Tutti professori con Wikiversità

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wikiversita

Ultimamente, ve ne sarete resi conto, scrivo poco e navigo ancora meno. Giusto quel tanto che basta per aggiornare (con fatica) i social network e per fare una veloce rassegna stampa.

Tuttavia mi càpita spesso di imbattermi in siti nuovi. Alcuni sono fuffa completa, altri sono mediamente interessanti, tutti, comunque, sono talmente pieni di pubblicità da fare schifo. Così, quando uno si ritrova con un sito dalla grafica almeno almeno pulita e con un minimo (ma dico un minimo) di contenuti, un po’ si “ricrea”, come dicono da queste parti.

A meno che la scoperta non riguardi una delle ultime creature del contesto Wiki*.*, Wikiversità, uno dei figliocci di Wikipedia con il patrocinio dell’onnipresente Wikimedia Foundation. “Allora“, mi sono detto, più prevenuto che incuriosito, “andiamo a vedere cos’è questa Wikiversità“, che ha un nome così roboante da evocare aule enormi e polverose ripiene di studenti che ascoltano in silenzio le lezioni del luminare di turno.

Vediamo che cosa dice Wikiversità di se stessa:

Wikiversità è una comunità che ha come obiettivo la produzione e la diffusione di materiale didattico (lezioni, esercitazioni, attività guidate, attività pratiche, documenti audio, cataloghi di risorse digitali, etc.)“.

Ed è già il primo inciampo: Wikiversità non è un progetto, è una community. La creazione di materiale didattico è solo un obiettivo, non è un dato che costituisce la “cosa”, ed è comunque subordinata alla creazione di un gruppo di persone ipoteticamente interessate al progetto. Basta notare la differenza con l’autodefinizione di Wikipedia, la sua sorella maggiore:

Wikipedia è un’enciclopedia online, collaborativa e libera.”

Wikipedia, dunque, è un’enciclopedia. Non una comunità di persone che vogliono creare un’enciclopedia on line. La differenza può sembrare sottile ma è fondamentale. Nel caso di Wikiversità appare che l’obiettivo è sproporzionato alle forze: oltre 17.000 persone hanno collaborato al progetto per creare un sito con pochi testi ed argomenti completati. Mi si dirà che l’iniziativa è recente e che il sito ha bisogno di entrare in fase di rodaggio per poi spiccare il volo: vero, ma la montagna ha comunque partorito il classico topolino e da 17.000 volontarissimi, tutti pronti, lancia in resta, a spargere conoscenza per ogni dove, ci si sarebbe aspettati (sinceramente) qualcosa di più consistente.

E a proposito di contenuti, come dice il nostro lettore Baluganti Ampelio, “Cosa ci sarà scritto? Andiamo un po’ a vedere…”. E che cosa si va a vedere? Quello che si sa, evidentemente. Io sono laureato in lingue e letterature straniere, con specializzazione in lingua spagnola, indirizzo linguistico-filologico. E’ quello che ho scelto di studiare. Dunque ne so qualcosa. Per carità, sempre qualcosina rispetto a questi professoroni dell’università libera, ma insomma, me la cavo.

Andiamo alla pagina dell’alfabeto spagnolo. Qui si apprende che

“L’alfabeto spagnolo (alfabeto) è composto da 27 lettere (letras) e due digrammi.”

I digrammi in questione sarebbero CH- e LL- inseriti nello schema dell’alfabeto. Ma sono anni che CH- e LL- non ne fanno più parte! Una volta se volevo cercare su un vocabolario il verbo “llamar” dovevo andare alla sezione corrispondente della LL-, ma adesso, con la riforma, lo trovo regolarmente nella L- (e infatti i moderni vocabolari la LL- non ce l’hanno più. Stessa fine ha fatto la CH-, incorporata nella C-). Wikiversità è vecchia di almeno 10 anni!

