La condanna di Bernard Madoff a 150 anni di carcere

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Lo hanno condannato a 150 anni di reclusione, senza sconti.

Si chiama Bernard Madoff e ha messo in piedi una delle truffe finanziarie più gigantesche della storia economica degli Stati Uniti, una volta scoperto il suo gioco ha confessato tutto, ha fatto nomi, cognomi, circostanze, date, entità del maltolto, si è definito un essere spregevole, si sarebbe autosputato in faccia per due mesi se avesse potuto, ma nulla è bastato a evitargli il dover andare in carcere per il resto dei suoi giorni e senza sconti (in Italia un atteggiamento del genere gli sarebbe valso almeno lo sconto di un terzo, o le attenuanti generiche).

Ieri vestiva un dignitoso abito nero con cravatta dello stesso tono funereo. Domani, o quando la sentenza definitiva passerà in giudicato, vestirà la divisa del carcere.

Ci sono voluti solo sei mesi per arrivare a una sentenza di condanna.

Questo signore non farà più un cazzo, non apparirà in nessuna trasmissione televisiva, non potrà più occuparsi di finanzia, mettere il proprio nome a un’azienda, non potrà diventare titolare nemmeno di una scheda telefonica. Nulla di nulla.

Tutt’al più, tra quialche anno, per passare i ltempo che lo separa dalla morte, potrà magari occuparsi della biblioteca della prigione dello stato.

In Italia Calisto Tanzi è ancora in giro a far danno, e quando sono andati ad arrestare Wanna Marchi e la figlia poco ci mancava che chiedessero loro anche scusa.

Siamo un paese precipitevolissimevolmente in controtendenza.

Hanno falsificato il Colgate

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I cinesi hanno copiato il Colgate.
E hanno fatto il salto dalla falsificazione delle griffe, dalla copiatura di certi modelli, e dalla produzione su fasta scala di patacchette e orologini alla contraffazione di alimenti e presidi sanitari come, appunto, potrebbe esserlo un dentifricio.
Sembra che in alcuni tubetti siano state trovate tracce di dietilenglicolo, una sostanza nociva ma solo in grosse quantità.
La colpa non è dei cinesi, la colpa è nostra che siamo abituati a comprare prodotti di marca anche quando, in presenza di un prodotto da discount o giù di lì, preferiamo la siturezza del marchio alla composizione chimica pressoché identica.
Come si fa a competere con un’industria del falso di chi fa otto ore al giorno solo di straordinario?

(vedi la notizia su Repubblica)