Ce l’abbiamo fatta! Inviati 200 euro a favore delle popolazioni terremotate dell’Emilia

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Bene, allora possiamo dire tranquillamente che ce l’abbiamo fatta.

Finalmente ho ricevuto il bonifico di 200 euro per la pubblicità indesiderata (si tratta di un rimborso spese stabilito dal Garante per la protezione dei dati personali) e di cui vi ho parlato per la prima volta qui:

http://www.valeriodistefano.com/un-ricorso-al-garante-della-privacy-per-le-popolazioni-terremotate-dellemilia.html

e di cui trovate il testo del provvedimento di qua

http://www.valeriodistefano.com/e-mail-pubblicitarie-non-richieste-200-euro-per-i-terremotati-dellemilia.html.

Come promesso ho girato subito il tutto a favore dei terremotati dell’Emilia attraverso l’“Associazione Italiana Fundraiser ASSIF”.

Volevo far presente che un ricorso presso il Garante della Privacy, qualunque sia il suo esito, costa COMUNQUE 150 euro (si tratta di diritti di segreteria), ma fare un bonifico di soli 50 euro, per una causa del genere, mi sembrava un po’ da pidocchi, quindi ho preferito devolvere la cifra intera.

La vicenda e’ iniziata il 6 giugno 2012 e si e’ conclusa 5 mesi e 20 giorni dopo.

Vi riporto lo screenshot del bonifico. Va bene così, no?

PS: I 200 euro li scalo dalla dichiarazione dei redditi e ci mancherebbe anche altro.

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E-mail pubblicitarie non richieste: 200 euro per i terremotati dell’Emilia

E’ stata pubblicato sul bollettino del Garante della Privacy il provvedimento emesso a seguito del mio ricorso presentato tempo fa per avere ricevuto una mail di propaganda (fatti di cui parlo qui).

Il Garante, come ho già detto, ha riconosciuto una liquidazione delle spese a mio favore nella misura di 200 euro.

Non appena tale liquidazione mi verrà versata (a tutt’oggi non l’ho ricevuta) sarà interamente devoluta alle popolazioni terremotate dell’Emilia e ve ne darò conto.

Preciso che il ricorso al Garante della Privacy costa 150 euro di diritti di segreteria, che devono essere comunque versati all’atto della presentazione, indipendentemente dall’esito del ricorso.

da: http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/2075810

[doc. web n. 2075810]

Provvedimento del 20 settembre 2012

Registro dei provvedimenti
n. 255 del 20 settembre 2012

IL GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI

NELLA riunione odierna, in presenza del dott. Antonello Soro, presidente, della dott.ssa Augusta Iannini, vicepresidente, della prof.ssa Licia Califano e della dott.ssa Giovanna Bianchi Clerici, componenti e del dott. Giuseppe Busia, segretario generale;

VISTA l’istanza ex artt. 7 e 8 del d.lg. 30 giugno 2003, n. 196 (Codice in materia di protezione dei dati personali) inviata da Valerio Di Stefano nei confronti di Italcube s.r.l., con la quale l’interessato, nel contestare la ricezione di una comunicazione promozionale inviata al proprio indirizzo di posta elettronica, ha chiesto di avere conferma dell’esistenza di dati personali che lo riguardano e di ottenere la loro comunicazione in forma intelligibile, di conoscerne l’origine, le finalità, le modalità e la logica su cui si basa il loro trattamento, nonché i soggetti o le categorie di soggetti ai quali i dati possono essere comunicati e l’ambito di diffusione degli stessi; visto che il ricorrente si è altresì opposto all’ulteriore trattamento di tali dati, di cui ha sollecitato la cancellazione;

VISTO il ricorso pervenuto il 17 giugno 2012 nei confronti di Italcube s.r.l., con il quale Valerio Di Stefano, nel sostenere di non aver ricevuto alcun riscontro dalla parte resistente, ha ribadito le proprie richieste e ha chiesto, altresì, di porre a carico della stessa le spese del procedimento;

VISTI gli ulteriori atti d’ufficio e, in particolare, la nota del 21 giugno 2012 con la quale questa Autorità, ai sensi dell’art. 149, comma 1, del Codice in materia di protezione dei dati personali (d.lg. 30 giugno 2003, n. 196), ha invitato il titolare del trattamento a fornire riscontro alle richieste dell’interessato;

