Ho cambiato gestore telefonico: la vendetta degli SMS pubblicitari a pagamento

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Dall’ultima volta in cui vi ho parlato del mio improvvido cambio di gestore telefonico ne sono successe un paio davvero carine:

– ho ricevuto un messaggio pubblicitario. Quelli del call center del mio nuovo operatore dicono che sono io che devo aver pigiato un OK su qualche bannerino invisibile, ma io sinceramente non mi ricordo nulla di tutto ciò, fatto sta che l’SMS pubblicitario mi è arrivato e mi è anche costato 2,44 euro. Roba dell’altro mondo! Dovrebbero darli a me 2,44 euro per ricevere la loro pubblicità e invece me li fanno pagare. Va beh, ho deciso di far schermare i messaggi pubblicitari in entrata (si può fare, anzi, fàtelo subito, così non perdete tempo) e mi hanno anche restituito i 2,44. Carini.

– Mi ha chiamato un gestore telefonico diverso dal mio per sentire se putacaso volevo passare da loro. No, esenza neanche grazie, se e quando vorrò di nuovo cambiare gestore e farmi sugare un sacco di soldi per i loro servizi li chiamerò personalmente e glielo chiederò, che diàmine.

Vi racconterò di eventuali altre scosse di assestamento man mano che si verificheranno. Intanto il consiglio, tanto per cambiare, è sempre lo stesso: cambiate pure gestore ma con molta, molta, molta cognizione.

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Tim e Vodafone: ora gli “avvisi” si pagano

La mi’ nonna Angiolina, requiescat in pace, le chiamava “chiapparelle”.

Il mi’ nonno Armando, bonànima anche lui, che usava un toscano arcaico, forte e gentile come una roncolata su’ ‘ piedi, li chiamava “miràoli” (miracoli).

Si trattava, in entrambi i casi, non già di fregature vere e proprie, ma piuttosto di trucchetti, di escamotages, di piccoli espedienti per sbarcare il lunario, per concludere la giornata con non dico tanto, ma almeno qualche centesimino in più (ai tempi del mi’ nonno Armando e della mi’ nonna Angiolina i centesimi c’erano, ma della lira, quella con l’effigie di quell’altro de cuius di Vittorio Emanuele III).

Da oggi (o era ieri? Mah, non importa) se avete Tim o Vodafone pagate gli avvisi che prima non pagavate.

Gli “avvisi” sono quei messaggi (solitamente sotto forma di SMS ma non necessariamente) che vi informano se un numero che avete trovato occupato o spento (perché la gente giustamente un po’ di cazzi suoi ogni tanto se li fa) è tornato raggiungibile e, soprattutto, chi vi ha chiamato quando eravate voi occupati o spenti.

Ci sono diverse modalità di pagamento e di prezzi, si va dal costo infinitesimale per ogni singolo messaggio a un costo a forfait per tutti i messaggi ricevuti in una giornata (però pagate dopo il ricevimento del primo messaggio, non dopo l’ultimo, e che diàmine!).

Bellino, eh? Per cui, se avete Tim o Vodafone sbrigatevi a disattivare queste opzioni (si può farlo, sissignori) perché se tenete il telefono spento un giorno, appena lo riaccendete, se solo vi ha cercato qualcuno, pagate.

Ora, io, voi, chi ci legge di sottecchi, siamo tutti personcine intelligentine che si rendono conto di quello che succede e, soprattutto, siamo in grado di fare qualcosa per prevenire lo sgocciolamento salassale. Se non altro siamo in grado di chiedere informazioni ed indignarci.
Ma penso alla mi’ mamma, per esempio, alla Pieranna, la figliòla più piccina dei suddetti Angiolina e Armando, piccina sì, ma cià 72 anni. Il cellulare è un suo nemico dichiarato, non lo può vedere, se squilla va in tilt, proprio “non ci se la dice”. Però ce l’ha. Ed ha un numero TIM. Finora riceveva i messaggi di chi l’aveva chiamata anche a telefono spento, ma tanto era come se non li ricevesse, perché non li sa nemmen guardare. Però da oggi li paga.

E come lei ci sono fior di anziani che usano il cellulare per necessità o comodità, ma sanno accedere solo alle funzioni di base, adolescenti disinformati che navigano, navigano, navigano, cazzo navigano, andassero un po’ a studiare, almeno. E viandare.

Per l’amor del cielo, son cifre irrisorie, che non buttano sul lastrico nessuno, ma stanno meglio in tasca a noi che in tasca a loro. E in tasca ce lo buttano, che poi ci si lamenta che la gente si tuffa su Uozzàpp!!

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Gone with the Wind!

C’è stata una tempesta solare e un buon numero di cellulari Wind sono andati letteralmente in tilt.

