Tunisia: arrestata Amina Tyler

Amina Tyler

Amina Tyler

Amina Tyler è stata arrestata in Tunisia. Durante alcune proteste e scontri tra polizia e salafiti si è messa a seno nudo per essersi denudata davanti alla moschea Okba Ibn Nafaa.

E’ già stata più volte minacciata di morte per altre sue esibizioni nuda su Twitter e Facebook, sempre a scopo di protesta.

Ha solo 19 anni.

Noi italiani siamo decisamente buffi e contraddittori. Ci indignamo “super partes” se la Boldrini e la Carfagna sono oggetto rispettivamente di manipolazione dell’immagine e insulti mentre non ci arrabbiamo per niente se a una parlamentare qualche hacker gigione ha fregato la posta elettronica con tutte le foto, anche quelle intimissime, che aveva il sacrosanto diritto di inviare a chi voleva.

E, soprattutto, Facebook e Twitter li usiamo per veicolare soverchie stronzate, non certo la solidarietà a questa ragazza che, pure, dovrebbe essere massiccia e dovrebbe vedere le donne in prima linea.

Eh, siamo fatti così: inchinevoli coi potenti e menefreghisti coi derelitti.

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I pregiudizi e il preconcezionismo occidentali sulla “primavera araba”

“La primavera araba” è una di quelle espressioni vuote che hanno inventato gli occidentali per definire in maniera frettolosa e approssimativa fenomeni di protesta e di autodeterminazione della gente di Egitto, Libria e Tunisia che hanno radici e conseguenze molto complesse.

Probabilmente qualcuno pensava che a seguito di quei momenti di ribellione contro i tiranni e i dèspoti, Egitto, Libia e Tunisia si sarebbero trasformati in Paesi invasi da hamburger, fast food, Coca Cola a fiumi, e che avrebbero cambiato la loro mentalità e sensibilità sociale e religiosa in una dépendence a stelle e strisce.

E allora ci si indigna, e ci si continua ad indignare che in questi paesi gli Stati Uniti vengano così duramente e pesantemente vilipesi solo perché qualcuno ha avuto l’ardire di fare un film critico su Maometto.
Nel nostro mondo occidentale malato di protagonismo fino alle sue conseguenze più estreme e rivoltanti, non ci passa neanche per l’anticamera del cervello che quello che facciamo passare come “libertà di espressione” non possa e non debba andare a ledere il senso religioso dell’altro.
Non si tratta di “Ultimo tango a Parigi”, per cui l’arcinota scena del burro viene tagliata in nome di un bigottismo di maniera e di un senso del pudore che, anche a quei tempi, in Italia non c’era mai stato. Non si tratta di censura, anzi, proprio del contrario. E’ aperto e malcelato calpestare una sensibilità religiosa attraverso la realizzazione di un lavoro discutibile. La dissacrazione va bene contro i potenti o i politici di ogni razza e colore, non contro un diritto soggettivo della persona, quello di esercitare la propria libertà religiosa e non vedersi diffamati solo per questo fatto. O per il fatto di essere musulmani. Che non vuol dire essere figli di un dio minore, se il dio maggiore è il “vuoto mito americano di terza mano” di cui parlava il Poeta.

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Le nuove domande dei livornesi: “Finiremo come Lampedusa?”

A Livorno sta succedendo qualcosa d’inquietante.

C’è una metamorfosi preoccupante e pericolosa di una città intera se è vero come è vero che a Livorno sono venuti greci ortodossi, olandesi, valdesi, metodisti, ebrei, turchi (l’etimo del nome del piatto sovrano della cucina livornese, il Cacciucco -maiuscolo perché è nome proprio di categoria dello spirito-), marinai, puttane d’ogni dove, frati domenicani, carcerati, sindaci discutibili, assessori discussi, se è vero come è vero che tutti hanno trovato ospitalità e si sono integrati, allora qualcuno mi spieghi com’è che in località Calambrone, al momento della fase di accoglienza di un’ottantina di persone nell’ex struttura ospedaliera, qualcuno di è divertito a danneggiare la ristrutturazione effettuata e a mettere in mostra divertentissimi cartelli che dànno il benvenuto nella località di destinazione con un "Sistemiamolo ammodino che arriva il tunisino" o con l’autoaspersione (e, conseguentemente, la comunitaria scomunica) del "proteggiamo i nostri figli.



I figli andrebbero protetti dai padri, se i padri sono così.

E’ inutile che a Livorno i politicanti locali si muovano in pompa magna per dare il benvenuto a scrosci di applausi quando si permette che qualche imbecille piazzi scritte di questo genere che cancellano con un colpo di spugna (lo stesso che invoca per sé il Guru spirituale di costoro, evidentemente) secoli e secoli di tolleranza e integrazione.



Ringrazio di cuore Elena Franchini per le foto, il racconto, la pazienza e la capacità di nausearsi ancora davanti a tutto questo.

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