Ho cambiato gestore telefonico: la vendetta degli SMS pubblicitari a pagamento

Reading Time: < 1 minute

 179 total views

nokia

Dall’ultima volta in cui vi ho parlato del mio improvvido cambio di gestore telefonico ne sono successe un paio davvero carine:

– ho ricevuto un messaggio pubblicitario. Quelli del call center del mio nuovo operatore dicono che sono io che devo aver pigiato un OK su qualche bannerino invisibile, ma io sinceramente non mi ricordo nulla di tutto ciò, fatto sta che l’SMS pubblicitario mi è arrivato e mi è anche costato 2,44 euro. Roba dell’altro mondo! Dovrebbero darli a me 2,44 euro per ricevere la loro pubblicità e invece me li fanno pagare. Va beh, ho deciso di far schermare i messaggi pubblicitari in entrata (si può fare, anzi, fàtelo subito, così non perdete tempo) e mi hanno anche restituito i 2,44. Carini.

– Mi ha chiamato un gestore telefonico diverso dal mio per sentire se putacaso volevo passare da loro. No, esenza neanche grazie, se e quando vorrò di nuovo cambiare gestore e farmi sugare un sacco di soldi per i loro servizi li chiamerò personalmente e glielo chiederò, che diàmine.

Vi racconterò di eventuali altre scosse di assestamento man mano che si verificheranno. Intanto il consiglio, tanto per cambiare, è sempre lo stesso: cambiate pure gestore ma con molta, molta, molta cognizione.

Tim e Vodafone: ora gli “avvisi” si pagano

Reading Time: 2 minutes

 167 total views

La mi’ nonna Angiolina, requiescat in pace, le chiamava “chiapparelle”.

Il mi’ nonno Armando, bonànima anche lui, che usava un toscano arcaico, forte e gentile come una roncolata su’ ‘ piedi, li chiamava “miràoli” (miracoli).

Si trattava, in entrambi i casi, non già di fregature vere e proprie, ma piuttosto di trucchetti, di escamotages, di piccoli espedienti per sbarcare il lunario, per concludere la giornata con non dico tanto, ma almeno qualche centesimino in più (ai tempi del mi’ nonno Armando e della mi’ nonna Angiolina i centesimi c’erano, ma della lira, quella con l’effigie di quell’altro de cuius di Vittorio Emanuele III).

Da oggi (o era ieri? Mah, non importa) se avete Tim o Vodafone pagate gli avvisi che prima non pagavate.

Gli “avvisi” sono quei messaggi (solitamente sotto forma di SMS ma non necessariamente) che vi informano se un numero che avete trovato occupato o spento (perché la gente giustamente un po’ di cazzi suoi ogni tanto se li fa) è tornato raggiungibile e, soprattutto, chi vi ha chiamato quando eravate voi occupati o spenti.

Ci sono diverse modalità di pagamento e di prezzi, si va dal costo infinitesimale per ogni singolo messaggio a un costo a forfait per tutti i messaggi ricevuti in una giornata (però pagate dopo il ricevimento del primo messaggio, non dopo l’ultimo, e che diàmine!).

Bellino, eh? Per cui, se avete Tim o Vodafone sbrigatevi a disattivare queste opzioni (si può farlo, sissignori) perché se tenete il telefono spento un giorno, appena lo riaccendete, se solo vi ha cercato qualcuno, pagate.

Ora, io, voi, chi ci legge di sottecchi, siamo tutti personcine intelligentine che si rendono conto di quello che succede e, soprattutto, siamo in grado di fare qualcosa per prevenire lo sgocciolamento salassale. Se non altro siamo in grado di chiedere informazioni ed indignarci.
Ma penso alla mi’ mamma, per esempio, alla Pieranna, la figliòla più piccina dei suddetti Angiolina e Armando, piccina sì, ma cià 72 anni. Il cellulare è un suo nemico dichiarato, non lo può vedere, se squilla va in tilt, proprio “non ci se la dice”. Però ce l’ha. Ed ha un numero TIM. Finora riceveva i messaggi di chi l’aveva chiamata anche a telefono spento, ma tanto era come se non li ricevesse, perché non li sa nemmen guardare. Però da oggi li paga.

E come lei ci sono fior di anziani che usano il cellulare per necessità o comodità, ma sanno accedere solo alle funzioni di base, adolescenti disinformati che navigano, navigano, navigano, cazzo navigano, andassero un po’ a studiare, almeno. E viandare.

Per l’amor del cielo, son cifre irrisorie, che non buttano sul lastrico nessuno, ma stanno meglio in tasca a noi che in tasca a loro. E in tasca ce lo buttano, che poi ci si lamenta che la gente si tuffa su Uozzàpp!!

Gone with the Wind!

Reading Time: 2 minutes

 138 total views

C’è stata una tempesta solare e un buon numero di cellulari Wind sono andati letteralmente in tilt.

Qualcuno ha voluto vederci per forza una congiura del “venerdì 13”, fatto sta che tutti a chiedersi, a disperarsi, a flagellarsi, a minacciare interventi dell’Agcom e dell’Antitrust perché senza il telefonino, senza mandare le nostre puttanatine su WhatsApp, senza la possibilità di guardare nevroticamente Twitter una volta ogni tre secondi e mezzo, senza scattare una “fotina”, meglio se un “selfie” e schiaffarla su Facebook a beneficio de’ beoti che la commenteranno con spreco di faccine.

E per questo c’è gente che è disposta a firmare una class action. Voglio dire, siccome sul sole ci sono le tempeste (cosa assolutamente normale, come è normale che questi fenomeni abbiano ripercussioni sulle telecomunicazioni) allora siamo pronti a difendere tutto il meraviglioso niente a cui non vogliamo rinunciare nemmeno se ci sono di mezzo dei fenomeni naturali.

Poi, per carità, ci saranno stati anche professionisti che avevano bisogno di comunicare e che hanno avuto dei disagi, ma, appunto, si tratta di disagi, non della fine del mondo. Quando queste cosine non c’erano cosa si faceva? Ci si fermava a una cabina, si comprava un gettone, c’erano i telefoni pubblici. Ecco, ci dovremmo incazzare perché ci hanno tolto tutto questo, perché non esiste più il “posto telefonico pubblico”, perché anche se abbiamo degli spiccioli in tasca non abbiamo una cabina in cui infilarli per chiamare. E invece con chi ce la prendiamo? Con il sole. Che dovrebbe esserci amico, adesso che ci abbronza, ci rende più piacevoli allo sguardo, e magari ci fa anche sollevare gli occhi dal cellulare per dirigerli verso la vicina di ombrellone. Ecco come faremo a sopravvivere!

WhatsApp va in tilt per quattro ore e i fan delirano

Reading Time: < 1 minute

 147 total views

image

WhatsApp è andato in panne per quattro ore. Ha forato, non funzionava, un faceva. È stato il panico fra gli users del sistema di messaggistica più amato dagli italiani ma non solo.

Twitter è stato subissato da messaggi di persone che stavano per fare Hara Hiri perché erano tre ore che avevano spedito un “ci vediamo tra 40 minuti al solito posto e te la do” ed era loro saltata la trombatina, oh, son disgrazie.

Inutile dirvi che la maggior parte di voi sta usufruendo del periodo di prova gratuito di un anno.
Il resto paga la botrionissima cifra di 0,89 euro l’anno. Quattro ore di disservizio corrispondono a 4 centesimi di centesimo di danno, e poi ti credo che ci sono gli imprenditori che si tolgono la vita, con questi salassi!

Fareste meglio a starvene zittini e a frugarvi per spendere qualche centesimino in un tradizionale SMS. Oltretutto comprate telefoni cari asserpentati per dare i vostri danari a CosoPhone, sicché vuol dire che ce li avete.

Ora che WhatsApp è passata nelle mani di Zuckermann, lì, vi diete sentiti tremare la terra sotto i piedi.
O come ci siete rimasti?

Cambio gestore telefonico. Anzi, magari no.

Reading Time: 2 minutes

 192 total views,  1 views today

Sì, io ce l'ho e funziona da Dio...

Ma sì, cambio gestore telefonico. In fondo cambiare gestore è un po’ come farsi una bella doccia e uscire fuori freschi e riposati come in una mattina di primavera.

Il gestore che scelgo ha una offerta interessante, sì potrebbe starmi bene. E mi dice che la procedura di Number Portability può essere fatta direttamente dal loro costumer care.

Chiamo. Dicono che mi richiameranno entro le 24 ore. Gentili. Ma non lo fanno.

Poco male, penso. C’è la teNNologia. Dal sito web del gestore in cinque minuti compilo tutto, dati anagrafica, numero telefonico, codice della scheda originale. “La sua richiesta è stata registrata”. Riceverò la SIM direttamente per posta, con una Raccomandata 1. Veloce.

Passano i giorni e non ricevo niente. Richiamo. Mi dicono che sì, in effetti avrebbe dovuto essere già stata spedita. Ma non l’hanno fatto.

Mi dicono che mi chiameranno entro una certa data per confermare l’ordine. Che era già stato confermato e ricevuto. Ma non l’hanno fatto.

Però mi dicono che per ricevere la Raccomandata 1 devo assolutamente concordare un giorno con le Poste per il ritiro. Pensavo che se il postino arriva e non trova nessuno in casa lascia l’avviso di giacenza della raccomandata, come si fa in tutti i paesi civili. E se io non sono in casa? E se io lavoro? E se io sono andato una settimana all’estero?