Qualcuno ha voluto vederci per forza una congiura del “venerdì 13”, fatto sta che tutti a chiedersi, a disperarsi, a flagellarsi, a minacciare interventi dell’Agcom e dell’Antitrust perché senza il telefonino, senza mandare le nostre puttanatine su WhatsApp, senza la possibilità di guardare nevroticamente Twitter una volta ogni tre secondi e mezzo, senza scattare una “fotina”, meglio se un “selfie” e schiaffarla su Facebook a beneficio de’ beoti che la commenteranno con spreco di faccine.

E per questo c’è gente che è disposta a firmare una class action. Voglio dire, siccome sul sole ci sono le tempeste (cosa assolutamente normale, come è normale che questi fenomeni abbiano ripercussioni sulle telecomunicazioni) allora siamo pronti a difendere tutto il meraviglioso niente a cui non vogliamo rinunciare nemmeno se ci sono di mezzo dei fenomeni naturali.

Poi, per carità, ci saranno stati anche professionisti che avevano bisogno di comunicare e che hanno avuto dei disagi, ma, appunto, si tratta di disagi, non della fine del mondo. Quando queste cosine non c’erano cosa si faceva? Ci si fermava a una cabina, si comprava un gettone, c’erano i telefoni pubblici. Ecco, ci dovremmo incazzare perché ci hanno tolto tutto questo, perché non esiste più il “posto telefonico pubblico”, perché anche se abbiamo degli spiccioli in tasca non abbiamo una cabina in cui infilarli per chiamare. E invece con chi ce la prendiamo? Con il sole. Che dovrebbe esserci amico, adesso che ci abbronza, ci rende più piacevoli allo sguardo, e magari ci fa anche sollevare gli occhi dal cellulare per dirigerli verso la vicina di ombrellone. Ecco come faremo a sopravvivere!

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WhatsApp va in tilt per quattro ore e i fan delirano

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WhatsApp è andato in panne per quattro ore. Ha forato, non funzionava, un faceva. È stato il panico fra gli users del sistema di messaggistica più amato dagli italiani ma non solo.

Twitter è stato subissato da messaggi di persone che stavano per fare Hara Hiri perché erano tre ore che avevano spedito un “ci vediamo tra 40 minuti al solito posto e te la do” ed era loro saltata la trombatina, oh, son disgrazie.

Inutile dirvi che la maggior parte di voi sta usufruendo del periodo di prova gratuito di un anno.
Il resto paga la botrionissima cifra di 0,89 euro l’anno. Quattro ore di disservizio corrispondono a 4 centesimi di centesimo di danno, e poi ti credo che ci sono gli imprenditori che si tolgono la vita, con questi salassi!

Fareste meglio a starvene zittini e a frugarvi per spendere qualche centesimino in un tradizionale SMS. Oltretutto comprate telefoni cari asserpentati per dare i vostri danari a CosoPhone, sicché vuol dire che ce li avete.

Ora che WhatsApp è passata nelle mani di Zuckermann, lì, vi diete sentiti tremare la terra sotto i piedi.
O come ci siete rimasti?

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Cambio gestore telefonico. Anzi, magari no.

Sì, io ce l'ho e funziona da Dio...

Ma sì, cambio gestore telefonico. In fondo cambiare gestore è un po’ come farsi una bella doccia e uscire fuori freschi e riposati come in una mattina di primavera.

Il gestore che scelgo ha una offerta interessante, sì potrebbe starmi bene. E mi dice che la procedura di Number Portability può essere fatta direttamente dal loro costumer care.

Chiamo. Dicono che mi richiameranno entro le 24 ore. Gentili. Ma non lo fanno.

Poco male, penso. C’è la teNNologia. Dal sito web del gestore in cinque minuti compilo tutto, dati anagrafica, numero telefonico, codice della scheda originale. “La sua richiesta è stata registrata”. Riceverò la SIM direttamente per posta, con una Raccomandata 1. Veloce.

Passano i giorni e non ricevo niente. Richiamo. Mi dicono che sì, in effetti avrebbe dovuto essere già stata spedita. Ma non l’hanno fatto.

Mi dicono che mi chiameranno entro una certa data per confermare l’ordine. Che era già stato confermato e ricevuto. Ma non l’hanno fatto.

Però mi dicono che per ricevere la Raccomandata 1 devo assolutamente concordare un giorno con le Poste per il ritiro. Pensavo che se il postino arriva e non trova nessuno in casa lascia l’avviso di giacenza della raccomandata, come si fa in tutti i paesi civili. E se io non sono in casa? E se io lavoro? E se io sono andato una settimana all’estero?

Intanto parte una raccomandata di recesso. Forse non mi vogliono come loro cliente. E’ un loro diritto. Dovrebbero solo dirlo, di gestori (reali e virtuali) ce ne sono tanti.

