Archiviata la posizione di Nichi Vendola per i fatti dell’ospedale Miulli

Ho il dovere di fare una precisazione sulle vicende giudiziarie di Nichi Vendola, di cui ho parlato spesso.

Lo faccio con un po’ di ritardo, ma vediamo di raccapezzarci un po’ nella materia.

Sia chiaro in primo luogo che Nichi Vendola è e rimane ancora indagato per il reato di concussione nell’ambito dell’indagine sull’Ilva.

Il 4 dicembre scorso il Giudice per le Indagini Preliminari ha accolto la richiesta di archiviazione formulata dalla Procura per i reati di abuso d’ufficio, peculato e falso, per una transazione da 45 milioni di euro tra la Regione Puglia e l’ospedale ecclesiastico Miulli di Acquaviva delle Fonti.

Non è una buonissima notizia. L’unica notizia che metterebbe veramente fine a questa e a tante vicente giudiziarie sarebbe l’assoluzione con formula piena, e quella la si può ottenere solo in giudizio, non certo in sede preliminare.

La gente è abituata a equiparare l’archiviazione con l’assoluzione (e il patteggiamento con l’ammissione di colpevolezza). Non è così. Si archivia una posizione perché non ci sono elementi sufficienti per andare a giudizio. Ma non è detto che quegli elementi non possano essere trovati, e allora il processo si potrebbe riaprire (a meno che i fatti non siano caduti in prescrizione nel frattempo).

Resta ancora impregiudicata la domanda: quando si dimetterà Vendola per poter affrontare anche l’ultima pendenza giudiziaria come un normale cittadino?

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Pausa di riflessione

Una volta le pause di riflessione le prendevano le fidanzate che non volevano avere più lo spasimante di turno tra i piedi.
Le pause di riflessione non servono a niente, dunque, soprattutto quelle legate alla più becera campagna elettorale che si ricordi nella storia repubblicana. Vendola alleato del PD, Monti adorabile gaffeur che non sfonda con la Merkel, Giannino che si inventa i master, Berlusconi che abolisce l’IMU e la gente che ci crede pure. E Bersani che vincerà le elezioni ma farà governare Monti mentre Ingroia rischia seriamente di non essere rappresentato in Parlamento.
Ma la pausa di riflessione ha una sua magia. O, come dicono quelli di sinistra, un suo perché. Siamo tutti qui a “riflettere”. Ma a riflettere su cosa? Sul puro niente. E sulla inevitabile ingovernabilità che uscirà da questa tornata elettorale.
Dàtemi retta.

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Le primarie del centrosinistra: il vecchio che avanza

http://it.wikipedia.org/wiki/File:Pier_Luigi_Bersani_giugno_2010.jpg

Siamo a meno di due ore dalla chiusura dei seggi delle Primarie del centrosinistra e sta indubbiamente crescendo la SUSPANZ® perché, come tutti sappiamo, si tratta di un risultato assolutamente aperto, in cui tutti i candidati hanno le stesse possibilità di vincere.

Chi sarà il candidato alla Presidenza del Consiglio NON LO SAPPIAMO e NON LO POSSIAMO SAPERE (naturalmente!), comunque vada si tratta di “un gesto di democrazia, una grande festa”, non ci resta che attendere per goderci la SORPRESA perché ogni pronostico a questo punto sarebbe prematuro e fuori luogo.

Saranno oltre 4 milioni i votanti. E 8 milioni gli euro incassati.

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Due euro per le primarie del centrosinistra

Dev’essere una bella sensazione quella che si avverte quando si paga per un proprio diritto.

Come quella di vedersi sfilare via un po’ di più di una giornata di stipendio per un diritto come lo sciopero. O quella di dover pagare due euro per poter votare Renzi, Bersani, Tabacci, Puppato o Vendola alle primarie del centro-sinistra.

A volte mi chiedo “perché?”

“Libertà è partecipazione” diceva Giorgio Gaber, ma se devo pagare per poter partecipare che razza di libertà ho? Quella di poter vedere i cinque contendenti su Sky, per la cui ricezione devo pagare anche lì?