VISTA le note pervenute via e-mail il 10 luglio 2012 e il 3 agosto 2012 con le quali la società resistente, nel fornire riscontro alle istanze del ricorrente, ha sostenuto di non avere ricevuto l’interpello preventivo (probabilmente per la presenza di filtri antispam) precisando altresì di avere inviato all’interessato “un messaggio pubblicitario proveniente dal sito www.caffe.com” in quanto lo stesso, in occasione di due precedenti acquisti presso altro sito (www.cartucce.it, “sito in uso alla medesima società Italcube s.r.l.”), aveva “espressamente autorizzato l’invio di informazioni commerciali e/o promozionali” su prodotti, servizi e altre attività, anche con riferimento alle società del gruppo; nella medesima nota la resistente ha altresì affermato, che a seguito delle modifiche apportate il ricorrente “non riceverà più alcuna comunicazione dalla nostra società e da società collegate a qualsiasi titolo al nostro gruppo”;

VISTA le note pervenute via e-mail il 18 luglio 2012 e il 3 agosto 2012 con le quali il ricorrente, che ha ulteriormente documentato l’invio dell’interpello preventivo, ha sostenuto la piena legittimità dell’utilizzo a tal fine di un indirizzo di posta elettronica tradizionale, ha sottolineato la tardività del riscontro ottenuto e ha, infine, ribadito la richiesta di porre a carico della controparte le spese del procedimento;

RITENUTO di dover dichiarare non luogo a provvedere sul ricorso ai sensi dell’art. 149, comma 2, del Codice avendo la società resistente fornito, nel corso del procedimento, adeguato riscontro alle istanze dell’interessato affermando (con dichiarazione della cui veridicità l’autore risponde ai sensi dell’art. 168 del Codice “Falsità nelle dichiarazioni e notificazioni al Garante”)  che nessuna comunicazione promozionale sarà più inviata all’interessato “dalla nostra società e da società collegate a qualsiasi titolo al nostro gruppo”;

VISTA la determinazione generale del 19 ottobre 2005 sulla misura forfettaria dell’ammontare delle spese e dei diritti da liquidare per i ricorsi; ritenuto congruo, su questa base, determinare l’ammontare delle spese e dei diritti inerenti all’odierno ricorso nella misura forfettaria di euro 500, di cui euro 150 per diritti di segreteria, considerati gli adempimenti connessi, in particolare, alla presentazione del ricorso e ritenuto di porli a carico di Italcube s.r.l. nella misura di 200 euro, previa compensazione della residua parte per giusti motivi;

VISTI gli artt. 145 e s. del Codice in materia di protezione dei dati personali (d.lg. 30 giugno 2003, n. 196);

VISTE le osservazioni dell’Ufficio formulate dal segretario generale ai sensi dell’art. 15 del regolamento del Garante n. 1/2000;

RELATORE la dott.ssa Giovanna Bianchi Clerici;

TUTTO CIÒ PREMESSO IL GARANTE

a) dichiara non luogo a provvedere sul ricorso;

b) determina nella misura forfettaria di euro 500, l’ammontare delle spese del procedimento posto, nella misura di 200 euro, previa compensazione della residua parte per giusti motivi, a carico di Italcube s.r.l., la quale dovrà liquidarli direttamente a favore del ricorrente.

Ai sensi degli artt. 152 del Codice e 10 del d.lg. n. 150/2011, avverso il presente provvedimento può essere proposta opposizione all’autorità giudiziaria ordinaria, con ricorso depositato al tribunale ordinario del luogo ove ha la residenza il titolare del trattamento dei dati, entro il termine di trenta giorni dalla data di comunicazione del provvedimento stesso, ovvero di sessanta giorni se il ricorrente risiede all’estero.

Roma,  20 settembre 2012

IL PRESIDENTE
Soro

IL RELATORE
Bianchi Clerici

IL SEGRETARIO GENERALE
Busia

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Lo spamming del caffè e del parmigiano “terremotato”: presentato ricorso al Garante della Privacy

Giorni fa ho parlato di un caso di “spamming” riguardante una ditta che vende caffè on line (non c’è niente di male a vendere caffè on line) che ha fatto una offerta speciale che prevede l’omaggio di un pezzo di parmigiano reggiano derivato dalle forme “terremotate” per tutti i clienti che avessero fatto un acquisto. Ho espresso in quell’articolo le mie perplessità.