Intanto parte una raccomandata di recesso. Forse non mi vogliono come loro cliente. E’ un loro diritto. Dovrebbero solo dirlo, di gestori (reali e virtuali) ce ne sono tanti.

Non spedirò mai più un SMS della solidarietà

Reading Time: 2 minutes

 149 total views

L’ultima volta che NON ho spedito un SMS della solidarietà è stato quando un caro amico mi ha segnalato una iniziativa indubbiamente meritoria che si appoggiava a questi numeri di cinque cifre che tu mandi un messaggio vuoto e loro pensano a dare a quella associazione che ci si appoggia i due euro scalati dal credito. Dicevo che non l’ho fatto nemmeno in quella occasione, preferendo fare la mia donazione per bonifico bancario.

Non l’ho spedito l’ultima volta e non voglio spedirne mai più.

E’ una decisione che ho preso guardando certe storture delle gare di solidarietà che si sono moltiplicate in occasione del tragico terremoto in Emilia. Troppo tragico perfino per aver voglia di fare iniziative di questo genere.

Il “manda-un-messaggio-e-ti-scarichi-la-coscienza” sa tanto di déjà vu. E’ la monetina che diamo alla mendicante fuori dal supermercato porgendole uno sguardo, magari toccandole la mano che la riceve per distogliere mano e sguardo subito dopo e cancellare dalla memoria quello che si è vissuto fino a quel momento.

I fondi vengono scalati da un credito telefonico che è stato GIA’ versato al gestore precedentemente. Dunque al gestore generano interessi. Ammettiamo che quando viene disposto l’SMS i fondi vengano IMMEDIATAMENTE trasferiti all’ente che gestisce la raccolta: quei fondi genereranno interessi almeno finché non verranno investiti in beni (acquistati magari con fatture a 90 giorni) o trasferiti a chi ne ha veramente bisogno.

Esiste un vantaggio pecuniario per ogni gradino della scala intermedia che va da chi dona a chi, materialmente, riceve, e più questo intervallo si allunga nel tempo più il vantaggio economico si fa consistente. Non è un concetto molto dissimile da quello che caratterizza il giochino della “valuta” nelle banche.

E nessuno potrà dedurre la propia donazione (sì, lo so cosa pensate, “ma cosa vuoi dedurre, due euro per un’iniziativa benefica?” la risposta è: “Perché, non si può??”). Quindi lo Stato non rimborsa i cittadini. Che a suon di due euro per volta fanno un bel volume di soldi, a cui vanno ad aggiungersi quelli del 20% sugli interessi bancari di cui sopra.

Conviene tornare, a questo punto, alla logica monetina in mano alla mendicante. Con la differenza che se conosci qualcuno che ha bisogno veramente e lo aiuti con quello di cui ha VERAMENTE bisogno (che sia denaro, o un po’ di affetto), poi non te ne scordi più.

Tassa fino a due centesimi sugli SMS per la Protezione Civile

Reading Time: < 1 minute

 120 total views

Un articolo di Mauro Vecchio su “Punto Informatico” ci informa che il Governo starebbe per varare una riforma della Protezione Civile, con particolare riguardo ai finanziamenti a favore del fondo per le calamità.

I fondi, oltre che ad essere ricavati da un aumento delle accise sui carburanti (sarebbero ben 5 centesimini al litro, vedete un po’ voi…), verrebbero alimentati da una tassa che arriverà fino a 2 centesimi (dàte, dàte, per favore…) per ogni SMS inviato.

Saranno i gestori telefonici che anticiperanno il pagamento dell’imposta “con facoltà di rivalsa nei confronti dei clienti”.

Ovvero, in teoria, e stando alla lettera, i gestori telefonici quella tassa possono anche NON farla ripagare ai clienti. Ma sarà, nel caso in cui la riforma dovesse diventare esecutiva, una pia illusione.

Personalmente sono pronto a non inviare più un SMS se anche solo uno dei centesimi che io anticipo al mio gestore telefonico (ah, il fascino della prepagata!!!) andasse alla Protezione Civile, dopo quello che è successo a L’Aquila.

Ma, nonostante me, la Protezione Civile sopravvivrà grazie alla gente che “TVTTBBBBB!!!!”, “Allora stasera ti vengo a prendere e ti faccio impazzire!”, “Sì, ma attento a mio marito!!”, “Io per te valicherei le montagne, altro che quel cornuto di tuo marito…”, “Sì, mi piace quando dici così…”.

Sarebbero già dieci centesimi di pura mancata ricostruzione.

Il Movimento Genitori: “Facebook non tutela i nostri figli. Pronti ad azioni legali.”

Reading Time: 6 minutes

 179 total views,  2 views today

Il MOIGE è il “Movimento Genitori”.

Il suo sito web risponde all’indirizzo http://www.genitori.it.

Il suo scopo è condivisibilissimo: aiutare i genitori in una educazione chiara e responsabile dei figli, nella tutela dei minori, soprattutto dalle inside dei media, porre “attenzione a norme e prassi relative ad alcool, fumo, giochi con vincita in denaro, pornografia e videogiochi inadatti”.

Accetta donazioni liberali ed è possibile destinare il 5 per mille sull’IRPEF a sostegno delle proprie attività. Cose che io non farò.

Perché se da un lato sono condivisibilissime le finalità sociali e di prevenzione di questo organismo (chi non vorrebbe vedere i bambini più preservati nell’approccio con le tecnologie, e più difesi dalla possibilità di sviluppare dipendenze da alcool, droghe e gioco d’azzardo?) sono  i contenuti che mi lasciano profondamente perplesso.

Comincio con una dichiarazione di Maria Rita Munizzi, Presidente del MOIGE, che riguarda Facebook, all’indomani della notizia (assai preoccupante) dell’adescamento di una tredicenne da parte di alcuni suoi coetanei:

“Facebook non tutela i nostri figli ed è gravissimo che continui a consentire l’iscrizione senza imporre nessun tipo di controllo. Siamo pronti ad azioni legali contro il social network se non si provvederà ad adottare forme di tutela più efficaci che impediscano ai nostri figli di incorrere in tali pericoli”.

E’ chiaro che è l’approccio iniziale ad essere sbagliato perché non è Facebook (o qualsiasi altro social network) a dover non consentire l’iscrizione di un minore, per il semplice fatto che non ha gli strumenti materiali (e non li avrebbe nessuno, in rete, non solo Facebook) per verificare se la persona che si collega e si iscrive sia minorenne o meno. Come faccio io a stabilire da un indirizzo IP se chi siede davanti al computer e guarda il mio blog sia una persona minorenne o no, e se sì, se scriva dal computer di casa o da un internet point (che, normalmente, dovrebbe chiedere la carta d’identità ai suoi avventori, ma di solito non lo fa mai), o da una biblioteca pubblica (“scusi, è libera la postazione internet n. 4??”  E come fai a dire di no? Rifiuti un servizio pubblico?), o dalla postazione di un amichetto compiacente? Non lo può sapere Facebook, e non lo può sapere NESSUNO.

L’unica entità che può prevenire il pericolo che una persona minorenne si iscriva a Facebook (e per il regolamento di Facebook possono iscriversi anche i minori) è la FAMIGLIA, basta, non ce ne sono altre.

Cosa dovrebbe controllare, Facebook, che tu sei tu? E quali azioni legali possono venire portate avanti nei confronti di Facebook? Facebook risponde alla normativa degli Stati Uniti, non a quella italiana. I dati vengono conferiti in un altro Stato. Ritengo che il movimento “genitori.it” sia abbastanza abbiente da potersi permettere assistenza legale negli Stati Uniti, dove gli avvocati costano, e costano molto, ma le uniche “forme di tutela più efficaci che impediscano ai nostri figli di incorrere in tali pericoli” sono quelle che impediscono ai nostri figli di andare su Facebook. Sono il controllo, l’educazione e la prevenzione.

Ma controllo, educazione e prevenzione non bastano. Ci vuole la conoscenza.

E’ su questo che si basa la sfida educativa. I genitori devono conoscere meglio dei loro figli quelle che si ostinano a chiamare le “nuove tecnologie”, altrimenti è finita. Altrimenti si correrà sempre il rischio non solo che i bambini vengano adescati (come se fuori dai social network tutto questo non esistesse), ma anche, ad esempio, di vedersi querelati perché il figlio adolescente ha schiaffato su Facebook la foto di un maestro, di un professore, di un compagno, del giornalaio, dello scemo del villaggio, di una persona qualsiasi e l’ha magari insultato, sbeffeggiato, offeso, diffamato, e quello a un certo punto ha deciso di non fargliela passare liscia.

Ci sono concetti nel nostro sistema giuridico come quello della “culpa in vigilando” e della “culpa in educando”, che non possono essere scaricati su Facebook che diventa l’orco, il cattivo di turno, il lupo che ti mangia, il babàu che ti assale mentre percorri il bosco con il cestino sotto il braccio per andare a fare visita alla nonna.