E anche ammesso che la libertà abbia un prezzo, il diritto alla libertà di scelta di un cittadino viene svenduto a due euro? Oh, sì, per carità, è un prezzo molto conveniente, ma per scegliere tra una donna che ha delle idee (che non condivido) e una testa per esprimerle, e che quindi perderà PER FORZA (caspita, mica potrà vincere una che pensa con la propria testa e che è, per di più, donna? Si può mica…), un cattolico pasoliniano comunista, ecologista e tuttora indagato, un globetrotter che è sicuro di vincere, un moderato della stravecchia guardia e un signore che ha già fatto con le maniche di camicia tirate su che parla bolognese e che è già stato Ministro per lo Sviluppo Economico, Ministro dei Trasporti, Ministro dell’Industria e Presidente della Regione Emilia Romagna, francamente mi sembra anche troppo.

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Nichi Vendola assolto dall’accusa di abuso d’ufficio. Ma non è un comune cittadino.

Immagine tratta da http://it.wikipedia.org/wiki/Nichi_Vendola

Dunque Nichi Vendola è stato assolto dall’accusa di abuso di ufficio perché il fatto non sussiste.

La formula assolutoria più ampia per il Governatore della Puglia, dunque. Ne sono sinceramente felice per lui, pur non essendo Vendola esattamente nei miei santi.

Negli ultimi giorni Vendola aveva dichiarato che se fosse intervenuta una sentenza di condanna si sarebbe ritirato a vita privata per difendersi dalle accuse a suo carico come un normale cittadino. L’intenzione gli fa onore, indubbiamente.

Ma ci sono diverse cose da osservare.

La prima è che la sentenza di assoluzione di questa mattina è stata emessa in un giudizio svoltosi con il rito abbreviato (diritto imprescindibile di Nichi Vendola), in cui tutti gli atti, dalla formulazione dell’accusa, alle argomentazioni della difesa, alla sentenza di assoluzione, si sono svolti mentre Vendola era e non ha mai smesso di essere Presidente della Regione. Si è difeso in primo grado, dunque, questo sì. Nei modi previsti dalla legge e con tutte le garanzie previste.
Ma non da normale cittadino.

La seconda è che Nichi Vendola risulta avere pendente un altro procedimento giudiziario per i reati di abuso d’ufficio, peculato e falso, per una presunta transazione da 45 milioni di euro tra la Regione Puglia e l’ospedale ecclesiastico Miulli di Acquaviva delle Fonti.
E non mi risulta che, almento in questa fase delle indagini, fino a sentenza del GUP, Vendola si stia difendendo da comune cittadino (un comune cittadino non dà appuntamento ai giornalisti per una conferenza stampa).

E non si può certo dire che un cittadino italiano, davanti alla legge, sia tale solo dopo una sentenza di colpevolezza di primo grado.

Dalle urla di Vendola colpevole!” al “Viva Vendola!” il passo è stato troppo breve. E’ d’uopo non aderire né al giustizialismo forcaiolo degli uni, né al trionfalismo ingiustificato degli altri.  

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PD: Vendola vuole “rottamare” Renzi

Screenshot da lastampa.it

Vediamo un po’:

Vendola si candida come leader del centro-sinistra in opposizione a Renzi;

– se vincesse Vendola il PD dovrebbe fare i conti con la convivenza con l’ala liberista rappresentata da Renzi;

– se vincesse Renzi il PD non potrebbe governare con Vendola, o, almeno, una coalizione a sinistra sarebbe quanto meno imbarazzante;

– se vincesse Vendola ci sarebbe il problema del candidato premier del centro-sinistra pluriindagato (a breve si celebrerà il rito abbreviato per definire in primo grado una delle sue posizioni) e si porrebbe quanto meno una questione morale sulla sua candidabilità;

– potrebbero essere inutili le primarie per Renzi o Vendola, tanto il PD potrebbe sostenere il governo Monti-bis.