Oggi ho fatto partire il ricorso annunciato presso il Garante per la Protezione dei Dati Personali.

Come avevo detto, qualora mi dovesse venir riconosciuto anche solo un centesimo oltre i 150 euro che ho pagato per i diritti di segreteria, sarà impiegato per i bisogni dei terremotati dell’Emilia.

Ometto nomi e dati della controparte almeno finché il Garante non li pubblicherà.

Ecco il testo del ricorso:


Roseto degli Abruzzi, 17 giugno 2012

A: Garante per la protezione dei dati personali
Piazza Monte Citorio, 121
00186 Roma

Oggetto: Ricorso ai sensi dell’articolo 146 DL 196/2003

Il sottoscritto DI STEFANO VALERIO nato (…) e residente in (…), codice fiscale (…).

PREMESSO CHE
– il giorno 22/05/2012 alle ore 3:08 circa, perveniva sulla propria casella di posta elettronica 5555@6666.it una mail pubblicitaria dall’indirizzo ffff@iiii.com recante pubblicità non richiesta, anche sotto forma di link a pagina web esterna, inerente la promozione delle attività di vendita di confezioni di caffè;
– atteso che nella mail medesima appaiono quali recapiti di riferimento, tra gli altri, l’indirizzo e-mail xxxx@yyyy.com, e la dicitura “(…)”
– che nella stessa data questo ricorrente, chiamando il numero telefonico indicato nei  messaggi, aveva conferma della circostanza che l’iniziativa è effettivamente afferente alla (…) così come precedentemente indicata;
– nella stessa data questo ricorrente inviava all’indirizzo xxxx@yyyy.com, mediante posta elettronica certificata, una richiesta firmata digitalmente a norma di legge, che qui si allega, recante “Richiesta informazioni e disposizioni ai sensi dell’art. 7 del D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196 “ allo scopo di conoscere:
1. la conferma dell’esistenza o meno di dati personali che mi riguardano, anche se non ancora registrati;
2. la comunicazione in forma intelligibile dei dati medesimi;
3. l’origine dei dati;
4. le finalità e le modalità su cui si basa il trattamento;
5. la logica applicata, se il trattamento è effettuato con l’ausilio di strumenti elettronici;
6. gli estremi della mia dichiarazione resa con le modalità previste dall’art. 13 del Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196 (ovvero dall’art. 10 della Legge 31 dicembre 1996, n. 675 se il mio consenso è stato prestato anteriormente al 1° gennaio 2004), con la quale vi autorizzo a trattare i miei dati personali;
7. i soggetti o le categorie di soggetti ai quali i dati possono essere stati comunicati;
8. l’ambito di diffusione dei dati medesimi;

ma soprattutto che il sottoscritto richiedeva la cancellazione dei dati personali registrati e la cessazione dell’invio di messaggi e-mail pubblicitari o comunque riguardanti le attività di cui trattasi.

Successivamente questo ricorrente riceveva altri tre messaggi pubblicitari dallo stesso indirizzo, rispettivamente il 28/5/12 alle 3:12, il 4/6/12 alle 6:20 e il 12/06/12 alle 11:14.

CONSIDERANDO:

– la mancata ricezione della risposta della controparte nei termini previsti (15 gg ai sensi dell’art.146 del DL 196/2003);
– l’impossibilità di conoscere l’esito alla negazione all’uso di tali dati, così come di conoscere il nome del responsabile del trattamento dati, e in genere di ricevere informazioni e tutela ai sensi del citato Decreto 196/2003;

CHIEDE

– l’intervento del Garante per la protezione dei dati personali al fine di adottare tutte le misure necessarie per impedire alla controparte la continua violazione del DL 196/2003 e l’uso dei dati personali a fini promozionali;
– il risarcimento delle spese e dei diritti, con riserva di ogni azione per il risarcimento danni.

Il sottoscritto allega attestazione di versamento dei diritti di segreteria, fissati in euro 150 sul conto corrente bancario intestato a Garante per la protezione dei dati personali, Piazza di Monte Citorio, n. 121 00186 Roma, ai fini del presente procedimento, elegge domicilio presso la propria residenza, (…) e dichiara di essere raggiungibile al recapito telefonico n. 3XXXXXXXXX, nonché alla casella di posta
elettronica kkk@zzz.com .

CHIEDE INOLTRE

che la documentazione inerente il presente procedimento, venga cortesemente anticipata via posta elettronica (certificata o tradizionale) agli indirizzi sopracitati.