Ma perché, un bambino o un adolescente devono per forza avere Facebook? E’ chiaro, “perché ce l’hanno tutti” (i nostri figli non sono “tutti”, sia chiaro), “perché lo vogliono”, “perché se no ci fanno due palle così”, “perché sono bambini e tutto è concesso e concedibile”, “perché così passano un po’ di tempo a chiacchierare con gli amici” (già, e vederli al parco per una partita di pallone no, eh??)…

Termina Minuzzi: “noi saremo sempre in prima linea per sensibilizzare ed educare  i ragazzi all’uso del web, ma è assolutamente necessario che ognuno faccia la sua parte, a partire da chi come Facebook lucra milioni di euro sulla sua piattaforma sociale”. E certo che Facebook lucra, chissà cosa pensa la gente che sia, una associazione a scopo benefico? Non c’è nulla di nuovo sotto il sole, e tutti sottoscriviamo che ognuno deve fare la propria parte, ma i primi a dover fare la propria parte sono proprio i genitori. Facebook non è che la punta dell’iceberg, prima c’erano i vari sistemi di messaggistica istantanea, le chatline, e giù giù fino alla stratificazione dei ghiacci dei newsgroup o delle mailing-list. Che esistono ancora, sapete, mica sono spariti dalla circolazione. Semplicemente, nessuno ne parla. Se questi genitori sapessero come è semplice scaricarsi delle foto pornografiche collegandosi con i newsgroup binari smetterebbero subito di prendersela con Facebook. E sono cose che può fare chiunque. Io, voi che mi leggete, il presidente del MOIGE o chi per noi. Certo, bisogna saperlo fare e avere gli strumenti per farlo. E’ per questo che la conoscenza della rete è importante, perché ci permette di esercitare quel controllo sui minori che è alla base della loro educazione.

Se sia i genitori che i figli NON sanno una cosa non succede nulla. Se la sanno SOLO i genitori possono insegnarla ai figli, ma se la sanno SOLO i figli tengono inevitabilmente sotto scacco i genitori.

Ma c’è molto di più su genitori.it.

C’è, ad esempio, un “promo” in cui si vede Milly Carlucci che si presta (nobile gesto!) a promuovere la campagna “Dite ai vostri figli di non accettare sms dagli sconosciuti”.

Santo cielo, ma un SMS, fino a prova contraria NON E’ una caramella, che si può rifiutare. Un SMS arriva. E NON SI PUO’ EVITARE. Gli SMS sono la tecnologia più invasiva che esista al mondo. Perché il telefonino lo porti sempre con te (guai a non averlo, essere sempre raggiungibili è un obbligo!!) e un SMS può arrivarti a qualunque ora del giorno e della notte. E non lo puoi evitare. Sia che sia l’amichetto o la amichetta del cuore a scriverti, sia che si tratti del pedofilo di turno che chiede una foto oscena in cambio di pochi euro di ricarica telefonica.

Fa bene la Carlucci a terminare lo spot con un preoccupato “Che vergogna, ragazzi!”, perché questo indica la sua partecipazione emotiva al problema.

Ma siamo sicuri che la vergogna siano SOLTANTO i pedofili che chiedono materiale osceno in cambio di un po’ di credito? O forse non è altrettanto vergognoso che ragazzini di 13-14 anni vadano in giro con lo SmartPhone ultimo modello, magari regalato dai nonni (perché, poverini, han fatto la Comunione, sono stati promossi, è il loro compleanno, no, anzi, è Natale e se lo meritano…), e lo usano con il benestare implicito dei genitori, i quali si fanno intestare una SIMcard con cui un minore fa tutto quello che vuole, perché lo sa che è difficilmente rintracciabile e punibile?

Regaliamo ai nostri figli cellulari con cui si fanno facilmente foto, video, con cui si registrano conversazioni di nascosto, e queste informazioni possono viaggiare in tempi rapidissimi. Lo sappiamo, buon Dio, lo sappiamo tutti. E allora perché facciamo finta di non saperlo e li riempiamo di roba che costa 600-700 euro??

La tecnologia che ci aiuta c’è. Eccolo qui:

E’ un telefonino cellulare prodotto e messo in commercio dalla ITT. E’ roba di casa nostra, fatta dagli italiani.  Non lo importiamo dalla Svezia. Di più, è uno dei valori aggiunti al PIL. Non serve solo per i bambini, va benissimo anche per gli anziani. Ha cinque tasti su cui si possono prememorizzare altrettanti numeri. Mamma, papà, casa, fratello o sorella e nonni. A chi cavolo deve telefonare un bambino o un adolescente? All’amico o all’amica del cuore per raccontarsi le loro cose? Va benissimo, lo abbiamo fatto tutti, non c’è NIENTE DI MALE, ma allora telefoni dal cellulare di mamma o di papà. Che non devono stare lì ad ascoltare quello che dici. Ma almeno SANNO a CHI telefoni.

E con un cellulare così basta mettere una scheda SIM che sia registrata sul sito internet del gestore (e ovviamente intestata al genitore), cosa che TUTTI I GESTORI ITALIANI OFFRONO. Così si vede se il minore, magari, in un lampo di genio, si è fatto prestare il cellulare da un compagno, ci ha inserito la sua scheda e ci ha fatti fessi.

E’ poco, forse, ma è già qualcosa di più e di meglio che comprare loro l’I-Phone.

E quando sono i nonni a spingere per il cellulare ultimo modello, un bel “Mamma, papà, i miei figli li educo come voglio io, voi ne siete fuori!” male non fa.

Perché è troppo semplice dire che è tutta colpa di Facebook.

Umberto Bossi ha cambiato cellulare

Reading Time: < 1 minute

 177 total views

Oggi abbiamo una notizia sconvolgente nel panorama dell’informazione nazionale: Umberto Bossi ha cambiato numero e/o cellulare e ha mandato un SMS a tutti i suoi contatti per comunicare che d’ora innanzi sarebbe stato reperibile direttamente sulla nuova linea, considerato che l’apparecchio che deteneva in qualità di Ministro della Repubblica ha dovuto restiturlo.

Davvero non ci si crede, ma com’è stato possibile? Al mondo non c’è NESSUNO che cambi numero di telefono, per necessità o solo per sfizio e che, successivamente, comunichi il suo nuovo recapito alle persone che ci tiene a continuare a contattare.

Questa sì che è una notizia! Corriamo subito a pubblicarla sul Corriere della Sera (se no poi si rischia che la gente non ne venga a consocenza, e potrebbe essere una disgrazia…)

La Non-Notizia dell’estate: ritrovato il cellulare di Salvatore Parolisi (capito? E’ importante…)

Reading Time: < 1 minute

 119 total views,  1 views today

E si ritorna, senza nemmeno un po’ di vergogna, alle non notizie.

Pare che le indagini inerenti il delitto di Melania Rea siano giunte a una svolta decisiva e irreversibile: è stato dimostrato che il cellulare "clandestino" con cui il marito parlava con le sue amanti non è stato buttato nel cestino dell’immondizia come ha sostenuto il proprietario, che oltretutto non è nemmeno indagato, ma era stato sepolto ("abilmente", si badi bene) nel Campo dei Miracoli, dove il Gatto e la Volpe lo hanno disseppellito.

Insomma, hanno trovato un telefonino. Punto. E questa è una notizia.

Comicia a fare caldo, tra pochi giorni sarà estate. Da qualche pare la follia dell’informazione doveva pur cominciare. Cosa c’è di meglio di una bella storia di amanti clandestini, telefonini nascosti, boschi irraggiungibili, prove occultate, per nascondere il fatto che non si è ancora fatto un passo avanti?

Non posso chiamare all’estero con Infostrada

Reading Time: 2 minutes

 735 total views,  4 views today



In casa abbiamo Infostrada come operatore predefinito di telefonia fissa.

Vuol dire, in soldoni, che tutte le chiamate voce dal telefono fisso vengono a-u-t-o-m-a-t-i-c-a-m-e-n-t-e gestite da Infostrada con cui abbiamo un contratto che fino ad ora ci è sembrato abbastanza conveniente e piuttosto confacente alle nostre esigenze. Quando lo sottoscrivemmo ci diedero anche una tariffa speciale per chiamare un paese dell’UE a nostra scelta con una tariffa più conveniente. Scegliemmo l’Irlanda. Ma questi sono cazzi nostri.

Giorni fa ho avuto bisogno di chiamare la Germania (che mi risulta essere un paese telefonicamente raggiungibile). Purtroppo una persona a me molto cara è venuta a mancare e avevo bisogno di piangere un po’ al telefono con le sue due figlie. Ho pensato a quando Mike Bongiorno faceva la pubblicità della teleselezione internazionale e diceva più o meno "Pensate che una telefonata di cinque minuti con gli Stati Uniti costa quanto una bottiglia del vostro liquore preferito, ma volete mettere come scalda il cuore?" e a quanto tempo è passato da allora.

Formo lo 0049, prefisso e numero di telefono: "Infostrada, la Sua linea non è abilitata al tipo di chiamata richiesta".
Come sarebbe a dire che non è abilitata? Riprovo, stesso segnale di risposta. Chiamo l’assistenza clienti e mi dicono che siccome molti clienti si erano lamentati per bollette contenenti addebiti per telefonate a numerazioni ad alta tariffazione (899, non so che altro e, appunto, le chiamate verso l’estero), allora in maniera unilaterale Infostrada aveva deciso di disattivare l’accesso a queste numerazioni.
Naturalmente potevo richiederne il ripristino, ma questo avrebbe comportato qualche giorno di attesa, perché, sa, non è mica una cosa immediata, Lei deve capire, noi comprendiamo le Sue esigenze, tuttavia non possiamo fare in modo che bla e bla e bla.