Insomma, adesso abbiamo tutti le idee più chiare.

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Nichi Vendola e Sinistra e Libertà chiudono a Di Pietro e aprono all’UDC di Casini

Nichi Vendola - Archivio it.wikipedia.it

Nichi Vendola ha saltato l’ostacolo, scaricando Di Pietro e salendo sul carro del Partito Democratico e aprendo verso l’UDC di Casini.

Ora, per carità, Vendola, anche se pluriindagato e non dimissionario, come alcuni suoi colleghi Presidenti di Regione, può allearsi con chi gli pare, non l’avrei votato comunque.

Ma c’è da chiedersi, e c’è da chiederselo davvero, non per caso o per puro diletto, cosa abbiamo a che fare i valori di un movimento come “Sinistra e Libertà” con quelli dell’Unione di Centro.

Gli uni vogliono aprire alle coppie di fatto, gli altri, probabilmente no. Vogliono allargare i temi della famiglia a un contesto più ampio, come, a puro titolo di esempio, le famiglie omosessuali e gli altri no, gli uni sono laici e gli altri no, si ispirano a valori e sentimenti cattolici, gli uni non dovrebbero avere molti contatti con Comunione e Liberazione (o forse sì?) e gli altri invece probabilmente sì.

Perché se si è vendoliani bisogna essere comunisti ma anche un po’ cattolici, omosessuali pasoliniani dichiarati ma anche attenti alle tematiche del cosiddetto “dissenso”.

Spinte e controspinte che andranno al Governo ma non avranno la necessaria coesione interna per governare.

Potevano dircelo prima che volevano evitare l’effetto Grillo!

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Regione Puglia: indagato Nichi Vendola per concorso in abuso di ufficio

Allora anche Nichi Vendola è stato indagato. L’accusa è di concorso in abuso d’ufficio.
Lui dice che è tutto frutto di un “risentimento”.

Del resto i leghisti parlano di “complotto”. Berlusconi di “accanimento giudiziario” e di “toghe rosse”.

Non sono più i tempi in cui Primo Greganti, il “compagno G.” diceva ai cronisti che lo intervistavano “hanno cercato di farmi perdere il buonumore”.

E allora io spero una cosa. Anzi, la auguro.

Auguro a Lusi, a Belsito, a Berlusconi, a Vendola, a tutti i politici indagati, processati (a qualunque stadio sia il fascicolo che li riguarda e qualunque sia la loro posizione giudiziaria) di essere prosciolti dalle accuse secondo la legge. Nel merito, con un non luogo a procedere, con la richiesta di archiviazione, con ogni legittimo diritto della loro sacrosanta e innegabile difesa.

Perché io questa gente voglio vederla in faccia e batterla sul terreno delle idee. Voglio vederla azzerarsi perché ha contribuito a creare una politica fallimentare fatta di clientelismi e festini, non perché una magistratura ligia al dovere li disarciona in corsa a suon di avvisi di garanzia e rinvii a giudizio.

Li voglio innocenti. E perdenti.

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Nichi Vendola su Berlusconi “E’ sempre stato affettuoso nei miei confronti”



«È sempre stato affettuoso nei miei confronti. Quando è morto mio padre, mi è stato davvero vicino. Ricordo una lunghissima telefonata: ha detto parole molto profonde, che mi hanno colpito davvero. L’idea che per cambiare un ciclo si debba coltivare odio verso chi incarna il potere non funziona più»

(Nichi Vendola, Intervista a Panorana, 27 luglio 2011)
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La Regione Puglia prepara una legge per passare all’Open Source

La Regione Puglia ha annunciato con solennità e con sbandieramenti di buone intenzioni che è in preparazione una legge per passare al software libero e far risparmiare così alla Pubblica Amministrazione pugliese una somma che si stima corrispondente a un milione di euro circa, e che, voglio dire, son soldini della gente con i quali si può fare qualcosa di meglio che buttarli in licenze e rinnovi.

