Corretto il link a valeriodistefano.com sul Corriere della Sera

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Questa mattina ho ricevuto una mail dalla giornalista Alessandra Bravi che, su mia segnalazione, ha provveduto a correggere il link sbagliato sulla pagina dell’edizione fiorentina del Corriere della Sera, come avevo segnalato qui:

https://www.valeriodistefano.com/public/post/il-corriere-della-sera-mi-cita-ma-sbaglia-il-link-1651.asp

Nel mio blog ho parlato di cultura libera, di difesa strenua della privacy, dai miei siti diffondo centinaia di migliaia di file al mese, la gente scarica musica, libri, audiobook, sono uno dei pochi che dice la verità su Wikipedia e questi per cosa mi recensiscono? Per un post su una ragazzina pisana immaginaria che si presta a fare la testimonial alla Coca Cola.

Uno potrebbe dire: che culo!! E invece vi avverto subito, non è finita qui. Stay tuned…

4000 e sentirli poco. Anzi, pochissimo!

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Tratto dal sito gayspeak.com
Tratto dal sito gayspeak.com

Il blog sta arrivando ai 4000 articoli. Si chiamerebbero “post” ma non stiamo tanto lì a limare.

L’ho sembre detto che curare un blog è un po’ come curare un bimbetto, e quest’anno, il 25 aprile, il bimbo-blog compie anche 11 anni.

Oddio, qualche imbecille che ha tentato di tapparci la bocca c’è stato, ma siamo sempre qui e lui l’ha preso nello scodellavivande.

4000 articoli in 11 anni significa scrivere una media di un articolo al giorno. D’accordo, ci sono quelli brevi, alcuni (pochi, anzi, pochissimi) non sono nemmeno miei, ma è una specie di appuntamento quotidiano che ti fa tremare i polsi e che ti fa pensare, davanti al foglio bianco (tutti i post che scrivo li butto giù con l’editor di testo, poi li copio-incollo sulla piattaforma di WordPress) “Maremma cignala, e ora che cazzo scrivo?” Perché non ne hai sempre voglia, no, proprio no. Qualche volta, anzi, il blog non lo guardi nemmeno, che faccia il suo corso e la gente resti a per uno, tre, cinque, sette, nove giorni o quello che sia.

Però Marianna Gatta quant’ho scritto! E quanta gente apre un blog (oddio, ora sempre meno, casomai apre un account su Facebook, che non è esattamente la stessa cosa) per scriverci prima un post alla settimana, poi uno al mese, poi basta perché gli è venuto a noia.

Ecco, penso che ho fatto proprio una buona cosa e che, come dice Lino (tra i miei lettori più cari e affezionati) sono proprio “un bel ganzo”. Forse.

Cosa sarà che ti porta a cercare il giusto dove giustizia non c’è

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Il fatto di avere un blog, di essere presente a vario titolo sui social network e di scrivere ora qui e ora là su internet mi espone, come è comprensibile che sia, alle opinioni degli altri.

Questo è normale.

A volte succede che le opinioni si trasformino in insulti (alla gente non devi dire che De André ha (ri)preso la musica di Telemann, è sensibile e s’incazza assai se le tocchi la canzone più copia-incolla del repertorio cantautorale italiano) e questo no che non va bene.

Allora un giorno telefonai al mio avvocato. Le dissi (sì, il mio avvocato è donna ed è anche vicesindaco e assessore, sicché occhio che se mi fate girare i gigi vi faccio fare un mazzo tanto) “Senti un po’, io continuo a ricevere insulti per quello che scrivo in internet, cosa posso fare per difendermi??” E lei, con salomonica saggezza sentenziò: “I casi sono due: o te ne freghi e lasci perdere o li porti tutti in procura. Spetta a te scegliere.” Io ci pensai anche quarantacinque secondi e decisi di portarli in procura. Tutti.

Da allora sono nate dodici querele. La prima risale al 2009. Ai risultati pensavo stamattina: un rinvio a giudizio per diffamazione (ma ho accettato la richiesta di transazione della controparte) e due archiviazioni (una delle quali mi insegna che dare del “buffone” a qualcuno in rete, una volta sola, si può). Poi più nulla. Zero. Della querela del 2009 contro uno che mi aveva dato per morto mi arriva solo il silenzio di un cassetto della Procura di Milano. Del resto neanche quello.

Giustizia. Intesa come “sistema giudiziario”, si intende.