Ho richiesto che la linea venisse di nuovo abilitata alle chiamate internazionali. Nel frattempo ho ovviato al problema formando l’1033 che è il prefisso Telecom (sì, esiste).

Dopo pochi giorni ci arriva una lettera in cui ci viene seccamente comunicato che "la richiesta non è compatibile con il suo attuale contratto".

Come volevasi dimostrare.

Yuliya ha deciso di scrivere a voi

Reading Time: 2 minutes

 187 total views

Ogni tanto tra le mail di spam ce ne sono di divertenti, e perfino di tenere.

Yuliya, per esempio. Yuliya non esiste, è un robot. Oppure un imbecille. Ha scritto una lettera standard in inglese, l’ha passata al traduttore automatico ed ecco il risultato.

Ciao!mio nome e Yuliya! Ho un grande desiderio di trovare il mio unico e solo la meta. Ho 28 anni. Spero che la differenza di eta non sara probleoy per la nostra comunicazione. Sono una ragazza calda affettuosa e dolce. Voglio trovare un compagno stabile. Per fare questo, ho tutte le caratteristiche: mi piace creare comfort, mi piace quando la casa bella e tranquilla. in vita mia ragazza seria, responsabile e corretto. ma io sono romantico e sensibile, la comprensione ed emotivo. di buon umore, per risolvere i problemi nella vita. per me la solitudine della vita perde il suo significato. Posso dire che io sono una ragazza semplice, mi piace un libro aperto. Ho bisogno di aprire e leggere di me. o spravidlivee, desidera leggere. e poi le parole sembrano essere semplice e chiaro. Con uno sguardo in avanti alla vostra risposta. Qui e la mia e-mail: nevekos@yahoo.it. cosi potrei mandare la mia foto. Spero di si. che siamo connessi amicizie.


In Italia una come Yuliya o te la inventi (appunto!) o altrimenti non la trovi più nemmeno nei remainders con il 75% di sconto.

Se non altro perché le "piace un libro aperto" ed ha sempre "uno sguardo in avanti alla vostra risposta". Qui a Puttanopoli nessuno apre più un libro. Mai sentite le escort del Premier parlare di letture. Anzi, in televisione parlano in modo sgrammaticato e confuso, sarà per questo che qualcuna di loro si è fatta venire l’idea di buttarsi in politica.

Io continuo a preferire Yuliya che ha "bisogno di aprire e leggere di" sé.

Spamming: Il falso messaggio attribuito a Wind a cui manca un apostrofo

Reading Time: < 1 minute

 128 total views

Ultimamente continua ad arrivarmi una serie di messaggi di phishing che riguardano fantomatiche offerte della Wind, di cui sono attualmente cliente , sia pure mugugnante e brontolone.
Siccome facco on line una serie di ammennicoli assortiti come le ricariche, l’attivazione e la disattivazione di opzioni, triccheballàcche, ricchi premi e cotillons, è normale che mi arrivi ogni tanto qualche mail dal mio gestore (che, per dirla tutta, ho scelto perché costa poco, è una motivazione vile ma è comunque una motivazione, e non è un reato essere vili).
Ma queste non le manda Wind, è il solito specchietto per le allodole per carpire  un numero di carta di credito.
Solo che stavolta è costruito bene. Generalmente uno degli indizi per capire se un messaggio di spam rivela intenzioni poco pulite è controllarne la grammatica, l’ortografia e la sintassi.
Qui, a parte la costruzione della pagina un po’ approssimativa (il messaggio pubblicitario con Aldo, Giovanni e Giacomo è vero, anche se l’immagine risulta un po’ troppo compressa e sgranata), sembrerebbe andare tutto bene. A parte "un offerta irripetibile" in cui manca clamorosamente l’apostrofo.
Spammer e pure ignoranti!

Comunque cercate di non cascarci, nèh?

E’ arrivato il China-Phone!

Reading Time: 3 minutes

 181 total views

"Bisogna che lo affermi fortemente", diceva il Poeta, anzi, mi sa che devo fare outing. Come Vendola, o come Marrazzo.

Mi sono comprato il China-Phone, va bene?

Sono cose di cui, lo so, non bisognerebbe andare fieri, soprattutto non bisognerebbe dirle troppo in giro, ma cosa volete, io non ci tengo e preferisco che il mio gesto insano venga a conoscenza di molti per espiare nel contempo la mia piramidale nequizia e accerscere così la pena che dovrò scontare peri miei peccati nell’aldilà con la sofferenza e il pubblico ludibrio su questa terra (ragionamento mutuato, e chi lo conosce lo avrà notato, dal personaggio di Pattume in "Brancaleone alle Crociate").

Avevo bisogno di un telefono nuovo o forse non ne avevo nemmeno bisogno, so una sega, fatto sta che qualcuno mi ha mostrato un China Phone che pareva funzionare egregiamente (in culo a chi ci vòle male!) allora ci ho pensato su quei due o tre secondini (o mesetti) e l’ho ordinato anch’io.

Tlìcchete tlàcchete, sono andato su Tradeage.com, ho scelto il modellino base (tanto con 2 Gb. di memoria ci sguazzo), ho pagato con la carta di credito (non hanno Paypal e questo è un male, dare i numeri della carta di credito ai cinesi a volte potrebbe non essere una buona idea) e ho atteso la bellezza di tre settimane e mezzo che arrivasse l’apparecchio, che, evidentemente, è arrivato a piedi da Shanghai, la Cina è vicina, sì, un paio di palle.

L’ho pagato pochissimo, spese di spedizione comprese (il trasporto è quello che "pesa" sugli oggetti di scarso valore), nel frattempo il prezzo è un po’ aumentato, ma penso che oggi con una sessantina di euro ve lo portate via.

Non è una imitazione perfetta dell’I-Phone ma serve al suo scopo, che è, sostanzialmente, quello di farvi sentire guappetti in un mondo in cui se non hai l’I-Phone ti fanno sentire una merda, ed esercitare, così, con l’accessorio, quel giusto desiderio di rivalsa e vendetta nei confronti della società, che hanno tutt iquando decidono di comperarsi qualcosa, sia pure essa una radiosveglia o un accessorio di vestiario.

Altri scopi utili potrebbero essere la lettura degli e-book (un po’ scomoda, probabilmente, si possono leggere solo in formato TXT, non ho ancora provato), la possibilità di vedere film in formato MP4 (anche perché è supportato solo quello), la musica in MP3, la radio (sempre sia lodata!) insomma, tutte quelle cose inutili che, però, puoi dire "Io ce l’ho!"

Esteticamente non è molto diverso dall’I-Phone originale della Apple, e sono contento che i cinesi lo abbiano riprodotto in maniera da ricordarne da vicino le fattezze, perché la gente lo scambia per la creatura di Steve Jobs e pensa che io sia un facoltoso e presuntuoso conoscitore di tecnologie mentre è universalmente noto che non ci capisco un cazzo.

Naturalmente, come tutti gli accessori inutili è estremamente scomodo. Parlare con l’apparecchio all’orecchio (rima baciata fortuita) significa tenere in mano un coso di tre etti e mezzo, piatto e largo. Scrivere gli SMS con la pennina di metallo sulla tastierina virtuale del coso-Phone è come occuparsi del restauro di una miniatura medievale su un manoscritto cartaceo del trecento.

Insomma, sostanzialmente non mi serve a uno zùfolo, però vuoi mettere?

Il tutto mi è stato recapitato dotato di:

a) DUE batterie (perché te ne dànno anche una di ricambio, gentili…)
b) Cuffiette del cavolo (che infatti la radio quando le attacchi l’ascolti direttamente dall’auricolare del telefono, vorrei sapere perché)
c) Cavetto USB multifunzione (lo si può attaccare alla corrente tramite l’adattatore del carica batterie, oppure si usa per scaricarci gli emmepittré dal piccì, se lo perdete siete fottuti…)
d) Custodia in simil plastica stile occhiali da vecchietti, uno po’ miserella ma utile
e) ma soprattutto, la COVER di color viola con tutti i cuoricini tempestati di brillantini che butterete subito via se no vi arrestano per oltraggio al pudore.

Ma soprattutto mi è costato 48 euro tutto compreso. Così se lo devo buttare via per qualche motivo non mi mangio il fegato di dover finire di pagare il mutuo alla Apple. "Certo che i cinesi per queste ‘ose bisogna lascialli stà’" (Benvenuti in casa Gori")

Cose da odiare: le strasmissioni televisive con gli SMS che scorrono in basso

Reading Time: 2 minutes

 264 total views

Non so se anche voi guardiate con lo stesso fastidio con cui appaiono ai miei occhi quelle orrende trasmissioni (per lo più sportive, ma anche no) in cui scorrono, a mo’ di sottotitolo, gli SMS che la gente invia in redazione.

Si tratta di una vera e propria depravazione dell’animo umano che, attraverso il mezzo televisivo, si fa carne da arena romana con tanto di pollice verso per il povero gladiatore sconfitto.

