Le regole di casa Burioni

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Roberto Burioni ha avvertito i suoi followers che “Chi in questo profilo scrive notizie false e pericolose” (sostanzialmente chi è contrario ai vaccini o dice che i vaccini fanno male) “viene bloccato. Tradizione della casa.” Poi ci ripensa e aggiunge: “Vale anche per chi insulta”. Ora, bloccare un utente perché critica, pone dei dubbi, esprime un disagio, un malessere, non può essere “tradizione della casa”. Un utente lo posso bloccare io che sono un privato cittadino e che non voglio che nel mio spazio espressivo entrino persone a me sgradite (o magari anche gradite, ma che sono impossibilitato a gestire, come è il caso dei commenti di questo blog), ma un medico, un immunologo, una persona esperta che ha deciso di esporsi pubblicamente per difendere la causa dei vaccini ha il dovere sacrosanto di rispondere. Se lo insultano può querelare. Ma mettere l’utente nelle condizioni di non replicare e di non dire compiutamente la sua, solo perché, per esempio, la notizia che diffonde è falsa (è falso che io abbia avuto una reazione anomala dopo la somministrazione di un vaccino?) non è decisamente nelle corde di un Burioni e della sua vocazione alla divulgazione della verità.

Burioni e quei cinquanta casi di reazioni avverse rilevanti da vaccini in Puglia

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Io non sono un no-vax. Viva i vaccini, perdìo, per il bene immenso che hanno reso all’umanità intera.

Però una volta mi fecero un vaccino ed ebbi una grave reazione avversa, tanto che temetti di rimetterci le penne. Non ce le rimisi, ma ricordo ancora quell’esperienza, e ogni volta che penso di vaccinarmi contro l’influenza di stagione non ne faccio di niente.

Poi oggi ho letto un tweet di Roberto Burioni che recita “Danneggiato da vaccino? I vaccini sono i farmaci più sicuri che abbiamo!” A dire la verità la mia esperienza mi insegna esattamente il contario. Ma proseguiamo nella lettura: “SETTE MILIONI di dosi somministrate tra il 2013 e il 2017 in Puglia una cinquantina di reazioni avverse rilevanti ma NESSUNA CONSEGUENZA PERMANENTE.” E che cazzo, meno male, no? Se i vaccini sono sicuri al 100% non si sarebbe dovuta registrare nemmeno quella cinquantina di reazioni avverse. Se si è registrata è segno evidente (lo stesso Burioni le definisce “rilavanti”) che esiste un margine, pur minimo, in cui non è possibile prevedere l’evolversi positivo e senza incidenti del percorso che va dalla somministrazione all’immunizzazione vera e propria.

E quindi, Burioni dovrebbe dirlo a quei cinquanta casi di reazioni avverse “rilevanti” (quali?? Ad esempio, ci sono stati ricoveri a seguito della somministrazione??) che i vaccini sono i farmaci in assoluto più sicuri che abbiamo. A meno che non voglia considerare queste cinquanta persone come un “incidente” statistico sui sette milioni di cui parla. Non sarebbe medicamente ed eticamente accettabile.

E pensare che sarebbe bastato dire “I vaccini, in un numero estremamente limitato e ristretto di casi, purtroppo possono dare reazioni avverse rilevanti.” Sfiga, poi, per chi ci capita.

Cosa penso di Roberto Burioni

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Alcuni di voi (che siete sempre meno) mi hanno chiesto che cosa io pensi di Roberto Burioni e della sua campagna pro-vaccini, dei suoi tweet, dei suoi interventi, dei suoi libri (che non ho voglia di leggere) e della gente che pubblica su Facebook il numero dell’ombrellone e dello stabilimento balneare presso il quale va a passare le sue vacanze augurandogli sinceramente di affogare.

La verità è che in merito a quello che dice sui vaccini non penso assolutamente nulla. Mi aspetto solo che dica una cosa del tipo

“E’ scientificamente provato che i vaccini non provocano alcun effetto collaterale e che la loro somministrazione può essere effettuata in tutta sicurezza su qualsiasi individuo, anche se gravemente debilitato”,

ecco, questo mi aspetto. Ma non lo dirà mai. Quindi personalmente resto con i miei dubbi sull’obbligatorietà dei vaccini a cui non sono (e ci mancherebbe altro!) contrario in linea di principio.

