Il cadavere del dittatore Francisco Franco sarà trasferito oggi dal Valle de los Caidos al cimitero del Mingorrubio

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I resti mortali di questo brav’uomo, che si fece largo durante la Guerra Civile di Spagna al suono di “Viva la muerte” (ossia “Muera la vida”, come avrebbe detto Unamuno) saranno traslati oggi dal complesso monumentale del Valle de los Caidos, dove hanno riposato indisturbati per oltre 40 anni assieme a quelli di quell’altro dittatorello che fu Primo de Rivera, al più anonimo e discreto cimitero cimitero del Mingorrubio, nella città El Pardo, dopo che il governo di Pedro Sanchez aveva scartato la proposta avanzata dai familiari di Paquito di ospitarne la tomba  all’interno della Cattedrale de la Almudena a Madrid. Si conclude così una polemica pluriennale che dalla questione logistica passa inevitabilmente a quella della gestione della memoria e del culto della personalità (che, evidentemente, dura anche dopo morti), perché non è vero che i morti sono tutti uguali. Ci sono morti che sono più uguali degli altri e cancellarne la memoria cimiteriale potrebbe aiutare a ridimensionarne la portata storica, con la malandata certezza che 39 anni di dittatura di questo ometto bassino e dall’incerto carisma personale sono uno sfregio indelebile alla democrazia e allo stato di diritto.

Il discorso del Re

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Ya hay un español que quiere / vivir y a vivir empieza, / entre una España que muere / y otra España que bosteza. / Españolito que vienes  / al mundo te guarde Dios. / Una de las dos Españas / ha de helarte el corazón. (Antonio Machado)

Pesava il silenzio imbarazzante di Re Felipe VI di Spagna sui gravi accadimenti in Catalogna della scorsa settimana. Pesava talmente tanto che il Monarca, ieri sera, ha rotto gli indugi e si è fatto vedere in televisione dall’intera nazione spagnola per un discorso di quattro minuti in cui ha ribadito, parlando del referendum di domenica scorsa, che:

– si tratta di “un inaccettabile intento di appropriazione delle istituzioni storiche della Catalogna”;

– che le  autorità  sono state “sleali” mantenendo una “condotta irresponsabile” e che “si sono messe al margine del diritto e della democrazia”;

– che gli organizzatori “hanno voluto spezzare l’unità della Spagna”;

– che la consultazione “ha messo a rischio l’unità e l’economia del Paese”;

Non c’è stata una parola che fosse una per i feriti dalle cariche della Guardia Civil. Nessun accenno al dialogo tra istituzioni. Solo un richiamo generico alla Costituzione come legge fondamentale, evitando di far cenno che la Costituzione prevede che in caso di spinte scissioniste si interpelli preventivamente il presidente della Comunità Autonoma, o, in caso di diniego, si rimandi il voto alla maggioranza del Senato. Non c’è stato niente di tutto questo, solo quattro minuti di una imbarazzante adesione alle linee del Governo.

Non che ci si aspettasse di più. Il fatto è che ci si aspettava di meglio. E di meglio c’era anche quel “silencio estremecedor” che ha preceduto l’imbarazzante discorso del Re. Intellettuali come Unamuno (a cui doleva la Spagna come può dolere il cuore) si rivoltano nella tomba dell’oblio in cui questa Spagna “de charanga y pandereta”, come diceva lo stesso Antonio Machado, li hanno tristemente costretti.

12 anni fa la mia laurea: le concordanze per forma della poesia di Miguel de Unamuno

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Proprio in questi giorni (esattamente il 26 novembre) del 1997 mi sono laureato.

Sì, l’ho fatto tardi e fin qui sono cazzi miei.

La tesi, ovviamente speimentalissima e sostanzialmente computerizzata, come piace a me, si intitolava "L’opera poetica di Miguel de Unamuno attraverso le sue concordanze per forma", ed era un’agile operetta di consultazione (oltre 2000 pagine in corpo 9) divisa in sette volumi, consegnati in tre copie, perché allora si usava così.

La realizzai con l’Istituto di Linguistica Computazionale del C.N.R. di Pisa (!) e quella mattina mi laureai, senza fanfare, senza drappi rossi, senza fotografie o mamme piangenti, ma con un bel 110 e lode, dignità di stampa e pacca sul culo, valutazione che è tuttora soddisfazione della mi’ moglie che mi chiede quand’è che mi decido a mettere in linea la tesi.

A parte il fatto che chi sia Unamuno magari uno di questi giorni ve lo spiego, ecco qui il mastodontico lavoro. Cosa ve ne facciate non lo so, ma il blog mi ha abituato a questa e altre sorprese.

 
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