Le trasmissioni sportive, soprattutto quelle calcistiche, dicevo. Le peggiori sono quelle trasmesse dalle reti locali, quelle in cui la gente si scrive "Noi del Milan siamo sempre i più forti!", oppure "Graaaaaaandre juveeeeeee" (perché usare le maiuscole è un optional!). Ma c’è anche "Quelli che il calcio", che una volta che Fazio non faceva ancora lo zerbino era guardabile, e adesso c’è la Simona Ventura che urla, strilla, sbraita, cazzo ciavrà da urlà’, anche lei, pare che se non urli la gente non ti sente, eppure ci dovrebbe pensare il satellite a trasmettere il sonoro, non è che uno debba raggiungere gli ascoltatori nelle Americhe con la forza dei soli polmoni, e che diamine.

Ci sono poi i messaggi d’amore: "Ciccino, la tua Ciccina ti ama tanto e oggi che è il tuo compleanno ti dà tanta Ciccia!" e anche lì chi se ne frega degli amplessi altrui o di quanta Ciccia Ciccina darà a Ciccino che magari è pure vegetariano, che ti coprono anche l’aggiornamento dal campo di Livorno così non hai nemmeno la soddisfazione di sapere di quanti gol siamo sotto stavolta.

Anche "Chi l’ha visto?" prosegue su questa falsariga ed è un peccato per una trasmissione di servizio. Durante lo speciale sulla scomparsa di Elisa Claps la gente sfogava i suoi istinti più bestiali scrivendo "a morte tutti quelli che sapevano e sono stati in silenzio" (già, ora si viene a scoprire che quelli che sapevano erano i preti, e come si fa a mandarli a morte?) o dando sfogo alla retorica più bieca e sconveniente con frasi del tipo "Eri tra noi, ma adesso non temere, Elisa, sei un angelo in paradiso", già, e allora perché lei è morta e chi scrive è ancora vivo?

In ginocchio da Tre

Reading Time: 2 minutes

 188 total views

Ci mancava solo la H.3.G.

Che tanto va bene che piu’ o meno i gestori telefonici sono tutti uguali e accidenti a quelli buoni, ma stavolta hanno davvero oltrepassato il limite.

Avevo una tariffa meravigliosa. Mi costava, questo è vero, un tantinellino di più, ma era in abbonamento ed ero davvero soddisfatto.

Il primo settembre scorso, in pieno collegio docenti (facendomi fare anche una figura di merda) mi arriva un messaggio in cui mi si comunica che Tre ha deciso di cambiarmi unilateralmente la tariffa, aggiungendoci delle limitazioni. Stronzi.

Potrò continuare, questo sì, ad usare il mio piano tariffario, ma a patto che:

– il traffico uscente (S.M.S. e traffico voce) verso i gestori NON H.3.G (cioè la maggior parte di quelli esistenti) deve essere inferiore al 60%
– il traffico entrante di chiamate ricevute deve comprendere almeno il 10% di telefonate da H3G
– in roaming internazionale non ho capioto bene, ma c’entra qualcosa il 70%

Se una sola di queste condizioni non viene soddisfatta, mi applicano una convenientissima tariffa che si chiama “TUA 9” e che mi costa nove euro al mese per offrirmi la mirabolante possibilità di telefonare a chi mi pare (ma va’?) a 9 centesimi al minuto più scatto alla risposta di 15 centesimi, 15 centesimi per gli SMS, insomma, una vera e propria pacchia, non le pare? (firmi qui, qui e qui…)

Posso mandarli a spigare senza nessuna penale, però, a parte il fatto che devo restituire il videofonino, e lei certamente non vorrà togliersi la possibilità di chattare con chi vuole tramite Messenger, parlare con i Suoi contatti Skype, scattare le fotografie, mandare filmati, videochiamare… E invece sì.

Ho riesumato un Nokia 3410, ho cambiato le cover, ha una batteria nuova di trinca e vai se no ti raggiungo. Che si tengano il telefonino. E favoriscano dalla porta direttamente sulla strada per andare dove credono meglio!

Le suonerie per i cellulari, la Mucca Lilla e le manovrine della Telecom

Reading Time: 2 minutes

 374 total views

Dichiaro la mia feroce avversione, l’odio e anche la pirosi gastrica da sommo dispregio, nei confronti delle società che vendono suonerie per cellulari e si fanno pubblicità sulla Rai e su Mediaset ad ogni ora.

Quelle che ti dicono di mandare una parola a un numero di telefono via SMS e ti ritrovi abbonato a una suoneria, uno sfondo per cellulare e a qualunque altra stronzata galattica.

Quelle che ti aggrediscono con imitazioni mal riuscite tipo "Vuoi risc’póntere o no, I’ te voglie ‘bbene…", quelle che fanno vedere la ragazzina isterica fatta di Pongo (ma esisterà ancora il Pongo??) che ti dice "Amoreeeeee, rispondimi…" che se avessi una figlia così l’avrei già schiaffata in Convento dalle Carmelitane Scalze.

Quelle che guardi la pubblicità e pensi che una volta, il massimo che ti potesse capitare era vedere Ernesto Calindri in mezzo al traffico che si faceva un Cynar.

Quelle che ti dicono "Vuoi ricerevere GRATISSS questa SIMPATICA suoneria??" E tu che rispondi "No!!!! Non la voglio ricevere. Prima di tutto perché non è simpatica per niente, anzi, mi sta parecchio sui coglioni, secondariamente perché quella roba non la voglio neanche GRATIS, e infine perché dietro questo mercimonio da quattro soldi c’è la Telecom.

Ecco le condizioni contrattuali:

"Il prezzo del servizio è di 20€ Iva inclusa su base mensile, per ricevere 1sfondo+1suoneria ogni settimana, più il costo dell’eventuale traffico WAP secondo piano tariffario del proprio operatore mobile. L’abbonamento è a tempo indeterminato, con pagamento ogni 30 giorni dalla data di attivazione. E’ possibile recedere dall’abbonamento in qualunque momento attraverso l’area "I tuoi acquisti" del sito www.alicepay.it oppure chiamando gratuitamente il Servizio Clienti 187. Il recesso ha effetto allo scadere dei 30 giorni dalla data di attivazione o dalla data dell’ultimo rinnovo dell’abbonamento."

Frasi come "abbonamento a tempo indeterminato" mi inquietano. Non c’è più niente a tempo indeterminato, giusto le suonerie dei cellulari. Notare anche la concessione: "E’ possibile recedere dall’abbonamento in qualunque momento". E ci mancherebbe anche altro che uno debba essere condannato a 20 euro +IVA al mese vita natural durante. La fanno passare come una concessione, come un regalo, come segno della loro cortesia e dovrebbe essere una opzione scontata: sto alle tue condizioni fin quando lo voglio io.

Voglio fare bistecche della Mucca Lilla, altro che suonerie…

Dal 2010 caricabatterie universale per tutti i cellulari, cosi’ li ricompriamo nuovi

Reading Time: < 1 minute

 105 total views

Pare che a Bruxelles si siano riunite le maggiori case produttrici di cellulari (quindi in pratica la Nokia si è riunita con se stessa…) e che abbiano deciso che è l’ora di smetterla con tutte queste differenze tra caricabatterie.

Dal 2010, dunque, tutti avremo un caricabatterie con il plug mini-USB e, naturalmente, un cellulare nuovo, perché gli apparecchi per la ricarica dei nostri modelli ormai relegati al rango di telefonino antidiluviani, prima o poi smetteranno di funzionare e ce lo prenderemo in quel posto.

Dal canto mio, guai a chi mi tocca il Nokia 3310, che resisterà glorioso, a costo di fare la respirazione bocca a bocca al caricabatterie da auto, quello che si attacca all’accendisigari o in cuffia alle mamme delle multinazionali della telefonia…

Tim e Vodafone condannate dall’Antitrust

Reading Time: < 1 minute

 351 total views,  1 views today

Le compagnie di telefonia mobile italiane sono i neo-avvoltoi tecnologici del XXI secolo.

Abbiamo i prezzi più alti d’Europa per gli SMS, e con un SMS te lo piazzano in quel posto dicendoti che il piano tariffario che avevi sottoscritto è cambiato e che, bene che ti vada, paghi il doppio tutto quello che avevi fino a quel momento.

Bene, hai voluto l’eliminazione dei costi di ricarica? E ora pedala!

Ma le associazioni dei consumatori sono state in guarda e sono riuscite a far condannare le compagnie al pagamento di 1.205.00 euro così ripartiti: 155.000 euro per Zero9, 315.000 euro per Telecom Italia, 285.000 euro per Vodafone, 265.000 euro per Wind e 185.000 euro per Tre.

Chissà perché hanno parlato solo di Tim e di Vodafone.

Una goccia nell’Oceano, perché con tutto quello che hanno guadagnato dagli aumenti, le compagnie telefoniche sguazzano bellamente nel soldi fregati agli adolescenti che vogliono la tariffa "Happy Pirla" per smessaggiarsi tutto il santo giorno.

Se la prendono con loro e si salvano dalle cosneguenze economiche delle multe. Lo sanno benissimo che gli italiani non resta altro che spippolare ora che hanno tolto loro anche le mutande.

