Piccoli fascismi crescono

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Sono così. Dolcemente complicate. Sempre più emozionate, delicate. Ma potrai trovarle ancora qui, alle manifestazioni dell’estrema destra, con una maglietta per nulla visibile dal messaggio pacifico e aperto verso le opinioni di tutti. Sono loro, sono le donne che ti invitano a un meraviglioso tour a Auschwitzland. Lo fanno con gli stessi caratteri tipografici di Walt Disney, perché, si sa, ad Auschwitz si va per andare a trovare Paperino, Pluto, Minnie, Topolino e Pippo. Modi tanto gentili e tanto onesti. Con l’onoreficenza al merito che recita “Servizio d’ordine” in bella mostra. Del resto c’è sempre qualcosa di cui andare orgogliosi.

Della persona ritratta nella foto ho ritagliato il volto. Non vi dirò nemmeno come si chiama. Il nome lo trovate su tutti i social network che frequentate, in un tam tam di informazioni e commenti che in queste ultime ore ha raggiunto livelli decisamente elevatissimi. Non importa chi è. Quella persona potrebbe essere ciascuno di noi, noi che abbiamo mandato i fascismi al potere, che ce li ritroviamo al governo, che ci sentiamo sempre più legittimati a essere intolleranti con chiunque perché tanto c’è chi lavora per noi e veglia sui nostri sonni e sulle nostre coscienze sporche e lùride.

Dunque andiamo tutti ad Auschwitzland. Facciamoci accompagnare da questa persona che ci insegnerà come tutto quello che sapevamo e abbiamo imparato fino ad ora era soltanto una favola da cartone animato con Cip e Ciop.

La mitica macchina fotografica giapponese miniaturizzata

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Certo che s’era proprio bischeri, da piccini.

Su "Topolino" e su altri giornali apparivano annunci pubblicitari come questo (la ditta era la Same di Via Algarotti a Milano), e con solo 5900 lire (l’equivamente di 15 numeri di Topolino) ti portavi a casa questa agognatissima micromacchina fotografica giapponese "usata da tutti gli agenti segreti" (così ti sentivi un po’ 007 anche tu) e noi ci credevamo, era uno degli oggettucoli-patacca più agognati (mi ricordo che c’erano anche gli occhiali a raggi X, quelli che permettevano di vedere attraverso le pareti e i vestiti, naturalmente non funzionavano un tubo!) di allora.

Era tutto mignon. Dalle bottigliette di liquore alle macchine fotografiche, non ho mai capito dove si comprassero i rullini di ricambio…

Leggere Topolino trent’anni dopo

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Debbo dichiararmi grato all’evanescente Dimitri Dosi di Piacenza, lettore occasionale (come i rapporti sessuali a rischio) di questo blog, per avermi omaggiato di due vecchie copie di "Topolino" di carta, una (di cui riproduco imprudentemente la copertina, ma in bianco e nero, così la Uòl Dìsni non mi accusa di plagio) del 1978.

Devo dire che sfogliare un "Topolino" di quando ero bambino (credo di averlo avuto, questo numero) è commovente, soprattutto perché costituisce un modo di fare giornalini per ragazzi che non esiste più.

Vi offrirò abbondanti scansioni di questi giornalini esemplari, con commenti sui contenuti. Credo ne valga la pena.

Nel frattempo m’offro adorante e prostrato di commossa gratitudine all’estremità del Dosi, cui comunque ricordo la carica di Presidente Plenipotenziario del Club di Trottolino, che ha come consiglieri delegati Nonna Abelarda, Geppo, zio Trottolone e Bongo.