e la Brigiotti Maila, che nella vita non ha mai fatto un cazzo, ma che viene universalmente ricordata per la pregevolezza delle sue puppe, che, pure, il buon Sardelli non disdegnava di sminciare.

Dire che il Sardelli sia un troiaio è dire il vero ma è anche sminuire la portata della sua genialità.

Federico Maria Sardelli è pittore e musicista, e questo basta.

Figlio d’arte, del grande Marc (Marcello) Sardelli, primo illustratore del Vernacoliere, si è sempre barcamenato tra acqueforti e partiture, spesso fondendo le sue abilità.

Un giorno mi prestò un disco con dei concerti per chitarra (liuto) di Vivaldi. Vivaldi e Sardelli sono un tutt’uno. Il Sardelli, lungo lungo, secco secco, volava su e giù per le scale del Liceo cantando col suo vocione da contrabbasso scordato: “RErre RERRERrèRRe RERRERRE” ed era lo storico attacco del “Gloria” di Vivaldi.

Sguardo spiritato, credo sia stato l’ultimo degli antichi che io abbia mai conosciuto a portare le bretelle.

Uno degli episodi che ricorso con maggiore affetto fu una volta che, mentre aspettavo l’autobus, ci mettemmo io, il Sardelli e altri due in Via Grande a Livorno sottoi una pioggia battente a cantare “Le gocce cadono ma che fa/se ci bagnamo un po’/domani il sole ci potrà asciugaaaaaaar…”

L’indomani col cazzo che il sole mi asciugò perché presi un febbrone da cavallo, mentre lui tornò a scuola a dirigere Vivaldi canticchiandolo alla rinfusa e, quindi, a rompere i coglioni e il cerchio si chiudeva.

Anni dopo, nemmeno troppi, a dirigere Vivaldi e non solo ci sarebbe riuscito davvero, quando fondò l’Orchestra “Modo Antiquo”. Da lì alla nomination al Grammy per una incisione integrale dei Concerti Grossi op. 6 di Corelli fu come sputare per terra. E’ direttore della “Vivaldiana”, una collana di musiche in facsimile di Vivaldi e del Vivaldi Werkeverzeichnis. La sua discografia e la sua bibliografia sono ingentissime, ma siccome si rompeva i coglioni, allora ha voluto coltivare la sua attività di vignettista satirico per il “Vernacoliere” di cui è una delle firme di maggior prestigio.

Dotato di un senso dell’umorismo al limite del surreale, è autore di personaggi indimenticabili come il Mago Afono, Omar e Clem Momigliano, nonché di serie come “Asilo”, il “Bibliotecario”, “Trippa”, i “Miracoli di Padre Pio” molte delle quali raccolte in volume.

In breve, si dedica alle cazzate e alle cose serie con uguale impegno, non dimenticando di metterci una bella e generosa manciata di alterigia e supponenza, che non guasta mai e credo che queste siano la maggiori e migliori lezioni che egli abbia potuto darmi.

Federico Maria Sardelli non è barocco in senso aggettivale, pur riconoscendogli una non comune ridondanza nelle chiome e nell’aspetto fisico che, diciamocelo pure, fa parecchio caà, egli è la personificazione del Barocco musicale scesa in terra tra il XX e il XXI secolo. Compositore egli stesso, le sue partiture sono delle opere pittoriche di squisita originalità. Vi basti guardare, per rendervene conto, il frontespizio di questo Concerto Spirituale per la morte del Pastore Giovanni Scuderi (della Chiesa Valdese di Livorno, persona di straordinario spessore spirituale, umano e culturale, favaini con Paparàzzinghé’!):

Ma più che questo vale la pena ascoltare un minuto di una delle sue numerosissime composizioni. Ho scelto una Ciaccona in onore di Jean-Baptiste Lully, datata 2009, che è più barocca dello stesso musicista cui è, sia pure indegnamente e ruffianamente, dedicata.

Conoscere il Sardelli mi ha dato veramente molta gioia e, probabilmente, anche un po’ di acidità di stomaco.

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Una dedica di Don Zauker per il blog e una rivelazione

Oggi è arrivato, per la gioia di noi tutti esuli in Abruzzo, l’albo a fumetti "Don Zauker" Santo subito, dei reverendi Emiliano Pagani e Daniele Caluri che questa volta l’hanno tirato in tasca al Vernacoliere e hanno pubblicato per l’Associazione Culturale "Double Shot", che si scrive in un altro modo ma ora non ho sinceramente voglia di correggere.

L’albo di Don Zauker, dunque, è arrivato con tanto di spedizione raccomandata, e una volta apèrtolo (mamma mia come sono schifose le parole sdrucciole con i complementi oggetto in ènclisi) mi son ritrovato subito con la gàrrula e lieta sorpresa di una dedica personalizzata fatta a penna Bic (e si sono sciupati, se avevano bisogno d’un Trattopèn glielo mandavo io!) in cui il Sant’Uomo Don Zauker m’invita a recarmi secolùi nel regno dei cieli, la motivazione la potete vedere voi stessi nella riproduzione qui sotto, che però è venuta male di schifo di pietà perché sul libro cartonato lo scanner ha uno spiraglio di apertura e quindi la luce "spara".

Ne abbiano rabbia e bava alla bocca il pio Baluganti Ampelio (o Caciagli Edo, non rammento mai), Lu Cumpare e il Cinghiale Mannaro.

Gli altri facciano il favore di andare a visitare il sito www.donzauker.it per comprare a loro volta il prezioso volumetto ollàin. Se no ci sono anche i due imprescindibili albo pubblicati dal Vernacoliere (sito web: www.vernacoliere.com).

E se un ciavete i vaìni vi frugate come ho fatto io.

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Buon Natale con Babbo Itle e Stille Nacht

#nd#

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