Si può dire che le querele per diffamazione aggravata intasano la macchina dei tribunali e i poveri pubblici ministeri hanno cose molto più importanti a cui pensare. Sì, lo so, ma l’obbligatorietà dell’azione penale non l’ho mica inventata io! Se il reato non c’è si archivi pure (ci si rivolge alla magistratura proprio perché si esprima sulla sussistenza di fattualità eventualmente criminose), se c’è si procede. Ma il nulla è nulla, è lima che riduce in fina polvere la fiducia che il cittadino ripone nelle istituzioni e nella loro capacità di preservarlo. Ho ottimi motivi per pensare che la querela contro il tizio che aveva dato la notizia del mio stecchimento finisca in un nulla di fatto, e se proprio si andrà a processo sarà alle soglie della prescrizione.

E così la mia postina continuerà a recapitarmi buste verdi provenienti dalle sezioni penali di mezza Italia il cui contenuto è destinato, quando va bene, ad accendere il fuoco, pensando che io abbia combinato chissà che cosa.

Signor Giudice le stelle sono chiare.

Scrivite a zero – Daniel Estrem: Vivaldi su chitarra a otto corde

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Ho poca voglia e scarso ingegno di scrivere. So assai perché. O, più probabilmente, lo so anche fin troppo bene.

Sicché quando le parole son poche, almeno finché non ritornano vi lascio un po’ di musica: alcuni concerti di Vivaldi eseguiti su chitarra a 8 corde.

Tanto di tempo e di strada ce n’è, uh, avete voglia voi!

 

Daniel Estrem: Vivaldi Concertos on 8-string guitar
da: www.magnatune.com
Pubblicato per associazione alla etichetta discografica (attenti, non fate i furbèga!)

      estrem-vivaldi

Io domani non vado a votare

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L'attuale composizione del Parlamento Europeo - Questo file è licenziato in base ai termini della licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 3.0 Unported

Io domani non voto. Né per le europee né per le regionali (qui in Abruzzo ci sono).

Quando votai alle ultime politiche era tutto un altro andazzo. Ero costretto su un letto di una clinica e mi rendevo conto che votare Movimento 5 Stelle era davvero un voto “contro”.

Ma ora non devo più votare contro qualcuno, devo votare a favore di qualcuno. Magari a favore dell’Europa di cui -si veda il caso- non parla nessuno. E, malauguratamente per loro, non c’è nessuno che mi rappresenti.  Non voglio dover passare la mia vita (come, tristemente, stanno facendo gli stessi Grillo e Casaleggio) a prendermela con Renzi. Per la verità Renzi è una persona contro cui non mi va di spendere neanche un millilitro della mia vis polemica, e poi il vetriolo costa.

Mentre voi sarete a fare un segno sul vostro segno o a pensare che la matita quasi quasi ve la sgraffignereste, io sarò a pensare a qualcos’altro (cazzate, solitamente), oppure a voi che avete votato il PD o la lista Tzatziki, lì, e siete anche convinti di aver fatto una bella cosa.

Presto attivo il dominio musicaclassicaonline.com

Reading Time: < 1 minuteEcco, volevo dirvi che mi sono comprato il dominio musicaclassicaonline.com.
Sarà attivo tra uno o due giorni e lo riempirò partendo da zero.
Era un sacco di tempo che volevo dare un corpo più organico e ordinato a tutto l’insieme di musica classica di pubblico dominio di cui dispongo e che, anche con l’entrata in vigore della nuova legge sui fonogrammi, è comunque sempre un gran bel po’ di roba.
Linkerò le ultime immissioni anche qui sul blog. Quindi vogliate bene al neoimmesso sito come ne volete alle mie riflessioni estemporanee.

Mi presentarono i miei 50 anni

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Ed eccomi qui, come un vecchio bìschero, a vestire i panni di Michael Corleone con un bastone di faggio che malcela la mia incipiente andatura claudicante, la barba schizzata di bianco e il gilettino schizzato di sugo di pomodoro di quello tipico da spaghetto col risucchio, ma tanto non si vede.

Ho 50 anni e tanto fa.

50 anni in cui ne ho vissute tante e in cui uno si chiede tante cose, la prima delle quali è “Ma, in fondo, che cosa è cambiato da ieri che ne avevo 49??” Nulla.

E allora c’è poco da dire, mi fa piacere che abbiate la pazienza di leggermi anche se non vi conosco. Credetemi, sarebbe stato molto peggio conoscersi senza avere pazienza.

Un inedito di Marco Malvaldi

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Questo file è licenziato in base ai termini della licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 3.0 Unported

A Marco Malvaldi
con profonda invidia.

Saranno state, ora un esagero, ma le dieci-le diecemmezzo di mattina e c’era un caldo che levava il fumo alle schiacciàte.

Sergino, detto “Cèa” perché era secco rifinito, si decise a muovere le chiappe dal 124 color Giallo Mondadori del suo pòvero babbo Agènore, e a entrare nel Bar Collando già briào di strizzo, accolto dal coro delle voci bianche della Cappella Sistina:

– “Vòi un ovino?” tuonò subito nonno Ampelio. E tornò a sputarsi sulle dita per agguantare meglio le carte del tressette e compiacersi con se stesso per il Buon Gioco da accusare assieme a una napoletanina a picche appena servita. Che culo che ciaveva!

