Perche’ non si puo’ non stare con Di Pietro

Non si può non stare con Di Pietro.

Non si può cedere alla retorica di Fini e Veltroni che dicono la stessa cosa e che vorrebbero abolire il diritto di critica in nome di un rispetto istituzionale che non esiste e non può esistere senza i diritti riconosciuti dalla Costituzione.

C’è una differenza sottile tra l’offesa pura e gratuita al capo dello Stato, e il dire che il silenzio delle isttuzioni è un atteggiamento omertoso, e, quindi, mafioso.

E’ mafioso l’atteggiamento, non chi lo tiene.

Fini e Veltroni stanno giocando come quelli che, da giovani, amavano i Beatles (come me) e quelli che amavano i Rolling Stones (come me) e si massacravano di santa ragione.

Non si può cedere alla condanna della libertà di opinione in nome di un purismo di Stato. Le massime cariche dello stato non si toccano, l’avevamo capito con il Lodo Alfano.

Fini ha detto che

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Travaglio lascia l’Unita’? E l’edizione on line si fa pagare a caro prezzo

L’esordio della rocambolesca direzione di Concita De Gregorio, che su “l’Unità” inizia con un editoriale che ricorda come si stava bene una volta quando ci si diceva “Buongiorno!” e come Berlusconi abbia rovinato tutto (il Partito Democratico invece sarà la nostra salvezza, sì, sì, certo…), perdurando in un “Yes we can!” a cui ormai crede solo lei, l’esordio, dicevo (accidenti a me e a quando non metto in fila soggetto, verbo e complemento), si è scontrato platealmente con l’attacco di Marco Travaglio a Walter Veltroni, reo di aver fatto silurare Antonio Padellaro perché avrebbe una “scarsa multimedialità“.Ora, cosa sia la “scarsa multimedialità” lo sanno solo loro.

Di certo c’è che se uno vuole leggere l’articolo di Marco Travaglio lo può fare ma solo registrandosi.

E nemmeno tutto, solo i primi 150 caratteri, praticamente meno di un SMS.

Per leggere on line bisogna PAGARE:

“Se sei un utente registrato ma non abbonato potrai solo leggere i primi 150 caratteri di ogni articolo in formato solo testo e immagini, effettuare ricerche nell’archivio anche in formato PDF ma non visualizzare le pagine.”
(tratto da: http://www.lunita.it/gol/login.asp)

Ecco la multimedialità del Partito Democratico. Pagare per aver un servizio che viene abbondantemente ripagato dalle elargizioni statali ai quotidiani e che ricadono direttamente sulle tasche dei cittadini.

E a questo punto c’è solo da augurarsi che Travaglio lasci il giornale, perché se queste sono le prime mosse di Veltroni, con ogni probabilità il prossimo silurato sarà proprio lui.

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Veltroni rompe con Di Pietro

Veltroni rompe con Di Pietro, ma non rompe ancora con Berlusconi.

Certo, non si nega proprio a nessuno il sacrosanto diritto di contraddirsi e di innamorarsi di chi vuole, abbandonando anche chi si è scelto di sposare, sia pure per interesse, ma adesso se avevamo anche un solo dubbio-inciucio ce lo siamo tolti.

E poi, via, non c’era certo bisogno di Di Pietro per convincerci che Veltroni rompe.

(screenshot da www.corriere.it)

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Le mimose restino pure sugli alberi

E’ la festa della donna e, di nuovo, ci tocca ascoltare dei pistolotti triti e ritriti sul ruolo della donna in politica, per sottolineare che in Parlamento il numero delle donne è ancora troppo basso.Come se le liste fossero fatte con i pregiudizi della gente e non con le logiche spartizionische dei partiti.

A Venezia una giovane ragazza ha chiesto a Veltroni di dare più possibilità alle donne di essere rappresentate.
Le ha risposto un Veltroni orgoglioso e lungimirante, che ha sventolato la prima proposta di legge del Partito Democratico.

Come dire “Guardate, stiamo facendo qualcosa!”

E invece la parità di accesso al lavoro e alle cariche istituzionali tra uomo è donna è sancita dalla Costituzione Italiana, non c’è bisogno di leggi o di Ministeri per le Pari Opportunità.

E’ triste, tristissimo ricordarsi delle donne l’otto marzo, con questo sventolio di mimose che, non lo so perché, mi piacciono di più sugli alberi che tra i capelli delle femministe, sarà che sono un inguaribile romantico, o un inguaribile stronzo.

Ed è ancora più triste vedere le donne sole (ma tanto loro dicono che “io sono mia” e non hanno bisogno di nessuno) nei bar a prendere l’aperitivo o a riempire tavolate in pizzeria o locali da strip tease maschile, che è anche peggio…

Il problema è che quando i diritti vengono considerati conquiste, a quel punto la bussola è persa. Irrimediabilmente.

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Scioperanti fiscali nelle liste del Partito Democratico

Massimo Calearo è di Vicenza, ricco Nord Est  ed è la penultima candidatura eccellente nel Partito Democratico, il caleidoscopio che Veltroni si diverte ad usare come giochino personale e a sfracassarlo sul senso di sopportazione degli elettori.