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Non spedirò mai più un SMS della solidarietà

L’ultima volta che NON ho spedito un SMS della solidarietà è stato quando un caro amico mi ha segnalato una iniziativa indubbiamente meritoria che si appoggiava a questi numeri di cinque cifre che tu mandi un messaggio vuoto e loro pensano a dare a quella associazione che ci si appoggia i due euro scalati dal credito. Dicevo che non l’ho fatto nemmeno in quella occasione, preferendo fare la mia donazione per bonifico bancario.

Non l’ho spedito l’ultima volta e non voglio spedirne mai più.

E’ una decisione che ho preso guardando certe storture delle gare di solidarietà che si sono moltiplicate in occasione del tragico terremoto in Emilia. Troppo tragico perfino per aver voglia di fare iniziative di questo genere.

Il “manda-un-messaggio-e-ti-scarichi-la-coscienza” sa tanto di déjà vu. E’ la monetina che diamo alla mendicante fuori dal supermercato porgendole uno sguardo, magari toccandole la mano che la riceve per distogliere mano e sguardo subito dopo e cancellare dalla memoria quello che si è vissuto fino a quel momento.

I fondi vengono scalati da un credito telefonico che è stato GIA’ versato al gestore precedentemente. Dunque al gestore generano interessi. Ammettiamo che quando viene disposto l’SMS i fondi vengano IMMEDIATAMENTE trasferiti all’ente che gestisce la raccolta: quei fondi genereranno interessi almeno finché non verranno investiti in beni (acquistati magari con fatture a 90 giorni) o trasferiti a chi ne ha veramente bisogno.

Esiste un vantaggio pecuniario per ogni gradino della scala intermedia che va da chi dona a chi, materialmente, riceve, e più questo intervallo si allunga nel tempo più il vantaggio economico si fa consistente. Non è un concetto molto dissimile da quello che caratterizza il giochino della “valuta” nelle banche.

E nessuno potrà dedurre la propia donazione (sì, lo so cosa pensate, “ma cosa vuoi dedurre, due euro per un’iniziativa benefica?” la risposta è: “Perché, non si può??”). Quindi lo Stato non rimborsa i cittadini. Che a suon di due euro per volta fanno un bel volume di soldi, a cui vanno ad aggiungersi quelli del 20% sugli interessi bancari di cui sopra.

Conviene tornare, a questo punto, alla logica monetina in mano alla mendicante. Con la differenza che se conosci qualcuno che ha bisogno veramente e lo aiuti con quello di cui ha VERAMENTE bisogno (che sia denaro, o un po’ di affetto), poi non te ne scordi più.

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Tassa fino a due centesimi sugli SMS per la Protezione Civile

Un articolo di Mauro Vecchio su “Punto Informatico” ci informa che il Governo starebbe per varare una riforma della Protezione Civile, con particolare riguardo ai finanziamenti a favore del fondo per le calamità.

I fondi, oltre che ad essere ricavati da un aumento delle accise sui carburanti (sarebbero ben 5 centesimini al litro, vedete un po’ voi…), verrebbero alimentati da una tassa che arriverà fino a 2 centesimi (dàte, dàte, per favore…) per ogni SMS inviato.

Saranno i gestori telefonici che anticiperanno il pagamento dell’imposta “con facoltà di rivalsa nei confronti dei clienti”.

Ovvero, in teoria, e stando alla lettera, i gestori telefonici quella tassa possono anche NON farla ripagare ai clienti. Ma sarà, nel caso in cui la riforma dovesse diventare esecutiva, una pia illusione.

Personalmente sono pronto a non inviare più un SMS se anche solo uno dei centesimi che io anticipo al mio gestore telefonico (ah, il fascino della prepagata!!!) andasse alla Protezione Civile, dopo quello che è successo a L’Aquila.

Ma, nonostante me, la Protezione Civile sopravvivrà grazie alla gente che “TVTTBBBBB!!!!”, “Allora stasera ti vengo a prendere e ti faccio impazzire!”, “Sì, ma attento a mio marito!!”, “Io per te valicherei le montagne, altro che quel cornuto di tuo marito…”, “Sì, mi piace quando dici così…”.

Sarebbero già dieci centesimi di pura mancata ricostruzione.

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Il Movimento Genitori: “Facebook non tutela i nostri figli. Pronti ad azioni legali.”

Il MOIGE è il “Movimento Genitori”.

Il suo sito web risponde all’indirizzo http://www.genitori.it.

Il suo scopo è condivisibilissimo: aiutare i genitori in una educazione chiara e responsabile dei figli, nella tutela dei minori, soprattutto dalle inside dei media, porre “attenzione a norme e prassi relative ad alcool, fumo, giochi con vincita in denaro, pornografia e videogiochi inadatti”.

Accetta donazioni liberali ed è possibile destinare il 5 per mille sull’IRPEF a sostegno delle proprie attività. Cose che io non farò.