Quanto al Burioni polemista, devo dire la verità, mi sta un pochino antipatico. L’ultimo suo intervento che mi pare degno di nota è un interventi di qualche giorno fa contro un tale Dino Giarrusso del M5S, che ha fatto l’inviato per “le Iene” qualche tempo fa e che ora si ritrova al MIUR per verificare la correttezza dei concorsi per i professori universitari. C’è da piangere, lo so, ma Burioni non piange (per sua fortuna) ma rilancia fortemente dicendogli:

“Gentile Giarrusso, se parliamo di vaccini ci sono due possibilità: lei si prende laurea specializzazione e dottorato e ci confrontiamo. Oppure – più comodo per lei – io spiego, lei ascolta e alla fine mi ringrazia perché le ho insegnato qualcosa. Uno non vale uno.”

Che, voglio dire, è una stilettata mica male che, però, sottende un concetto sbagliato, ovvero quello che per parlare di un argomento si debba per forza essere laureati, aver completato un percorso superiore di studi, si debbano avere dei titoli, o, comunque, delle competenze in merito. Certo, tutto questo è auspicabile, ma di questa via va a finire che non parla più nessuno. Non possiamo impedire alla casalinga di Voghera di parlare dell’ultimo romanzo di Sveva Casati Modignani (supponendo che lo abbia letto, naturalmente) solo prendendo a pretesto il fatto che non è laureata in lettere e non sa distinguere un romanzo di genere popolare e leggero da un capolavoro del ‘900. Se si facesse così, un insegnante che riceve un genitore un po’ incazzato perché il figlio non ha preso la sufficienza, dovrebbe dirgli “Prima di parlare con me prenda una laurea, un’abilitazione all’insegnamento, vinca un concorso pubblico e poi insegni lei la mia materia, se no stia zitto e ascolti quello che ho da dirle, chè qui dentro sono io che insegno”. E invece sappiamo che non è così. Ecco, Burioni quando si trincera dietro al “Io so’io e voi non zete un cazzo” resta assolutamente sgradevole. Oltre che perdente sul piano dialettico. Poi la sua competenza sul tema “vaccini” nessuno la mette minimanete in discussione.

Ecco, adesso ve l’ho detto.

Vacuna

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E i vaccini?

Già, i vaccini…

Vedete, io sono un inguaribile costituzionalistista (se solo “costituzionalista” non significhi, giustamente, tutt’altro), nel senso che mi piace la Costituzione e tutto quello che c’è scritto dentro.

Tra le cose che mi piacciono della Costituzione c’è il principio che nessuno può essere obbligato a ricevere una determinata cura se non la vuole. Che siano le trasfusioni di sangue dei Testimoni di Geova o il ricovero in ospedale dopo un incidente. E qualcuno di voi mi dirà che sono contrario all’omeopatia. Sì, infatti stavo giusto parlando di libertà di curarsi, e l’acqua fresca non è una cura. Sia chiaro.

La vita ci appartiene inderogabilmente. E’ cosa nostra e ne facciamo quello che vogliamo, da sempre e per sempre, e così è per la salute. In questo senso considero il ddl Lorenzin sull’obbligatorietà dei 10 vaccini per i bambini che andranno a frequentare la scuola elementare una violenza inaudita al nostro sistema giuridico, ai diritti di ognuno, e al ruolo genitoriale.