Quando la Lega aveva dichiarato lo sciopero fiscale, lui si era trovato perfettamente d’accordo.

Veltroni è venuto a saperlo e ha pensato: “Urka, uno che è d’accordo sullo sciopero fiscale lo candido subito nel PD”.

Per cui adesso potremo tranquillamente scegliere di NON voltarlo, e sapere che tanto sarà eletto lo stesso.

La democrazia ha un sapore amaro.

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Generale, la guerra e’ finita, il nemico e’ scappato, e’ vinto, e’ battuto…

E Veltroni sbarcò a Livorno.
Al quasi neorestaurato Teatro Goldoni, orgoglio di una città che gli ha sacrificato anni di tradizione alla Gran Guardia, Veltroni ne ha dette varie e interessanti.

Parlando di Bassolino rinviato a giudizio ha insistito nel ribadire che gli rinnovava la sua stima e che lasciava alla sua sensibilità personale e alla sua coscienza la decisione di dimettersi o meno.

Bassolino, dopo avergli dato retta, ha deciso che grazie, preferisco restare.

E’ la nenia dei Mastella e dei Cuffaro, buona anche per il maanchismo della sinistra perdente ma presuntuosetta.

Sempre a Livorno Veltroni ha annunciato la candidatura del Generale Mauro Del Vecchio.
Un curriculum invidiabile:
Bosnia-Erzegovina (1997), Balcani (1999) e Macedonia (2000).
Ha comandato l’operazione International Security Assistance Force della Nato in Afghanistan.

Lo ha detto a Livorno, nello stesso teatro in cui ha parlato Gramsci nel 1921, l’anno della scissione.

Comunque anche a Siena ne ha dette parecchie. Ecco il suo intervento, direttamente dal lettore vituale di MP3 (da: www.radioradicale.it, Licenza Creative Commons, insomma, tutto regolare, non  ci sfrantumate i cosiddetti…)

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Tu sola dentro la stanza. E tutto il mondo fuori.

Ballano tutti da soli. Tutti. Sono autosufficienti.
Gianna Nannini, quando era ancora viva, cantava "per oggi sto con me, mi basto".

Veltroni balla da solo e non si fa accompagnare, nelle danze, dalla sinistra sempre meno radicale e sempre meno chic che, dal canto suo, candida Bertinotti e si prepara al suicidio.

Il Partito Democratico, dunque, spiana la strada alla Destra e alla sua fondamentale ignoranza (bandiera rozza la trionferà!), ritirandosi.

Ma anche Storace balla da solo. Casini sembra non aver fatto altro per tutta la vita.

Una volta a fare tutto da soli si diventava ciechi.

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Partito Democratico: i sogni sono ancora sogni (e l’avvenire è ormai quasi passato)

La costituente del Partito Democratico è stata triste.

Triste come un giorno di nebbia, triste come un militare di Brindisi, triste come un pasto surgelato di Quattro Salti in Padella.

E’ triste il bacio di Prodi a Veltroni. Sembra un gesto di cordoglio, come se fosse morto qualcuno.
E’ triste sentire il Presidente del Consiglio dire che "finalmente dopo 12 anni possiamo chiamarci democratici" (perché, prima non lo erano?)
E’ triste che Prodi, ancora lui, ancora sempre lui, affermi coram populo che "E’ triste il cammino dei pellegrini". Sembra più una improbabile Armata Brancaleone che, "sanza calzari, sanza danari, sanza pagnotta, sanza la brocca" prosegue errabonda nell’inutile carosello della politica.

E’ triste Fassino che, in prima fila, fa vedere il telefonino nuovo al suo vicino di postazione.
E’ triste il color Lega Nord che hanno scelto per la scenografia della kermesse.
E’ triste sapere che questa formazione politica sarà battuta da Berlusconi a mani basse.

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Caso Veltroni-Lario: la moglie del capo dell’opposizione rispose

Veltroni, si sa, è un campione di maanchismo.

E’ il leader di quelli che lo votano, ma anche di quelli che non lo votano, guarda con attenzione alla maggioranza ma anche all’opposizione interna, ha un occhio di riguardo per Prodi ma anche per Veronica Lario in Berlusconi, poverina.

Veltroni la voleva nell’erigendo Partito Democratico, e lei gli ha definitivamente risposto picche: “rispetto il ruolo di moglie del capo dell’opposizione”.

Veronica Lario confonde l’imperativo anagrafico con la libertà di scelta politica, sembra una di quelle donne che se un uomo chiede loro qualcosa rispondono con “Sono regolarmente (e felicemente!) sposata!”. Siete uomini e avete chiesto a una rappresentante di questa casta castissima che ore sono? Loro sono sempre e regolarmente sposate. Veronica Lario è la moglie del capo dell’opposizione e ci tiene a rispettare il suo ruolo. Magari va a scrivere al marito dalle pagine di Repubblica, ma quando le si avvicina Veltroni deve rispettare il suo ruolo. Noblesse oblige, per cortesia.

Il matrimonio come sistema di pensiero è un ottimo viatico alla narcosi del pensiero.

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