Con osservanza

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Alla parata militare sputò negli occhi a un innocente

Noi gente del web, noi che teniamo su i blog, che siamo sui Social Network, noi persone più abituate all’http che all’affabulazione da bar, ogni tanto abbiamo idee bislacche e decisamente fuori luogo.

Come quella di annullare la festa del 2 giugno e chiedere che il risparmio sia devoluto alle popolazioni del sisma dell’Emilia, che stanno soffrendo davvero, altro che hashtag di Twitter e “mi piace” di Facebook.

Ci illudiamo, poveri principini dei telecomandi e dell’inutile software di schienza di gucciniana memoria, che i terremotati dell’Emilia siano gli “altri” da aiutare. Come se noi ne fossimo sempre, solo, comunque e definitivamente fuori.
E ci autoconvinciamo di lavarci la coscienza mandando un SMS dal nostro iPhone (perché quello non ce lo facciamo mancare, la parata del 2 giugno la vogliamo annullare, ma guai se ci auto-annulliamo da soli un trespoletto marchiato Steve Jobs da 700 euro e andiamo in giro con un Nokia o un Samsung da 25-30, che funziona lo stesso e allora vaffanculo, e diamo il resto a chi ne ha bisogno) o rinunciando a una festa che regalerebbe ai senza tetto soltanto gli spiccioli, come se la solidarietà fosse dare gli avanzi delle nostre cene luculliane al poveraccio che mendica un po’ di cibo e di sostegno fuori da casa nostra.

Naturalmente, a noi, popolo del web, maniaci del “mi piace”, onanisti del clic forsennato e acritico, non viene neanche in mente che sperperiamo la nostra ricchezza nazionale in una cacchia di missione di guerra in Afghanistan o che, si veda il caso, stiamo per lanciarci nell’avventura più fantasmagorica e nella rivoluzione copernicata delle comunicazioni via terra, la realizzazione della TAV che permetterà a qualche pacchetto di malloreddus sardi, o a una mortadella bolognese, o a una forma di pecorino abruzzese, o a una bottiglia di rhum per ponci alla livornese (così non mi accusate di prendermela sempre con gli altri) di arrivare con mezz’ora di anticipo a Lione, che, notoriamente, è il capolinea del mondo, perché tutto quello che viene prodotto in Italia deve andare a Lione, non ci son santi che tengano.

Siamo noi che stiamo andando giù, inesorabilmente. Se il terremoto de L’Aquila è stato una metafora di quello che stava per accadere il terremoto dell’Emilia è la fotografia implacabile di quello che siamo diventati.

Perché siamo noi quelli lì. Siamo noi i capannoni di cartapesta che vanno giù. Siamo noi le tonnellate e tonnellate di forme di parmigiano reggiano che si accumulano alla sans façon fra tavolacci sgangherati. Siamo noi le torri con gli orologi spaccati a metà, noi che abbiamo perso il senso del tempo, per sempre, e di un’identità nazionale che ha voluto L’Aquila come città da dimenticare mentre il Nord viaggiava in canottiera, sigari, tricolori con cui pulirsi il culo, lavurà, i dané, le lauree comprate in Albania, quell’identità che si era dimenticata che mentre la gente e l’arte sparivano per sempre dai centri storici del paese si continuava ad andare avanti con tonnellate e tonnellate di nipotine di Mubarak.

Siamo noi che ci destiamo increduli da un sonno popolato per troppi decenni da tette e culi di meteorine, per scoprire che L’Aquila o Mirandola sono la stessa cosa, che ci siamo fumati l’impossibile, che abbiamo un territorio da difendere, e senza la sua difesa non esiste più nulla.

E così ci siamo svegliati davanti a tutta questa sofferenza, che è nostra, anche di quanti stasera andranno a dormire nel proprio letto, e pretendiamo di alleviarla con la moratoria della Festa della Repubblica.

Bella idea. Bella idea davvero. Bravi quelli del “popolo del web”! Quando qualcuno penserà di rinunciare al primo maggio per risolvere il problema dell’inflazione non fatemi nessuna anestesia: voglio soffrire fino in fondo.