Mariavittoria Orsolato – Il telefono perde il filo

Reading Time: 3 minutes

 137 total views

Squillano nuovamente le trombette di Palazzo Piacentini. Dopo l’annuncio dell’informatizzazione degli archivi delle procure, il giovane Angelino assesta un nuovo colpo basso alla dea Themis nella versione riveduta e corretta del disegno di legge sulle intercettazioni: tetti di spesa per le procure, tempi ridotti per l’ascolto – non più di 45 giorni, prorogabili di altri 15, eccezion fatta per i reati di mafia e terrorismo – e (il gran finale) intercettazioni solo per “gravi indizi di colpevolezza”. Ciò significa che se prima le intercettazioni venivano fatte anche solo per indizi di reato – ovvero si ascoltava chiunque potesse essere connesso in qualsiasi modo al reato – ora si potranno seguire le conversazioni solo di chi si sospetta abbia realmente commesso il reato: ma se il controllo delle utenze serve principalmente a dipanare i dubbi sulla colpevolezza, come si può ascoltare il sospettato senza ascoltare il suo interlocutore, che magari sospettato non è (o non lo era fino a quel momento)? Misteri di casa nostra, che però non smentiscono l’idea che questo cambiamento nel codice sia ben più e ben altro rispetto a una semplice modifica di forma.

Ma non è tutto: i giornalisti che pubblicheranno le intercettazioni saranno puniti con 30 giorni di carcere o con una multa dai duemila ai diecimila euro, mentre le vocine che ai giornalisti offrono il materiale non vengono citate; in più, dall’elenco dei reati intercettabili sono stati depennati l’insider trading e l’aggiotaggio, quei reati da mezze calzette che hanno fatto scoppiare i casi Parmalat e Cirio, che non si sa mai cosa riserva il futuro per chi specula in Borsa. A onor del vero, si potranno però intercettare tutti i reati con pene superiori ai cinque anni – invece che i dieci invocati a gran voce da Padron’ Silvio – più alcune eccezioni come la pedopornografia, il contrabbando, i delitti contro la pubblica amministrazione e i reati concernenti droga e armi. Intercettabili poi anche i reati d’ingiuria, minaccia, usura, abusiva attività finanziaria e stalking.

L’Associazione Nazionale Magistrati insorge: “Con queste modifiche s’indebolisce uno strumento investigativo indispensabile per individuare i responsabili di gravi delitti”. Ma la Cassazione, aprendo l’anno giudiziario, si dimostra più morbida e, in apparente accordo con i progetti del guardasigilli, sottolinea con il primo presidente Vincenzo Carbone, la volontà di istituire un “utile archivio riservato delle intercettazioni, che sia accessibile solo al pm e all’avvocato”. Crediamo tutti nella buona fede del nostro giovane ministro, che già ha espresso la sua più totale abnegazione nella causa di modernizzazione e perfezionamento della giustizia italiana, ma lo scandalo strillato in questi giorni dalle colonne di maggiori quotidiani ci spinge a dubitare sulle reali intenzioni di via Arenula.

Lo scalpore è stato provocato dalla presunta esistenza dell’archivio segreto di un certo Gioacchino Genchi, un consulente giudiziario richiestissimo per la sua capacità di incrociare i tabulati telefonici. Secondo le cornacchie della stampa mainstream, Genchi avrebbe collezionato una quantità inimmaginabile di dati in cui, a detta de il Giornale (di regime), “alla fine tutti conoscono tutti e tutti sono accusabili di tutto”. Quello che però si dimentica di dire è che i contatti telefonici di cui il fantomatico esperto è in possesso sono stati acquisiti non per libera iniziativa dell’interessato, ma bensì su richiesta delle procure nell’ambito di due particolari inchieste giudiziarie, “Why not” e “Poseidone”, che tanto sembrano urticare la nostra limpidissima élite politica.

A deporre a favore di Genchi – ma probabilmente è proprio questo il punto – c’è il fatto che i suoi incroci telefonici hanno permesso di catturare e assicurare alla giustizia gli esecutori della strage di via D’Amelio, oltre che a scoprire che le utenze di molti malavitosi calabresi erano intestate a un parlamentare nazionale. Lo stesso Genchi ha poi elaborato, sempre su sollecitazione delle procure distrettuali, i dati che hanno portato all’istruzione dei più importanti processi di collusione tra politica e mafia, Dell’Utri e Cuffaro compresi. L’abuso delle intercettazioni è certamente una colpa grave, ma sembra che il concorso tra Genchi e De Magistris rimandi a scenari più delicati.

Dateci pure dei paranoici ma la relazione, come usava dire il buon Maurizio Crozza alla fine del suo show, non è chiara. Salvatore Borsellino, fratello del defunto giudice, ha provato a spiegarlo durante la scorsa manifestazione promossa in favore delle vittime della mafia, ma si è preferito riportare solo l’abituale sproloquio di Di Pietro sulla letargia costituzionale del nostro capo di Stato. Il perché di questa concomitanza all’interno dell’informazione nostrana ci sembra invece chiarissimo.

da: Altrenotizie

Gli SMS del 2009

Reading Time: 2 minutes

 275 total views,  1 views today



L’abitudine degli SMS con gli auguri di Natale e di Buon Anno è assolutamente odiosa.

Per questo chiedo scusa a quanti mi hanno inviato il loro pensiero, via cellulòfono, ma questa volta ho deciso di non rispondere a nessuno.

Per Natale mi sono fatto prendere dal senso del dovere e del rimorso, si sa, a Natale nasce Gesù Bambino, ci si deve sentire più buoni e generosi, e rispondere con pazienza e tolleranza anche a chi non ti ha mai scritto per tutto l’anno, neanche per chiederti "Oh, cane, come stai??"

Ma per il Capodanno non mi sono fatto fregare, a Capodanno non nasce un bel cavolo di nessuno, e quindi ho fatto una sorta di sciopero morale degli SMS, che non mi ha impedito di sentirmi bippare l’attrezzo schizofònico in continuazione.

L’SMS che va più di moda quest’anno è del tipo:

"BNUAONNO: questi auguri li ho comprati all’IKEA, vedi di rimontarteli da solo!"

con tutta una serie di varianti e controaggiunte varie.

Ne avrò ricevuti una decina e tutti dello stesso tenore.

Ora c’è da domandarsi com’è che la gente non trova nemmeno un momento per scrivere qualcosa di personale, di originale, che so "O bìschero, come stai? Speriamo che il nuovo anno ci porti parecchi quattrini e che muoia Berlusconi…" no, non lo fa nessuno, la gente non ricicla i rifiuti e ricicla gli SMS degli altri…

Alcuni, addirittura, si limitano ad "inoltrare" un SMS con la firma di un altro dimenticandosi di correggerlo, per cui ti capita di leggere, come è successo a me, un messaggio firmato Francesco da una amica che si chiama Daniela, e lì vai direttamente in tilt.

Come vanno in tilt i telefoni a mezzanotte, quando tutti, ma proprio tutti, inviano contemporaneamente gli auguri a chiunque, anche a chi non c’entra nulla.

E che dire dell’abitudine piuttosto rompicoglioni anziché no di NON firmare gli SMS??

"Scusa, ti scrivo dal cellulare di mia madre perché il mio è scarico, auguri!", sì ma chi cazzo sei? E, soprattutto, perché mai dovrei avere il numero di telefono di tua madre?

Ma perché la gente non torna a odiarsi come sempre?

Il Garante: Telecom Italia viola le normative sulla privacy (e mi deve 250 euro!)

Reading Time: 2 minutes

 128 total views,  1 views today

Sono piccole, grandi soddisfazioni della vita quando Telecom Italia (no, dico, Telecom Italia) ti deve dare 250 euro per non aver adempiuto agli obblighi della legge sulla Privacy.

Ci si sente più leggeri, ma soprattutto si cammina con un sorrisetto di soddisfazione tronfio e sussiegoso.

Per quanti volessero leggersi il dispositivo con cui il Garante della Privacy dispone il tutto a mio favore, eccovi le immagini del dispositivo, che tra un po’ dovreste poter trovare anche sul sito istituzionale www.garanteprivacy.it.

Ah, tra parentesi di ricorsi ne ho vito un altro, quello contro American Express, non ve ne ho parlato per un sentimento di pura pietà umana. : - )

clicca qui o sull’immagine per leggere il documento a grandezza originale

clicca qui o sull’immagine per leggere il documento a grandezza originale

Scarica

Acquista

La suoneria del gattino Virgola in TV

Reading Time: < 1 minute

 167 total views,  1 views today

Dichiaro sotto la mia personale responsabilità che il gattino Virgola deve finire al forno con le patate o affogato in un fiume con una pietra da tre tonnellate al collo e la sua stramaledettissima suoneria da lesionati mentali deve essere messa all’indice dalla ChiesaCattolica(Tm), e che sia approntato il rogo per tutti coloro che la usano al posto di quella di default per far vedere che ce l’hanno.

La sostenuta esosita’ degli SMS

Reading Time: < 1 minute

 326 total views

L’SMS è l’oggetto del desiderio per eccellenza.

Adesso, solo adesso, si sono accorti che l’Italia è il paese con i prezzi più alti d’Europa per questo tipo di servizi per cui gli italiani sarebbero disposti a fare di tutto, come andare a sbattere con la macchina, rischiare la sospensione della patente, andare in giro con le facce ebeti tra mille minisuonerie che ci avvertono che oh, ci cercano, cercano proprio noi, noi medesimi, "personalmente di persona", siamo ricercati, vivi o morti, quindi se qualcuno ci cerca è segno che siamo importanti, abbiamo tanti contatti che tengono alla nostra persona, tanto da scriverci, che la gente lo sappia, per Diana…

Siamo sempre in ritardo perfetto sul resto dell’Europa.