Altro tema sensibile: gli accenti ortografici in spagnolo. Nella pagina corrispondente di Wikiversità, sono spiegati soltanto l’accento tonico e grafico e l’accento sulle parole tronche, piane, sdrucciole (e le bisdrucciole vengolo lasciate da parte). NON sono nemmeno accennati gli accenti sulle vocali deboli toniche in iato (che sono obbligatori, dunque la gente dovrebbe sapere come metterli) e, cosa assai importante, gli accenti diacritici, ovvero quelle parole che, se scritte con l’accento hanno una funzione grammaticale e se scritte senza ne hanno un’altra. E’ vero che la pagina dice di se stessa di essere solo una bozza, quindi di non avere velleità esaustive, ma si fanno, appunto, bozze di TUTTI gli argomenti che compongono una lezione. Si può accennare, certo, purché un accenno ci sia. Qui invece la trattazione è monca. Io ho scritto, molti anni fa, una specie di fascicolino proprio sul tema degli accenti in spagnolo. Siccome è una materia un po’ complessa pensavo che potesse essere utile. Si trova su classicistranieri.com ed è a disposizione di tutti, gratis. Sarebbe bastato a questi Docenti dell’università libera andarselo a consultare per trovarci qualche spunto per la loro dotta ed erudita disquisizione. E invece no. Fretta, fretta, bisogno ineludibile di pubblicare, creare contenuti, mettere in linea, Dio mio, ma che succede? Che accade se, invece di pubblicare l’abbozzo, lo tengo per me, e poi lo pubblico non dico quando è completo, ma quando ha almeno una parvenza di esaustività?

E se ho sempre detto che Wikipedia è pericolosa perché mette in campo la competitività tra i suoi membri, per cui chi corregge ne sa sempre di più di chi scrive, in una corsa al massacro che non trova uguali neanche nel mondo accademico vero e proprio, c’è da sottolineare come Wikiversità lo sia ancora di più, perché permette a ciascuno dei suoi utenti di sentirsi docente, di provare l’ebbrezza dell’insegnamento (capirai!), di sentirsi utili per la società degli utenti, di salire in cattedra, di pontificare sullo scibile umano, senza dare un minimo di bibliografia (gli argomenti di cui vi ho parlato io non ne hanno) o anche solo di link utili ad approfondire l’argomento. Questa più che un’Università è Hyde Park, dove un chiunque genericamente inteso può prendersi un bussolotto, salirci sopra e parlare ai passanti e dire quello che vuole senza particolari censure.

E so già che cosa state per dirmi: “Se hai trovato queste pecche, perché non contribuisci a migliorare l’università libera di tutti con le tue conoscenze e a metterle a disposizione dell’universo creato?” Risposta: perché nel caso degli argomenti che ho citato l’ho già fatto. E poi io non sono il censore dell’ignoranza altrui, ma guardo, vedo, noto e tutt’al più scrollo le spalle.

Ma voi state attenti che questa roba è pericolosa. Pericolosa davvero.

Urbino: storia di amore, di biglietti e di e-mail

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Autoritratto di Raffaello Sanzio (da www.wikipedia.org)

A Urbino, un professore dell’Università Carlo Bo si è innamorato di una studentessa.
Non ce la fa più a tenere celati i suoi sentimenti e, soprattutto, vorrebbe parlare con il giovane oggetto del suo amore senza la presenza di quella vita accademica che gli impedisce di avvicinarla con un po’ di calma.
Le consegna un biglietto in cui le scrive “Ti amo!” Nessuna avance di tipo sessuale, nessun contenuto sconveniente.
Glielo consegna dicendole che si tratta di informazioni relative all’attività universitaria. Lei lo legge dopo qualche tempo e trasecola.
Ma chi si indigna ancora di più è il fidanzato della signorina. Assieme a lei prima distribuisce fotocopie del biglietto incriminato stile volantinaggio, poi non contento, invia una mail al professore trattandolo da “pedofilo”, e mettendo in Copia Carbone una serie di altri destinatari. E’ stato querelato per diffamazione.
Il modello Facebook ha vinto ancora: tutto doveva essere pubblicato. Per difendersi da un affronto ricevuto non ci si rivolge a chi di dovere, no, ci si rivolge alla collettività (notoriamente sempre pronta a dar giudizi sommari) amplificando la diffusione di fatti, critiche e soprattutto giudizi. Più la gente sa e meglio è. Se la gente non sa è come se il fatto nemmeno fosse accaduto. E in questo caso ci voleva forse un po’ più di discrezione, non tanto per il Docente (che, comunque, non è un pedofilo se si innamora di una persona in età da università) quanto per la ragazza.
Il Docente, naturalmente, non ha commesso nessun reato. Non ci sono molestie, non ci sono frasi offensive, niente palpamenti, niente di niente. Però è passato per la disciplinare interna e ha ricevuto un richiamo pubblico.
Non ci si innamora delle studentesse, oh!