A parte il fatto che il gesto giunge tardivo e riparatore (Vendola aveva siglato un accordo con Microsoft, molto criticato in rete), c’è solo di che chiedersi se serva una legge per poter installare dei programmi o dei sistemi operativi open source su un computer.

Tutt’al più basta una circolare interna!

E’ la solita autocelebrazione di dubbia utilità su fatti e circostanze che sono assolutamente normali. E’ come dire "Io ho fatto installare OpenOffice sui computer in carico al Comune di cui sono sindaco!" E va beh, chissà se riusciremo a sopravvivere a cotanta ammirazione o se sverremo per l’estasi mistica, come Santa Teresa.

Oppure se, un giorno, faranno una legge per permettere anche ai cittadini di usare l’OpenSource.
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Nichi Vendola a “Che tempo che fa”

Non so se avete visto "Che tempo che fa" su Rai Tre, stasera.

Io stavo mangiando una bresaolina lèggia lèggia con un po’ di limone, un filino d’olio extravergine d’oliva, cui ho fatto seguire un assaggio di un aspic di carne e cotiche di piede di porco (perché con quattro fettine di bresaola e via si sta difficilmente in piedi) e mi sono apparsi due tipi che hanno detto di chiamarsi Paolo e Luca, conosciuti dal grande pubblico come "Le Iene", cui è stato affidato il compito intellettualmente gravoso di condurre il Festival di Sanremo.

Uno di loro ha detto (ma per scherzare, nèh?) che ama andare in palestra per sentire l’odore del sudore dei maschi, poi ha parlato della nipotina appena nata che appena l’ha presa in braccio le ha "cagato addosso".

Che, voglio dire, sono argomenti che quando uno mangia, la domenica sera, fanno anche piacere. Insomma, uno digerisce meglio, fa spazio tra i succhi gastrici e non ha bisogno dell’apporto serale e caritatevole dello storico Digestivo Antonetto.

Poi è arrivato Nichi Vendola.

Fazio, da conduttore e portatore degli interessi dell’azienda, quando il Presidente della Regione Puglia ha detto che la Fiat fa una macchina tutto sommato mediocre gli ha, di rimbalzo, ribattuto: "E’ una sua opinione, Presidente…"

Ma certo che è una sua opinione, scusa, lo chiami per un’intervista, quello esprime una considerazione personale, di chi deve essere l’opinione, del lattaio all’angolo? Del fioraio del cimitero monumentale? Ne avranno anche loro, indubbiamente, e allora, se ti interessano,  vai e intervista loro. Se inviti Vendola è chiaro che le opinioni sono sue.

No, la considerazione di Fazio era molto più sottile: "E’ una Sua opinione" ma, soprattutto "se ne assume ogni responsabilità" (perché guai a dire che la azienda automobilistica di bandiera fa delle vetturette "mediocri"). Solo che la seconda parte della considerazione Fazio non l’ha detta.

Ma una domanda tremenda gliel’ha fatta. C’è da vergognarsi del servizio pubblico a sentir rivolgere a un politico la seguente questione:

"E’ meglio vincere male o perdere bene?"

Dico, ci si può anche svegliare alle tre di notte e mettersi a piangere per una cosa del genere.

Ma che razza di domanda è?

E lì Nichi Vendola avrebbe avuto l’occasione di mettere l’assist in gol, di prendere al volo l’occasione per una rovesciata di buon senso e di buona politica.

Avrebbe potuto dire: "E’ molto meglio vincere bene!" (perché, notoriamente, la scelta obbligata in Italia è quella tra il male maggiore e il male minore). Avrebbe vinto le elezioni, anticipate o no che fossero, a mano bassa.

Avrebbe potuto dirlo ma non l’ha fatto. Ha preferito rispondere "E’ meglio perdere bene", come per dire che lui perderà, e perderà di sicuro.

E a questo punto c’è da vergognarsi della politica.

E’ il ritorno alla normalità dopo l’ebbrezza delle feste. Domani è solo lunedì.

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