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Nuovo terremoto in Giappone (7,4 Richter) – Allarme tsunami atteso per le 23,32 rientrato

Mentre scrivo le agenzie stanno battendo la notizia di una nuova forte scossa di terremoto in Giappone .
Le edizioni on line dei giornali non hanno ancora approfondito un piffero e sono sintonizzato sul canale satellitare in inglese della Nippon Hoso Kyokai.
L’allarme per l’onda, attesa per le 23,32 ora locale. e’ rientrato
Abbiamo l’informazione più disastrata del mondo.
Mentre una delle nazioni più disastrate del mondo non rinuncia mai all’informazione.

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Il secondo anniversario del terremoto a L’Aquila: Qui non abbiamo bisogno!

Qui non c’è bisogno di supplementi commemorativi di 16 pagine della stampa locale per ricordare il terremoto.
Qui non c’è bisogno delle pacche sulle spalle del pur volenteroso Presidente della Repubblica.
Qui non c’è bisogno di riascoltare le registrazioni delle prime richieste di aiuto al 118.
Qui non c’è bisogno che qualcuno tenti il suicidio per la vergogna di avere riso.
Qui non c’è bisogno di false aquilane pagate 300 euro per fare le comparse a “Forum”.

Qui abbiamo perso L’Aquila.
Qui abbiamo avuto il terremoto.
E Bertolaso.
E Berlusconi.

Qui è il 6 aprile 365 giorni l’anno.
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Terremoto alle Isole Eolie (Lipari): illeso il Presidente del Senato Schifani

Giunge notizia di un terremoto di magnitudo 4,5 della scala Richter alle Isole Eolie, grandi quantità di materiale roccioso si sarebbero staccate cadendo in mare, deturpando il paesaggio, creando molta paura tra la popolazione residente e i turisti e determinando comprensibile pànico oltre che alcuni feriti, oltre che l’intervento della Protezione Civile.

Il Presidente del Senato della Repubblica Renato Schifani che si trovava in zona con la sua barca è rimasto miracolosamente e provvidenzialmente illeso.
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Dopo un anno dal terremoto che ha distrutto L’Aquila: Yes we camp!

Hanno fatto un po’ di retorica, si capisce, era necessario.

Dopo un anno sarebbe stato inelegante non ricordare il terremoto del 6 aprile del 2009, quando una città intera ha cominciato ad essere cancellata dalla faccia della terra dall’indifferenza del Governo, dall’onnipresenza della Protezione Civile e dal clamore massmediatico di giornali e televisioni che hanno smesso di occuparsene.

Riposte le magliette con la scritta "L’Abruzzo nel cuore" ("il cuore è uno zingaro e va", cantava Nicola di Bari), pochissimi si ricorderanno di aver mandato 2 euro attraverso un SMS di solidarietà, ancor meno di aver comprato un CD degli "Artisti Uniti per l’Abruzzo" con una canzoncina intitolata "Domani". Hanno fatto un video in cui li vedi tutti equi e solidali abbracciarsi, salutarsi, dirsi "Porca vacca come siamo bravi boi", cazzo, hanno cantato tre o quattro note per ciascuno, e questo è il contributo che dànno alla rinascita di una città: tre note e i diritti sull’interpretazione, una giornata della loro carriera artistica, qualche ora per registrare e vedi Jovanotti che abbraccia Ligabue (dovrebbero starsi sui coglioni da anni), Laura Pausini che scambia i baci sulla guancia con Elisa (sì, Elisa, perché, non si può un po’ criticare anche Elisa? Cos’è, intoccabile visto che non ne parla mai male nessuno? Almeno della Pausini dicono che ha il culo grande…), e tutti picciccì piccicciù, come sei bravo tu, no guarda siamo bravi tutti, ricostruiremo il teatro de L’Aquila anche con il nostro contributo, sì, ma quando? Eh, "Domani!".

A L’Aquila, manco a dirlo, il Teatro è ancora di là da venire.

L’Aquila è morta. E’ il tessuto sociale che non esiste più. Qualcuno, certo, ha riavuto la agibilità della propria casa, ma non ha un cazzo intorno, non ha un supermercato, non ha una scuola, non ha servizi, non ha autobus che lo portino in centro perché il centro è pieno di macerie, perché se vuoi vedere qualcuno dei tanti che ti corrispondevano, per dirla con Ungaretti, devi andare fuori, dove hanno fatto le baraccopoli (eh, ma quali baracche! Non lo volete capire che sono casette di legno bellissime, antisismiche, piccole ma con tutto quello di cui c’è bisogno… ingrati!), dove la gente è stata costretta ad abitare e sarà ancora costretta per anni e anni e condannata all’oblio.

