La tassa sulle merendine del neoministro del MIUR Fioramonti

«Servono delle micro tasse di scopo: una tassa sulle merendine, una sulle bevande zuccherate, un’altra sui biglietti aerei. Sono attività o dannose per la salute, le prime due, o inquinanti. Con i soldi che lo stato ricava si fanno interventi per la ricerca o la scuola. Abbiamo calcolato che solo da questi interventi si possono ricavare 2,5 miliardi».

Lorenzo Fioramonti, Ministro del MIUR del Governo Conte Bis, intervista al Corriere della Sera.

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Il tuo amor non è zucchero…

Ecco qual era l’ago della bilancia dell’economia italiana, quello che governava lo spread senza che le agenzie di rating riuscissero a riconoscere VERA e AUTENTICA causa della voragine che si ingoia tutti i nostri quattrini.

Non è la lotta all’evasione fiscale il rimedium rimediorum, nossignori. Sapete dove si annidava -infida!- la soluzione ai mali del Paese? Nello zucchero!

Lo zucchero fa male, quindi è fonte di guadagno. Come l’alcool o le sigarette. Basta mettere una tassa che in prima battuta era stata annunciata dall’informazione pubblica come sulle “bevande zuccherate”.
Ora, a voler ben vedere, anche lo sciroppo per la tosse che si vende in farmacia può essere una bevanda zuccherata, per cui per giorni ha resistito l’imposta sulle “bibite zuccherate”.
Ecco, “bibite” suona meglio, sì. Ma il the freddo è una bibita zuccherata. Così come possono esserlo i più comuni succhi di frutta, gli yogurt cosiddetti “da bere” (che sono un po’ come il “latte da mangiare”, ma va beh, non facciamo i sofistici), nonché le bevande saline per riprendere l’energia e correre come la folla di Pamplona rincorsa dai tori.

No, a dirla tutta quello che si voleva colpire era l’uso di bevande gassate E ZUCCHERATE. Ecco, così sì che va bene. Quelle cose terribili che fanno male e che, a voler ben vedere, vengono (anche, ma non solo) dall’America. Ma poi chi si è inalberato? Chi è che ha detto un fiero e sentito NO a questa proposta vòlta unicamente a preservare la nostra salute?

Enrico Letta. Ha detto che bisogna difendere il chinotto e la spuma bionda. Se vi piace la spuma al ginger, come a me, siete fregati, verranno a farvi l’accertamento. Probabilmente nelle prossime ore si incazzeranno come iene nell’ordine:

a) il club dei sostenitori della Cedrata Tassoni;
b) i bevitori clandestini di Aranciata Amara;
c) i Lemonsoda-addicted;
d) quelli che “a-me-la-gassosa-guai-a-chi-me-la-tocca!”
e) gli aficionados del Crodino e del Bitter Sanpellegrino (che per l’occasione avranno siglato una pace storica).

Ci sarà gente che per non pagare le tasse sulla roba gassata comprerà gli sciroppi (ricordate la menta, l’orzata, l’amarena, l’arancio, la granatina, quelli che se ne mettevano due dita in un bicchiere e si allungavano con cinque parti di acqua??), poi a casa di nascosto li diluiscono con una superfrizzante. Son quelli i rutti degli evasori fiscali!

 

(*) lo screenshot è tratto da ilcorriere.it

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L’insostenibile innocenza di Valentino Rossi

