Quando lo spamming si fa duro – Dovrei rispondere?

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Scusate la breve latitanza, ma in questi giorni sono stato raggiunto da una valanga di chiamate telefoniche di spamming duro che sto facendo fatica a contenere e che mi sta preoccupando non poco.

Non vi dico da parte di chi arrivi (ma potrei benissimo farlo se il disturbo dovesse continuare) ma vi dico che le modalità con cui sono stato spammato non sono delle più tranquillizzanti e felici. Mi chiamano, mi dicono che con me parla Parapesio (invento nomi e circostanze), ciao Valerio, ti ricordi, abbiamo parlato insieme qualche settimana fa, mi hai detto di richiamarti oggi a proposito dell’apertura di un conto… no, non ci siamo mai sentiti e in più io non intendo aprire nessun conto… ma no, aspetta cosa fai, senti, io ti volevo dire, ascoltami un momento, cosa stai facendo, guarda che mi fai incazzare, non dire così perché abbiamo la telefonata registrata (chissà cos’hanno registrato se io non ho parlato con nessuno), anzi, ti dice niente la frase “Prima ti ignorano. Poi ti deridono. Poi ti combattono. Poi vinci.”? Eh?? Adesso sei più tranquillo Valerio?? Oh, finalmente possiamo parlare.

E così via in una modalità aggressiva e prepotente. E’ il primo spamming mirato “ad personam”. Cioè, non è che ti chiamano per proporti un nuovo cambio tariffario o un nuovo conto in banca o una carta di credito o l’acquisto di una batteria di pentole, loro sanno chi sei.

Intendiamoci, sanno chi sei esattamente come può saperlo chiunque altro che metta il tuo nome e cognome sulla barra delle ricerche di Google, nulla di più e nulla di meno, ma intanto ti scocciano. Spiego che la proposta non mi interessa e butto giù. Vengo richiamato, successivamente, da una serie di cinque o sei numeri di telefono fissi dislocati un po’ in tutta Italia (da Treviso a Mazara del Vallo), uno dietro l’altro, insistentemente, finché non rispondo di nuovo e subito dopo metto giù. Il numero “madre” è di Milano, già noto come referente di pesante telemarketing e reperibile sui motori di ricerca nei siti dedicati allo spamming telefonico. Ma gli “alias” con prefissi riferibili a tutte le città d’Italia sono innumerevoli.

Una amica mi ha consigliato di installare l’app per smartphone “Dovrei rispondere?”, versione italiana di “Should I answer?”, un database di oltre 30000 numeri telefonici che diffondono pubblicità immediatamente bloccati, ma, come vi dicevo, questo tipo di spamming di cui sono vittima è in continua metamorfosi, quindi si fa presto a fare apparire un numero di telefono chiamante che non esiste (se provate a contattarlo al 99% dei casi non otterrete nessuna risposta, tranne quella del disco del vostro operatore telefonico, che vi dice che la numerazione chiamata è inesistente). Così, se il numero chiamante fa parte delle 30000 utenze segnalate da “Dovrei rispondere?” riesco a bloccarla. Quando non lo è la telefonata arriva regolarmente. E’ un filtro-colabrodo ma intanto è già qualcosa. E poi c’è una community molto attiva alle spalle, si dànno da fare per affinare lo strumento e offrono una serie di recensioni al negativo su chi spamma via telefono a destra e a manca.

Attualmente ricevo circa 1-2 chiamate al giorno. E non la smettono, e non la vogliono smettere. Io non ho nessuna intenzione di cambiare il mio numero di telefono per una manciata di spamming, ma voi fate attenzione, perché questo tipo di telefonate è davvero MOLTO, ma MOLTO pesante da sopportare e da gestire.

Ti do quello che il mondo distratto non ti da’

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Vladimir Nabokov non si era inventato nulla.

Lolita ce l’abbiamo intorno, è la ragazzina della porta accanto, la figlia dell’amico, la sorella maggiore dell’amichetto di tuo figlio.

Lolita è solitamente poco interessata al mondo che la circonda. Sta davanti alla TV, ascuola può anche andare benino, ma non è importante, in fondo, ha sempre il telefonino in mano.

Lolita non ci saluta, o se lo fa lo fa di malavoglia perché è costretta.

Lolita si vende per 5 o 10 euro e comincia a guardarvi con occhi spenti ma compassionevoli.
Come a dire "Ma guarda questo pirla che va a lavorare per 1500 euro al mese e per di più paga anche le tasse, quando io con un clic faccio sbavare i miei compagni e quelli sganciano il grano per vedermi e mi compro i vestiti firmati."

I genitori di Lolita non pensano che la colpa sia di Lolita, no, pensano che la colpa sia della scuola che non ha vigilato (loro invece sì…), tanto che la trasferiscono in un altro istituto, dove potrà continuare a fare quello che faceva prima senza che la cosa venga fuori, così potranno continuare a vivere tranquilli.