Il primo SMS lo mandai nel 1998 e costavano già cari asserpentati.

Ma la memoria non mi aiuta e non mi ricordo quanto costava mediamente un SMS in lire uando c’erano le lire, e questa è una circostanza di chiara aterosclerosi monetaria, io che ho sempre pensato che l’euro sia solo un mezzo di pagamento, mentre la lira era una categoria dello spirito.

Per cui sono minimo 10 anni che ci ostiniamo a mandare in giro SMS a prezzi stratosferici (nel resto d’Europa costano quasi la metà) senza minimamente lamentarci.

Per 8 anni almeno ci siamo tenuti anche l’odiosissima tassa dei costi di ricarica senza battere ciglio.

Oggi se ne stanno accorgendo.

Ma dov’era l’Antitrust fino ad ora?

La Carta Telefonica Ricaricabile di Poste Italiane: un milione di clienti l’hanno già usata

Reading Time: 2 minutes

 1,070 total views,  4 views today

Le Poste Italiane, dopo la privatizzazione, non sanno proprio cosa inventarsi

Prima se la sono presa con le banche, creando anche loro un conto corrente poco competitivo (la formula precedente funzionava molto meglio) con annessi PostaMAT carta di credito made in Deutsche Bank, poi sono passate alla telefonia mobile diventando un gestore virtuale (in mancanza di altre soddisfazioni va anche bene così).

Adesso vendono anche una Carta telefonica Ricaricabile.
Che, dicono loro, è “conveniente per chiamare in Italia e all’estero”.

Tanto conveniente che le tariffe al minuto per chiamare i cellulari in Italia sono di 0,26 euro al minuto da telefono fisso, 0,38 euro se vi ritrovate a dover chiamare un cellulare da un telefono pubblico, e 0,55 euro se avete il masochistico impulso di chiamare un cellulare dal vostro cellulare e volete addebitare la spesa sulla carta che, naturalmente, avete pre-pagato.

Ma a questo punto le poste potrebbero controbattere, e dire che per le chiamate urbane e interurbane si può arrivare a ben 0,0012 euro al minuto, a patto di chiamare un numero GEO.
Cosa vuol dire? Che se chiamate un numero fisso tra quelli che vidono loro, alla tariffa corrispondente del vostro gestore di telefonia, per 10 euro che ricaricate vi danno 8332 minuti compresi nel presso.

Il che significa che una conversazione di 5 minuti vi cosa solo 0,006 euro.

Però pagate lo scatto alla risposta e la tariffa intera per chiamare il numero GEO secondo la tariffa del vostro fornitore.

Dicono quelli di Poste Italiane “provala, risparmi e la usi per sempre. Un milone di clienti l’ha già fatto” (sulla pagina di www.posteshop.it scrivo “un milioni” perché bisogna sempre distinguersi…).

Un milione. Come quelli che aspettavano altrettanti posti di lavoro da Berlusconi.

Il garante della privacy impone ai gestori di telefonia di cancellare i dati della navigazione internet

Reading Time: 3 minutes

 173 total views

Il Garante per la privacy (Francesco Pizzetti, Giuseppe Chiaravalloti, Mauro Paissan, Giuseppe Fortunato) interviene a tutela degli utenti di alcuni dei maggiori gestori di servizi telefonici e telematici con una serie di provvedimenti. A Telecom, Vodafone e H3G, è stata imposta la cancellazione di informazioni, illegittimamente conservate, riguardanti i siti Internet visitati dagli utenti. A Vodafone, H3G e Wind è stata impartita l’adozione di specifiche misure tecniche per la messa in sicurezza dei dati personali conservati a fini di giustizia.

“Questi provvedimenti – commenta Mauro Paissan, componente del Garante – affermano un principio innovativo e importante: va tutelata la riservatezza anche della navigazione in Internet e dell’uso dei motori di ricerca. I gestori telefonici non possono dunque conservare questi dati, nemmeno per ragioni di giustizia. Entro due mesi queste informazioni dovranno ora scomparire. Viene in questo modo riaffermata l’estrema delicatezza delle visite e delle ricerche in Internet”.

I gestori devono conservare esclusivamente i dati di traffico telematico funzionali alla fornitura e alla fatturazione del servizio di connessione e non quei dati di traffico apparentemente “esterni” alla comunicazione (pagine web visitate o gli indirizzi Ip di destinazione), che possono coincidere di fatto con il “contenuto” della comunicazione, consentendo di ricostruire relazioni personali e sociali, convinzioni religiose, orientamenti politici, abitudini sessuali e stato di salute.

La mancata adozione di alcune misure di sicurezza e l’indebita conservazione dei dati sulla navigazione in Internet sono emerse nel corso dell’attività ispettiva effettuata dal Garante anche nell’ultimo anno per verificare il rispetto del Codice privacy e delle prescrizioni impartite dal Garante nel dicembre 2005 riguardo alla protezione dei dati di traffico telefonico conservati a fini di giustizia e alle modalità con le quali i gestori di telefonia, fissa e mobile, adempiono alle richieste dell’autorità giudiziaria in materia di intercettazioni.

Telecom
Il Garante ha vietato la conservazione, in qualsiasi forma e grado di dettaglio, di informazioni sui siti visitati dagli utenti e imposto la cancellazione di questi dati, i quali talvolta comprendevano perfino le interrogazioni ai motori di ricerca effettuate dagli utenti. Il trattamento illecito dei dati di traffico telematico riguarda tutti gli utenti che usufruiscono dei servizi di accesso alla rete mobile con tecnologia cellulare.

Alla società è stato infine vietato l’uso di sistemi informatici (proxy server), non necessari né per l’instradamento della comunicazione né per la fatturazione, che interponendosi tra l’utente e i siti consentono una ingente raccolta di dati relativi alle connessioni effettuate nel corso della navigazione.

Vodafone
Il Garante ha vietato la conservazione, in qualsiasi forma e grado di dettaglio, di informazioni sui siti visitati dagli utenti e imposto la cancellazione di questi dati. Il trattamento illecito dei dati di traffico telematico riguarda tutti gli utenti che usufruiscono dei servizi di accesso alla rete mobile con tecnologia cellulare.

Alla società è stata impartita anche una serie di prescrizioni relative sia al rispetto delle misure di sicurezza poste a protezione dei dati dal Codice della privacy, sia all’adozione di sistemi tecnologici richiesti dal ricordato provvedimento del Garante del dicembre 2005, sia in relazione alle ulteriori criticità rilevate nel corso delle ispezioni.

H3G
Il Garante ha vietato la conservazione, in qualsiasi forma e grado di dettaglio, di informazioni sui siti visitati dagli utenti e imposto la cancellazione di questi dati. Il trattamento illecito dei dati di traffico telematico riguarda tutti gli utenti che usufruiscono dei servizi di accesso alla rete mobile con tecnologia cellulare.

Alla società è stata impartita anche una serie di prescrizioni relative sia al rispetto delle misure di sicurezza poste a protezione dei dati dal Codice della privacy, sia all’adozione di sistemi tecnologici richiesti dal ricordato provvedimento del Garante del dicembre 2005, sia in relazione alle ulteriori criticità rilevate nel corso delle ispezioni.

Wind
Alla società è stata impartita anche una serie di prescrizioni relative sia al rispetto delle misure di sicurezza poste a protezione dei dati dal Codice della privacy, sia all’adozione di sistemi tecnologici richiesti dal ricordato provvedimento del Garante del dicembre 2005, sia in relazione alle ulteriori criticità rilevate nel corso delle ispezioni.

Roma, 24 gennaio 2008

La più desiderata dai cellulari e i pasticci di Poste italiane

Reading Time: 2 minutes

 188 total views,  1 views today

 

PosteItaliane (che è uno dei sistemi postali a più alta percentuale di privatizzazione del mondo) ha sottoscritto un accordo con Vodafone, per l’acquisto di traffico telefonico mobile.
Dunque è un operatore telefonico virtuale, non certo reale.

E’, per la telefonia mobile, l’equivalente di quello che sono Tele2, Infostrada, Tiscali e quant’altro per la telefonia fissa.

La pubblicità recita “La più desiderata dai cellulari”, rimandando all’idea di un amplesso ideale supertecnologico.

E la gente ci crede, considerato che l’iniziativa è stata accolta con un certo favore. Perché, si sa, noi italiani non ci facciamo mancare nulla.

Le tariffe? Per telefonate verso gli altri gestori (cioè per il 98% circa dei cellulari in circolazione, vista anche la presenza più longeva sul mercato di Vodafone, Tim, 3 e Wind) sono “solo” 16 centesimi al minuto. Che, voglio dire, non è nemmeno poco.
Però, dicono loro, non c’è lo scatto alla risposta.
Vero, ma uno dove la fa la ricarica?
All’ufficio postale, oppure se hai la PostePay o il conto corrente postale puoi ricaricare con quelli.
Se hai uno straccio di carta di credito normale (Visa o Mastercard, mica l’American Express!) ti attacchi. Idem se hai un bancomat (mentre gli altri gestori lo permettono), per non parlare delle tabaccherie e delle schede di ricarica alle edicole.

Nella maggior parte dei paesi europei sono le Poste a gestire la telefonia, in Italia sono costrette a comprare il traffico dai privati.
E a farsi tanto desiderare dagli italiani.