All’oblio delle birre bevute con gli amici in Corso Vittorio Emanuele, all’oblio del mercato caciarone in Piazza Duomo, all’oblio della passeggiate alla Villa, all’oblio di una rete sociale che esisteva, all’oblio dei cani randagi che affollavano il centro, all’oblio dei giovani che movimentavano le sue notti, all’oblio di mia zia Irlanda da giovane che partiva ogni giorno da un paese vicino per andare a fare la donna di servizio, all’oblio del convento dei Frati di Collemaggio, delle 99 cannelle, di una libreriola deliziosa che ho scoperto l’ultima estate prima del mio matrimonio e quel giorno dissi "Va bene, la prossima volta ci torno e faccio spesa".

La prossima volta, sì…

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Stanno impacchettando l’Abruzzo terremotato

L’Abruzzo terremotato, la città de L’Aquila, tutto ciò che il 6 aprile scorso rappresentava un simbolo, le cui immagini hanno fatto il giro del mondo, viene puntellato e impacchettato.

Non si sa per farne cosa, con ogni probabilità per lasciarlo così nei secoli dei secoli.

La Chiesa di Paganica era diventata l’allegoria della distruzione, del senso di precarietà, del pericolo imminente. Non è cambiato nulla, tranne qualche maceria rimossa e un cabbione di legno e metallo che cerca di contenere eventuali crolli all’interno, mentre nel paese, fantasma, passeggiano i cani randagi, e la gente non si incontra più nei luoghi tradizionalmente deputati (le piazze, le strade) ed è stata concentrata in direzione della Statale, in enormi casermoni antisismici ("piattaforme", le chiamano) come alveari impossibili ad altissima densità umana. Segno che in paese non si tornerà più. Che, piano piano, la vita, le scuole, le case, il concetto stesso di abitazione e di comunità sarà sostituito dal modello Berlusconi & Bertolaso (edilizia antisismica orrenda e poco funzionale), e la gente comincerà a crederci.

Ciò che è provvisorio diventerà sempre più definitivo, e il paese allora lo si mette in cassettoni di legno, come si fa per i traslochi, o per le cose che "potrebbero sempre servire ma intanto impicciano", si mettono delle reti di recinzione invalicabili (per fortuna non dalla macchina fotografica) come se la desolazione e l’inefficienza nella ricostruzione fossero vergogne che possono essere nascoste da un groviglio di metallo a maglie larghe.

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La zia Orlandina (Irlanda) e il terremoto dei cimiteri d’Abruzzo



La Zia Orlandina, povera donna, è morta giorni fa a 88 anni.

Il suo nome era "Irlanda", lo trovo molto più bello di "Orlandina", falso diminutivo con cui, comunque, anch’io presi a chiamarla da bimbetto.

L’hanno sepolta in una tomba di tre loculi, assieme ai genitori. La zia Orlandina non era sposata, memore forse di un amore di tanti anni fa.

Il cimitero di Valle d’Ocre, in cui ora, dicono, "riposa in pace" (io credo che non senta più nulla e che sia solo bene per lei) è ridotto in uno stato pietoso. Il terremoto l’ha trasformato in una serie di tombe quasi a cielo aperto. Molte lapidi sono divelte e stanno andando in frantumi, nei loculi alcune murature mostrano crepe. La chiesetta è puntellata, impacchettata, o, come dicono "messa in sicurezza".

Non è sicuro nulla, se non il fatto che la zia Orlandina è morta, in realtà, la notte del 6 aprile scorso.

A 87 anni, senza casa, è stata trasportata a Bologna a casa di un fratello e dei nipoti. In città le mancava l’aria del suo paese. E’ tornata e ha vissuto in tenda, finché ha potuto, ma le sue condizioni di salute si sono aggravate, fino a renderla non più autosufficiente.

Da lì il tracollo. La zia Orlandina, quando era "verde", si occupava quasi da sola del cimitero di Valle d’Ocre. Ci andava (naturalmente a piedi!) quasi ogni giorno. Toglieva le erbacce, era quasi una custode.

Ora che è lei la custodita, le responsabilità delle istituzioni vengono fuori in tutta la loro cadaverica evidenza.
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Repubblica: le immagini del terremoto di Haiti potrebebro urtare la vostra sensibilita’

Non riesco più a leggere i giornali, a volte neanche on line.

