Le analisi sull’attentato di Brindisi come armi di distrazione di massa

E’ stata sicuramente la mafia. O forse la Sacra Corona Unita [1]. Comunque sia fa parte di una strategia del terrore. Guarda lì, proprio davanti a una scuola intestata a Falcone e alla moglie, e proprio nell’anniversario dell’attentato di Capaci. Sissì, è stata la mafia, perché la mafia odia la cultura e ci vuole tutti ignoranti, e se non è mafia o Sacra Corona Unita sarà criminalità organizzata a iosa lo stesso, perché, vedi, sono venuti Pietro Grasso e Don Ciotti, ma non bisogna tralasciare nessuna pista, però quella mafiosa ci piace di più, del resto gli inquirenti stanno lavorando a 360°, anche se in fondo, a voler ben vedere, potrebbero essere i servizi deviati, ma anche gli anarco-insurrezionalisti, chè se ne sente tanto parlare e meno male che non ne abbiamo mai visto nemmeno uno, perché devono essere molto ma molto pericolosi, gentaccia, ma a qualcuno la colpa bisogna pur darla, del resto c’è una recrudescenza di tipo terroristico che ha già dato segnali precedenti molto preoccupanti, forse stanno tornando le Brigate Rosse, ma pare che abbiano inquadrato l’assassino, dev’essere il gesto isolato di un folle, che probabilmente non era solo, e allora è segno che il mondo è pieno di folli, ma li prenderemo e avranno l’ergastolo, sì, insomma, con questa strategia della tensione ci stiamo un po’ ingarbugliando anche noi, ma del resto che volete, che la gente viva tranquilla? Eh, no, non si può…

[1] Che, poi, io questa roba qui che “mafia” si scrive minuscolo e “Sacra Corona Unita” si scrive maiuscolo non l’ho mica mai capita…

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Diana Blefari Melazzi: in morte di una brigatista e in agonia dello Stato

C’è qualcosa di inquietante nello Stato se lo Stato abdica alla sua funzione costituzionalmente stabilita, di esercitare la certezza della pena e tendere alla rieducazione del reo.

Se una brigatista si impicca in carcere, dopo aver dato evidenti segni di squilibrio e di instabilità psicologica al limite della compatibilità carceraria, tanto da far ritenere necessario un trattamento sanitario obbligatorio.

Diana Blefari Melazzi si è tolta la vita dopo la conferma all’ergastolo stabilita dalla Corte di Cassazione. E c’è da chiedersi allora come mai non è stata protetta la sua incolumità personale e perché, soprattutto, non è stato protetto il diritto dello stato di esercitare l’erogazione della pena.

Una donna che avrebbe dovuto essere sorvegliata a vista, un esempio attraverso il quale lo stato avrebbe potuto dimostrare che "ergastolo" è una pena edittale, l’occasione di poter restituire alla società una persona nuova.

Il detenuto, ultimamente, fa più comodo da morto che da vivo. Soprattutto se sta per iniziare a collaborare.

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Hanno arrestato un ragazzo

Hanno arrestato un ragazzo di 19 anni, Giampietro Simonetto.
E’ accusato di essere un presunto brigatista (in Italia la presunzione è ancora di innocenza, fino a sentenza definitiva passata in giudicato) e di custodire delle armi.
E’ solo un ragazzo, uno studente. Uno che fa lavori saltuari, insomma, il prodotto finito della Legge Biagi, l’ultima ruota di un carro più grande di lui.
Lo hanno arrestato a Cittadella. Perché il precariato è arrivato anche nel ricco Nord Est. Ricco soprattutto di un’ignoranza e di una precarietà rivestiti di trucchi e lustrini dentro e fuori le mura del centro fortificato.
A Cittadella ho lavorato e vissuto per quattro anni.
E faceva solo parte, a detta dei giornali, di un collettivo che si chiamava Fuser e che negli ultimi anni non aveva mai dato fastidio a nessuno.
E’ così triste…
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