Perché se da un lato sono condivisibilissime le finalità sociali e di prevenzione di questo organismo (chi non vorrebbe vedere i bambini più preservati nell’approccio con le tecnologie, e più difesi dalla possibilità di sviluppare dipendenze da alcool, droghe e gioco d’azzardo?) sono  i contenuti che mi lasciano profondamente perplesso.

Comincio con una dichiarazione di Maria Rita Munizzi, Presidente del MOIGE, che riguarda Facebook, all’indomani della notizia (assai preoccupante) dell’adescamento di una tredicenne da parte di alcuni suoi coetanei:

Facebook non tutela i nostri figli ed è gravissimo che continui a consentire l’iscrizione senza imporre nessun tipo di controllo. Siamo pronti ad azioni legali contro il social network se non si provvederà ad adottare forme di tutela più efficaci che impediscano ai nostri figli di incorrere in tali pericoli”.

E’ chiaro che è l’approccio iniziale ad essere sbagliato perché non è Facebook (o qualsiasi altro social network) a dover non consentire l’iscrizione di un minore, per il semplice fatto che non ha gli strumenti materiali (e non li avrebbe nessuno, in rete, non solo Facebook) per verificare se la persona che si collega e si iscrive sia minorenne o meno. Come faccio io a stabilire da un indirizzo IP se chi siede davanti al computer e guarda il mio blog sia una persona minorenne o no, e se sì, se scriva dal computer di casa o da un internet point (che, normalmente, dovrebbe chiedere la carta d’identità ai suoi avventori, ma di solito non lo fa mai), o da una biblioteca pubblica (“scusi, è libera la postazione internet n. 4??”  E come fai a dire di no? Rifiuti un servizio pubblico?), o dalla postazione di un amichetto compiacente? Non lo può sapere Facebook, e non lo può sapere NESSUNO.

L’unica entità che può prevenire il pericolo che una persona minorenne si iscriva a Facebook (e per il regolamento di Facebook possono iscriversi anche i minori) è la FAMIGLIA, basta, non ce ne sono altre.

Cosa dovrebbe controllare, Facebook, che tu sei tu? E quali azioni legali possono venire portate avanti nei confronti di Facebook? Facebook risponde alla normativa degli Stati Uniti, non a quella italiana. I dati vengono conferiti in un altro Stato. Ritengo che il movimento “genitori.it” sia abbastanza abbiente da potersi permettere assistenza legale negli Stati Uniti, dove gli avvocati costano, e costano molto, ma le uniche “forme di tutela più efficaci che impediscano ai nostri figli di incorrere in tali pericoli” sono quelle che impediscono ai nostri figli di andare su Facebook. Sono il controllo, l’educazione e la prevenzione.

Ma controllo, educazione e prevenzione non bastano. Ci vuole la conoscenza.

E’ su questo che si basa la sfida educativa. I genitori devono conoscere meglio dei loro figli quelle che si ostinano a chiamare le “nuove tecnologie”, altrimenti è finita. Altrimenti si correrà sempre il rischio non solo che i bambini vengano adescati (come se fuori dai social network tutto questo non esistesse), ma anche, ad esempio, di vedersi querelati perché il figlio adolescente ha schiaffato su Facebook la foto di un maestro, di un professore, di un compagno, del giornalaio, dello scemo del villaggio, di una persona qualsiasi e l’ha magari insultato, sbeffeggiato, offeso, diffamato, e quello a un certo punto ha deciso di non fargliela passare liscia.

Ci sono concetti nel nostro sistema giuridico come quello della “culpa in vigilando” e della “culpa in educando”, che non possono essere scaricati su Facebook che diventa l’orco, il cattivo di turno, il lupo che ti mangia, il babàu che ti assale mentre percorri il bosco con il cestino sotto il braccio per andare a fare visita alla nonna.

Ma perché, un bambino o un adolescente devono per forza avere Facebook? E’ chiaro, “perché ce l’hanno tutti” (i nostri figli non sono “tutti”, sia chiaro), “perché lo vogliono”, “perché se no ci fanno due palle così”, “perché sono bambini e tutto è concesso e concedibile”, “perché così passano un po’ di tempo a chiacchierare con gli amici” (già, e vederli al parco per una partita di pallone no, eh??)…

Termina Minuzzi: “noi saremo sempre in prima linea per sensibilizzare ed educare  i ragazzi all’uso del web, ma è assolutamente necessario che ognuno faccia la sua parte, a partire da chi come Facebook lucra milioni di euro sulla sua piattaforma sociale”. E certo che Facebook lucra, chissà cosa pensa la gente che sia, una associazione a scopo benefico? Non c’è nulla di nuovo sotto il sole, e tutti sottoscriviamo che ognuno deve fare la propria parte, ma i primi a dover fare la propria parte sono proprio i genitori. Facebook non è che la punta dell’iceberg, prima c’erano i vari sistemi di messaggistica istantanea, le chatline, e giù giù fino alla stratificazione dei ghiacci dei newsgroup o delle mailing-list. Che esistono ancora, sapete, mica sono spariti dalla circolazione. Semplicemente, nessuno ne parla. Se questi genitori sapessero come è semplice scaricarsi delle foto pornografiche collegandosi con i newsgroup binari smetterebbero subito di prendersela con Facebook. E sono cose che può fare chiunque. Io, voi che mi leggete, il presidente del MOIGE o chi per noi. Certo, bisogna saperlo fare e avere gli strumenti per farlo. E’ per questo che la conoscenza della rete è importante, perché ci permette di esercitare quel controllo sui minori che è alla base della loro educazione.