Perché i figli sono nostri almeno finché non compiono i 18 anni di età. Qualcuno dice neanche prima, ma è un’altra sorta di polemica. Decidiamo noi per loro finché non sono in grado di autodeterminarsi. E qui si tratta di scegliere su una categoria di farmaci che non possiamo dire “perfetti” e che in certe condizioni possono dare effetti collaterali di gravità variabile. Il punto sta proprio qui, se io, per mio figlio, sono disposto a correre il rischio di questi effetti collaterali del farmaco, di qualsiasi tipo esssi siano. Può anche trattarsi di una lieve febbricola, ma il punto è questo, se io non sono disposto a che mio figlio sia esposto alla febbricola, il vaccino non glielo faccio, punto e basta. Non c’è nulla di altro, di più, di diverso da tutto questo. E’ ovvio che mi assumo io tutte le resposnsabilità, sia che mio figlio si ammali, sia che in conseguenza alla mancata vaccinazione si ammalino altri. Ma questo è tutto. E non può e non deve esserci altro.

Io ho una figlia. Deve vaccinarsi. Prima di farla spunturare ho deciso di andarmi a cercare un po’ di informazioni in rete, come immagino facciano svariati genitori. Oh, non ho trovato nulla di quello che cercavo. Non se quel vaccino che deve fare mia figlia è obbligatorio oppure no, quali sono i suoi effetti collaterali e qual è la loro incidenza nella casistica dei vaccinati. I casi sono due, o trovo informazioni del tutto inutili, ma tranquille e alla valeriana, che mi rassicurano che proprio non c’è nessun pericolo, o trovo parole di fuoco di antivaccinisti invasati e decisi a tutto che vogliono farmi rendere conto (probabilmente pensano che io non sia in grado di farlo da solo) che i vaccini sono veleni e che c’è, al contrario di tutto quello che si dice, una stretta correlazione tra vaccini e autismo, e io che ho una bambina ho una paura fottuta dei terrorismi di qualunque razza o religione siano. E poi si trovano le esternazioni di Budroni. Che sono un’altra cosa e di cui mi piacerebbe occuparmi sul blog se solo non avessi una paura micidiale delle sue querele. E a questo punto il problema non diventa più che io non sappia consultare un motore di ricerca in generale e Google in particolare, qui si tratta di qualità dell’informazione in rete che non è all’altezza delle aspettative dell’utente, siti in confronto ai quali questo blog diventa un fiore di purezza e di onestà.

Non è con l’obbligo di legge che si crea una coscienza della salute. In Finlandia il 98% della popolazione è vaccinato e non sussiste nessun obbligo. E gli interessi economici in gioco sono molti, ed è facile farli lievitare sulla pelle dei nostri figli che non possono dire nè ài nè bài. L’emendamendo dell’obbligo di vaccinazione per docenti e personale medico è stato ritirato e, per ora, basterà produrre un’autocertificazione sullo stato vaccinale degli individui. Sarà la porta d’ingresso del più grande falso in atto pubblico della storia della Pubblica Amministrazione.

Vaccinazioni obbligatorie anche per operatori sanitari, socio-sanitari e scolastici. Anzi, no, non ci sono soldi.

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Era stato preannunciato con tanto di grancasse e tamburi battenti: tra le categorie per cui i vaccini dovranno o dovrebbero essere obbligatori figuravano gli operatori sanitari, socio-sanitari e quelli scolastici. Cioè gente che fino ad ora stava benone (anche perché molti di loro -quelli sanitari- gli effetti dei vaccini li conoscono molto bene e col cavolo che si sono vaccinati) e che è stata individuata come portatrice di possibili malattie infettive a discapito di quell'”immunità di gregge” che già nel nome ci vuol tutti pecoroni e proni alle disposizioni governative e parlamentari. Nulla, non se ne fa di nulla, perché la commissione bilancio, sentito il parere negativo della Ragioneria dello Stato, ha stabilito che non ci sono quattrini sufficienti per decaimmunizzare medici e professori, maestri e assistenti sociali. La Binetti ha replicato che l’emendamento sarà riproposto alla Camera (già, ma se non ci son soldi cosa si ripropone?), la Lorenzin sottolinea che in Senato non c’è un dibattito serio e degno di questo nome (ma dài??) e qualcun altro dice che i dindini vanno trovati per forza (già, ma com’è che qualcuno ha promosso un emendamento senza nemmeno prendersi la briga di domandarsi se c’è o non c’è la copertura finanziaria?). E’ questa la gente che ci vuole immunizzare e io sono piuttosto inquieto.