Dal 1 gennaio siamo tutti meno liberi

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Non c’è niente da ridere o da festeggiare. Dal 1 gennaio andrà in vigore la legge che sospenderà sine die i tempi di prescrizione una volta emessa la sentenza di primo grado. Con la benedizione del ministro Bonafede, con l’approvazione incondizionata di Marco Travaglio, con l’inerzia del PD e con i cori di luoghi comuni da parte dell’opinione pubblica, primo fra tutti quello per cui “bisogna preservare le vittime di reato”, la preferita di chi dimentica che nel processo penale le parti sono alla pari, hanno pari diritti e pari dignità e sono perfettamente uguali davanti al giudice (non si può privilegiare il sacrosanto diritto della parte offesa rispetto al diritto dell’imputato, altrettanto sacrosanto, di avere un processo in tempi certi e non sospesi, e di essere dimenticato dopo un periodo ben determinato). O come quelli che vedono un colpevole ovunque, in qualsiasi circostanza, dimenticando che si è colpevoli solo in presenza di una sentenza definitiva passata in giudicato, e non pensando, o non sapendo proprio per niente, che se uno commette un reato a vent’anni quando è giovane e scapestrato, non può essere definitivamente giudicato quando ne avrà quaranta, quando sarà, verosimilmente, un marito e un padre di famiglia, solo perché magari si tratta di un reato cosiddetto “minore” e le procure si prendono tempi eonici per trattarlo perché c’è sempre qualcosa di più importante di cui occuparsi. Ma cosa ci può essere di più importante della definizione dello status di un cittadino che si ritrova macchiato a lunghissima scadenza il certificato dei carichi pendenti? La prescrizione, va da sé, non è solo un diritto. E’ la dichiarazione di impotenza dello Stato, che non riesce a rispettare le prescrizioni costituzionali sul giusto e rapido processo. E dal primo gennaio tutto questo non c’e più. Nessun “mea culpa”. Solo l’imposizione imperiosa e prepotente di un governo che non è capace di affrontare una vera e radicale riforma della giustizia e del processo penale. Tutti meno liberi. Tutti meno tutelati nel bene supremo della giustizia sbilanciata dalla parte delle procure e dei tribunali. Via, via…

Roberto Burioni: “La sicurezza dei vaccini non la stabiliscono i tribunali”

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Giorni fa ho pubblicato un post sul caso di una donna di Pescara che si è bvista risarcire dalla ASL di appartenenza 150.000 euro e un vitalizio di 800 euro mensili per aver contratto la sindrome di Guillain Barré dopo una vaccinazione.

Mi chiedevo, scrivendo quelle poche righe (e ormai di righe ne scrivo davvero poche) che cosa ne avrebbe detto il Dottor Burioni. Se fosse rimasto zitto per rispetto della paziente, se avesse esternato che gli dispiace, se avesse ammesso che sì, in qualche caso i vaccini NON sono sicuri e che bisogna stare attenti nelle somministrazioni, se avesse detto che comunque sia e comunque vada ha sempre ragione lui, se si fosse stracciato le vesti, insomma, una qualche reazione, quale che fosse.

La reazione non ha tardato ad arrivare. L’ho letta su Twitter dove Burioni ha risposto al post di un lettore che riportava la notizia con tanto di riproduzione delle pagine de “il Centro” che io ho solo cercato maldestramente di fotografare. E la reazione è… (sospiro di attesa):

LA SICUREZZA DEI VACCINI NON LA STABILISCONO I TRIBUNALI

Qui siamo al mondo alla rovescia, al teatro dell’assurdo. Qui Ionesco e Beckett impallidirebbero, si tratta di una reazione che lascia sbigottiti, stupefatti. Ma certo, perbacco, che la sicurezza dei vaccini non la stabiliscono i tribunali, ma i tribunali devono ricostruire i fatti, accertare le responsabilità e, nel caso, condannare i colpevoli al carcere, alle multe o al risarcimento dei danni. E in questo caso il fatto è che la signora ha contratto la sindrome di Guillain Barré dopo una vaccinazione (ho scritto “dopo”, non ho scritto “in seguito a”) e che la ASL ha delle responsabilità tali che non ha neanche interposto appello, accettando così che andasse in giudicato la sentenza di primo grado, Ma di che cosa stiamo parlando? Solo perché in un caso un tribunale ha sentenziato tutto questo quello che dice il tribunale è carta straccia solo perché non spetta ai tribunali stabilire se i vaccini sono sicuri o no? Ma a cosa deve ricorrere un cittadino per avere ragione delle sue doglianze, alla scienza medica che gli dice “Non dica cazzate, i vaccini sono sicuri!”??

Siamo ridotti così. Come se i tribunali non avessero consulenti medici specializzati per stabilire i nessi di causa ed effetto che sottendono alle cause che devono dirimere. Siamo arrivati all’apice di ogni umano paradosso.

Io qui l’ho detto e qui lo ripeto: bisognerebbe dirlo a quella povera donna che la dicurezza dei vaccini non la stabiliscono i tribunali, ammesso di avere il coraggio e la mancanza di rispetto di farlo, poi FORSE (ma FORSE) qualche idea preconcetta comincerà a sgretolarsi.