Tra “cretinetti” e “pecorella” l’orrendo degrado della battaglia e di chi dalla ragione passa al torto

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E non c’è nient’altro se non perdita di dignità e di consapevolezza delle cose, se il quotidiano del signor Berlusconi tratta da “cretinetti” una persona caduta da un trespolo per l’alta tensione e che giace in ospedale dopo essere stato arrostito dalla corrente elettrica, rivelando al mondo intero che si tratterebbe, a detta dei suoi editorialisti, di ben altra cosa di un “eroe”.

Poi, però, ci spiegano perché dovremmo ritenere il signor Abbà un eroe. E, soprattutto, perché, secondo costoro, ci sarebbe il bisogno di dividere il mondo in “eroi” e “cretinetti” (“noi amore voi odio”, “noi pace voi guerra”, “noi Stanlio voi Ollio”, ve li ricordate??) come se non esistessero le persone che fanno le cose perché le ritengono, secondo la LORO morale, più semplicemente, GIUSTE.

Oh, non è che solo per questo tutti devono entrare nei gruppi della No-Tav. Ma è proprio perché non abbiamo bisogno di alcun eroe che non c’è bisogno di nessun “cretinetti”.

Che poi “Cretinetti” è cognome che sa di vecchie commedie all’italiana con Alberto Sordi e Franca Valeri che fa la sciùra meneghina, una leghista “ante-litteram” che ha reso schiavo il marito che finisce per crederla morta salvo poi ricredersi.

“Cretinetti” è un nomignolo un po’ d’antan, più o meno come chiamare Larry Semon “Ridolini”.

Oggi, il Corriere della Sera, riporta la notizia che, al contrario, i No-TAV, probabilemnte presi da un impeto di battaglia lessicale, hanno affrontato un carabiniere e uno di loro lo ha trattato da “pecorella”, sfottendolo, ridicolizzandolo, e quello macché, lì, granitico, immobile. «Per quello che guadagni non ne vale la pena. Parla invece di fare i gesti, pecorella», e al carabiniere hanno dato un solenne encomio per non essersi fatto prendere dalla provocazione, ovvero aver fatto il suo dovere di componente delle forze dell’ordine. Ci mancava solo che Pasolini risuscitasse dalla tomba e componesse un’altra lirica in difesa dei poliziotti.

Non esistono più le battaglie sulle idee. C’è bisogno di pigliare per il culo e di profocare, di sbofonchiare, di farsi belli con un video che poi girerà il web, con una pagina che tutti criticheranno.

Varie povertà assortite e strette tra un “cretinetti” e un “pecorella”.

Dal Molin, il tredicesimo punto – di Lorenzo Zamponi

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"Sono fatti loro, a me non interessa",commenta con un sorriso beffardo passandosi eloquentemente l’indice sotto il mento uno dei più ferventi e politicamente preparati attivisti “No Dal Molin”, se gli si chiede un commento sulla crisi di governo, scoppiata il giorno prima. Effettivamente, visto dal presidio permanente contro la nuova base americana, quello che sta avvenendo a Roma pare un gioco piuttosto distante. Una rappresentazione mediata dalla televisione, un reality show che giorno dopo giorno diventa sempre meno interessante per chi da popolo si rende conto di essere diventato pubblico. Cinque giorni dopo la grande manifestazione del 17 febbraio i comitati per il no alla base erano in viale della Pace, davanti alla caserma Ederle. Trecento persone occupavano l’intera strada, esattamente di fronte al cancello della base americana, e battono rumorosamente su pentole, tamburi, coperchi, qualsiasi cosa che dia loro la possibilità di farsi sentire. Continua la lettura di “Dal Molin, il tredicesimo punto – di Lorenzo Zamponi”