Nuova querela per diffamazione per valeriodistefano.com: tarallucci e vino

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Dunque, andiamo a vedere che cosa è successo.

Il 3 maggio scorso sono stato convocato presso gli uffici della Polizia Postale di Teramo dove mi è stato chiesto, dopo essere stato puntualmente ed opportunamente identificato:

a) se il blog rispondente all’indirizzo www.valeriodistefano.com fosse di mia proprietà o pertinenza;
b) se fossi io l’autore unico dell’articolo “Quell’intervista che non c’era a Samantha Cristoforetti“, pubblicato su questo blog nel febbraio 2018.

Alla mia risposta affermativa a tutti e due i quesiti sono stato informato che da quel momento diventavo indagato per diffamazione.

Tuttavia non ci sono, al momento, e a quasi due mesi da quel breve incontro, né avvisi di garanzia, né avvisi di conclusione delle indagini preliminari a mio carico. Né sono stato informato dalla magistratura o dalla Polizia Postale stessa su quale sia il capo di cosiddetta “imputazione” (anche se “imputato” non lo sono ancora, evidentemente) contenente gli illeciti che avrei commesso, o le frasi, i periodi, le espressioni e quant’altro di diffamatorio si ravvisi nel titolo o nel testo dell’articolo, in modo che io possa difendermi da accuse più precise e circostanziate.

Mi è stato detto ben poco: solo che la querela è stata inizialmente sporta contro ignoti, ma non so per quale meccanismo logico-deduttivo ci sia finito anche il mio blog. Conosco invece l’identità del querelante, che non vi rivelo per delicatezza e per rispetto del segreto istruttorio. Non conosco, però, che cosa voglia da me: i miei soldi? La mia testa su un piatto d’argento come quella di Giovanni Battista? Una condanna alla giustizia divina? Vedremo. Di certo c’è che finora nessun magistrato ha disposto il sequestro dell’articolo in questione, che resta regolarmente in linea a beneficio di quanti vogliano leggerlo, prenderne visione, conoscenza, atto.

Manterrò questo post in prima pagina sul blog per un certo periodo di tempo. Il blog non ha mai cessato le pubblicazioni. Dovete solo fare la fatica di andare a controllare un po’ più sotto. Quando ci saranno delle novità ve lo parò sapere con degli adeguati aggiornamenti.

Ringrazio di cuore l’avvocato Laura Avolio che mi segue in questo cammino, e voi che sopportate pazientemente le mie paturnie.

Aggiornamento del 4/11/2019: A seguito di una istanza presentata dall’Ufficio dei miei legali di Roma e Teramo, ai sensi dell’articolo 335 del codice di procedura penale, nel Registro informatizzato delle notizie di reato della Procura della Repubblica di Roma, aggiornatoal 29/10/2019, “non risultano iscrizioni suscettibili di comunicazione”.

AGGIORNAMENTO DEL 18/07/2021: Le acque tornano sempre alle loro sorgenti, ed è il momento di tirare fuori dalla naftalina questo post e fargli prendere un po’ d’aria. Finora, in attesa degli eventi, era rimasto in “bozza”. Ora può tornare in stato di evidenziazione.

Posso dirvi che l’indagine non è MAI passata da “ignoti” a “noti” e che io non sono MAI stato indagato dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma, competente per territorio. Inoltre il fascicolo non è più reperibile sul tavolo delle pendenze presso il Pubblico Ministero ed è fortissimamente probabile che sia stato archiviato. Naturalmente ci attiveremo per conoscere anche gli estremi e le motivazioni dell’archiviazione (che non mi è stata notificata).

Termina così una vicenda durata in tutto più di tre anni (dalla data dei fatti), e per la quale non sono stato minimamente preoccupato. Io non ho mai diffamato nessuno. E questo è quanto.

Al querelante, che ha solo esercitato un suo proprio ed insindacabile diritto, inalienabile e indiscutibile, ho solo una frase da rivolgere: “Addio e grazie per tutto il pesce!”

Corretto il link a valeriodistefano.com sul Corriere della Sera

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Questa mattina ho ricevuto una mail dalla giornalista Alessandra Bravi che, su mia segnalazione, ha provveduto a correggere il link sbagliato sulla pagina dell’edizione fiorentina del Corriere della Sera, come avevo segnalato qui:

https://www.valeriodistefano.com/public/post/il-corriere-della-sera-mi-cita-ma-sbaglia-il-link-1651.asp

Nel mio blog ho parlato di cultura libera, di difesa strenua della privacy, dai miei siti diffondo centinaia di migliaia di file al mese, la gente scarica musica, libri, audiobook, sono uno dei pochi che dice la verità su Wikipedia e questi per cosa mi recensiscono? Per un post su una ragazzina pisana immaginaria che si presta a fare la testimonial alla Coca Cola.