Il telefonino Skype di Tre

Reading Time: < 1 minute

 302 total views

Il nuovo telefonino di Tre con i servizi di Skype inclusi non è ancora uscito e già lascia qualche perplessità.

Lanciato come l’ennessima soluzione a tutti i problemi di comunicazione e telefonia, lo pagate 99 euro. Che potrebbe non essere tantissimo, ma che non è nemmeno poco.

Lo mette in commercio la Tre.

Propongono dieci ore di telefonate al giorno con tutti gli utenti di Skype registrati e non si vede proprio dove sia la rivoluzione: con un account Skype e una normalissima cuffietta con microfono da sette euro si parla per un numero di ore teoricamente illimitato. Sempre gratis.

Ma provate un po’ a usare Skype da questo nuovo, rivoluzionario e stratosferico telefonino per chiamare i numeri di rete fissa a tariffa Skype. La Tre non ve lo fa fare. Dovete passare per forza da loro.

E se non ricaricate di almeno 5 euro ogni mese (per un totale di 60 euro all’anno, che, aggiunti al costo iniziale del telefono fanno esattamente 159 euro – ma IVA inclusa, nèh?- per il primo anno) i servizi di Skype ve li sognate.
E un anno è esattamente il tempo in cui una persona sufficientemente sprovveduta si sbarazza di un telefonino perché ha trovato il gingillino nuovo e ci si balocca come un ossesso.

Nessuno sa che Skype è gratis e che i telefonini Wi-Fi sono già una realtà. Io continuo ad avere 10 euro di credito da una vita.

Le contraddizioni di Skebby

Reading Time: 3 minutes

 192 total views

Si chiama Davide Marrone, ha 24 anni ed è di Como.
In questo momento è lo studente  più famoso d’Italia.
Ha creato un sito, in cui distribuisce un software che, installato su alcuni modelli di telefono cellulare, permette di inviare SMS al costo di 1 centesimo di euro, sfruttando i protocolli di rete.
Il sito è stato citato in queste ore da TG1 e TG3 (ti pareva che i catto-comunisti si sarebbero fatti perdere l’occasione?) e il server è crollato.

Da un articolo-intervista pubblicato sul sito del Corriere della Sera, si apprende che Skebby (così si chiama il programma distribuito gratuitamente sul sito di Davide Marrone) è distribuito in due versioni:

“Da un lato la versione Easy, che si basa su operatori internazionali e permette l’invio di messaggini dal proprio cellulare senza però poter inviare il proprio numero di telefono (dal sito è quindi possibile creare una proprio firma grafica per farsi riconoscere). Il costo di un singolo sms in questa modalità può andare dai 5,8 centesimi (se si compra il pacchetto da 500 sms) agli 8 (pacchetto da 50).”E qui cominciano le perplessità. Non si può mandare il numero del cellulare da cui si scrive al destinatario, ma solo una sorta di firma grafica.
E allora dove sarebbe l’evoluzione rispetto al servizio di invio SMS offerto anche gratuitamente in rete (Alice, Libero e compagnia cantante).
E’ come avere una Ferrari ma viaggiarci con il telo impermeabile così non te la vede nessuno.
Sono note le abitudini degli italiani. Ci piace la tecnologia, non ci separeremmo mai dal nostro fido cellulare ma siamo distratti e pasticcioni, riceviamo un SMS da Internet e distrattamente rispondiamo a un numero che non farà mai arrivare la nostra risposta al destinatario.

E facciamo un po’ di conti in tasca a Skebby e al popolino di giovincelli brufolosi e SMS-maniaci:
500 SMS a 5,8 centesimi di euro fanno 29 euro esatti.
Difficile che uno studente di scuola superiore possa disporre normalmente di quella cifra.
Meglio ripiegare sul pacchetto da 50 SMS a 8 centesimi l’uno. Totale 4 euro.

Ammesso di avere un telefono compatibile con il software Skebby. Se siete persone che, come me, conservate ancora i vecchi ma fedeli e indistruttibili Nokia 3410 e 3310 per il solo fatto che funzionano ancora bene e fanno al caso vostro, Skebby e i tanti decantati risparmi ve li scordate.
A meno di comperare un telefono adatto. Che, naturalmente, costa un bel po’ (o pensavate che ve lo tirassero dietro?).

Ma Skebby ha pensato anche a questo. C’è la versione Premium

attraverso la quale si possono mandare gli short message esattamente come se fossero inviati normalmente tramite il proprio operatore. Ma con un costo inferiore: da 8,9 centesimi (per 350 sms) a 11,4 (per 35)”

Che, fatti i dovuti conti, sono 31,15 euro per il pacchetto da 350 e 3,99 euro per quello da 35.

Che non è poi tutto questo gran risparmio.

VoipStunt è una applicazione di telefonia via Internet. Gli SMS per l’Italia costano sette centesimi di euro, appena cinque per molti altri paesi del mondo e potete inviare il vostro numero di telefono tranquillamente, un telefono Voip superaccessoriato è un investimento, se non lo volete potete farlo col web, con 4 euro mandate 57 sms, vivete felici e vaffanculo.

Davide Marrone ha inoltre dichiarato al
Corriere:

“Io uso solo Linux e il paragone con il guru di Microsoft non è che mi piaccia molto. Piuttosto si potrebbe dire che sono lo Zennström o il Friis italiani”
(…)
Finita l’università mi dedicherò completamente a Skebby: se riesco a fare una buona pubblicità e il sito decolla, divento ricco”

Come dire che certi ricchi sono antipatici, ma diventare ricchi non dispiace.

Poste: due milioni di SIM entro cinque anni

Reading Time: 2 minutes

 127 total views

È più che ufficiale: Poste Italiane nel 2007 entrerà nel business della telefonia mobile. Lo ha confermato ieri l’amministratore delegato Massimo Sarmi, che ha illustrato la strategia del gruppo delineando un obiettivo ambizioso: due milioni di utenti entro il 2011.

A conferma delle anticipazioni in circolazione da alcuni giorni, il Consiglio di Amministrazione ha deliberato la costituzione di una società ad hoc, che si offrirà al mercato in qualità di operatore mobile.

Poste Italiane vuole presentarsi come il primo operatore postale al mondo a entrare nel settore delle TLC. "Diventare operatore mobile virtuale – ha dichiarato Sarmi – rappresenta per Poste Italiane un’opportunità per entrare nel mercato mobile con bassi investimenti, utilizzando le infrastrutture di rete di un altro operatore e sfruttando i propri punti di forza, come la capillarità della rete, l’ampia base di clienti, il brand riconosciuto". "Il nostro obiettivo – ha proseguito il manager – è essere sul mercato il prima possibile. Stiamo esaminando con tutti gli operatori quale potrebbe essere la soluzione migliore sia dal punto di vista economico che per il nostro profilo (…) La trattativa è aperta, non entro nel merito perché quello che sembra in vantaggio oggi potrebbe non esserlo domani".

Nessuna certezza, quindi, sulla partnership tecnica che secondo molti rumors dovrebbe sposare Poste Italiane con Vodafone, operatore che – peraltro – si è dichiarato ufficialmente disponibile ad un accordo di collaborazione commerciale con aziende desiderose di accedere al mercato della telefonia mobile. Benché non sia ancora possibile avere un nome certo per il partner, Poste Italiane punta comunque a lanciare la propria offerta TLC entro l’anno in corso anche se, ha dichiarato Sarmi, "non posso esprimermi sui passi di natura regolatoria che potrebbero condizionare la tempistica".

Nella conferenza stampa in cui è stato presentato il bilancio del gruppo, Sarmi ha comunque delineato l’obiettivo temporale del nuovo business: "arrivare al quinto anno dal lancio del servizio con il traguardo di due milioni di carte vendute".

Poste italiane intende lanciare un’offerta con un target articolato, basata su piani tariffari per le famiglie, i giovani e gli stranieri. Non mancherà l’offerta destinata al mondo business. Si tratterà di un servizio TLC convergente, che ad esempio permetterà – in virtù delle attività svolte dal gruppo – di inviare telegrammi, pagare bollettini e vaglia postali, spedire cartoline via MMS (che verranno ricevute in formato cartaceo), ma anche lettere e raccomandate.

Il tutto sarà possibile, nelle intenzioni di Poste Italiane, sfruttando le potenzialità date dall’infrastruttura tecnologica e logistica già esistente, un network di 14 mila uffici e 40 mila sportelli. Con i servizi offerti attualmente, il gruppo può contare su un bacino di utenza di 20 milioni di clienti (titolari di carte e libretti, e correntisti), cui proporre il nuovo business.

Deve ancora essere deciso il nome del brand con cui il gruppo conta di entrare nel settore. Al momento l’AD di Poste Italiane fa solamente sapere di avere "una mia idea". Dopo BancoPosta, TelePosta?

da: www.punto-informatico.it

Tutti i contenuti di Punto Informatico sono pubblicati secondo la licenza di utilizzo di Creative Commons, salvo diverse indicazioni.
L’editore non assume alcuna responsabilità nel caso di eventuali errori contenuti negli articoli o di errori in cui fosse incorso nella loro riproduzione sul sito. Tutte le pubblicazioni su Punto Informatico avvengono senza eventuali protezioni di brevetti d’invenzione; inoltre, i nomi coperti da eventuale marchio registrato vengono utilizzati senza tenerne conto.