Se sia i genitori che i figli NON sanno una cosa non succede nulla. Se la sanno SOLO i genitori possono insegnarla ai figli, ma se la sanno SOLO i figli tengono inevitabilmente sotto scacco i genitori.

Ma c’è molto di più su genitori.it.

C’è, ad esempio, un “promo” in cui si vede Milly Carlucci che si presta (nobile gesto!) a promuovere la campagna “Dite ai vostri figli di non accettare sms dagli sconosciuti”.

Santo cielo, ma un SMS, fino a prova contraria NON E’ una caramella, che si può rifiutare. Un SMS arriva. E NON SI PUO’ EVITARE. Gli SMS sono la tecnologia più invasiva che esista al mondo. Perché il telefonino lo porti sempre con te (guai a non averlo, essere sempre raggiungibili è un obbligo!!) e un SMS può arrivarti a qualunque ora del giorno e della notte. E non lo puoi evitare. Sia che sia l’amichetto o la amichetta del cuore a scriverti, sia che si tratti del pedofilo di turno che chiede una foto oscena in cambio di pochi euro di ricarica telefonica.

Fa bene la Carlucci a terminare lo spot con un preoccupato “Che vergogna, ragazzi!”, perché questo indica la sua partecipazione emotiva al problema.

Ma siamo sicuri che la vergogna siano SOLTANTO i pedofili che chiedono materiale osceno in cambio di un po’ di credito? O forse non è altrettanto vergognoso che ragazzini di 13-14 anni vadano in giro con lo SmartPhone ultimo modello, magari regalato dai nonni (perché, poverini, han fatto la Comunione, sono stati promossi, è il loro compleanno, no, anzi, è Natale e se lo meritano…), e lo usano con il benestare implicito dei genitori, i quali si fanno intestare una SIMcard con cui un minore fa tutto quello che vuole, perché lo sa che è difficilmente rintracciabile e punibile?

Regaliamo ai nostri figli cellulari con cui si fanno facilmente foto, video, con cui si registrano conversazioni di nascosto, e queste informazioni possono viaggiare in tempi rapidissimi. Lo sappiamo, buon Dio, lo sappiamo tutti. E allora perché facciamo finta di non saperlo e li riempiamo di roba che costa 600-700 euro??

La tecnologia che ci aiuta c’è. Eccolo qui:

E’ un telefonino cellulare prodotto e messo in commercio dalla ITT. E’ roba di casa nostra, fatta dagli italiani.  Non lo importiamo dalla Svezia. Di più, è uno dei valori aggiunti al PIL. Non serve solo per i bambini, va benissimo anche per gli anziani. Ha cinque tasti su cui si possono prememorizzare altrettanti numeri. Mamma, papà, casa, fratello o sorella e nonni. A chi cavolo deve telefonare un bambino o un adolescente? All’amico o all’amica del cuore per raccontarsi le loro cose? Va benissimo, lo abbiamo fatto tutti, non c’è NIENTE DI MALE, ma allora telefoni dal cellulare di mamma o di papà. Che non devono stare lì ad ascoltare quello che dici. Ma almeno SANNO a CHI telefoni.

E con un cellulare così basta mettere una scheda SIM che sia registrata sul sito internet del gestore (e ovviamente intestata al genitore), cosa che TUTTI I GESTORI ITALIANI OFFRONO. Così si vede se il minore, magari, in un lampo di genio, si è fatto prestare il cellulare da un compagno, ci ha inserito la sua scheda e ci ha fatti fessi.

E’ poco, forse, ma è già qualcosa di più e di meglio che comprare loro l’I-Phone.

E quando sono i nonni a spingere per il cellulare ultimo modello, un bel “Mamma, papà, i miei figli li educo come voglio io, voi ne siete fuori!” male non fa.

Perché è troppo semplice dire che è tutta colpa di Facebook.

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Umberto Bossi ha cambiato cellulare

Oggi abbiamo una notizia sconvolgente nel panorama dell’informazione nazionale: Umberto Bossi ha cambiato numero e/o cellulare e ha mandato un SMS a tutti i suoi contatti per comunicare che d’ora innanzi sarebbe stato reperibile direttamente sulla nuova linea, considerato che l’apparecchio che deteneva in qualità di Ministro della Repubblica ha dovuto restiturlo.