Uno potrebbe dire: che culo!! E invece vi avverto subito, non è finita qui. Stay tuned…

4000 e sentirli poco. Anzi, pochissimo!

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Tratto dal sito gayspeak.com
Tratto dal sito gayspeak.com

Il blog sta arrivando ai 4000 articoli. Si chiamerebbero “post” ma non stiamo tanto lì a limare.

L’ho sembre detto che curare un blog è un po’ come curare un bimbetto, e quest’anno, il 25 aprile, il bimbo-blog compie anche 11 anni.

Oddio, qualche imbecille che ha tentato di tapparci la bocca c’è stato, ma siamo sempre qui e lui l’ha preso nello scodellavivande.

4000 articoli in 11 anni significa scrivere una media di un articolo al giorno. D’accordo, ci sono quelli brevi, alcuni (pochi, anzi, pochissimi) non sono nemmeno miei, ma è una specie di appuntamento quotidiano che ti fa tremare i polsi e che ti fa pensare, davanti al foglio bianco (tutti i post che scrivo li butto giù con l’editor di testo, poi li copio-incollo sulla piattaforma di WordPress) “Maremma cignala, e ora che cazzo scrivo?” Perché non ne hai sempre voglia, no, proprio no. Qualche volta, anzi, il blog non lo guardi nemmeno, che faccia il suo corso e la gente resti a per uno, tre, cinque, sette, nove giorni o quello che sia.

Però Marianna Gatta quant’ho scritto! E quanta gente apre un blog (oddio, ora sempre meno, casomai apre un account su Facebook, che non è esattamente la stessa cosa) per scriverci prima un post alla settimana, poi uno al mese, poi basta perché gli è venuto a noia.

Ecco, penso che ho fatto proprio una buona cosa e che, come dice Lino (tra i miei lettori più cari e affezionati) sono proprio “un bel ganzo”. Forse.

Cosa sarà che ti porta a cercare il giusto dove giustizia non c’è

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Il fatto di avere un blog, di essere presente a vario titolo sui social network e di scrivere ora qui e ora là su internet mi espone, come è comprensibile che sia, alle opinioni degli altri.

Questo è normale.

A volte succede che le opinioni si trasformino in insulti (alla gente non devi dire che De André ha (ri)preso la musica di Telemann, è sensibile e s’incazza assai se le tocchi la canzone più copia-incolla del repertorio cantautorale italiano) e questo no che non va bene.

Allora un giorno telefonai al mio avvocato. Le dissi (sì, il mio avvocato è donna ed è anche vicesindaco e assessore, sicché occhio che se mi fate girare i gigi vi faccio fare un mazzo tanto) “Senti un po’, io continuo a ricevere insulti per quello che scrivo in internet, cosa posso fare per difendermi??” E lei, con salomonica saggezza sentenziò: “I casi sono due: o te ne freghi e lasci perdere o li porti tutti in procura. Spetta a te scegliere.” Io ci pensai anche quarantacinque secondi e decisi di portarli in procura. Tutti.

Da allora sono nate dodici querele. La prima risale al 2009. Ai risultati pensavo stamattina: un rinvio a giudizio per diffamazione (ma ho accettato la richiesta di transazione della controparte) e due archiviazioni (una delle quali mi insegna che dare del “buffone” a qualcuno in rete, una volta sola, si può). Poi più nulla. Zero. Della querela del 2009 contro uno che mi aveva dato per morto mi arriva solo il silenzio di un cassetto della Procura di Milano. Del resto neanche quello.

Giustizia. Intesa come “sistema giudiziario”, si intende.

Si può dire che le querele per diffamazione aggravata intasano la macchina dei tribunali e i poveri pubblici ministeri hanno cose molto più importanti a cui pensare. Sì, lo so, ma l’obbligatorietà dell’azione penale non l’ho mica inventata io! Se il reato non c’è si archivi pure (ci si rivolge alla magistratura proprio perché si esprima sulla sussistenza di fattualità eventualmente criminose), se c’è si procede. Ma il nulla è nulla, è lima che riduce in fina polvere la fiducia che il cittadino ripone nelle istituzioni e nella loro capacità di preservarlo. Ho ottimi motivi per pensare che la querela contro il tizio che aveva dato la notizia del mio stecchimento finisca in un nulla di fatto, e se proprio si andrà a processo sarà alle soglie della prescrizione.