– “O un vermuttino di rinforzo?” feci io a mo’ di controcanto. E già che c’ero sminciai anche un po’ le puppe della Tiziana, che son cose che fanno sempre bene allo spirito.

– “E la devi smette’ di rifinitti dalle seghe!!” chiosò Aldo, che in quanto a finezza bisognava ammettere che non glielo catapultava nello scodellaminestre nessuno.

– “No, io vi volev…” -s’inserì a voce fioca il Cèa- “…odire cheinz… omma ci sarebbe il vigile lì fuori… ma a quest’ora la multa ve l’ha già bell’e fatta a tutti quanti vu’ siete… e ciò anche piacere! Massimo fammi un bel poncino càrico, vai, così rinfresca!”

Al Bar Collando era solo metà mattinata.

Confutatis Maledictis

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Una signora mi ha detto che il mio blog sta cominciando a diventare noioso.

Senz’altro è vero, ma io sono vecchio e rincoglionito (sicché tendo sempre più spesso a reiterare sempre gli stessi discorsi). Inoltre sono acciaccato, malandato, menomato, zoppo, pensionato d’accompagnamento, in breve, “infelice”, come avrebbe detto il mi’ nonno Armando e questo mi rende vieppiù rimuginante e ripetitivo.

Del resto, cosa volete, anche gli argomenti di cui parlo son tutt’altro che popolari.
Se parlassi di sesso, delle gravidanze delle star, se vi invitassi a donare due euro all’Associazione Nazionale contro l’Unghia Incarnita (Onlus!!!!), se vi rimbalzassi i coglioni con l’ultimo telefonino in pura plastica a soli 535 eurini e ci state larghi, a quest’ora avrei molte più visualizzazioni.

Invece vi parlo di privacy (e il bello è che non la penso nemmeno come voi!), vi parlo di diffamazione (reato odiosissimo ma v’importa ‘na sega a voi, quella degli altri è diffamazione, la vostra è critica!), vi parlo di copyright (e anche lì v’importa ‘na sega a voi, voi la roba la scaricate, peggio per chi ci capita!), vi parlo di Wikipedia e di quanto sia improponibile, ma a voi Wikipedia vi garba di molto, e poi via, Di Stefano, perché questa continua crociata contro Wikipedia? Ora avresti anche rotto i coglioni a criticarla ogni volta che chiede i soldi alla gente.

Crociata?? Io non faccio nessuna guerra, e Wikipedia non è custode del Santissimo Sepolcro.
Vi rompo i coglioni quando parlo del loro vizietto di chieder soldi alla gente? Beh, anche loro rompono i coglioni a chieder soldi a ogni pie’ sospinto, ci mancherebbe altro che non li si possa criticare (ah, no, giusto, la mia è diffamazione, la critica è la vostra).

E poi non mi piacciono Jovanotti, la Boldrini e Saviano. No, via, non va bene così. E avete ragione, sto cominciando a diventare noioso. Sapete cosa c’è?? Che vi pigliate uno spazio web dove vi pare, ci installate WordPress o quello che vi garba a voi, e il blog ve lo fate per conto vostro, così la smettete di rompere i coglioni a me.

Sonetto per Federico Maria Sardelli

Reading Time: < 1 minuteFacesti il mondo di Barocco intriso
dacché nascesti e allor tu’ padre
cercò, meschin, di farti all’arte aduso
ma fìe preferivi, e pur leggiadre.

Quando voltasti il pur sprezzante muso
al pubblico plaudente a più non posso
già t’eri dato, in un spregior soffuso,
ad essere tutt’un col Prete Rosso.

Le danze, le ciaccone e le gavotte,
pavane, minuetti e rimalmezzo,
di stéccoli, micini e Lancillòtte,

furiosi Orlandi e Angeliche mignotte,
Bach che lo guardi con regal disprezzo
son tutte al tuo sapere scienze esatte.

 

(ora però basta Sardelli!)

I’m coming back home!

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Sono tornato a casa dopo quattro mesi e dieci giorni tra degenza ospedaliera e ricovero in una struttura di riabilitazione intensiva.

Non posso certo dire che sto male, anzi, mi sento benone e sto trascorrendo le prime ore di ambientamento (sì, è buffo doversi riambientare in casa propria ma è così).

Le terapie continueranno. A casa, che è meglio. Senza bastoni cammino ancora con difficoltà, ma ce la metto tutta.

“Ho tante cose ancora da raccontare per chi vuole ascoltare e a culo tutto il resto” (Il Sommo Poeta)