L’hanno beccato con le dita nella marmellata mentre se le suggeva tutto contento e beato.
Ha problemi col fisco, Valentino Rossi, e questo è stato il vero tormentone dell’estate.
La notizia, di per sé, rientrerebbe nell’area semantica degli affari di questo giovin signore, e non dovrebbe essere usata per accasciare gli attributi degli italiani in vacanza.
Ma tant’è, e, dunque, questo pomeriggio, a Brno, si saprà, finalmente, se Valentino Rossi si sarà lasciato influenzare dalle accuse di non aver dichiarato introiti al fisco e di essersene andato a Londra a godersi la vita lontano dalle norme di solidarietà sociale che tutti dovrebbero coinvolgerci.
Perché siamo strani, noi italiani. Ma strani davvero. Per stabilire la colpevolezza o l’innocenza di una persona in materia di illeciti fiscali non ci affidiamo a chi è preposto a dimostrarle, ma al fatto che quel personaggio stia o no con la Canalis, faccia impennare la moto su un circuito, a quante e quali macchine abbia in garage, a quanta pubblicità faccia in televisione, e se per caso abbia anche preso una laurea honoris causa, che ormai non si nega più a nessuno.
Più sono così e più sono innocenti.
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A chi va l’8 per mille

RIPARTIZIONE DELLE SCELTE ESPRESSE DAI CONTRIBUENTI (IRPEF) DELL’ANNO 2003 (REDDITI 2002) per l’assegnazione dell’OPM nel 2006.

TOTALE DICHIARANTI 40.208.003

– con scelta espressa 16.552.140 41,17%
– con scelta non espressa 23.655.863 58,83 %

TOTALE SCELTE ESPRESSE 16.552.140

– regolari 15.892.337 96,01% (39,52% sul totale contribuenti)
– con anomalie 659.803 3,99% (1,64% " " " )

TOTALE SCELTE REGOLARI 15.892.337 (39,52% sul totale contribuenti)

– Stato 1.331.298 8,38% (3,31% sul totale contribuenti)
Chiesa Cattolica 14.169.481 89,16% (35,24 sul totale contribuenti)
– Chiese crist. avventiste 35.046 0,22% (0,08% sul totale contrib.)
– Ass. di Dio in Italia 30.626 0,19% (0,07% sul totale contrib.)
– Chiese valdesi 220.865 1,39% (0,55% sul totale contrib.)
– Ch. Luterana in Italia 42.533 0,27% (0,11% sul totale contrib.)
– Un. Com. ebr. in Italia 62.488 0,39% (0,16% sul totale contrib.)

Dati tratti da: http://www.aduc.it/dyn/pulce/art/singolo.php

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Beppe Grillo – Tassiamo chi inquina

Quando compriamo una rivista dobbiamo eliminare la plastica esterna, gli inserti pubblicitari, le cartoline, i buoni sconto.
E al primo cestino buttiamo via tutto.
Le edicole sono diventate il punto di distribuzione dei rifiuti.
Infatti, se notate, i cestini sono piazzati dalle autorità comunali proprio vicino alle edicole.
Uno spreco. Perché non gettiamo nell’edicola questa spazzatura o, con signorilità, l’abbandoniamo sul bancone?
Si fa prima ed è anche più giusto, noi non abbiamo comprato spazzatura, che se la tengano loro.

E gli spazzini, lo smaltimento dei rifiuti, tutti gli impiegati delle aziende municipali per la nettezza urbana sono pagati da noi, non dall’Espresso o da Panorama.
Suggerisco che la quota parte di pertinenza dello smaltimento di plastica e inserti pubblicitari delle riviste sia pagata dagli editori.
Magari direttamente alla fonte, con una tassa ecologica, così si fa prima.

Ma le riviste sono solo un esempio.

Ogni volta che facciamo la spesa dovremmo ragionare sull’inquinamento e sul degrado che produciamo.
Un dentifricio lo possiamo comprare dentro una scatola oppure no, nel secondo caso non dobbiamo buttare via la scatola, nel primo caso va tassato il produttore.
Chi inquina deve pagare, oggi chi inquina viene sovvenzionato.

Sovvenzioniamo miniere, petrolio, trasporti.
Dobbiamo sovvenzionare invece risparmio energetico, fonti di energia rinnovabile, produzione per il consumo locale.
Le
tasse al mondo sono circa 7.500 miliardi di dollari, il 95% è applicato sui redditi, sui profitti da impresa, sul commercio.
Non viene tassato l’inquinamento.
Il danno ecologico, pagato oggi dal consumatore, deve essere pagato dal produttore.

da www.beppegrillo.it

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