E così la mia postina continuerà a recapitarmi buste verdi provenienti dalle sezioni penali di mezza Italia il cui contenuto è destinato, quando va bene, ad accendere il fuoco, pensando che io abbia combinato chissà che cosa.

Signor Giudice le stelle sono chiare.

Scrivite a zero – Daniel Estrem: Vivaldi su chitarra a otto corde

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Ho poca voglia e scarso ingegno di scrivere. So assai perché. O, più probabilmente, lo so anche fin troppo bene.

Sicché quando le parole son poche, almeno finché non ritornano vi lascio un po’ di musica: alcuni concerti di Vivaldi eseguiti su chitarra a 8 corde.

Tanto di tempo e di strada ce n’è, uh, avete voglia voi!

 

Daniel Estrem: Vivaldi Concertos on 8-string guitar
da: www.magnatune.com
Pubblicato per associazione alla etichetta discografica (attenti, non fate i furbèga!)

Io domani non vado a votare

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L'attuale composizione del Parlamento Europeo - Questo file è licenziato in base ai termini della licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 3.0 Unported

Io domani non voto. Né per le europee né per le regionali (qui in Abruzzo ci sono).

Quando votai alle ultime politiche era tutto un altro andazzo. Ero costretto su un letto di una clinica e mi rendevo conto che votare Movimento 5 Stelle era davvero un voto “contro”.

Ma ora non devo più votare contro qualcuno, devo votare a favore di qualcuno. Magari a favore dell’Europa di cui -si veda il caso- non parla nessuno. E, malauguratamente per loro, non c’è nessuno che mi rappresenti.  Non voglio dover passare la mia vita (come, tristemente, stanno facendo gli stessi Grillo e Casaleggio) a prendermela con Renzi. Per la verità Renzi è una persona contro cui non mi va di spendere neanche un millilitro della mia vis polemica, e poi il vetriolo costa.

Mentre voi sarete a fare un segno sul vostro segno o a pensare che la matita quasi quasi ve la sgraffignereste, io sarò a pensare a qualcos’altro (cazzate, solitamente), oppure a voi che avete votato il PD o la lista Tzatziki, lì, e siete anche convinti di aver fatto una bella cosa.

Presto attivo il dominio musicaclassicaonline.com

Reading Time: < 1 minuteEcco, volevo dirvi che mi sono comprato il dominio musicaclassicaonline.com.
Sarà attivo tra uno o due giorni e lo riempirò partendo da zero.
Era un sacco di tempo che volevo dare un corpo più organico e ordinato a tutto l’insieme di musica classica di pubblico dominio di cui dispongo e che, anche con l’entrata in vigore della nuova legge sui fonogrammi, è comunque sempre un gran bel po’ di roba.
Linkerò le ultime immissioni anche qui sul blog. Quindi vogliate bene al neoimmesso sito come ne volete alle mie riflessioni estemporanee.

Mi presentarono i miei 50 anni

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Ed eccomi qui, come un vecchio bìschero, a vestire i panni di Michael Corleone con un bastone di faggio che malcela la mia incipiente andatura claudicante, la barba schizzata di bianco e il gilettino schizzato di sugo di pomodoro di quello tipico da spaghetto col risucchio, ma tanto non si vede.

Ho 50 anni e tanto fa.

50 anni in cui ne ho vissute tante e in cui uno si chiede tante cose, la prima delle quali è “Ma, in fondo, che cosa è cambiato da ieri che ne avevo 49??” Nulla.

E allora c’è poco da dire, mi fa piacere che abbiate la pazienza di leggermi anche se non vi conosco. Credetemi, sarebbe stato molto peggio conoscersi senza avere pazienza.

Un inedito di Marco Malvaldi

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A Marco Malvaldi
con profonda invidia.

Saranno state, ora un esagero, ma le dieci-le diecemmezzo di mattina e c’era un caldo che levava il fumo alle schiacciàte.

Sergino, detto “Cèa” perché era secco rifinito, si decise a muovere le chiappe dal 124 color Giallo Mondadori del suo pòvero babbo Agènore, e a entrare nel Bar Collando già briào di strizzo, accolto dal coro delle voci bianche della Cappella Sistina:

– “Vòi un ovino?” tuonò subito nonno Ampelio. E tornò a sputarsi sulle dita per agguantare meglio le carte del tressette e compiacersi con se stesso per il Buon Gioco da accusare assieme a una napoletanina a picche appena servita. Che culo che ciaveva!