Davvero non ci si crede, ma com’è stato possibile? Al mondo non c’è NESSUNO che cambi numero di telefono, per necessità o solo per sfizio e che, successivamente, comunichi il suo nuovo recapito alle persone che ci tiene a continuare a contattare.

Questa sì che è una notizia! Corriamo subito a pubblicarla sul Corriere della Sera (se no poi si rischia che la gente non ne venga a consocenza, e potrebbe essere una disgrazia…)

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La Non-Notizia dell’estate: ritrovato il cellulare di Salvatore Parolisi (capito? E’ importante…)

E si ritorna, senza nemmeno un po’ di vergogna, alle non notizie.

Pare che le indagini inerenti il delitto di Melania Rea siano giunte a una svolta decisiva e irreversibile: è stato dimostrato che il cellulare "clandestino" con cui il marito parlava con le sue amanti non è stato buttato nel cestino dell’immondizia come ha sostenuto il proprietario, che oltretutto non è nemmeno indagato, ma era stato sepolto ("abilmente", si badi bene) nel Campo dei Miracoli, dove il Gatto e la Volpe lo hanno disseppellito.

Insomma, hanno trovato un telefonino. Punto. E questa è una notizia.

Comicia a fare caldo, tra pochi giorni sarà estate. Da qualche pare la follia dell’informazione doveva pur cominciare. Cosa c’è di meglio di una bella storia di amanti clandestini, telefonini nascosti, boschi irraggiungibili, prove occultate, per nascondere il fatto che non si è ancora fatto un passo avanti?

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Non posso chiamare all’estero con Infostrada



In casa abbiamo Infostrada come operatore predefinito di telefonia fissa.

Vuol dire, in soldoni, che tutte le chiamate voce dal telefono fisso vengono a-u-t-o-m-a-t-i-c-a-m-e-n-t-e gestite da Infostrada con cui abbiamo un contratto che fino ad ora ci è sembrato abbastanza conveniente e piuttosto confacente alle nostre esigenze. Quando lo sottoscrivemmo ci diedero anche una tariffa speciale per chiamare un paese dell’UE a nostra scelta con una tariffa più conveniente. Scegliemmo l’Irlanda. Ma questi sono cazzi nostri.

Giorni fa ho avuto bisogno di chiamare la Germania (che mi risulta essere un paese telefonicamente raggiungibile). Purtroppo una persona a me molto cara è venuta a mancare e avevo bisogno di piangere un po’ al telefono con le sue due figlie. Ho pensato a quando Mike Bongiorno faceva la pubblicità della teleselezione internazionale e diceva più o meno "Pensate che una telefonata di cinque minuti con gli Stati Uniti costa quanto una bottiglia del vostro liquore preferito, ma volete mettere come scalda il cuore?" e a quanto tempo è passato da allora.

Formo lo 0049, prefisso e numero di telefono: "Infostrada, la Sua linea non è abilitata al tipo di chiamata richiesta".
Come sarebbe a dire che non è abilitata? Riprovo, stesso segnale di risposta. Chiamo l’assistenza clienti e mi dicono che siccome molti clienti si erano lamentati per bollette contenenti addebiti per telefonate a numerazioni ad alta tariffazione (899, non so che altro e, appunto, le chiamate verso l’estero), allora in maniera unilaterale Infostrada aveva deciso di disattivare l’accesso a queste numerazioni.
Naturalmente potevo richiederne il ripristino, ma questo avrebbe comportato qualche giorno di attesa, perché, sa, non è mica una cosa immediata, Lei deve capire, noi comprendiamo le Sue esigenze, tuttavia non possiamo fare in modo che bla e bla e bla.

Ho richiesto che la linea venisse di nuovo abilitata alle chiamate internazionali. Nel frattempo ho ovviato al problema formando l’1033 che è il prefisso Telecom (sì, esiste).

Dopo pochi giorni ci arriva una lettera in cui ci viene seccamente comunicato che "la richiesta non è compatibile con il suo attuale contratto".

Come volevasi dimostrare.
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Yuliya ha deciso di scrivere a voi

Ogni tanto tra le mail di spam ce ne sono di divertenti, e perfino di tenere.

Yuliya, per esempio. Yuliya non esiste, è un robot. Oppure un imbecille. Ha scritto una lettera standard in inglese, l’ha passata al traduttore automatico ed ecco il risultato.