Spesso giusto il tempo per vedere una notizia, ma non la approfondisco più. Al mattino c’è Radio Tre che le prime pagine dei quotidiani italiani me li legge mentre sono intento a cercare di passare dal sonno alla veglia nel minor numero possibile di secondi (senza, peraltro, riuscirci mai), e poi non penso sia neanche tanto importante leggere i quotidiani "di stato". Continuo a riceve "Il Fatto quotidiano" che, tra un errore di ortografia e l’altro, riesce ad essere quanto di più vicino ci sia alla leggibilità.

Però l’altro giorno ho fatto un viaggio a ritroso nel tempo, e avevo voglia di salvarmi qualcuna delle immagini della sciagura del terremoto di Haiti. Giusto per far vedere come una notizia vada a finire direttamente nel dimenticatoio nel momento in cui non se ne parla più. La gente ad Haiti continua a vivere in situazioni di emergenza mentre "Repubblica" parla della visita di Stato di Berlusconi in Israele (evento, come è d’uopo, largamente ignorato dai quotidiani israeliani).

Ràvana tu che ràvano io, ho ritrovato le foto di Haiti (sembra che uno entri in una biblioteca per consultare un rarissimo manoscritto, ormai la velocità di archivazione dei fatti e dei documenti che li attestano è impressionante) e c’è una specie di "Warning!", di messaggio preventivo, di avviso-mezza salvezza per l’uomo:

C’è scritto che alcune di quelle imagini potrebbero "urtare la mia sensibilità". Notare la subdola falsa raffinatezza del linguaggio: prima di tutto mi dicono che io sono una persona sensibile, e che tale sensibilità potrebbe venire "urtata", in qualche modo "offesa". "Urtare" è un verbo da assicurazioni e da contratto bonus-malus. Due veicoli si urtano, la mia sensibilità no.

E pare che a desensibilizzarmi siano esattamente le scene di sofferenza scattate e immortalate da fotografi andati apposta ad Haiti per testimoniare, anche e soprattutto con lauti compensi, la sofferenza degli altri, sulla quale, si sa, è sempre possibile speculare a proprio bell’agio.

Il terremoto di Haiti urta la mia sensibilità? Mi urta la sensibilità "Repubblica" che prende i soldi pubblici di finanziamento per scrivere queste stronzate. Ecco cosa urta la mia sensibilità.

Perché non so come mai, ma quando si parla della disinformazione di "Repubblica" divento subito sensibile.

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Terremoto ad Haiti: ci si puo’ liberare la coscienza con un SMS

Terremoti? Catastrofi? Disastri naturali? Morte e distruzione?

Chi meglio di noi può comprendere il tuo disagio? Te ne stai lì in casa tua al caldo a farti i cazzi tuoi, bruzzo stronzone, e laggiù nel Paese dei Tropici, nell’isola che Colombo rinominò Hispaniola, sì insomma, di là dalla Repubblica Dominicana c’è Haiti, che fino a ora sapevi una sega te dove si trova (e probabilmente non lo sai nemmeno ora, ma non te ne vergogni nemmeno, come potresti, del resto, non è mica colpa tua…), che registra almeno 100.000 morti e tu sei gravato da un fantastico

SENSO DI COLPA®

perché tu hai ancora tra le mani il tuo cellulare con cui puoi scazzare quanto ti pare, mentre a Port-au-Prince non hanno più un cazzo di nulla.

E allora tògliti di dosso questa cupa sensazione e torna a vivere, è facile, ti basta sditeggiare con quell’attrezzo di cui vai tronfio, e aderire a una delle tante iniziative del cazzo che ti permettono di inviare una donazione da due euro (no, dico, ben due euro, mica centesimini…) che andranno direttamente a quella povera gente.

Pensa che culo che hai, se non ci fossero i messaggini a quest’ora staresti lì a chiederti che cosa puoi fare senza riuscire a dormire stanotte, invece con un SMS dormi tranquillo e non pensi più a quei poveracci.

Cosa saresti se non ci fosse la teNNologìa, caro Bagonghi? Ma per fortuna c’è, e da domani potrai gridare con orgoglio "ORA HAITI LA SO ANCH’IO!"

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Incubo

La notizia te la devi andare a cercare tra le righe dei lanci non urgenti delle agenzie di stampa. Forse perchè è una brutta notizia: meglio non darla apertamente, finisce che si rovina la festa di compleanno a Papi e magari si crea panico tra la popolazione. Sarebbe una disdetta.