– “O un vermuttino di rinforzo?” feci io a mo’ di controcanto. E già che c’ero sminciai anche un po’ le puppe della Tiziana, che son cose che fanno sempre bene allo spirito.

– “E la devi smette’ di rifinitti dalle seghe!!” chiosò Aldo, che in quanto a finezza bisognava ammettere che non glielo catapultava nello scodellaminestre nessuno.

– “No, io vi volev…” -s’inserì a voce fioca il Cèa- “…odire cheinz… omma ci sarebbe il vigile lì fuori… ma a quest’ora la multa ve l’ha già bell’e fatta a tutti quanti vu’ siete… e ciò anche piacere! Massimo fammi un bel poncino càrico, vai, così rinfresca!”

Al Bar Collando era solo metà mattinata.

Confutatis Maledictis

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Una signora mi ha detto che il mio blog sta cominciando a diventare noioso.

Senz’altro è vero, ma io sono vecchio e rincoglionito (sicché tendo sempre più spesso a reiterare sempre gli stessi discorsi). Inoltre sono acciaccato, malandato, menomato, zoppo, pensionato d’accompagnamento, in breve, “infelice”, come avrebbe detto il mi’ nonno Armando e questo mi rende vieppiù rimuginante e ripetitivo.

Del resto, cosa volete, anche gli argomenti di cui parlo son tutt’altro che popolari.
Se parlassi di sesso, delle gravidanze delle star, se vi invitassi a donare due euro all’Associazione Nazionale contro l’Unghia Incarnita (Onlus!!!!), se vi rimbalzassi i coglioni con l’ultimo telefonino in pura plastica a soli 535 eurini e ci state larghi, a quest’ora avrei molte più visualizzazioni.

Invece vi parlo di privacy (e il bello è che non la penso nemmeno come voi!), vi parlo di diffamazione (reato odiosissimo ma v’importa ‘na sega a voi, quella degli altri è diffamazione, la vostra è critica!), vi parlo di copyright (e anche lì v’importa ‘na sega a voi, voi la roba la scaricate, peggio per chi ci capita!), vi parlo di Wikipedia e di quanto sia improponibile, ma a voi Wikipedia vi garba di molto, e poi via, Di Stefano, perché questa continua crociata contro Wikipedia? Ora avresti anche rotto i coglioni a criticarla ogni volta che chiede i soldi alla gente.

Crociata?? Io non faccio nessuna guerra, e Wikipedia non è custode del Santissimo Sepolcro.
Vi rompo i coglioni quando parlo del loro vizietto di chieder soldi alla gente? Beh, anche loro rompono i coglioni a chieder soldi a ogni pie’ sospinto, ci mancherebbe altro che non li si possa criticare (ah, no, giusto, la mia è diffamazione, la critica è la vostra).

E poi non mi piacciono Jovanotti, la Boldrini e Saviano. No, via, non va bene così. E avete ragione, sto cominciando a diventare noioso. Sapete cosa c’è?? Che vi pigliate uno spazio web dove vi pare, ci installate WordPress o quello che vi garba a voi, e il blog ve lo fate per conto vostro, così la smettete di rompere i coglioni a me.

Sonetto per Federico Maria Sardelli

Reading Time: < 1 minuteFacesti il mondo di Barocco intriso
dacché nascesti e allor tu’ padre
cercò, meschin, di farti all’arte aduso
ma fìe preferivi, e pur leggiadre.

Quando voltasti il pur sprezzante muso
al pubblico plaudente a più non posso
già t’eri dato, in un spregior soffuso,
ad essere tutt’un col Prete Rosso.

Le danze, le ciaccone e le gavotte,
pavane, minuetti e rimalmezzo,
di stéccoli, micini e Lancillòtte,

furiosi Orlandi e Angeliche mignotte,
Bach che lo guardi con regal disprezzo
son tutte al tuo sapere scienze esatte.

 

(ora però basta Sardelli!)

I’m coming back home!

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Sono tornato a casa dopo quattro mesi e dieci giorni tra degenza ospedaliera e ricovero in una struttura di riabilitazione intensiva.

Non posso certo dire che sto male, anzi, mi sento benone e sto trascorrendo le prime ore di ambientamento (sì, è buffo doversi riambientare in casa propria ma è così).