Don Verze’ e la cattedra di docenza ‘ad personam’ per Barbara Berlusconi

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Dunque, Barbara Berlusconi si è laureata, con il massimo dei voti, in una disciplina filosofica, discutendo una tesi sull’economista indiano Amartya Sen, premio Nobel nel 1998 (credo).

La laurea è, ovviamente, triennale, perché, si sa, lo studio è attività faticosa, irta di perigli e incognite, Barbara Berlusconi è nata nel 1984, si è diplomata nell’anno scolastico 2002-2003, la laurea è triennale, insomma, ci vuole tempo, non son cose che s’improvvisano così alla bene e meglio, si sentono dire delle cose allucinanti, tipo gente che si è laureata col vecchio ordinamento e che si ritrova a fare la disoccupata, eh, se ne sentono dire tante, e allora come diceva il Manzoni "¡Adelante, Pedro, con juicio!"

Una bella laurea triennale che ha reso felice papà Silvio, la neo-dottoressa titolare del 7,143% di Mediaset, e Don Verzè.

Don Verzè, quello che è stato pregato dal Premier di farlo vivere fino a 150 anni, ha còlto la palla al balzo e ha immediatamente, ipso facto, creato una cattedra ad hoc e ad personam (Di Stefano, ora basta con questi latinismi, ci avresti anche rotto le scatole!) presso la sua Università di economia "seniana" (chissà se si dice così), ovvero basata sul pensiero autentico dell’economista indiano Sen, e chi poteva essere il docente perfetto per questa neocattedra? La Berlusconi in persona.

Nell’istruzione pubblica se vuoi fare il professore universitario, una laurea triennale non basta. Ma, soprattutto, ti devi fare il culo.

Ho amici ed amiche, persone stimatissime, rispettabilissime, di una onestà e di una integrità morali ed intellettuali che lèvati, che stanno facendo la gavetta da anni.

Quando mi laureai con una tesi sull’opera poetica di Miguel de Unamuno col cavolo che mi hanno detto "Possiamo darle una cattedra di poesia unamuniana qui in università", no, mi hanno stretto la mano, mi hanno sorriso, mi hanno dato il massimo dei voti, mi hanno accompagnato alla porta dell’Aula Magna, e mi hanno dato un calcio in culo dicendomi che ora il lavoro, se lo volevo, me lo dovevo trovare da me. Ma sorridendo, eh?

Che abbia sbagliato tutto io?

12 anni fa la mia laurea: le concordanze per forma della poesia di Miguel de Unamuno

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Proprio in questi giorni (esattamente il 26 novembre) del 1997 mi sono laureato.

Sì, l’ho fatto tardi e fin qui sono cazzi miei.

La tesi, ovviamente speimentalissima e sostanzialmente computerizzata, come piace a me, si intitolava "L’opera poetica di Miguel de Unamuno attraverso le sue concordanze per forma", ed era un’agile operetta di consultazione (oltre 2000 pagine in corpo 9) divisa in sette volumi, consegnati in tre copie, perché allora si usava così.

La realizzai con l’Istituto di Linguistica Computazionale del C.N.R. di Pisa (!) e quella mattina mi laureai, senza fanfare, senza drappi rossi, senza fotografie o mamme piangenti, ma con un bel 110 e lode, dignità di stampa e pacca sul culo, valutazione che è tuttora soddisfazione della mi’ moglie che mi chiede quand’è che mi decido a mettere in linea la tesi.

A parte il fatto che chi sia Unamuno magari uno di questi giorni ve lo spiego, ecco qui il mastodontico lavoro. Cosa ve ne facciate non lo so, ma il blog mi ha abituato a questa e altre sorprese.