Eppure Blitz Quotidiano la mette in homepage: l’Università di Oxford e l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia di Roma hanno individuato il pezzo di terra, la "faglia" che si è mossa causando il terremoto in Abruzzo del 6 aprile.

E’ la faglia di Paganica. E questo comporta una pessima conseguenza, riferisce il quotidiano online: "il terremoto ha inflitto mutamenti di tensione ad altre faglie vicine, portandone alcune, Montereale e Campotosto, sull’orlo del cedimento". Significa, nero su bianco che "il terremoto può tornare a colpire la Regione".

Una brutta sentenza scientifica. Una sentenza inappellabile. E’ solo questione di tempo. Quindi gli uomini sono  avvisati: dovrebbero costruire solo in maniera antisismica, dovrebbero rendere antisismiche le costruzioni che già ci sono. Dovrebbero. Per ora, anche se avvisati, non mostrano di essere in grado di risultare mezzi salvati.

(Franco Probi)

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L’Aquila: Maila ha di nuovo il suo BlackBerry, la gente continua a non avere la casa

Ed ecco la notizia che mancava a riempire il tassello delle scempiaggini del post-terremoto in Abruzzo.

Maila, una ragazzina di 14 anni che vive in una tendopoli perché lei e la famiglia hanno perso la casa (e, a quanto sembra, i genitori sono tutti e due cassaintegrati), si è vista rubare il BlackBerry (una sorta di cellulare-palmare per l’invio di SMS, e-mail, telefonate ed altro…).

Ora, cosa ci facesse una ragazzina di 14 anni con un BlackBerry tra le mani, quando basta il vecchio Nokia della mamma e del papà, sarebbe una cosa interessante da conoscere. Cosa spinga una coppia di genitori a comprare o, comunque, permettere l’uso di un BlackBerry alla figlia, e non dire "Senti Maila, guarda, non mi sembra il caso che tu vada a scuola e in giro con quel coso, quando esci usi un cellulare che ti dànno mamma e papà e poi quando hai 18 anni ti compri quello che vuoi con i tuoi soldini che, magari, ti guadagni lavorando o studiando sodo…".

Fatto sta che a Maila il BlackBerry viene rubato.

La storia ha un po’ il sapore di quei teneri smarrimenti di gattini, cagnolini che si vedono alle porte degli ambulatori veterinari, o furti di qualcosa di affettivamente molto prezioso.

Solo che qui non c’è un cucciolo di pastore tedesco che se n’è andato chissà dove. Qui c’è un BlackBerry di una bambina che vive con una famiglia che ha problemi fin sopra la punta dei capelli.

Cosa succede allora? Arriva il salvatore, il principe azzurro, il cacciatore del bosco, quello che alla fine risolve l’incantesimo. E’ un pensionato di Sulmona che, commosso dalla storia e indignato dal fatto che abbiano potuto portare via un oggetto così caro a una povera bambina che, parlandoci chiaro, poteva tranquillamente farne a meno, pur non essendo ricco a sua volta gliel’ha comprato nuovo.

"Allòr’ sì scèm’!!!" avrebbero detto i miei alunni di Pescara.

Nessuno nega a nessuno dei terremotati aquilani il diritto di comunicare. Anzsi, quello della comunicazione è un bisogno primario e ineludibile. Pensate a cosa sarebbe la vita nelle tendopoli se non ci fosse un cellulare per sentire i propri cari, una connessione a Internet per scrivere i propri pensieri su un blog, accedere alla posta elettronica. Insomma, per comunicare. Sarebbe l’inferno nell’apocalisse.

Ma santo cielo, per una bambina di 14 anni va bene anche un cellulare da 30 euro comprato al supermercato (nuovo e in garanzia, per carità…), non c’è bisogno che mandi le "fotine" (termine orrendo da ragazzine viziate e presuntuosette). Per le e-mail intanto va bene una postazione pubblica, poi si vedrà.

Oggi "Repubblica" saluta questo gesto come un piccolo "miracolo" e non si accorge del fatto che Berlusconi col cavolo che le realizza le case per i terremotati a settembre, ottobre, novembre, e insomma, quando non lo sa nemmeno lui.

Eh, ma adesso Maila ha il BlackBerry, vuoi mettere?…

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