Le terapie continueranno. A casa, che è meglio. Senza bastoni cammino ancora con difficoltà, ma ce la metto tutta.

“Ho tante cose ancora da raccontare per chi vuole ascoltare e a culo tutto il resto” (Il Sommo Poeta)

Come sto? Bene! :-)

Reading Time: < 1 minuteE va beh, è un po’ che non vi parlo di come sto e so che siete sanamente curiosi di saperlo.
Sono ancora ricoverato presso la struttura di riabilitazione intensiva che si sta occupando di rimettermi in piedi, farmi camminare e, perché no, darmi una forma invidiabile.
Attualmente sto facendo degli esercizi per camminare con i bastoni canadesi (volgarmente detti “stampelle”), deàmbulo con un girello, mi sento bene, ho ottimo appetito e soprattutto rompo le scatole al personale infermieristico come niente e nessuno.
E’ la vita. E io ci sono.

Comunicato sanitario ospedaliero n. 3

Reading Time: < 1 minuteCarissimi tutti,

eccomi  a darvi mie notizie in modo più dettagliato. In realtà sto biecamente sfruttando una connessione internet altrui, quindi posso permettermi di scrivere qualche parola e qualche riga in più.

Dal 10 dicembre sono ricoverato all’Ospedale di Teramo (reparto Ortopedia), terzo piano, letto 21. Non posso alzarmi, quidi passo le mie giornate in posizione supina. Nel frattempo ho subito due interventi chirurgici (sarebbero stati tre ma visto il caso mi hanno fatto lo sconto, due interventi in uno).

A giorni dovrei essere trasferito in un’altra clinica per iniziare il lungo processo di riabilitazione e fisioterapia che dovrebbe portarmi a riprendermi e ad essere di nuovo più o meno quello che ero prima. Almeno nelle intenzioni migliori.

Questo per tutti coloro che mi hanno contattato o che hanno a cuore le mie notizie. Sono tanti e sono riusciti tutti a farmi commuovere.

Se posso, vorrei ringraziare con voi il personale infermieristico, medico, la caposala e il primario del reparto in cui mi trovo. Hanno fatto il possibile e l’impossibile per farmi stare un po’ meglio.

Continuerò, naturalmente, a darvi informazioni sulla mia salute. Ma penso che sia giunto il momento di parlare ANCHE di altro. Non so esattamente di cosa o in quale forma. Magari in modo più stringato e senza immagini. Ma bisogna farlo, non voglio traformare il blog in una lamentazione generale. Si è vivi quando si è vivi e finché lo si é. E finché si è vivi si pensa, si agisce, si è “connessi”. Anche quando si è costretti a vivere in un letto di ospedale.

Salud. amor y dinero

Comunicato sanitario ospedaliero n. 2

Reading Time: < 1 minuteCare amiche lettrici e cari amici lettori,
sono ancora ricoverato in ospedale dove cerco di proseguire il cammino verso una ottimista ma lunga guarigione.
Siete stati in tanti a esprimermi la vostra solidarietá e la vostra vicinanza. Grazie ancora.
Spero di poter affrontare anche con il vostro aiuto l’esperienza della sofferenza fisica nonché quello della sanità italiana al collasso.

Obbligo di rettifica per i blog su DDL-diffamazione: il blog chiude

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Oggi potrei raccontarci diverse cose. Ad esempio potrei dirvi di uno sfondone giornalistico sul caso giudiziario di Salvatore Parolisi.
Oppure riferirvi del falso (e sottolineo falso) allarmismo creatosi all’indomani della sentenza relativa alla Commissione “Grandi Rischi”, che pretende di trasformare dei condannati in primo grado in dei novelli Galileo Galilei, e chissà come si permettono. Forse perché avrebbero dovuto dire “…eppur si muove!” alla popolazione de L’Aquila. Si sottintende la terra.

Ma vi dico che il blog chiuderà tra breve tempo.

Quanto, esattamente, non lo so. Ma è più che probabile che questo sia uno degli ultimi “post” a essere messo in linea nel blog per come lo conoscete adesso.

Il motivo è molto semplice. Il Senato della Repubblica, con una manovra che non esito a definire inaccettabile, sta modificando in aula le norme che riguardano la diffamazione.

Non mi preoccupa né mi interessa minimamente affrontare un giudizio, penale o civile che sia, per una eventuale diffamazione. Del resto non ho mai diffamato nessuno. Purché la controparte venga a spiegare e difendere le proprie ragioni nella sede prescelta in un pubblico dibattimento davanti a un giudice terzo e non usi la diffamazione come un pretesto.