 
Filename  Size  Date 
00_bibliografia.pdf  95,033  11/27/09  2:49 pm
00_Frontespizio.pdf  39,749  11/27/09  2:49 pm
00_Indice.pdf  49,180  11/27/09  2:49 pm
00_Premessa.pdf  92,786  11/27/09  2:50 pm
00a_Aspetti formali.pdf  209,761  11/27/09  2:50 pm
00b_Luoghi.pdf  190,293  11/27/09  2:50 pm
01.pdf  1,610,566  11/27/09  2:52 pm
02.pdf  2,292,478  11/27/09  2:55 pm
03.pdf  2,059,721  11/27/09  2:56 pm
04.pdf  2,116,487  11/27/09  2:57 pm
05.pdf  1,583,992  11/27/09  2:57 pm
06.pdf  1,844,778  11/27/09  2:58 pm
07.pdf  1,570,445  11/27/09  2:59 pm

 

Sabina Guzzanti contro il prof. Strassoldo: sfida tra vamp all’Universita’ di Udine

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All’Università di Udine è successo praticamente l’assurdo degno del miglior Beckett, un litigio tra primedonne che costituisce un involontario e irresistibile Vaudeville, in un gioco da commedia degli equivoci.

La Guzzanti, povera donna, era andata a fare il suo solito show all’assemblea studentesca, quand’ecco le si è avvicinato il Prof. Strassoldo che ha cercato a tutti i costi di strapparle il microfono. E’ stato trascinato fuori dagli addetti alla sicurezza.

Ve la immaginate la Guzzanti intenta a difendere la costituzione e i diritti di libertà di parola contro un professorino poco avvezzo alla tolleranza? Un numero da non perdere. E infatti vi consiglio di guardarlo.

Si sono scontrati due mondi. Quello della rabbia, della bava alla bocca, del becerismo borgataro travestito da blog della Guzzanti, e quello del baronaggio tronfio e roboante che in nome di se stesso vuole impedire agli altri di parlare.

Due miserie in un solo video.

“Assurdo contestare il Papa” (se no se ne ha a male…)

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Il Papa è stato invitato all’Università La Sapienza per l’inaugurazione dell’anno accademico.

In 67 docenti hanno definito “incongrua” la sua presenza, in nome della laicità della scienza, e la Radio Vaticana ha dissentito.

Prima ha definito “tollerante” l’appello dei docenti contro la visita di Ratzingere alla fine si sono prodigati in un giudizio esternato nell’espressione “E’ assurdo contestare il Papa”.

Sarebbe anche carino, dall’altro lato, dire che è assurdo contestare la legge 194, ma quelli di Radio Vaticana sono andati perfino oltre, sostenendo che la visita di Benedetto XVI è, in fondo, giustificata dal fatto che se si va a vedere la storia, la Sapienza di Roma l’ha fondata Bonifacio VIII nel 1303.
Bonifacio VII, per intendersi fu quello che prima fece annullare tutte le decisioni del suo predecessore Celestino V, e poi lo fece rinchiudere per tutta la vita per accertarsi che i francesi non lo riconoscessero come antipapa.
Bonifacio VIII fu anche quello che faceva appendere per la lingua i suoi detrattori e che fu fatto processare da Filippo il Bello (sfuggendo, peraltro, a una condanna certa, perché fece in tempo a morire prima tra atroci dolori, imprecazioni, maledizioni, ma soprattutto bestemmie grosse come chiavi inglesi del 36!).

Ecco l’appello dei 67 che stanno dimostrando di avere un po’ di sale in zucca:

Magnifico Rettore, con queste poche righe desideriamo portarLa a conoscenza del fatto che condividiamo appieno la lettera di critica che il collega Marcello Cini Le ha indirizzato sulla stampa a proposito della sconcertante iniziativa che prevedeva l’intervento di papa Benedetto XVI all’Inaugurazione dell’Anno Accademico alla Sapienza. Nulla da aggiungere agli argomenti di Cini, salvo un particolare. Il 15 marzo 1990, ancora cardinale, in un discorso nella citta di Parma, Joseph Ratzinger ha ripreso un’affermazione di Feyerabend: “All’epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto”. Sono parole che, in quanto scienziati fedeli alla ragione e in quanto docenti che dedicano la loro vita all’avanzamento e alla diffusione delle conoscenze, ci offendono e ci umiliano.
In nome della laicità della scienza e della cultura e nel rispetto di questo nostro Ateneo aperto a docenti e studenti di ogni credo e di ogni ideologia, auspichiamo che l’incongruo evento possa ancora essere annullato.