Ciao!mio nome e Yuliya! Ho un grande desiderio di trovare il mio unico e solo la meta. Ho 28 anni. Spero che la differenza di eta non sara probleoy per la nostra comunicazione. Sono una ragazza calda affettuosa e dolce. Voglio trovare un compagno stabile. Per fare questo, ho tutte le caratteristiche: mi piace creare comfort, mi piace quando la casa bella e tranquilla. in vita mia ragazza seria, responsabile e corretto. ma io sono romantico e sensibile, la comprensione ed emotivo. di buon umore, per risolvere i problemi nella vita. per me la solitudine della vita perde il suo significato. Posso dire che io sono una ragazza semplice, mi piace un libro aperto. Ho bisogno di aprire e leggere di me. o spravidlivee, desidera leggere. e poi le parole sembrano essere semplice e chiaro. Con uno sguardo in avanti alla vostra risposta. Qui e la mia e-mail: nevekos@yahoo.it. cosi potrei mandare la mia foto. Spero di si. che siamo connessi amicizie.


In Italia una come Yuliya o te la inventi (appunto!) o altrimenti non la trovi più nemmeno nei remainders con il 75% di sconto.

Se non altro perché le "piace un libro aperto" ed ha sempre "uno sguardo in avanti alla vostra risposta". Qui a Puttanopoli nessuno apre più un libro. Mai sentite le escort del Premier parlare di letture. Anzi, in televisione parlano in modo sgrammaticato e confuso, sarà per questo che qualcuna di loro si è fatta venire l’idea di buttarsi in politica.

Io continuo a preferire Yuliya che ha "bisogno di aprire e leggere di" sé.

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Spamming: Il falso messaggio attribuito a Wind a cui manca un apostrofo

Ultimamente continua ad arrivarmi una serie di messaggi di phishing che riguardano fantomatiche offerte della Wind, di cui sono attualmente cliente , sia pure mugugnante e brontolone.
Siccome facco on line una serie di ammennicoli assortiti come le ricariche, l’attivazione e la disattivazione di opzioni, triccheballàcche, ricchi premi e cotillons, è normale che mi arrivi ogni tanto qualche mail dal mio gestore (che, per dirla tutta, ho scelto perché costa poco, è una motivazione vile ma è comunque una motivazione, e non è un reato essere vili).
Ma queste non le manda Wind, è il solito specchietto per le allodole per carpire  un numero di carta di credito.
Solo che stavolta è costruito bene. Generalmente uno degli indizi per capire se un messaggio di spam rivela intenzioni poco pulite è controllarne la grammatica, l’ortografia e la sintassi.
Qui, a parte la costruzione della pagina un po’ approssimativa (il messaggio pubblicitario con Aldo, Giovanni e Giacomo è vero, anche se l’immagine risulta un po’ troppo compressa e sgranata), sembrerebbe andare tutto bene. A parte "un offerta irripetibile" in cui manca clamorosamente l’apostrofo.
Spammer e pure ignoranti!

Comunque cercate di non cascarci, nèh?

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E’ arrivato il China-Phone!

"Bisogna che lo affermi fortemente", diceva il Poeta, anzi, mi sa che devo fare outing. Come Vendola, o come Marrazzo.

Mi sono comprato il China-Phone, va bene?

Sono cose di cui, lo so, non bisognerebbe andare fieri, soprattutto non bisognerebbe dirle troppo in giro, ma cosa volete, io non ci tengo e preferisco che il mio gesto insano venga a conoscenza di molti per espiare nel contempo la mia piramidale nequizia e accerscere così la pena che dovrò scontare peri miei peccati nell’aldilà con la sofferenza e il pubblico ludibrio su questa terra (ragionamento mutuato, e chi lo conosce lo avrà notato, dal personaggio di Pattume in "Brancaleone alle Crociate").

Avevo bisogno di un telefono nuovo o forse non ne avevo nemmeno bisogno, so una sega, fatto sta che qualcuno mi ha mostrato un China Phone che pareva funzionare egregiamente (in culo a chi ci vòle male!) allora ci ho pensato su quei due o tre secondini (o mesetti) e l’ho ordinato anch’io.

Tlìcchete tlàcchete, sono andato su Tradeage.com, ho scelto il modellino base (tanto con 2 Gb. di memoria ci sguazzo), ho pagato con la carta di credito (non hanno Paypal e questo è un male, dare i numeri della carta di credito ai cinesi a volte potrebbe non essere una buona idea) e ho atteso la bellezza di tre settimane e mezzo che arrivasse l’apparecchio, che, evidentemente, è arrivato a piedi da Shanghai, la Cina è vicina, sì, un paio di palle.

L’ho pagato pochissimo, spese di spedizione comprese (il trasporto è quello che "pesa" sugli oggetti di scarso valore), nel frattempo il prezzo è un po’ aumentato, ma penso che oggi con una sessantina di euro ve lo portate via.

Non è una imitazione perfetta dell’I-Phone ma serve al suo scopo, che è, sostanzialmente, quello di farvi sentire guappetti in un mondo in cui se non hai l’I-Phone ti fanno sentire una merda, ed esercitare, così, con l’accessorio, quel giusto desiderio di rivalsa e vendetta nei confronti della società, che hanno tutt iquando decidono di comperarsi qualcosa, sia pure essa una radiosveglia o un accessorio di vestiario.