Quello che sì, mi dà profondamente fastidio, è l’estensione dell’obbligo di rettifica entro 48 ore  (o, comunque, un tempo poco congruo) a tutti i siti web. Compresi i blog.
E’ una vecchia storia che si ripete. Stavolta, però,  sembra ci stiano riuscendo davvero.
Oppure può darsi anche che non ci riescano, non me ne frega un accidente. Non è quello il punto.

Il punto è che equiparare qualsiasi sito web a una testata giornalistica sotto il profilo della regolamentazione è un assurdo che si dimostra ictu oculi.

Il punto è che un Pinco Pallino qualsiasi, per il solo fatto di sentirsi oltraggiato, prima ancora di una sentenza della magistratura in merito (che potrebbe anche dargli torto), può obbligarti a pubblicare una rettifica che non puoi neanche commentare. Non importa se il contenuto delle tue presunte frasi diffamatrici sia vero o falso.
Puoi anche aver scritto per puro errore che il personaggio Tale conviva “more uxorio” con il personaggio Talaltro.
Se uno dei due personaggi si sente offeso, perché, si veda il caso, è un cattolico che crede  nei valori della famiglia, e invece si è sposato, può chiedere una rettifica.
A quel punto il blogger deve pubblicarla. E non può nemmeno commentarla. Ad esempio spiegare perché è incappato nell’errore, ed eventualmente scusarsi.

Se non lo fa, cioè se non pubblica la rettifica, si rischia una sanzione variabile dai 5000 ai 100.000 euro.

Non sono i soldi che fanno paura, anche se, lo riconosco, dover pagare 100.000 euro può essere seccante, ma il fatto che la gente possa tenerti per i coglioni chiedendoti di rettificare un’informazione inviandoti la richiesta, che so, durante la settimana di ferragosto, così tu non ci sei, magari non guardi la posta elettronica, non hai un PC a disposizione o, semplicemente, ti stai godendo le vacanze.

Questa norma, se entrerà in vigore, scatenerà una guerra senza confine che non si svolgerà nelle aule giudiziarie, ma sul filo di una ulteriore, odiosa, pervicace e tenace intimidazione.

Le conseguenze per la libertà di parola, opinione, critica, satira ed espressione sono sotto gli occhi di tutti: si affiderà la legittimità di una informazione al personale sentire del soggetto, che potrà agire semplicemente SENTENDOSI diffamato, poco importa che lo sia davvero oppure no.

Direte voi: ma la norma non è stata approvata in aula e non è in vigore. Aspetta, prima di chiudere baracca e burattini.

Avete ragione, certo, ma si dà il caso che:

a) questa è roba mia;
b) è preoccupante anche solo il vivere in un paese dove questa norma è stata concepita e arrivata sul tavolo del legislatore.

Quelli di Wikipedia stanno continuando a gridare lor lai. Ma lo sanno benissimo anche loro che continueranno a fare quello che hanno sempre fatto. Perché un server negli USA non si nega a nessuno, perché loro sono inquerelabili, perché hanno i soldi, bla bla bla…

Ma noi siamo persone  e abbiamo ancora il dono dell’indignazione.

Il blog non sparirà, semplicemente sarà azzerato con nuovi contenuti. Citazioni, incipit di romanzi, fotografie e immagini di pubblico dominio, insomma, tutto quello che si potrà continuare a dire, che è ben poco.

Dobbiamo questa bella idea all’intesa tra PDL e PD che sull’obbligo di rettifica per tutti hanno trovato un’intesa perfetta.

Un motivo in più per non starci.

“Tutta la città ne parla” e il nostro blog

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Screenshot dal podcast di "Tutta la città ne parla"

Oggi la redazione di “Tutta la città ne parla” mi ha contattato per un intervento telefonico.

Ho rifiutato.

Il perché credo afferisca a quella sfera discrezionale e personale per cui si fanno delle scelte e non se ne deve spiegazione a nessuno. Libertà, dunque, o, se si preferisce, “scelte”.

L’edizione di oggi, tuttavia, si è conclusa con una citazione dall’articolo del blog “La distrazione massmediologica di massa e la trattativa stato-mafia”. A questo proposito ho da dire che:

a) l’articolo non si trova sulla pagina Facebook della trasmissione. E’ stato pubblicato solo (credo) sul mio blog e, se del caso, linkato;
b) non è stata citata la fonte di provenienza (nulla di che, solo una questione di trasparenza filologica);
c) l’articolo è stato pubblicato ieri e non oggi.

Comunque il brano citato era questo:
“Io voglio Ingroia non perché mi interessi stare dalla sua parte, tutt’altro, ma, paradossalmente, proprio perché non voglio stare da nessuna parte, neanche dalla sua. Non mi interessa niente se era un pubblico ministero troppo “esposto”, è un suo diritto esternare il suo pensiero, e se lo fa può essere criticato come qualunque altro cittadino. Ma ci stanno togliendo gli interlocutori e il materiale di discussione da sotto al naso.”

La collaboratrice, probabilmente visto che la trasmissione era agli sgoccioli, ha saltato il brano “e se lo fa può essere criticato come qualunque altro cittadino.” Lo ritengo solo un lapsus, ripeto, nulla di voluto, forse solo la fretta. Ma anche come lapsus fa riflettere…

(Dal lettore virtuale di MP3 è ascoltabile l’estratto della puntata di oggi)

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Presunta diffamazione a danno di valeriodistefano.com

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Succede che hai un blog. E succede anche che sul tuo blog esprimi le tue opinioni.

Succede, perfino, come è successo il 18 febbraio 2011, che scrivi un articolo intitolato “Benigni a Sanremo 2011: per stupire mezz’ora basta un libro di storia” in cui vai contro la corrente dell’opinione pubblica italiana e, invece di osannare Benigni per il suo intervento a Sanremo con l’esegesi del testo dell’Inno Nazionale, esprimere riserve, dubbi e un’opinione radicalmente opposta.

Lo fai perché non sei d’accordo. Perché qualcosa non ti torna, perché non ti riconosci né in quello che dice la massa plaudente e festante né, tanto meno, in quello che dice un comico in TV. E’ un diritto non essere d’accordo e non allinearsi al pensiero comune. Ed è un diritto scriverlo.  Su un blog, su un giornale, su un diario di pensieri. Pubblicamente o in privato, non importa.

E succede anche che qualcuno scriva un commento, come spesso accade nei blog, nei forum, su Wikipedia, su Facebook, su Twitter e su tutto ciò che è Web 2.0, firmandosi col nome vero o con un nome di fantasia (non importa!), e che questo commento reciti testualmente “Sei solo un povero pirla ignorante! mi fai veramente tenerezza. RIDICOLO”

Il testo del commento

Insomma. Io sono un “povero pirla ignorante”, farei “veramente tenerezza”, e sarei personalmente (oppure lo sarebbe il mio pensiero), passibile dell’aggettivo “RIDICOLO”, lì, in maiuscolo.

Il tutto senza entrare minimamente nel merito di quello che ho scritto. Nessuna critica, nessun “contraddittorio”, niente di niente. Solo un giudizio gratuito e quattro parole messe lì a denigrare.

A questo punto succede che dici “Basta!”

Allora fai quello che non hai mai fatto e che pensavi di non dover mai fare nella tua vita, e che, successivamente, si ripeterà più volte nei confronti di altri: sporgi una querela contro ignoti.

La querela è stata trasmessa per competenza alla Procura della Repubblica di Nonvelodico, dove il pubblico ministero citava direttamente a giudizio una persona.

Non ne faccio il nome. Nonostante un decreto di citazione diretta a giudizio diventi un atto pubblico al momento in cui viene notificato all’indagato (che in quel preciso momento diventa imputato -senza che questo, naturalmente, comporti nessun tipo di condanna preventiva o di riconoscimento di responsabilità, sia chiaro) e al suo difensore non mi sembra rilevante, per un rispetto alla persona imputata, per rispetto al diritto di difesa e per rispetto alla irrilevanza pubblica della notizia (a chi importa chi mi ha offeso? Forse ai miei lettori importa più conoscere le modalità e i fatti, piuttosto che i nomi e i cognomi).

L’ipotesi di reato contestata (che è e rimane e rimarrà per sempre una pura ipotesi) è quella previsto dal comma 3 dell’articolo 595 del Codice Penale. Chi vuole può andarselo a vedere, non è compito mio spiegarvi cosa dice.

Ho rimesso la querela e la cosa, per quello che mi riguarda, finisce qui.

Resta l’amarezza, quella certo, di essere stati attaccati per un’opinione. Cioè per un diritto. Quel diritto alla critica che appartiene a chiunque.