Altri scopi utili potrebbero essere la lettura degli e-book (un po’ scomoda, probabilmente, si possono leggere solo in formato TXT, non ho ancora provato), la possibilità di vedere film in formato MP4 (anche perché è supportato solo quello), la musica in MP3, la radio (sempre sia lodata!) insomma, tutte quelle cose inutili che, però, puoi dire "Io ce l’ho!"

Esteticamente non è molto diverso dall’I-Phone originale della Apple, e sono contento che i cinesi lo abbiano riprodotto in maniera da ricordarne da vicino le fattezze, perché la gente lo scambia per la creatura di Steve Jobs e pensa che io sia un facoltoso e presuntuoso conoscitore di tecnologie mentre è universalmente noto che non ci capisco un cazzo.

Naturalmente, come tutti gli accessori inutili è estremamente scomodo. Parlare con l’apparecchio all’orecchio (rima baciata fortuita) significa tenere in mano un coso di tre etti e mezzo, piatto e largo. Scrivere gli SMS con la pennina di metallo sulla tastierina virtuale del coso-Phone è come occuparsi del restauro di una miniatura medievale su un manoscritto cartaceo del trecento.

Insomma, sostanzialmente non mi serve a uno zùfolo, però vuoi mettere?

Il tutto mi è stato recapitato dotato di:

a) DUE batterie (perché te ne dànno anche una di ricambio, gentili…)
b) Cuffiette del cavolo (che infatti la radio quando le attacchi l’ascolti direttamente dall’auricolare del telefono, vorrei sapere perché)
c) Cavetto USB multifunzione (lo si può attaccare alla corrente tramite l’adattatore del carica batterie, oppure si usa per scaricarci gli emmepittré dal piccì, se lo perdete siete fottuti…)
d) Custodia in simil plastica stile occhiali da vecchietti, uno po’ miserella ma utile
e) ma soprattutto, la COVER di color viola con tutti i cuoricini tempestati di brillantini che butterete subito via se no vi arrestano per oltraggio al pudore.

Ma soprattutto mi è costato 48 euro tutto compreso. Così se lo devo buttare via per qualche motivo non mi mangio il fegato di dover finire di pagare il mutuo alla Apple. "Certo che i cinesi per queste ‘ose bisogna lascialli stà’" (Benvenuti in casa Gori")

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Cose da odiare: le strasmissioni televisive con gli SMS che scorrono in basso

Non so se anche voi guardiate con lo stesso fastidio con cui appaiono ai miei occhi quelle orrende trasmissioni (per lo più sportive, ma anche no) in cui scorrono, a mo’ di sottotitolo, gli SMS che la gente invia in redazione.

Si tratta di una vera e propria depravazione dell’animo umano che, attraverso il mezzo televisivo, si fa carne da arena romana con tanto di pollice verso per il povero gladiatore sconfitto.

Le trasmissioni sportive, soprattutto quelle calcistiche, dicevo. Le peggiori sono quelle trasmesse dalle reti locali, quelle in cui la gente si scrive "Noi del Milan siamo sempre i più forti!", oppure "Graaaaaaandre juveeeeeee" (perché usare le maiuscole è un optional!). Ma c’è anche "Quelli che il calcio", che una volta che Fazio non faceva ancora lo zerbino era guardabile, e adesso c’è la Simona Ventura che urla, strilla, sbraita, cazzo ciavrà da urlà’, anche lei, pare che se non urli la gente non ti sente, eppure ci dovrebbe pensare il satellite a trasmettere il sonoro, non è che uno debba raggiungere gli ascoltatori nelle Americhe con la forza dei soli polmoni, e che diamine.

Ci sono poi i messaggi d’amore: "Ciccino, la tua Ciccina ti ama tanto e oggi che è il tuo compleanno ti dà tanta Ciccia!" e anche lì chi se ne frega degli amplessi altrui o di quanta Ciccia Ciccina darà a Ciccino che magari è pure vegetariano, che ti coprono anche l’aggiornamento dal campo di Livorno così non hai nemmeno la soddisfazione di sapere di quanti gol siamo sotto stavolta.

Anche "Chi l’ha visto?" prosegue su questa falsariga ed è un peccato per una trasmissione di servizio. Durante lo speciale sulla scomparsa di Elisa Claps la gente sfogava i suoi istinti più bestiali scrivendo "a morte tutti quelli che sapevano e sono stati in silenzio" (già, ora si viene a scoprire che quelli che sapevano erano i preti, e come si fa a mandarli a morte?) o dando sfogo alla retorica più bieca e sconveniente con frasi del tipo "Eri tra noi, ma adesso non temere, Elisa, sei un angelo in paradiso", già, e allora perché lei è morta e chi scrive è ancora vivo?
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