Nonostante tutto, non ho mai cancellato quel commento. Ma, questo sì, ho presentato altre querele per diffamazione per casi analoghi.

Perché anche i blogger come me che scrivono “cazzate” sono gente perbene.

Rivoluzione tra le biblioteche multimediali

Reading Time: < 1 minuteDunque, vediamo un po’, allora, si diceva che ho da comunicarvi che a partire da tra quasi subito (o, comunque, tra pochissimo tempo), le mie biblioteche subiranno delle modifiche. I domini cosiddetti “minori” punteranno direttamente alla madre di tutte le biblioteche (classicistranieri.com), o, quanto meno, ad alcune delle sue sezioni.

In pratica “spariranno”:

http://www.classicistranieri.eu e http://www.classicistranieri.it che reindirizzeranno al .com.

Non sarà più direttamente accessibile nemmeno http://www.classicistranieri.org, ma reindirizzerà alla sezione “Musica Classica”. Ho deciso di far “fuori” anche http://www.controversi.org (e qui mi piange il cuore), ma chiunque digiterà quell’indirizzo si ritroverà ugualmente sulle mie audioletture. Anche literaturaespanola.es e bibbiaonlinemp3.com punteranno ai tag o alle risorse corrispondenti di classicistranieri.com. In pratica non viene perso niente, e io risparmio un po’ di dindini. Del resto non vi ho mai chiesto niente, quindi, se permettete, faccio un po’ il cavolo che mi pare, nevvero? :-). Oh!

Tre anni fa sono morto

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Il Nostro, dopo tre anni, sorbisce ancora ponci alla livornese!

Il 9 luglio del 2009, tre anni fa, si diffuse, sia pure in ambienti estremamente ristretti e con modalità del tutto estemporanee, la notizia della mia morte nel tragico incidente ferroviario della Stazione di Viareggio, avvenuto svariati giorni prima.

Naturalmente sarebbe bastato verificare la notizia, magari incrociandola con quella dell’elenco delle povere vittime – quelle sì, morte davvero, purtroppo- che era stato diramato dal Ministero dell’Interno e che era, pur nella sua tragicità, pubblico.

Qualcuno dice che a queste cose non bisogna dar perso e che bisogna sorriderci, che ti allungano la vita, ma cosa vuoi star lì a prendertela, bevici su che ti passa.

Ci ho bevuto su, certo. Ma non mi è mai passata. Sono cose che “segnano” (per così dire “segnano”) e che dànno un senso di disgusto e di nausea leggera con cui si convive per forza ogni volta che ci si ripensa (e non è detto che ci si debba pensare costantemente).

Tutte le strade possibili sono state tentate. Alcune si sono chiuse, altre sono ancora aperte e chissà in quale direzione porteranno.

Nel frattempo ho cercato e cerco di dire qualcosa e di fare qualcosa di utile per la rete. Ne ho bisogno, ma, soprattutto, ne hanno bisogno quanti diffusero la notizia del mio prematuro defungimento e quanti ci hanno creduto.

Ringrazio ancora coloro che mi onorano della loro rafforzata stima ed amicizia, proprio in virtù di questi eventi.

Alfonsina Storni – Vado a dormire – Voy a dormir – Traduzione di Valerio Di Stefano

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Denti di fiori, culla di rugiada
mani di erbe, e tu, nutrice fina
peparami lenzuola della terra
e il copriletto cardoso dei muschi.

Nutrice mia, portami a letto, dormo.
Mettimi una lampada al capezzale
una costellazione, quella che vuoi,
van bene tutte, abbassala un pochino.

Lasciami sola: si rompono i germogli,
ti dondola dall’alto un pie’ celeste
e un passero che traccia i suoi spartiti

per il tuo oblio. Grazie. Ah, ancora…
Se chiama lui, di nuovo, per telefono
digli che non insita. Sono già andata.

(C) Valerio Di Stefano 2012

Testo originale:

Dientes de flores, cofia de rocío,
manos de hierbas, tú, nodriza fina,
tenme prestas las sábanas terrosas
y el edredón de musgos escardados.

Voy a dormir, nodriza mía, acuéstame.
Ponme una lámpara a la cabecera;
una constelación; la que te guste;
todas son buenas, bájala un poquito.

Déjame sola: oyes romper los brotes…
te acuna un pie celeste desde arriba
y un pájaro te traza unos compases

para que olvides…Gracias. Ah, un encargo:
si él llama nuevamente por teléfono
le dices que no insista, que he salido.

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(opzione per masochisti)

alfonsina